Che lo spumante sia sinonimo di allegria e buon umore è risaputo. Ma che facesse anche bene al corpo è scoperta recente. E lo affermano le più prestigiose riviste mediche internazionali.
Che cosa ha di speciale?
Ad oggi, sono state identificate nello spumante 800 molecole aromatiche caratteristiche di questo vino, più almeno altrettante varianti delle stesse che dipendono dall’origine, dall’annata e dalla proporzione delle diverse uve. Ciò determina un effetto benefico anche sul sesso, perché i profumi di peso molecolare elevato, come timolo e mircene, e i minuscoli trienoli che si trovano nelle bollicine, agiscono come feromoni sull’ipotalamo, da dove partono gli stimoli diretti agli ormoni sessuali.
Qualche esempio?
L’eiaculazione precoce, dovuta a forme depressive, si cura piuttosto bene con il Prozac, ma sono moltissimi i casi, i meno gravi, in cui basterebbe una flûte di spumante, prima dell’incontro amoroso, per ottenere lo stesso effetto. Lo stesso si può dire a proposito della frigidità femminile. Certo, lo spumante non fa miracoli se mancano romanticismo e tenerezza, ma aiuta parecchio se c’è la buona volontà, perché armonizza e intensifica l’attività dei circuiti nervosi.
Curiosi gli esiti di uno studio dell’Istituto di Sociologia e del Comportamento di Tokio: l’assunzione regolare e minima al giorno di vino bianco, meglio se tendenzialmente con una acidità elevata, tipo i vini spumanti, determina un aumento della voglia di amore e disponibilità ad offrire affetto, così che si può definire in senso lato lo spumante, come ha fatto qualche ricercatore, “un toccasana per chi ha sangue freddo”.
Quante flûte?
Da una a tre al massimo.
Lo Spumante fa bene al cuore
Uno studio pubblicato dal British Journat of Nutrition, afferma che due bicchieri di spumante al giorno possono far bene al cuore e aiutare la circolazione.
I ricercatori hanno scoperto che bere spumante ogni giorno in quantità moderate determina anche miglioramenti nel funzionamento dei vasi sanguigni.
Questo vino aumenta, infatti, la disponibilità di ossido nitrico, una molecola attiva a livello vascolare nel controllo della pressione sanguigna: ciò avviene perché contiene polifenoli, agenti di origine vegetale derivati dai grappoli di uva rossa e bianca da cui si ricava lo spumante. “Le nostre ricerche – spiega Jeremy Spencer, del Dipartimento di scienze nutrizionali britannico – hanno mostrato come bere circa due bicchieri di spumante (al giorno) può avere benefici effetti su come i vasi sanguigni funzionano, in maniera analoga a quanto osservato per il vino rosso”. Quando bevete spumante, i polifenoli di cui è ricco, entrano nel flusso sanguigno dove agiscono sul sistema vascolare. Specificatamente sembra rallentino l’eliminazione naturale dell’ossido nitrico dal sangue permettendo a questo di dare i suoi effetti benefici sul sistema circolatorio più a lungo.
Alti livelli di ossido nitrico nel sangue come conseguenza dello bere spumante possono avere benefici effetti perché oltre ad aumentare il flusso sanguigno aiutano a ridurre la pressione e la possibilità di addensamenti sanguigni. Questo, di conseguenza, riduce la possibilità di malattie cardiovascolari e infarto. Studi più approfonditi sono necessari però – avverte il ricercatore – per verificare gli effetti a lungo termine del consumo regolare di spumante.
A che altro fa bene?
È un ottimo disintossicante. Altri componenti concentrano il loro effetto sulla serotonina e servono a combattere l’insonnia. Attenzione, però: chi ne beve troppo, o troppo in fretta, rischia di addormentarsi al volante più facilmente che con altri vini. In ogni flûte di spumante ci sono poi 150 microgrammi di sostanze antiaterosclerosi, è quindi utile anche contro l’invecchiamento; infatti un consumo corretto di spumante aumenta la quantità di Hdl (High Density Lipoprotein) che è la principale forma di difesa dell’organismo nei confronti dell’aterosclerosi. Nello spumante, inoltre, è stata rilevata una concentrazione di tirosolo, polifenolo con forte azione antiossidante, superiore ad ogni altro vino, e la presenza di cumarine, molecole note per le loro proprietà anticoagulanti. A questo risultato benefico partecipa anche l’aumento della produzione di ossido nitrico osservata in chi beve abitualmente vino. L’ossido nitrico riduce l’aggregazione delle piastrine, rendendo difficile la formazione di trombi e l’occlusione delle arterie.
Nei laboratori di ricerca, si stanno studiando gli effetti anticancerogeni (soprattutto per il colon) del resveratrolo, una molecola di cui sono molto ricchi il Pinot nero e il Montepulciano, due delle tre uve, con il Bombino, da cui nasce il d’Araprì. Secondo uno studio dell’Università di Washington sempre il resveratrolo aiuta a fermare la crescita incontrollata dei vasi sanguigni dell’occhio danneggiati dalle malattie degenerative della retina legate all’invecchiamento.
Effetti Neurologici
Un’altra area di grande interesse è rappresentata dalle problematiche neurologiche. Il consumo corretto e abituale di vino appare statisticamente correlato ad una riduzione del rischio di sviluppare ictus, cioè infarto cerebrale, e TIA (episodi di ischemia cerebrale transitoria, con perdita per tempo molto breve di alcune funzioni motorie o della capacità di parlare correttamente). Altri interessanti dati in corso di analisi sono quelli legati alla possibilità di ridurre il rischio di gravi degenerazioni cerebrali (morbo di Alzheimer, demenza senile). Numerose ricerche documentano che il regolare consumo di vino ha effetti favorevoli sia sulla frequenza con cui il morbo di Alzheimer si manifesta, sia sull’età di insorgenza,che viene ritardata di almeno tre anni.
Il vino, quindi, non per curare le malattie, ma per prevenire e ridurre il rischio di sviluppare molti gravi disturbi cardiovascolari e neurologici.
UNA CONTROINDICAZIONE
Lo spumante arriva alla testa molto velocemente, la conferma giunge da uno studio recente di Fran Ridout dell’Università di Surrey in Guildford, Regno Unito, e in questo caso gran parte della responsabilità del fenomeno è attribuibile alle bollicine di CO2.
Nello studio di Ridout, 12 volontari hanno bevuto due bicchieri di champagne. La quantità esatta è stata calibrata in modo che tutti i soggetti metabolizzassero la stessa quantità di alcool per kg di peso corporeo. A metà dei soggetti è stato somministrato champagne fresco, mentre all’altra metà è toccato uno champagne previamente sgasato.
Dopo cinque minuti, lo champagne frizzante aveva prodotto un contenuto di alcol nel sangue dello 0,54%, mentre quello sgasato solo lo 0,39%. Dopo 40 minuti i valori erano rispettivamente a 0,70% e 0,59%. A quanto pare, le bolle scoppiando stimolano le pareti dello stomaco, con conseguente aumento della circolazione, che a sua volta provoca l’assorbimento di alcol nel sangue in modo più rapido. Ecco spiegata la velocità delle sbronze da spumante, il propellente fatale in questo caso è proprio la CO2, chi l’avrebbe mai pensato?
Il famoso gourmet francese Jean Brillat-Savarin ha sapientemente sintetizzato le proprietà dello champagne in un suo simpatico aforisma:
“La Borgogna fa pensare a cose sciocche, il Bordeaux ti fa parlare di loro, e lo Champagne te le fa fare.”
Le bollicine hanno molte azioni nutraceutiche
Confermate e incrementate le proprietà dei vini bianchi. Molti gli studi. Per l’Università di Davis migliorano la digestione dei cibi poco grassi, hanno azioni preventive sull’apparato cardiocircolatorio.
Oggi, l’attenzione dei giovani e dei neofiti consumatori di vino è orientata verso i vini bianchi, purché di qualità e ben ancorati al territorio di origine. Una ricerca presentata già nel 2005 della Università di Davis (USA) ha dimostrato che i componenti polifenolici “dei vini bianchi” migliorino la digestione dei cibi poco grassi, hanno azioni preventive sull’apparato cardiocircolatorio.
Già il medico francese François Drouard nel secolo scorso diceva che lo Champagne è un ottimo oligoterapico, ha azioni omeopatiche ed aromaterapeutiche. Ovvero le bollicine favoriscono la digestione ed hanno azioni su stati depressivi e di angoscia.
Le uve a bacca bianca – scrivono ricercatori americani e finlandesi – pur contenendo molto meno resveratrolo e tannini che quelle rosse, possiedono alcuni polimeri frazionati che, correlati alla biodisponibilità e al grado di assimilazione dell’organismo umano, agiscono con intensità superiore sulle cellule in presenza di bassa gradazione alcolica e con acidità potassica elevata con effetti da coadiuvante delle funzioni proteiche antiossidanti.
Grazie a zolfo e manganese (maggiore che in altri vini) i vini con le bollicine regolano le difese immunitarie nei casi di allergie alimentari e sempre per un maggiore contenuto di zinco agiscono come tranquillante e il potassio in essi contenuto favorisce la corretta contrazione dei muscoli intestinali, cioè è uno stimolante naturale.

In acini di uve bianche è stato riscontrato un elevato tenore di melatonina e di idrossitirosolo, il primo è un potente regolatore dei ritmi del sonno e della veglia, ovvero contribuisce a prevenire l’insonnia e i colpi di sonno, oltre ad essere un potente antiossidante. L’ idrossitirosolo è un potente antiossidante per le proteine nel sangue che, insieme ad altri due elementi presenti nell’uva come il potassio e la niacina, agiscono direttamente contro le sostanze responsabili delle infiammazioni (inibiscono le attività delle citochine), regolano l’eccitazione nervosa, agiscono su artrite reumatoide e osteoporosi e, con l’acido caffeico, rallenta la maturità e la senescenza delle cellule epiteliali del cervello.
Il British Medical Journal ha pubblicato studi, compreso quelli del prof Bertelli, che hanno evidenziato i benefici effetti della quercitina e di acido scichimico, fondamentale per la sintesi di principi attivi da farmaci come l’oseltamivir, utile contro i virus dell’influenza aviaria.
Anche Artur Klatsky, epidemiologo statunitense del Medical Center, dopo 10 anni si sperimentazione su pazienti, ha scoperto che il vino con le bollicine contiene anche idrossitirisolo che attiva le proteine sirtuine, responsabili del rallentano della vecchiaia delle cellule del cuore.
L’Istituto di Sociologia e Comportamento di Tokio ha scoperto che l’assunzione regolare di vino bianco con una acidità elevata tipo lo spumante, determina un aumento della voglia di amore, definendo il vino spumante “un toccasana per chi ha sangue freddo”.
Per finire, alcuni studi svolti negli Stati Uniti e quello attuato su 30mila donne dal Centro danese di epidemiologia di Copenaghen hanno dimostrato che il vino bianco è un ottimo alleato per le coppie che desiderano un bambino, alzando notevolmente il grado di fertilità della donna.
(Fonte: Forum Spumanti d’Italia di Alberto Grimelli 24 Gennaio 2009 TN 3 Anno 7)
Azione antiossidante dei fenoli
I composti fenolici, presenti in abbondanza nei vini, presentano molti gruppi ossidrilici (OH) su strutture ad anello che li rendono capaci di catturare i radicali liberi (specie ossigenate altamente reattive) non rendendo l’ossigeno disponibile per altre reazioni. Essi, quando coinvolti in tali reazioni, si ossidano a chinoni donando gli idrogeni dei gruppi idrossilici sull’anello fenolico. In tale modo esercitano una naturale azione antiossidante.

La ricchezza del vino in polifenoli, dotati di spiccata azione antiossidante (ovvero della capacità di bloccare i radicali liberi nocivi che si formano nell’organismo), costituisce un’importante barriera di difesa nei confronti dei danni cardiovascolari. Gli effetti sono rappresentati innanzitutto dalla riduzione della formazione di placche arteriosclerotiche nelle arterie e di conseguenza minor rischio di malattia delle coronarie e infarto cardiaco.

Fra i vari polifenoli sono le procianidine i primattori presenti nel vino. Il loro effetto è talmente significativo che questi composti sono oggi utilizzati dalla industria farmaceutica per la preparazione di farmaci attivi nelle malattie vascolari, sia venose che arteriose.
Colesterolo buono e cattivo
I grassi che assumiamo con l’alimentazione vengono inglobati all’interno di molecole chiamate lipoproteine, che in base alla loro densità vengono classificate in Chilomicroni, VLVL (very tow density lipoprotein), IDI (intermediate density lipoprotein), LDL (low density lipoprotein) e HDL (high density lipoprotein). Il compito di queste molecole è di portare i lipidi (soprattutto trigliceridi e colesterolo) dall’intestino al fegato e ai tessuti, e viceversa. Il meccanismo di trasporto del colesterolo avviene tramite LDL e HDL. Le LDL hanno il compito di trasportare il colesterolo dal fegato ai tessuti, dove viene utilizzato, mentre le HDL hanno la funzione opposta, in quanto prelevano il colesterolo dai tessuti e lo riportano al fegato. Le LDL sono pericolose in quanto tendono a depositare il colesterolo sulla parete delle arterie, favorendo la formazione delle placche aterosclerotiche. Al contrario, le HDL tendono a rimuovere il colesterolo, ostacolando la formazione delle placche. Il colesterolo cattivo, quindi, è quello trasportato dalle LDL, mentre quello buono è quello trasportato dalle HDL.

Cosa sono i radicali liberi
I radicali liberi sono sostanze che si formano naturalmente all’interno delle cellule quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione). Dunque, in una certa misura, i radicali liberi vengono prodotti dal nostro stesso organismo (origine endogena), ma possono anche provenire dall’ambiente: inquinanti, fumo, cibi contenenti residui chimici, raggi ultravioletti ecc. (origine esogena). Dal punto di vista chimico, i radicali liberi sono molecole particolarmente instabili causa la presenza di uno o più elettroni spaiati negli orbitali esterni. Essi dunque sottraggono elettroni ad altre molecole per completare il proprio ottetto, generando così reazioni a catena. Sono pertanto molto instabili e hanno vita breve, in quanto estremamente reattivi.

Radicali liberi, stress ossidativo e salute
Oltre al resveratrolo c’è di più
Sapevate che il vino contiene un precursore di un antivirale? Anche l’Oms ha acclarato la benefica relazione tra un consumo moderato di vino e la protezione da alcune gravi patologie
L’attenzione dei ricercatori si sta via via spostando dal resveratrolo, considerato fino a poco tempo fa molecola chiave degli effetti salutistici del vino ad altri componenti.
E’ così, anche attraverso le indicazioni fornite da Alberto Bertelli del Dipartimento di morfologia umana dell’Università di Milano che scopriamo alcune analogie tra vino e olio.
Anche nel vino sono per esempio contenuti tirosolo e idrossitirosolo, anche se in quantità decisamente più modeste rispetto a quelle dell’extra vergine.
Scopriamo inoltre che, come per l’olio d’oliva, anche la qualità del vino incide sulla sua salubrità e che quindi vi è una relazione, ancor poco studiata, tra le condizioni socio economiche e il potenziale nutraceutico assunto con i cibi.
Oltre al resveratrolo c’è di più.
Perché allora il mondo scientifico si è così accanito su questa molecola? Probabilmente anche perché ha rappresentato un bel rebus. Infatti le quantità assumibili anche attraverso un costante uso di vino erano modeste, così pure le concentrazioni rilevate nel sangue. Eppure delle prove in vivo, effettuate sui topi, hanno mostrato un effetto bioattivo.
Se ne deduce che:
– i composti fenolici trovati nel vino sono biodisponibili solo con un costante consumo
– anche dosaggi molto bassi esercitano un’attività biologica
– i composti fenolici presenti nel vino interagiscono tra loro e con quelli assunti con altri alimenti
– un’assunzione di basse dosi di composti fenolici provoca un effetto accumulo nei tessuti corporei che può modulare la biodisponibilità
Quest’ultima affermazione deve ancora essere pienamente dimostrata ma tale tesi sembra essere supportata da recenti studi.
Nel vino non c’è dunque solo resveratrolo ma un più complesso sistema fenolico. Gli approfondimenti compiuti paiono inoltre smentire un vecchio adagio secondo cui il vino rosso era più salutare di quello bianco.
Ricerche epidemiologiche condotte in Nord Carolina (Usa) suggeriscono che non vi sono differenze tra i due nella riduzione del rischio d’infarto e della modulazione tra LDL e HDL (colesterolo buono e colesterolo cattivo).
Nel vino bianco sono stati trovati numerosi composti attivi tra cui ricordiamo l’acido caffeico, il tirosolo, l’idrossitirosolo e l’acido di Shikimic.
In particolare l’acido caffeico è presente in concentrazioni doppie nel vino bianco rispetto al rosso ed è un composto importante in quanto è provato sia un potente inibitore dell’ossidazione della LDL e di una citochina pro-infiammatrice.
Degli effetti dell’acido caffeico, di tirosolo e idrossitirosolo nel vino si sa molto poco e poche solo le ricerche, al contrario di quanto accaduto nel settore oliandolo.
Ancor meno si sa dell’acido di Shikimic, un composto non appartenente alla classe dei fenoli ma il cui scheletro è utilizzato per la sintesi di antivirali, come l’oseltamivir (Tamiflu).
Nonostante la bibliografica vitivinicola legata al settore salutistico sia molto abbondante rimangono ancora più domande che non riposte.
La stessa Organizzazione mondiale della Sanità ricorda che il 20-30% di alcune patologie (cancro all’esofago, cirrosi, epilessia) e di alcuni comportamenti socialmente allarmanti (omicidio, guida pericolosa) è dovuto all’alcol.
In un suo stesso documento, tuttavia, l’Organizzazione mondiale della sanità riconosce che un consumo moderato di vino protegge dal rischio di infarto e dal diabete mellito, concludendo che si raccomandano ulteriori studi in merito agli effetti di differenti comportamenti (consumo smodato e consumo moderato), alla determinazione dei meccanismi d’azione nella riduzione del rischio d’infarto e sui possibili effetti di composti, oltre all’alcol, nelle bevande alcoliche.
Bibliografia:
Alberto Bertelli, Wine, research and cardiovascular disease: istruction for use, Artheriosclerosis 195 (2007), Pag 242-247
(Fonte: di Ernesto Vania 09 Maggio 2009 TN 18 Anno 7)
