I bianchi della Daunia piccole, felici scoperte


Siamo di nuovo in Puglia. Ci torniamo perché l'esplorazione delle cantine emergenti (a proposito dal 15 al 18 novembre il Lingotto a Torino ospita il primo Salone del Vino che è dedicato alle new entry del Gotha enoico) qui in questa che è considerata - non a torto - la nostra California riserva piacevoli sorprese.
Siamo in Daunia che si stende a Nord di Foggia dal Preappenino fino al mare, e che mare! del Gargano. E' terra dedita all'olio, al grano e all'orticoltura che ha si conosciuto da remoti tempi la coltivazione della vite, ma più per farne frutta che vino. E anche quando si è ammostato in larga misura il succo di quei vigneti, ahinoi, a tendone era destinato quantità e non qualità. Peccato perché la materia prima è ottima e perché - sopratutto nella zona di San Severo che ora è una Doc una certa sapienza enoica c'era. È ricorrendo a questi fattori (ottima uva, buona tradizione) che un pugno di cantine ha ripreso la strada della qualità. Il progresso si vede e il vantaggio per il consumatore c'è, anche nel rezzo: Qui si fa un rosso con uva di Troia e bombino nero, ma il top è il bianco, forse l'unico di Puglia ad avere un' identità. Complice l'uso di un autoctotono, il bombino bianco, che non più stressato da iperproduzione, può esprimere il suo potenziale fruttato con finale amarognolo. Viene usato in purezza o in uvaggio con trebbiano e con malvasia bianca. Qualcuno ha recuperato anche la verdeca ed è un bene. Sono bianchi armonici adatti a cucina leggera, buoni con pesce. formaggi molli e verdure.

Carlo Cambi

VIAGGI di REPUBBLICA 11 ottobre 2001

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