E dai detriti venne fuori la storia

Recenti lavori di ristrutturazione nei sotterranei della cantina D’Araprì hanno portato alla luce un pezzo di storia di San Severo.

Manco a farlo apposta, la buona sorte ha dato una mano proprio recentemente alla “D’Araprì”. La tipica cantina da tempo aveva messo gli occhi su un sotterraneo adiacente utilizzato da decenni come deposito dal Comune e quasi seppellito da circa due metri di terra. Fatta la richiesta di concessione in comodato l’uso, la società  si è accollata l’onere di effettuare  i lavori  di svuotamento, consolidamenti statico e ristrutturazione. Arrivati i muratori, la Provvidenza ha fatto un bel regalo, facendo venire alla luce dei locali ( che si trovavano sottostanti a via Morelli e Silvati) che fanno sicuramente parte della storia di San Severo. Infatti, grazie ai rilievi eseguiti dall’architetto Giovanni di Capua, è venuto fuori che i circa 300 metri quadri recuperati devono aver svolto, nel passato, la funzione di frantoio e addirittura di prigione 9 è molto probabile che si tratti proprio del posto nel quale furono rinchiusi nel 1820 i due ufficiali borbonici Morelli e Silvati, che promossero una delle prime rivolte del Risorgimento). Infatti ci sono ben tre macine di pietra annastanza ben conservate, una mangiatoia per il mulo che tirava la ruota di una delle macine, la famosa grata descritta dagli storici durante la prigionia dei due personaggi, l’apertura del passavivande del posto di guardia e, cosa straordinaria, un pezzo delle mura cittadine.
Altro aspetto assolutamente unico riguarda la dislocazione degli ambienti. Contrariamente allo stile molto diffuso delle volte a botte, è presente un unico locale largo ben 8 metri ad unica campata, probabilmente risultato di un completamento di costruzioni precedenti (tra le ipotesi, una molto accreditata si riferisce alla esistenza di un ricovero per pellegrini che dovrebbe essere stato ampliato dopo il terremoto del 1627: proprio a fianco del manufatto esiste ancora il toponimo di vico Pellegrino). La “d’Araprì”, grazie a questi eccezionali sotterranei, potrà lasciare nei prossimi mesi la sede di via Tetrarca, dove ha cominciato un po’ per scherzo l’attività e dove sinora si svolgeva la prima fase della produzione, quella della fermentazione. I serbatoi, che hanno una capacità di 250 ettolitri, saranno spostati nella nuova sede, che possiede anche un accesso più comodo, e dove verrà realizzato l’imbottigliamento. I reperti scoperti saranno opportunamente ripuliti ed esposti alla visione del pubblico e, soprattutto, sarà a disposizione uno spazio davvero considerevole per organizzare manifestazioni e convegni culturali sulla “civiltà del vino”. Dal canto suo, l’Amministrazione Comunale si è dimostrata sensibile sulla necessità di ripristinare l’assetto tradizionale della piazzetta di via Morelli e Silvati abbandonata negli ultimi decenni e ha permesso un intervento che riporti al suo posto le colonne in pietra fortunatamente ritrovate nel sotterraneo e sistemi l’antico basolato. Al piano interrato si potrà accedere direttamente da un ingresso laterale, la cui scala interna è in via di realizzazione.

Luigi Amoroso

PROTAGONISTI 8 GIUGNO 2001

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