| E dai detriti venne fuori la storia |
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Recenti lavori di ristrutturazione nei sotterranei della cantina D’Araprì hanno portato alla luce un pezzo di storia di San Severo. Manco a farlo apposta, la buona sorte ha dato una mano proprio
recentemente alla “D’Araprì”. La tipica cantina da tempo aveva
messo gli occhi su un sotterraneo adiacente utilizzato da decenni come
deposito dal Comune e quasi seppellito da circa due metri di terra.
Fatta la richiesta di concessione in comodato l’uso, la società
si è accollata l’onere di effettuare
i lavori di
svuotamento, consolidamenti statico e ristrutturazione. Arrivati i
muratori, la Provvidenza ha fatto un bel regalo, facendo venire alla
luce dei locali ( che si trovavano sottostanti a via Morelli e Silvati)
che fanno sicuramente parte della storia di San Severo. Infatti, grazie
ai rilievi eseguiti dall’architetto Giovanni di Capua, è venuto fuori
che i circa 300 metri quadri recuperati devono aver svolto, nel passato,
la funzione di frantoio e addirittura di prigione 9 è molto probabile
che si tratti proprio del posto nel quale furono rinchiusi nel 1820 i
due ufficiali borbonici Morelli e Silvati, che promossero una delle
prime rivolte del Risorgimento). Infatti ci sono ben tre macine di
pietra annastanza ben conservate, una mangiatoia per il mulo che tirava
la ruota di una delle macine, la famosa grata descritta dagli storici
durante la prigionia dei due personaggi, l’apertura del passavivande
del posto di guardia e, cosa straordinaria, un pezzo delle mura
cittadine. Luigi Amoroso |
| PROTAGONISTI 8 GIUGNO 2001 |