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dal nostro inviato
SAN SEVERO (Foggia) -- Uno faceva il professore di pianoforte, l'altro insegnava contrabbasso, il terzo era un chimico. Dopo più di vent'anni non hanno cambiato mestiere, però sono anche diventati produttori di uno dei più celebrati spumanti italiani, il
D'Araprì, nome strano che in realtà e la composizione delle prime sillabi dei loro cognomi. Non stanno in Trentino o in Piemonte, stanno a San Severo di Foggia che è sì circondato da vigneti, ma è pure il posto dove secondo tradizione si produce vino di scarsa qualità. A fine anni settanta San Severo era in mano alle cantine sociali (spartite politicamente e per lo più in contrasto fra loro) da cui uscivano centinaia di migliaia di ettolitri di vino destinato ai tagli.
I tre, sfidando la tradizione e le derisioni altrui, cominciarono quasi per scherzo a fare l'esatto opposto: produrre vino di qualità. I primi tentativi furono disastrosi, con le bottiglie che esplodevano e il paese che se la godeva. Poi ci hanno messo studi, fatica, esperimenti, sono andati a prendere lezioni in Francia,
nella Champagne. Quando le bottiglie smisero di esplodere, riuscirono a metterne in cantina una sessantina. L'anno dopo cominciarono pure a vendere qualcosa; con qualche sgravio fiscale di una legge dell'epoca acquistarono i primi macchinari, si attrezzarono, affinarono il prodotto, cominciarono a veder crescere la produzione e la qualità in una zona, va ricordato, dove ha sempre dominato la cultura della quantità. Adesso di bottiglie ne producono quarantamila l'anno (che sono tante per una ditta in cui lavorano ancora -nel tempo
libero- soltanto loro tre), vendono in Italia e all'estero, vincono premi, hanno una delle cantine più belle d'Italia scavata nel sottosuolo del centro di San Severo, fanno scuola. E quelli che vent'anni fa ridevano, oggi non solo li rispettano, ma li imitano. Quella di
"D'Araprì" potrebbe essere soltanto la bella storia di tre amici ingegnosi, invece è il simbolo di una svolta che progressivamente ha coinvolto buona parte delle aziende vinicole pugliesi e di buona parte del sud. Meno vino, ma più buono. E fatturati che crescono.
Re. Pez.
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