IN CANTINA

Il Bombino dei Templari, gran Brut

fluteLa Puglia del vino è a un bivio. Ha sacche di arretratezza e punte di eccellenza (poche rispetto alle potenzialità). Il fatto di aver assaggiato un notevole spumante prodotto a San Severo conferma che le potenzialità ci sono. 
A D'Araprì ci siamo arrivati col passaparola antico, poiché chiunque in Puglia, tra gli addetti ai lavori, ti dice che quella cantina fa lo spumante buono. E difatti, l'assaggio dei brut metodo classico è stato una sorpresa, per quel sorso scattante in bocca, elegante, cremoso, pieno di carattere con nuance che ricordavano il pistacchio. Nasce da un blend di uve bombino bianco, scelte per il loro corredo acido notevolissimo, e di pinot nero (40%). Vinificato secondo i canoni del metodo classico, riposa per circa 5 mesi in acciaio prima d'essere imbottigliato. 
D'Araprì fa 50 mila bottiglie di spumante, ma non riesce più a stare dietro a tutte le richieste. E questo è il suo momento. Tutto iniziò 25 anni fa da tre amici musicisti (Girolamo D'Amico, Ulrico Priore e Louis Rapini) uniti dal jazz e decisi a trasformare la Daunia foggiana nel polo delle bollicine del Sud. Così, dopo viaggi-studio nello Champagne, iniziò il lavoro nei cinque ettari di vite tra la Maiella e il Gargano, con il bombino bianco, che qui arrivò, secondo la leggenda, coi Cavalieri Templari nel XIII secolo. 
Le 50 mila bottiglie che hanno portato D'Araprì al vertice delle "maison" spumantistiche comprendono anche il Gran Cuvée XXI Secolo, ottenuto da un blend di uve bombino bianco (70%) e pinot nero (30%) affinate sui lieviti per almeno cinque anni, il Pas Dosè (bombino bianco, montepulciano, pinot nero) e la superba "Riserva Nobile" 2001 di bombino in purezza, su cui gli esperti si contendono le seimila bottiglie. Una sorpresa.  

Paolo Massobrio

LA STAMPA 22 gennaio 2005

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