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I francesi lo fanno bene. E lo sanno. Per questo vendono champagne in tutto il mondo. Anche in Puglia, nell'Alto Tavoliere, in provincia di Foggia, c'è chi fa lo spumante con il metodo classico (quello usato per lo champagne, appunto). Da trent'anni Girolamo, Ulrico e Louis delle Cantine d'Araprì (il nome deriva dalla fusione dei cognomi dei tre soci) di San Severo sono gli unici a farlo in tutta la regione con grande passione e anche loro lo sanno bene, perseverando nella medesima direzione con l'ostinazione e la tenacia di un tempo.
Non è stato, infatti, un caso se durante il pranzo di ricevimento per Sua Santità Benedetto XVI, in occasione della visita a San Giovanni Rotondo dello scorso 21 giugno, è
stato servito un Gran Cuvée del 2000 per innaffiare il dessert Torta Letizia, proveniente proprio dalle rinomate cantine sanseveresi che producono ben 80.000 bottiglie l'anno.
Una produzione d'eccellenza, se si considera che si tratta di un settore di nicchia. I tre amici che intrapresero questa sfida nel 1979 - e furono considerati "pazzi" da un territorio che continuava a puntare sulla consueta produzione di vino da tavola - ci tengono all'unicità del prodotto e alla filosofia che ne è alla base.
Lo spumante d'Araprì, infatti, nasce dal Bombino bianco, un vitigno autoctono, Montepulciano e Pinot Nero. Hanno detto basta alla
"dittatura" dello Chardonnay. E i numerosi riconoscimenti ricevuti nel corso degli anni, oltre al successo sul mercato (esportano in Giappone e in Australia), dimostrano che la loro intuizione era giusta. Oggi, in tempi di crisi per le attuali logiche di mercato, questa scelta di nicchia si è dimostrata assolutamente vincente.
«Il consumatore di vino è alla ricerca di nuove esperienze del gusto - spiega Girolamo d'Amico - ha assunto una nuova consapevolezza perché il vino è convivialità, è stare insieme, è
un appagamento psicologico. Quando il consumatore acquista vino o spumante, non cerca solo un prodotto di qualità, ma va alla ricerca della storia e dell'identità territoriale che esso rappresenta: tutto questo i francesi lo hanno capito bene da anni, valorizzando il patrimonio culturale che c'è alle spalle della semplice produzione. Ed è ciò che noi abbiamo cercato di recuperare attraverso l'operazione dello spumante metodo classico con il Bombino, un vitigno locale».
Il paese dei campanili ha una tradizione vitivinicola secolare. Per questo, le Cantine d'Araprì non hanno abbandonato il centro città e le suggestive cantine del Seicento (1000 mq di superficie, un tempo adibite all'ospedale del pellegrino), situate sotto un'antica residenza (visitabili su richiesta prenotandosi sul sito www.darapri. it), con piccoli pezzi di storia che custodiscono gelosamente. Un punto fermo negli itinerari turistici locali che spesso bypassano il centro agricolo.
Scendendo sotto il livello della strada, centinaia e centinaia di bottiglie accatastate riposano nel silenzio, nel buio e nella tranquillità, nel profumo del mosto, scosse ancora a mano sulle pupitres per il
remuage, invecchiando per tre anni prima di essere
"abbigliate": «Abbiamo puntato sul metodo manuale perché riteniamo che il tempo non sia denaro, bensì una costante per raggiungere la qualità - aggiunge d'Amico - e seguiamo un vero e proprio cerimoniale. Il nostro obiettivo è quello di coniugare
la storia e la tradizione del vino con le nuove tecnologie, facendo salvo il criterio dell'accoglienza che è un vero e proprio rito». Proprio in quest'ottica le cantine hanno accolto negli ultimi anni concerti jazz di prestigio e presto,
anche i prestigiosi locali sovrastanti, opportunamente rimessi a nuovo, saranno utilizzati per eventi, degustazioni, piccole feste private, foresteria. Una nuova sfida affrontata con lo spirito di sempre.
ENZA MOSCARITOLO
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