Seguendo l'odore del mosto

Anche il sindaco Giuliani ha lavorato nel settore vinicolo.

SAN SEVERO Soltanto nei vicoli, dalle vecchie cantine sotto il livello stradale, sale l'odore inconfondibile del mosto. Soltanto il caldo della vendemmia sa essere caldo com'é caldo nel Tavoliere: in questa città di vigne e vignaioli, di mosti che fermentano insieme alla Storia che poi si posiziona sull'orlo d'un bicchiere. Vigne alte e vigne basse: per spumanti blasonati, per bianchi e rossi che vanno conquistando mercati nuovi; ormai, questa, é anche diventata terra di esperti e di amatori: di vini che hanno sentori antichi, gentili, terragni.
Qualcosa si muove sotto il cielo della città dei campanili. E il primo a saperlo é lui, Giuliano Giuliani. E sorride, sornione.
Al tempo in cui il suo partito doveva ancora essere «sdoganato», non conosceva le regole del politically correct: un giorno che le cronache italiche avevano lanciato ombre sul Migliore, non ci pensò più di tanto. Prese scala, scalpello e martello e, in men che non si dica, divelse il quadrato di marmo che nella sua città, San Severo, indicava la via Palmiro Togliatti. Beninteso: prima avverti fotografi e cronisti. Una manciata di anni prima di quel raid che gli fruttò gli allori della cronaca di tutti i giornali italiani, Giuliano Giuliani, sessan'anni attuale sindaco di San Severo, aveva, insieme ai sui colleghi di partito Caruso e Salvatore Tatarella occupato l'aula del consiglio provinciale. Grande resistenza la loro: il simpatico tris della politica nostrana mieteva simpatie nel Msi e in molte zone della Capitanata.
Trascorsero la notte a Palazzo Dogana, e al giovane cronista che quasi all'alba gli portò una mezza dozzina di cornetti caldi (per predisporli a una schietta intervista) dissero: «Ah, grazie; son più saporiti di quelli che non ci ha mandato la Federazione». Parlantina sciolta e cantilenante, indicibile passione per la politica, in prima fila nell'accusare le presunte mariolizie per la costruzione della strada per Candela, Giuliani é sanguigno e s'incazza d'un brutto quando tentano di tirarlo nelle acque torbide del politicume nostrano.
Tuonò, quando nella città di cui é sindaco scoppiò lo scandalo per le assunzioni all'ipermercato: «Io ho le mani pulite, é se qualcuno lancia accuse in codice, farebbe meglio ad andare da un magistrato e dire quel che deve dire. Non accetto che sulla mia città si allunghi l'ombra del disonore».
Chi lo conosce sa che, ai tempi di quando il Msi era all'opposizione, nulla si faceva scappare: interveniva in apparenza quieto, poi il suo marcato accento sanseverese s'incuneava a fendere logiche e retoriche un tanto a delibera; tirava diritto, evitava trabocchetti aulici, mirava al cuore dell'avversario, colpiva forte Giuliano Giuliani, una delle bestie nere della politica nostrana. Poi gli anni passano, e son passati per tutti. Giuliano é stato a un passo dal sedere in Parlamento, la gente della sua città, in maggior parte, lo ama: in fondo é rimasto un ragazzone sanguigno che ha portato una gran messe di voti al suo partito, tanto che quando Fini lo vede ai comitati centrali romani quasi gli strizza l'occhio: non ha mai creato problemi e, quando si é trattato di privilegiare la causa del partito, lui, insieme a Paolo Agostinacchio, non si é tirato indietro, magari rimettendoci in cariche e blasoni. Il successo del la destra in Puglia si chiama anche Giuliani.
Lui conosce bene la civiltà del vino: ha sempre lavorato nel eiettore; sin dai tempi di Stefano Scaler un omone svizzero che dopo la prima Guerra mondiale s'era innamorato di San Severo: comprò una vigna, fitto una cantina in via Checchia Rispoli, avviò una commercializzazione che consenti di far conoscere il vino sanseverese soprattutto all'estero, e segnatamente nella regione elvetica. Erano i tempi in cui nelle campagne bastava una stretta di mani tra galantuomini; e il raccolto non lo pesavano nemmeno: a fiducia. Scaler si fidava: dell'uva e dei sanseveresi, che ricambiavano. Stefano Scaler, che da San Severo riusciva a condizionare i più importanti mercati, è morto alla veneranda età di 101 anni: buon vino e buon sangue.

Ai tempi della Guerra fredda, i comunisti locali mandavano a Stalin, per il suo compleanno, una cassetta di vino rosso. E lo stesso Gianfranco Fini, vice presidente del Consiglio, mostra di apprezzare lo spumante «D'Araprí» che ogni anno il suo amico Giuliano Giuliani gli manda a Natale.
Il grande problema per i vini sanseveresi é stato sempre la commercializzazione, ma da qualche anno si avverte una maggiore e migliore attenzione ai mercati, al gusto rinnovato, al crescente interesse dei buongustai.
Anche se ce ancora molto da fare: a cominciare dal tempo della vendemmia e della vinificazione; che secondo gli esperti andrebbe anticipato, come del resto avviene al Centro-Nord, il che contribuisce a fornire al nettare, soprattutto i bianchi, un colore meno paglierino e più brillante, come chiede il mercato. Insomma, la produzione di oltre un milione di ettolitri dovrebbe cominciare a passare anche attraverso le maglie strette della diversificazione colturale.
«Abbiamo favorito una interessante iniziativa che dovrebbe dare ottimi risultati, a cominciare dalla ricaduta occupazionale che, dovrebbe attestarsi su un centinaio addetti», dice il sindaco Giuliani.
Da quel che se ne sa, un gruppo di investitori locali, con l'aiuto di un enologo di fama nazionale, Riccardo Cotarella, ha dato vita ad «una grossa cantina» che, anche in accordo con l'Università foggiana, punterà soprattutto sulla qualità e sui migliori sistemi di vinificazione. Ma non é tutto: nell'agro di San Severo si impianteranno nuovi vitigni da parte di questa neonata organizzazione, che pare abbia creato attesa e curiosità in molti ambienti di prestigio dell'enogastronomia italiana.
Intanto, domani, in occasione di «Benvenuta vendemmia 2001», l'iniziativa promossa dal «Movimento Turismo del Vino», la casa vinicola D'Alfonso del Sordo ospiterà amatori, esperti e semplici curiosi. A dimostrazione che i gioielli di famiglia, San Severo sa metterli in mostra, magari invogliando i giovani a percorrere la strada dei padri: e pare che altre tre piccole cantine dovrebbero sorgere nei prossimi tre mesi. Ad opera di giovani sanseveresi. Prosit.

Lello Vecchiarino

La GAZZETTA del MEZZOGIORNO 29 settembre 2001

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