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CHIEUTI - Forse non è mai stata soltanto una festa e neppure soltanto una
corsa, la gara con carri, buoi e cavalli; forse agli spettatori è stato sempre difficile cogliere l'intimo
significato di un appuntamento annuale che empie lo spirito non solo di folklore. Qui, come nella celebre romanza, è facile tramutare in lazzi lo spasmo ...e anche viceversa. Qui non è soltanto festa di San Giorgio, ma è storia che si ripete sempre uguale e sempre
cangiante: lo provano i fedeli,. lo testimoniano i giovani e meno giovani
che . divisi in "partiti" si contendono un Palio che...
Ma raccontiamola questa festa di San Giorgio, patrono di Chieuti, che si svolge domenica prossima in questo
paese di confine con il Molise (ci si può arrivare percorrendo la statale che da Foggia conduce a Termoli, o percorrendo l'autostrada ano al casello di Poggio Imperiale, ma anche passando per Torremaggiore, poi per San Paolo Civitate, Serracapriola e quindi Chieuti: a poco più di una cinquantina di chilometri da Foggia): è una festa antica con la statua del santo patrono portato in processione, la calca di gente che fiancheggia una stradina di terra battuta per assistere alla Corsa dei buoi.
E già, la corsa: carri trainati da una pariglia di buoi; corsa frenetica e di pochi
chilometri, mentre i buoi vengono punzonati (non soltanto metaforicamente) da cavalieri che gli corrono ai fianchi. Corsa d'antico furore, sanguigna, a volte terrificante e non senza pericolo: ma appassiona e rende guardinghi i chieutini che vi partecipano
perché da un anno all'altro non si pensa che alla pariglia dei buoi da impiegare in gara.
Tutto si svolgerà intorno alle ore 13 di domenica. E vale davvero la pena esserci. Esserci per Chieuti, per i chieutini, amabile popolo di colonia albanese che
ancora parlano l'arbresh e mostrano di avere in gran considerazione la devozione per San Giorgio e il culto per l'eroe albanese Giorgio
Castriota Sanderberg.
E dopo la gara, la premiazione con tanto di Palio, e magari la possibilità di, assaggiare un pezzetto di quello speciale caciocavallo dalle grandi dimensioni che viene diviso fra gli spettatori quasi a propiziar buona sorte. E' festa di popolo e per questo giova anche
indirizzarsi verso locali pizzerie alla ricerca della pampanella (i lettori più attenti sanno che si tratta di un modo tutto speciale e
"piccante" di cucinare costolette di maiale come soltanto da queste parti sanno fare), o piuttosto fare un salto da Mafalda a Marina di Chieuti, dove
il mare e la cucina sono ancora maiuscoli e potrà capitarvi di gustare (dopo il necessário antipasto di mare) un delicato risotto al radicchio e spumante, o pappardelle al brodetto di pesce, o valdostane tiepide con contorno di salsa al kiwi, e bere vino di San Severo o Torremaggiore, senza scordare poi di chiudere in bellezza con il D'Araprì, un supero spumante brut sanseverese prodotto da tre giovani con il metodo classico champenois. Insomma, corsa dei buoi ma anche pranzo e vini dei paesi
tuoi.
Lello Vecchiarini
La GAZZETTA del MEZZOGIORNO
20 aprile 1990
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