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Dicembre 2009, per l'ottava volta torna puntuale l'appuntamento con la piacevolezza e la gioia dei campioni della nostra guida. Che il vino
spumeggiante infonda allegria e festosità è cosa nota anche ai bimbi, da tante generazioni, ma quando il tema di confronto diventa la piacevolezza o, più freddamente, la qualità sono pochi anni che
l'Italia può veramente dire la sua. Questa valutazione si basa su migliaia di assaggi reiterati e anche sul confronto squisitamente tecnico con il prodotto francese di riferimento - nel caso dei vini con seconda fermentazione in bottiglia -, circoscrivendo il paragone veramente a caratteristiche generali quali
l'espressività e la profondità aromatica, la tessitura della carbonica, l'integrazione delle componenti dure, la progressione gustativa e retrolfattiva. Non si possono fare altri raffronti perché ogni territorio parla la sua lingua, anche se talvolta i vitigni sono gli stessi, e tutti quei vini che hanno veramente un'anima sono lo specchio delle vigne,
dell'ambiente e degli uomini e non possono esistere dei cliché di confronto.
Quanto diciamo non trova però ancora un vero riflesso all'estero, dove il vino spumante secco italiano si vende molto spesso per questioni di prezzo e di immagine "Paese", poiché il
marchio "Italia" nell'agroalimentare funziona; è un po' quello che avviene per il vino bianco, ambito per cui non siamo molto considerati, a prescindere dal successo di certi prodotti, come il Pinot Grigio, che è diventato un fenomeno di costume. A differenza dal bianco, è poco che il vino spumante si sta realmente rivolgendo all'estero con i prodotti di qualità e quindi il mercato è tutto da costruire. Negli ultimi dieci anni qualcosa è cambiato nelle aziende spumantistiche italiane e si sono sviluppati veri e propri fenomeni delle bollicine - primo fra tutti quello del
Franciacorta, seguito da Conegliano Valdobbiadene, Oltrepò Pavese e
Trento - legati allo sviluppo qualitativo dei vini in termini di sistema: si lavorava in vigna già da molto tempo e
sono state definite regole che mettono nelle condizioni di avere uve idonee, ma quello che forse è cambiato è stata la competenza e la conoscenza in cantina, doti nelle mani di pochi un tempo, oggi maggiormente condivise. Il vino spumante è un prodotto tecnologico, nel senso più alto del termine: non servono strane sostanze o artifici, ma la conoscenza profonda dei processi è necessaria per raggiungere certi traguardi e il gap tra i nostri produttori e i cugini della Champagne si è decisamente ridotto.
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I migliori
Sono 29 quest'anno i grandi vini da non perdere e vi assicuriamo che la selezione è stata dura perché nella degustazione finale, quando
riassaggiammo gli idonei, raggruppandoli per territorio laddove possibile, avevamo ben 60 campioni, tutti grandi, di piacevolezza garantita. Questo ultimo dato è un parametro molto importante per lo stato di salute del comparto e non siamo soliti comunicarlo; dà una percezione molto concreta della qualità dei vini, dell'ampiezza della vetta della spumantistica
italiana.........
Altre regioni
Lo spumante in Italia viene prodotto un po' dappertutto, sia utilizzando i classici vitigni della tradizione francese, come chardonnay e i pinot, sia i vitigni autoctoni, talvolta anche miscelati con quelli d'oltralpe. Ciò che spicca, rispetto alte importanti denominazioni del Nord è che al Centro e al Sud non
esistono territori diffusamente vocati alle bollicine di qualità, fatta eccezione forse per l'area della Doc Verdicchio dei Castelli di Jesi, di cui parleremo più in là, bensì produttori vocati alla qualità. Amanti della tipologia, questi uomini riescono a trarre dal mix
vitigno-territorio prodotti di livello e talvolta davvero eccezionali. Ovviamente, laddove si utilizzano varietà autoctone o tradizionali, i vini presentano caratteristiche diverse dagli spumanti realizzati con chardonnay e pinot, dotandosi di una personalità che talora è veramente particolare e meritevole di tutta l'attenzione possibile. Si tratta molto spesso di vini che non sono compresi in denominazione d'origine ma che è bene conoscere per avere una panoramica completa dei migliori spumanti d'Italia. Un esponente su tutti di questa categoria è d'Araprì, una cantina pugliese che utilizza anche le varietà tradizionali
bombino e montepulciano e capace di raggiungere ogni anno risultati eccellenti, come testimonia anche l'edizione 2010 di Sparkle
Bere spumante con le 5 sfere all'affascinate
La Dama Forestiera, un vino potente e di grande articolazione, realizzato solo in
magnum. ...................
LA DAMA FORESTIERA NATURE BRUT 2003
D'ARAPRÌ
uvaggio: pinot nero 50%, montepulciano 50%
gradazione alcolica: 12,5
bottiglie prodotte: 2.000 (1,5 l)
prezzo: € 55,00
Il naso è pura eleganza e seduzione, articolato, ampio e profondo; in bocca c'è struttura, progressione e vigore
acido-sapido, per una promessa di vita veramente importante. Giallo paglierino con riflessi platino, è animato da un perlage fine e persistente. Ha naso di grande eleganza, fresco e intenso, con un ventaglio ampio e fuso. Si avvertono lavanda e rosa e poi tanta frutta: arancia, pera, pesca, melone, ananas, banana, gelso, ciliegia e mela; quindi sfumature di nocciola tostata e pralinata, note di pasticceria da forno, torrone bianco, vaniglia, noce moscata e caffè. Grande freschezza e sapidità al gusto, tessitura fitta,
equilibrata e dinamica, di beva immediata nonostante l'importanza del vino,
che si sviluppa coerente nel riconoscimenti e nell'eleganza.
Articolo
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CUCINA
& VINI - n. 115 DICEMBRE
2009
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