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Si è aperto sulle note di on green dolphin street, il
concerto romano dei D'Araprì - Girolamo D'Amico
alla tromba, Louis Rapini al pianoforte e Ulrico Priore
al contrabbasso - che all'Alexanderplatz jazz club di Roma, come
già accaduto al Blue Note di Milano, ha scaldato i cuori dei...
Così sarebbe potuta iniziare la cronaca di un concerto jazz dei
tre protagonisti della storia che stiamo per raccontare, tira,
come spesso accade, la vita a volte può far prendere strade, e
intraprendere avventure diverse da quelle sempre immaginate,
soprattutto quando nella vita delle persone, prende forma una
passione così grande da stravolgere il corso.
Le origini
La passione che tanto poté ha un nonne, Champagne,
ed infatti...
Correva l'anno 1979, e i tre amici, accomunati dalla stessa
passione per la musica, tra una jam session ed una prova, si
trovavano a passeggiare, come quasi ogni pomeriggio, per le
stradine del centro storico di San Severo, cittadina pugliese alle
spalle del Gargano.
Parlavano di musica, donne e vino, quando i profumi di mosto,
ancora freschi di vendemmia che fuoriuscivano dalle numerose
cantine, non lasciate al destino di abbandono che riscontriamo
oggi, li pervase e li trasportò con la mente in un inondo
distante migliaia di chilometri: la Champagne e lo champagne.
Certamente la nascita in Francia di Louis Rapini ed il fatto che
il padre avesse lavorato per la Laurent Perrier ebbero un impatto
evocativo piuttosto forte anche nell'immaginario degli altri due
amici, ma a ben vedere, costituivano solo un labile: contatto con
Tina realtà che era sì distante in termini chilometrici, ma
anche, se vogliamo, ari termini di cultura enologica.
San
Severo - intorno a quegli anni, e non solo - aveva una produzione
vinicola caratterizzata più per la quantità che per la qualità.
Solo pensare di voler provare a seguire le leggendarie orine del
mastro cantiniere dell'abbazia di Hautvillers, Don Perignon.
immaginando di trovarsi magari ad Avize piuttosto che a Le Mesnil,
invece che a San Severo, poteva forse essere il frutto più di una
visione onirica, che di un ragionamento ben ponderato.
Certo è che i sogni di tre "ragazzi", insieme ad una
certa incoscienza giovanile, e ad una forza di volontà non
indifferente, hanno potuto più (lei pregiudizi, delle tradizioni,
e delle differenze oggettive.
A quell'epoca solo Ulrico Priore lavorava nel inondo del vino, era
infatti cantiniere di una importante azienda locale, mentre
Girolamo D'Amico si laureava in chimica e Louis Rapini conseguiva
il diploma di pianoforte al conservatorio. Come ci ha raccontato
Girolamo D'Amico, “Per tradizione, a San Severo, praticamente
ogni famiglia aveva una vigna ed una cantina, e proprio partendo
da questi primi elementi disponibili che nacque l'idea di
imbottigliare alcune bottiglie e fare champagne".
Mai come in questo caso, si può dire che tra il dire ed il
fare..., infatti le circa ottanta bottiglie messe a dimora in
cantina per diventare spumante, nel giro di qualche mese subirono
tutte la stessa fine: esplosero. Questo risultato, certo non
brillante, ma, diciamolo pure, prevedibile, non scoraggiò i tre
amici, anzi h stimolò a studiare e ad approfondire la materia
della spumantizzazione, non solo sui libri, ma anche andando nel
regno delle bollicine francesi, a Reims.
Così, piano piano, anno dopo anno, la loro produzione di
spiumante perse quell'aurea pionieristica e quasi goliardica che
inizialmente aveva contraddistinto l'idea dei "D'Araprì",
tanto che le bottiglie iniziarono a non scoppiare più, e quello
fu solo l'inizio.
Anche questa storia, come tutte le storie del resto, non sfugge
alla regola di esser contrassegnata da aneddoti e da un certo
folklore, con il rischio poi, di perderne di vista il cuore.
Crediamo che in questa storia, il cuore si fondi su alcuni
elementi quali l'intuizione, la perseveranza e la sfida, tutti
uniti dall'amore per una terra e un prodotto, così forte da
ispirare e far vivere ancora oggi, a i tre “ragazzi” di San
Severo, il sogno di far parlare francese, le loro bollicine
pugliesi.

Intuizione, sfida e
sogno
Fin dall'inizio, l'intuizione, la sfida e il sogno sono andate a
braccetto; a ben vedere, la prima intuizione-sfida è stata
proprio quella relativa al fatto che in Puglia, e precisamente in
quella pianura conosciuta conte il Tavoliere delle Puglie, si
potesse produrre del metodo classico, seguendone tutte le
fasi, dalla vigcia alla cantina, compresa la spumantizzazione. Ad
oggi, ci risulta che in Puglia, questa sia ancora una prerogativa
solo di D'Araprì, mentre allargando l'orizzonte al resto del sud
d'Italia, le "maison" spumantistiche tout court, si
contano sulle dita di una mano. Certo, questo esser unici o quasi
unici, può essere visto anche come un vanto ma, coane hanno colto
i D'Araprì, alla lunga potrebbe diventare un limite. Ed
infatti, ci dice Louis Rampini: “il nostro prossimo obiettivo,
oggi sicuramente solo un sogno, è quello di spingere altri a
seguire la nostra strada, e fare di San Severo un distretto, sia
pur piccolo, per la produzione di spumante metodo classico in
Italia”. Ed ancora, "stiamo dedicando altra energia alla
valorizzazione (lei patrimonio storico - architettonico delle
antiche cantine esistenti nel sottosuolo sanseverese, e speriamo
che anche altre realtà intraprendano la nostra strada per fare
quella squadra che forse manca ed accrescere sempre di più
l'importanza del territorio e del suo vino".
La cantina di affinamento infatti, circa mille metri quadrati di
gallerie ed ambienti che si dipanano nel sottosuolo nel pieno
centro storico di San Severo, è il risultato di anni di attento
restauro. Oggi, questi spazi risalenti al 1600, sono tornati a
vivere, accudendo per non meno di tre anni le bottiglie di
spumante poste a dimora per maturare ed evolversi. Nelle cantine
D'Araprì, vi è anche la possibilità di vedere tracce
dell'antica cinta muraria del 1200, oltre ad tiri frantoio ipogeo
risalente al 1700, e questa è una possibilità aperta a tutti,
infatti, oltre alle visite classiche di cantina, questi locali
ospitano spesso anche eventi culturali ed enogastronomici.
Vitigni
e Vini
All'inizio, molto probabilmente, la scelta di
utilizzare il bombino (sia in purezza che unito al pinot
nero) - che la tradizione locale, come ci conferma Girolamo
D'Amico, vuole essere arrivato a San Severo intorno al 1200,
portato dai Cavalieri Templari a cui Federico Il aveva affidato il
comando della città, di ritorno dalla Terra Santa - era una
scelta tutto sommato obbligata. Infatti, questo, intorno a San
Severo, era il vitigno tradizionale. Nel corso degli anni però,
quando le possibilità potevano consentire, oltre all'impiego del
pinot nero, anche l'uso di altre uve più “canoniche”. D’Araprì
ha mantenuto questa impronta. facendone una precisa scelta
produttiva. ed è proprio Girolamo D'Amico a spiegarcene le
ragioni. "È vero, il bombino bianco rappresenta la
tipicità del nostro territorio, avendo trovato condizioni
ottimali di acclimatamento, tanto
che anche in annate calde e siccitose matura a fina settembre e
mantiene un corredo acido elevato (intorno al 7 per mille e un pH
basso); caratteristica questa che insieme alla moderata alcolicità
e ad una giusta maturazione lo rende un vitigno ideale per la
produzione di uno spumante metodo classico. L'evoluzione in
bottiglia, infine, gli dona caratteristiche olfattive e gustative
uniche nel vasto panorama degli spumanti metodo classico.

Non ultima, vi è un'altra considerazione
sicuramente lungimirante, che D'Amico aggiunge: “siamo convinti
infine, che quando ancor di più si affermerà l'interesse dei
consumatori verso identità territoriali precise, il nostro amato
bombino susciterà intorno a sé, grande interesse e passione”.
L importanza che questo vitigno ha per D'Araprì ci viene
confermata anche da Louis Rampini, ed infatti: "siamo sempre
più concentrati sul miglioramento qualitativo ilei nostri
prodotti, e proprio in questa ottica stiamo portando avanti
utilizzando le nostre Riserve delle diverse annate, uno studio,
che fin'ora nessuno ha fatto, sulla longevità ed evoluzione (lei
bombino di San Severo nel metodo classico". Un altro vitigno
tipico della zona utilizzato da D'Arapri, è il montepulciano, che
come ci racconta ancora D'Amico “è usato e vinificato sia in
rosato (breve contatto con le bucce) che in bianco, ed ha lo
stesso valore del bombino, dimostrandosi una buona spalla per il
pinot nero nella preparazione delle nostre cuvée, che proprio in
questo racchiudano la loro particolarità”.
La vendemmia 2003
tra presente e futuro
Venendo all'oggi. o meglio al domani, o meglio ancora
ai vini di domani, la vendemmia 2003, come ci raccontano Ulrico
Priore e Girolamo D'Amico, “è stata sicuramente una annata
superiore a quella dello scorso anno: possiamo dire che
rappresenta la prima ottima annata del nuovo secolo. Il perfetto
stato sanitario delle uve e la giusta siccità hanno
indotto la pianta a produrre (tira quantità di riva con
caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche ideali. I primi
risultati analitici e le prime degustazioni tecniche sui vini
ottenerti confermano ciò, e fanno intravedere delle basi-spumante
con grosse possibilità evolutive”.

Se queste sono le premesse, noti ci resta che
aspettare gli spumanti delle prossime annate, rassicurati dal
fatto, che da quando conosciamo questa cantina, ormai qualche
anno, non ne siamo mai rimasti delusi.
È vero, in Italia possiamo produrre spumanti e non champagne, e
possiamo dire metodo classico e non champenois, inoltre sappiamo
perfettamente che la Champagne è una regione che per storia,
dimensione, numeri e non solo, non è paragonabile, con altre
realtà "spumantistiche" nel mondo. Ad ogni modo però,
ci piace comunque pensare che i sogni di D’Araprì, prima o poi
si realizzeranno, e che l’opera di proselitismo al rito laico iniziato da Dom Pérignon, trovi in quel di San
Severo, nuovi e validi adepti, tanto da riuscire e bene anche qui,
come dicono i D'Araprì, a "fare champagne".
Roberto Infante

CUCINA
& VINI NOVEMBRE 2003
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