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SAN SEVERO - La fabbrica di bollicine è in una strada del centro, alle spalle della chiesa di San Nicola. Una cantina antica (risalirebbe al XVII secolo) dove riposano e «maturano» spremute d'uva
destinate a diventare spumante classico. Un prodotto eccentrico rispetto alla tradizione vinicola di San
Severo.
All'inizio, fu una vera sfida: ricavare spumante da vitigni autoctoni come il Bombino. A
lanciare la sfida, in primo luogo a se stessi, furono tre amici: Ulrico Priore, Louis Rapini e Girolamo d'Amico. Il padre di quest'ultimo, Salvatore, era un produttore di vino, e
possedeva una cantina. La frizzante idea è nata lì. Nel 1979 i tre ragazzi (Rapini, il più anziano aveva solo 26 anni) costituirono la Società. Prendendo una sillaba da ciascun cognome, la chiamarono d'Araprì: e si diedero alle prove, aiutati anche da don Antonio Alfonso del Sordo, vinaio
egemone in città, che li incoraggiò con una donazione di 50 litri del proprio nettare. Anch'egli produceva spumante, ma col metodo charmat: cioè, fermentato in autoclave. d'Araprì usa il metodo classico, che è tutt'altra cosa: ogni bottiglia dev'essere lavorata manualmente. Una prova dopo l'altra e una
bottiglia scoppiata dopo l'altra, nel 1984 la d'Araprì giunse a
stappare l'annata 1982: la prima "ufficiale".
Produzione: 600
pezzi.
Quelle bollicine piacquero a parenti e conoscenti. Di anno
in anno, le bottiglie si moltiplicarono: e nel frattempo si
susseguivano i viaggi a Reims, in Francia, nazione dove Rapini era
nato, figlio d'emigrati. Suo padre era rimasto a lavorare presso una
cantina di champagne: e Louis, insieme agli altri, vi si recava per
apprendere il mestiere, e rubare qualche segreto. Le lezioni
francesi sono servite; ma soprattutto, è servita la voglia di
sperimentare e innovare. Restando però con i piedi per terra. Dei
tre soci, solo Priore oggi si dedica alla cantina a tempo pieno;
gli
altri due non hanno rinunciato al primo lavoro. Insegnano:
d'Amico, chimica in un istituto superiore; Rapini, educazione musicale nelle scuole medie.
Le origini
Squadra formata con le note del jazz
A unire i tre soci della d'Araprì, ancor prima della passione per il vino, è stata quella per il jazz.
Da giovani avevano dato vita a un complessino musicale: Louis Rapini al piano, Ulrico Priore al contrabbasso, Girolamo d'Amico alla tromba. Per le prove il trio si riuniva nella cantina del padre di d'Amico, titolare di un'azienda vinicola.
Lì, fra una jam session e l'altra, nacque l'idea di imbottigliare spumante.
L'amore per il jazz in cantina non è spento: da anni la d'Araprì organizza concerti nella propria sede. Il prossimo appuntamento è il 28 ottobre, con la rassegna Autumn parade.
LA PRODUZIONE
Brut, Pas dosè, Brut rosè, Gran cuvèe e Riserva nobile
le cinque varietà pugliesi
Nel 2005 d'Araprì ha prodotto 48mila bottiglie. Non tutte uguali. Dalle cantine di via Zannotti sono usciti spumanti di cinque tipi: Brut, Pas dosè, Brut rosè, Gran cuvèe e Riserva nobile. Tranne quest'ultimo, che è fatto soltanto di uva Bombino, gli altri contengono anche uve Montepulciano e Pinot nero; anche queste provengono da vigneti dei dintorni, ed è stata proprio la d'Araprì a convincere i proprietari ad impiantarle. I160% dello spumante d'Araprì viene venduto in Puglia, Basilicata, Abruzzo e Molise, regioni servite da una rete commerciale di 4 agenti. Il resto viene affidato alla Proposta Vini di Trento, che lo distribuisce a enoteche del Nord. Piccoli quantitativi arrivano anche in qualche locale di Roma. Supermercati niente, a parte qualcuno nella zona di San Severo. «Ci chiederebbero forniture troppo grosse, che non saremmo in grado di soddisfare», spiega Girolamo d'Amico, amministratore della società.
Lo spumante d'Araprì scorre bene anche nel canale del regalo aziendale. Tante piccole nicchie, che alla fine portano a un fatturato di 350 mila euro. «Negli ultimi cinque anni - continua d'Amico - siamo cresciuti con una media del 20% annuo. Anche nel 2006 cresceremo: supereremo le 50 mila bottiglie». Di più, la d'Araprì per il momento non vuole e non può fare. Ma il suo esempio ha stuzzicato un'altra azienda vinicola sanseverese, la Domini Dauni (anch'essa formata da un terzetto di soci) che da tre anni si è messa a produrre spumante classico. Produzione limitatissima: tremila bottiglie. Ma grandi ambizioni. Insomma: San Severo non è ancora una succursale della Franciacorta, ma potrebbe diventare qualcosa del genere.
Intanto dalla Franciacorta, e anche dalla Francia vera, sono venuti in città gli enologi e gli strateghi delle vendite: è accaduto il 30 settembre scorso, quando si è tenuto un convegno dedicato alla possibilità di far nascere in loco un «distretto spumantistico». Il primo passo potrebbe essere la creazione, insieme all'Università di Foggia, di un master post laurea per aspiranti spumantisti. Alla d'Araprì la concorrenza non fa paura : «Anzi - sostiene d'Amico - più aziende che si mettono insieme possono realizzare economie di scala, risparmiare su alcuni servizi, e magari creare un consorzio: così saremmo più forti anche sul fronte della promozione». Dopo il convegno, un altro produttore di vino, Michele Gagliardi, è andato a far visita alle cantine d'Araprì. Voleva sapere di più sullo spumante classico. La Franciadauna sta già nascendo?
Claudio Gabaldi
CORRIERE
della SERA - CORRIERE del MEZZOGIORNO 08 ottobre 2006
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