BREVE STORIA DELLA CITTÀ DI FOGGIA


di Gioacchino Rosa Rosa
Autore del best seller “ foggiani, chi siamo, 
da dove veniamo e perché 
non arriveremo mai”;
"se sono rose pungeranno" 
e "finalmente mi ho fatto grande"

Era l'Italia delle cartoline e del boom economico. La radio diffondeva le canzoni del festival di San Remo, la televisione di Stato i quiz di Mike Bongiorno e i giornali riferivano con dovizia di particolari le notizie di cronaca nera e di politica. Non c'era internet a quei tempi, non c'erano i computers, e gli italiani in viaggio non perdevano occasione di acquistare e inviare cartoline saluto ad amici e parenti da ogni località incontrassero sul loro tragitto.
E le cartoline divennero a poco a poco un modo come un altro per imparare a riconoscere le città d'Italia attraverso una immagine che la identificasse inequivocabilmente agli occhi del mondo intero.
E a rappresentare Foggia, di cui ci apprestiamo a parlare, c'era sempre Piazza Cavour, con quegli elementi che sono diventati poi il simbolo di questa città: la fontana del Sele che sprigionava potenti getti d'acqua verso il cielo, il Pronao della Villa Comunale progettato da Luigi Oberdan nel 1820 con le sue 28 colonne in stile Tuscanico disposte in doppia fila, il Palazzo della Banca D'Italia e F imponente Palazzo dell'Acquedotto.
Un po' poco per raccontare questa città ricca di storia, crocevia di culture diverse e scambi commerciali, granaio d'Italia, capoluogo dell'omonima provincia, al centro del Tavoliere delle Puglie, a sua volta seconda pianura più grande d'Italia dopo quella Padana e che, pochi sanno, essere, con i suoi 507 Km quadrati, l'ottavo comune più grande d'Italia dopo Roma, Ravenna, Cerignola, Noto, Sassari, Monreale e Gubbio. In queste pagine cercheremo di raccontare Foggia, la sua storia, la sua cultura e cercheremo di scoprire le cose più importanti da vedere.

STORIA
Nonostante la zona fosse calda, paludosa e infestata dalle zanzare, la zona in cui ora sorge la moderna Foggia è stata abitata, sin dall'età della pietra, da persone dedite all'agricoltura. Lo si evince facilmente guardando i resti dell'enorme insediamento Neolitico (il più grande d'Europa) risalente al IV secolo A.C a Passo di Corvo nell' omonimo Parco Archeologico nella frazione di Arpinova. Sempre nella stessa zona, a nord dell'attuale centro abitato, vi sono l'Ipogeo della Medusa (III millennio A.C.) e la necropoli. Altre tracce di insediamenti neolitici sono presenti in città, tra la Villa Comunale e l'arca dell'ex Ippodromo. La creazione di Arpi, potente città dell'era Romanica con un perimetro di 9 Km quadrati, unica alleata dei Cartaginesi contro Roma, viene fatta risalire a circa 3200 anni fa per mano di Diomede, pochi anni dopo la fine della guerra di Troia. 

La città, vittima di numerose distruzioni e assalti finì totalmente rasa al suolo da Totila, al comando dei Goti nel 545. 
Dopo un periodo incerto nel quale la popolazione, sbandata, si disperse negli insediamenti vicini, la zona si ripopolò intorno al 1050 grazie alla bonifica voluta, per via della strategica posizione geografica e confluenza di importanti vie, da Roberto il Guiscardo e, successivamente, con Guglielmo il Buono, diventò sede di una stupenda Cattedrale nata intorno al miracoloso ritrovamento del quadro della Madonna dei Sette veli. La leggenda dice che durante l'XI secolo un gruppo di pastori furono attratti da un bue al levarsi di 3 fiammelle dalle acque paludose. Dopo l'incredibile visione i pastori andarono a vedere da dove provenissero quelle fiammelle luccicanti, ma quando arrivarono sul luogo videro solamente una tavoletta di legno raffigurante un'immagine della Madonna di fattura Bizantina avvolta da alcune pezze. L'immagine fu portata in una locanda, la Taverna del Bufo (rana) successivamente ed erroneamente trasformata nella tradizione orale in "taverna del Gufo" ed esposta come monumento Sacro, cosa che attirò molti pellegrini. Per questo motivo Roberto il Guiscardo fece costruire l'attuale Chiesa di San Tommaso, chiamata inizialmente Santissima Chiesa della Madonna dei Sette Veli.
Attualmente la Madonna velata è custodita all'interno della Cattedrale. L'imperatore di Svevia Federico II, nonostante il suo Regno fosse immenso e ricco di bellezze naturali, amò a tal punto questa città da nominarla sede imperiale al posto di Palermo e, all'uopo, ordinò a Bartolomeo da Foggia di costruirvi un sontuoso palazzo fortezza con comodità all'epoca inaudite, come l'acqua corrente calda. Il Palazzo si estendeva su una vasta area, nei pressi dell'attuale via Arpi, e contemplava giardini con fontane e sculture e ampi saloni rivestiti di marmi. In questo edificio Federico ospitava poeti, scienziati, musicisti e viaggiatori per soddisfare la sua inesauribile voglia di sapere e di conoscere.
Del palazzo sopravvivono soltanto il pozzo (in massima parte ricostruzione di fantasia) e il sontuoso archivolto lapideo del portale d'ingresso, inserito in un prospetto esterno del Museo civico. L'iscrizione del portale, alto 7,40 m e largo 3,20, recita: Hoc fieri iussit Federicus Cesar ut urbs sit Fogia regalis sede inclita imp(er) ialis (Ciò comandò Federico Cesare che fosse fatto affinché la città di Foggia divenisse reale e inclita sede imperiale).
L'evento centrale nella storia di Foggia è legato alla transumanza. Per meglio controllarla e ricavarne delle rendite, nel 1447 gli Aragonesi sfruttarono la collocazione geografica di Foggia imponendo, mediante la Dogana delle Pecore istituita nella città, il pagamento di una tassa a tutti i pastori che recavano le proprie greggi nel Tavoliere.
Simboli di questo istituto destinato a lunghissima vita sono i due Palazzi della Dogana, sedi ufficiali dell'autorità regia.
Il vecchio è nei pressi del pozzo del Palatium federiciano, il nuovo, settecentesco, è oggi sede dell'Amministrazione Provinciale. La Dogana fece arricchire notevolmente le casse regie ma impoverì gli agricoltori del Tavoliere meridionale, provocando la formazione di paludi nei campi abbandonati. Nel 1456 un terremoto devastò la città, e altri due sismi si verificarono nel 1534 e nel 1627 lasciando in piedi ben poco degli importanti e storici edifici di un tempo. Nel Cinquecento la città fu attiva nella guerra tra Francia e Spagna: la città, schieratasi con gli spagnoli, subì un duro saccheggio francese che ridusse la popolazione a un migliaio di cittadini. Sulla scia dei moti innescati da Masaniello a Napoli, Foggia tra il 1647 e il 1648 vide la nascita di numerose sollevazioni popolari che ben presto presero la connotazione di una vera e propria guerra civile. Nove anni più tardi la città fu messa in ginocchio dalla rovinosa pestilenza che colpì l'intera Penisola. Come se non bastasse un ulteriore terribile terremoto colpì la città il 20 marzo 1731, distruggendo un terzo delle abitazioni.
Ciò nonostante i foggiani reagirono alla tragedia del terremoto innescando un'immediata ripresa: nacquero nuovi quartieri, si rafforzò il mercato cerealicolo e, sotto i Borboni, ci fu un notevole momento di fioritura culturale. Il governo borbonico diede un importante impulso allo sviluppo agricolo della zona, mostrando la " necessità di una riforma del sistema economico di Capitanata. 
A riprova dell'importanza che la città aveva in questo periodo basti ricordare che i1 25 giugno 1797 il Principe Francesco I delle due Sicilie la scelse come luogo in cui celebrare il suo matrimonio con Clementina D'Asburgo Lorena.
Nell'Ottocento, divenuta capoluogo di provincia nel 1806 al posto di Lucera, Foggia crebbe notevolmente, sviluppandosi verso la stazione ferroviaria e arricchendosi di importanti edifici pubblici.
In questo periodo la città fu molto attiva anche dal punto di vista politico, ospitando rivendite carbonare e prendendo parte ai moti del 1848 e del 1860. Con l'unità d'Italia nel 1861, ma soprattutto con l'abolizione della dogana avvenuta quattro anni dopo, la città poté sfruttare le terre sottratte alla pastorizia dando un nuovo sviluppo all'agricoltura. In questo periodo la città divenne un importante nodo ferroviario e stradale, fondamentale per il collegamento dell'Italia centro-settentrionale col Meridione, grazie alla costruzioni di grandi opere infrastrutturali.
Un avvenimento che riveste una notevole importanza nella storia della città è la costruzione dell'Acquedotto pugliese nel 1924. La perenne mancanza di risorse idriche, soprattutto nelle stagioni estive, era infatti un notevole problema per la cittadinanza e per l'agricoltura locale. Durante il ventennio fascista la città vide accrescere la quantità di edifici di interesse culturale nel suo territorio. L'importanza strategica di collegamento tra il nord e il sud della penisola, se dapprima era stato un motivo di sviluppo della città, divenne in seguito la causa della distruzione di buona parte della stessa.
Durante la seconda guerra mondiale, infatti, fu bersaglio dei bombardamenti dell'aviazione alleata e fu rasa al suolo quasi completamente. I bombardamenti più violenti furono quelli del 22 luglio e del 19 agosto 1943. Bombardamenti a Foggia

LUOGHI E MONUMENTI DA VISITARE
Incominciamo il nostro tour virtuale proprio da quella Piazza Cavour delle cartoline che tutti conoscono. Le prime cartoline apparvero nel 1924 in occasione dell'inaugurazione della Fontana del Sele, progettata dall'Ingegner Cesare Brunetti, che avvenne il 21 marzo di quello stesso anno. La fontana fu realizzata solo per l'inaugurazione dell'Acquedotto Pugliese e sarebbe dovuta essere sostituita a breve con una fontana monumentale in bronzo e marmo che invece non fu mai realizzata permettendo a questa fontana in cemento di diventare il simbolo di Foggia.
All'epoca nelle immagini delle cartoline, con la vecchia stazione ferroviaria sullo sfondo, mancava il Palazzo dell'acquedotto che diede nuovi volumi all'immagine icona della città. L'edificio fu realizzato due anni dopo l'inaugurazione della fontana e dell'acquedotto, nel 1926 dall'ingegnere Cesare Brunetti ed ha un inconsueto stile liberty caratterizzato da due cupole a pianta ottagonale che lo rendono uno dei 3 simboli cittadini. Curiosa è la costruzione degli arredi che pur sembrando di fattura manuale sono invece prefabbricati seriali in calcestruzzo. Sempre in piazza Cavour, a farla da padrona, è il Pronao della Villa Comunale dal quale si accede, passando sotto al porticato, ai giardini. La villa, affidata alla progettazione dell'Ingegner Luigi Oberdan affiancato dall'Architetto De Tommaso, si ispira alla Villa Floridiana, ormai Museo, sita a Napoli nel quartiere del Vomero. 

Il pronao presenta, oltre alle 28 colonne chiuse tra due edifici a pianta rettangolare, delle nicchie che un tempo ospitavano statue dei regnanti Borbonici. Statue di varia fattura ed epoca sono invece ancora presenti all'interno, e raffigurano alcuni Foggiani illustri. Nel giardino, verso il fondo, su una piccola altura, è presente anche un tempietto greco inserito in un gradevole boschetto. Sotto l'area della villa comunale vi era un vasto insediamento neolitico di cui una piccola parte è stato portato alla luce.
Il pronao della Villa comunale, ricostruito negli anni 50, era stato distrutto dal tremendo bombardamento delle forze alleate che provocò oltre ventimila morti.

Anche il Teatro Umberto Giordano (nato come Reale Teatro Ferdinando) fu progettato dall'Ingegner Luigi Oberdan(lo stesso del pronao della Villa Comunale). I lavori iniziarono nel 1825 e l'opera fu inaugurata solo tre anni dopo, il 10 maggio 1828. Oberdan realizzò un edificio imponente, di chiara impronta neoclassica. La facciata presentava un colonnato esastilo con porticato, tre finestroni sul portico e un grande timpano aggettante al vertice.
La pianta era a ferro di cavallo; sulla platea si affacciavano quattro ordini di palchi (l'ultimo, "a galleria"). All'altezza della seconda fila, il ridotto, che doveva servire da luogo di riunione e di incontri per i notabili della città. La volta non era affrescata, ma presentava come elemento decorativo un grande lampadario. Nel complesso, una decorazione armoniosa e senza orpelli barocchi ed una acustica invidiabile. Ben presto però lo stabile ebbe bisogno di lavori di consolidamento.
Ciò avvenne nel mutato regime politico. Con l'Unità d'Italia, frattanto, il Teatro aveva anche cambiato nome: Teatro Dauno. Nel 1877 i lavori di restauro furono completati, ma l'originario progetto dell'Oberdan risultò alquanto modificato. Dal prospetto sparirono le colonne, sostituite da tre fornici; i finestroni divennero balconi, fu aumentata la capienza, accorciando il palcoscenico.

Porta Arpana di Foggia è uno dei monumenti di maggiore interesse in città. La porta si apriva sulla cerchia di mura che un tempo proteggeva la città. Porta Arpana era la prima porta realizzata a Foggia. Porta Arpana fu realizzata nel periodo svevo, come porta di accesso alla città. In un secondo momento la struttura divenne il punto privilegiato di accesso al Borgo dei Sellai.
Distrutta durante la dominazione francese, fu ricostruita in seguito. Durante il secondo confitto mondiale Porta Arpana è stata affiancata da due archi. Tra gli edifici sacri più suggestivi c'è sicuramente a Foggia la Chiesa delle Croci, eretta nel 1693 sul luogo sul quale il padre cappuccino Antonio da Olivati piantò le sette croci del percorso di una processione penitenziale.
La Chiesa fu realizzata in seguito ad un evento miracoloso che salvò i foggiani da una grave siccità. La Chiesa è stata riconosciuta Monumento Nazionale per il suo riconosciuto interesse. Il portale della chiesa dà accesso ad un prato sul quale sono presenti cinque cappelle, ciascuna con una croce al suo interno.
Le cappelle agli inizi erano sette, ma per dare spazio alla realizzazione della chiesa due furono eliminate dal progetto realizzativo. Sullo sfondo è possibile vedere la chiesetta in stile barocco, ma privo di sfarzo. Molto bella è l'esposizione di arte religiosa popolare all'interno della cripta. Di interesse è sicuramente il portale, riccamente decorato con simboli che fanno riferimento alla crocifissione.

La Cattedrale di Foggia, di cui abbiamo accennato in precedenza, fu realizzata nel 1170 in stile romanico, ma, in seguito ad alcuni danni subiti nel XVIII secolo assunse l'aspetto barocco che ancora oggi possiamo ammirare. La Cattedrale di Foggia custodisce preziosi manufatti e parte degli originali prospetti romanici; le opere sul cornicione sono opera di Bartolomeo da Foggia. Di interesse è il portale di San Martino. La cripta del Succorpo è di origini medievali. Molto interessanti sono gli affreschi posti a decorazione della cripta, soprattutto quello raffigurante Gesù Maestro. L'altare maggiore nell'edificio sacro è stato realizzato in marmi policromi del settecento. Gli angeli a decorazione dell'altare sono stati realizzati da Giuseppe Sanmartino.
Tra i monumenti di maggiore interesse annoveriamo anche il notissimo Epitaffio. La struttura è stata realizzata nel 1651, la targa commemora il completamento di una reintegra dei confini dei tratturi, operata sotto Filippo IV di Spagna. L'epitaffio è uno dei pochi monumenti di Foggia che ha resistito a terremoti e bombe, che invece hanno danneggiato la maggior parte delle altre opere d'arte. Il monumento serviva a indicare ai pastori abruzzesi la via del ritorno ai propri paesi, durante il periodo della transumanza. Nei pressi del monumento un tempo era la Dogana della mena delle pecore in Puglia, istituita da Alfonso d'Aragona nel 1447.

ALCUNI PALAZZI STORICI

Palazzo Marzano (piazza Mercaro 49)
Questo è il palazzo più antico di Foggia, quello della famiglia Marzano, dei duchi di Sessa. Originariamente si accedeva al palazzo dal civico 80 di via Arpi, attraverso un ampio portale in pietra con la rispondenza nel cortile, trasformato prima del 1814 in un locale per attività commerciali. Oggi vi si accede da Piazza Mercato. Le finestre su via Arpi furono allungate in balconi nella prima metà del sec. XIX.

Palazzo Belvedere (via Arpi 103)
Il palazzo fu realizzato nel XVI secolo e fu dimora appunto della nobile famiglia Belvedere proveniente dalla Provenza nel Regno di Napoli con i fratelli Tommaso, Simone e Riccardo al seguito di Carlo I d'Angiò. Il primo a trasferirsi a Foggia fu Migliorello che aveva sposato la nobile Domitella Tarsia. Nel Palazzo, nel 1631, fu ospitata Maria d'Austria, diventata regina di Spagna per aver sposato l'imperatore Ferdinando III. In questa sede fu trasferita la Dogana di Foggia dopo il terremoto del 1731.

Palazzo De Víta De Luca (via Arpi 90)
Questo edificio prospiciente la piazza della Cattedrale fu costruito nel 1545. L'immobile, fra i più interessanti del centro antico di Foggia, si distingue per la linea architettonica e soprattutto per gli elementi decorativi che abbelliscono la sua facciata prospiciente via Arpi. Il portale è delimitato da due lesene scanalate a concavo e terminanti con capitelli ionici che sostengono un cornicione modanato con al centro il balcone. La eccellente resa plastica dei particolari ornamentali risalta con limpidezza soprattutto nelle lesene scanalate e fregiate da capitelli corinzi. Il balcone d'angolo con vico Peschi ha una cornice in pietra ornata da motivi a treccia. L'architrave - arricchito da motivi floreali a rilievo con sovrastante timpano curvo - è sormontato da uno stemma in pietra a dentello. Al piano superiore è stata allestita una ricostruzione di una casa tipo sul modello di quelle dei terrazzani; inoltre nelle varie teche sono presenti gioielli e soprammobili, come campane e statue di santi appartenenti a cittadini foggiani che, nel corso del tempo, ne hanno fatto dono al museo. Al secondo piano sono presenti due gallerie che ospitano, la prima, una vasta raccolta di reperti archeologici provenienti dall'antica Arpi e non solo, come vasellame, statue, utensili, oggetti in bronzo e ricostruzioni di abitazioni primitive. La seconda galleria ospita dipinti di indubbio valore soprattutto di artisti foggiani come Francesco Saverio Altamura, Domenico Caldara, Vincenzo Dattoli, napoletani e di scuola meridionale di varie epoche fino all'ottocento.

Civica Pinacoteca “Il Centro”
in via Marchese De Rosa, di recente apertura questa nuova struttura, sorta da un ex mercato, è destinata ad essere assieme al Museo Civico il perno fondamentale della cultura foggiana. La struttura si estende su due livelli ed ospita 150 tra dipinti e sculture risalenti al novecento di illustri artisti foggiani ma anche di nomi di calibro nazionale come Renato Guttuso e Carlo Levi.

Museo Provinciale del Territorio
in Via Arpi, presenta la storia e la vita delle popolazioni della Capitanata nei primi duemila anni dell'era cristiana.

Museo Provinciale di Storia e Naturale
in Viale Di Vittorio 31 c/o ex Liceo Marconi, che possiede varie collezioni faunistiche, ma anche fioristiche, minerali e rocce.

Museo Provinciale Interattivo delle Scienze
"Via Futura", in Via Imperiale c/o ITIS Da Vinci, unico museo del genere nel sud Italia, insieme alla Città della Scienza di Napoli.

Museo Diocesano
museo che si trova presso la chiesa dell' Annunziata, in Piazza De Sancits, contiene opere e suppellettili di arte sacra e tele del 700 provenienti da antichi monasteri della diocesi di Foggia.

Museo delle Croci
museo che narra la storia delle Croci, anche con documenti o reperti archeologici.

Museo Parco Archeologico Passo di Corvo
museo nei pressi di Arpinova, dove si trovano reperti del VI e del V millennio a.C. Museo della Religiosità Popolare in Piazza S. Eligio c/o Cripta Chiesa delle Croci o del Monte calvario (monumento nazionale), museo dove vi sono reperti e documenti della religiosità domestica e familiare e della Congregazione di Monte Calvario.

Museo del Centro Missionario Africano
presso il Convento dei Cappuccini - Piazza Immacolata, 4.

Museo Giordaniano, presso íl Teatro "Giordano"
in Piazza Battisti, contiene manoscritti, diari, spartiti, fotografie ed altro, del grande compositore foggiano.

Museo ex voto del Santuario Madonna Incoronata
si trova a Borgo Incoronata, presso l'omonimo santuario, contiene numerosi oggetti della civiltà contadina e della religiosità popolare e tavolette dipinte (ex voto), inerenti l'influenza e gli eventi prodigiosi provocati dalla Madonna dell'Incoronata.

Museo delle Carrozze, presso l'Istituto di Incremento Ippico di Foggia
in Via Caggese, allestito per ospitare finimenti ed esemplari unici, tra carrozze a quattro e due ruote, molte di provenienza XIX secolo.

Cartoline da Foggia

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