Il
ciclo di lavorazione del vino spumante, sia col metodo classico che
charmat, si differenzia da quello praticato per ottenere gli altri vini
in quanto nella spumantizzazione occorre prima produrre un vino detto vino
base (ottenuto secondo le consuete operazioni enologiche). In
un secondo momento si deve rendere spumante questo vino mediante
l'operazione detta presa di spuma, consistente in una seconda
fermentazione che avviene per aggiunta di zucchero e di lieviti.
Differente è il caso della spumantizzazione utilizzando zuccheri
endogeni: è il caso dell'Asti spumante che vedremo successivamente.
La
qualità di un vino base da destinare alla spumantizzazione dipende
da:
- vitigno,
- suolo,
- clima in generale, andamento climatico in particolare (nelle
singole fase fisiologiche dell'uva),
- grado di maturazione dell'uva,
- tecnologia di ammostamento e di fermentazione.
In generale l'uva per elaborare uno spumante deve permettere
la produzione di un vino base con contenuto in:
| alcool: |
conveniente |
| acidità
totale: |
sufficiente |
| estratto: |
leggero |
| colore: |
chiaro |
| polifenoli: |
bassissimo |
| ossidasi: |
assente |
| sali
minerali (ceneri): |
basso |
Grado di maturazione e integrità
delle uve
Il
grado di maturazione dell'uva determinante
per la qualità del vino base: in genere uve troppo mature non sono
adatte alla produzione di vini base spumante, poiché durante le fasi di
maturazione e surmaturazione i fenomeni respiratori della cellula
vegetale modificano sensibilmente gli equilibri di composizione. Da uve
molto mature si ottengono vini disarmonici e spesso poco acidi e di
facile ossidabilità. La scelta dell'epoca della vendemmia va quindi
fatta basandosi non solo sulla dotazione zuccherina; una vendemmia
opportunamente anticipata, compatibilmente con la varietà e con l'
andamento stagionale, consente la preparazione di vini base equilibrati
nella composizione e nei caratteri organolettici.
È indispensabile che le uve destinate alla produzione di spumanti siano
il più possibile integre. La distruzione della struttura cellulare
della bacca favorisce il rimescolamento di composti, ben compartimentati
all'interno dell'acino, provocando l'innesco di reazioni (per lo più
enzimatiche) che conducono alla formazione di sostanze indesiderabili ai
fini della qualità del futuro vino.
Lo stato sanitario dell'uva contribuisce alle menomazioni delle
strutture cellulari: la presenza della Botrytis negli acini crea
microfessure che facilitano la penetrazione degli agenti del marciume
acido rappresentato da un grande numero di specie di lieviti anomali.
L'attività metabolica di questa flora microbica provoca anomalie
compositive nei mosti, in conseguenza delle quali si instaurano
biochimismi che pregiudicano il normale svolgimento della fermentazione
alcolica e le caratteristiche chimiche e organolettiche dei vini che ne
derivano. In tal senso é senz'altro
razionale il conferimento in cassette di plastica, meglio se fessurate,
per l'aerazione . Solo in caso di contiguità di vigneti con lo
stabilimento dì spumantizzazione è accettabile un conferimento alla
rinfusa su rimorchi ribaltabili; si tratta qui solo di pochi minuti di
sosta delle uve dalla vigna allo stabilimento quando i vendemmiatori
siano in numero sufficiente per un rapido carico del rimorchio,
ribaltandovi in campagna le cassette di prima raccolta.
Quando
si utilizzano le tavole di scelta devono essere posizionate nella linea dell'uva non appena possibile dopo la raccolta. L'installazione su rimorchio in campo è utilizzata in alcuni casi. Alcuni preferiscono un lavoro più facile e più efficace in cantina in condizioni più comode.

Estrazione
del mosto
L'uva
deve essere torchiata o pressata a bassa pressione in modo da estrarre
dal 50 al 65% circa di mosto.
I moderni indirizzi di tecnica enologica consigliano l'uso di
attrezzature che non comportano l'intensa estrazione dei polifenoli e
degli enzimi ossidanti (principalmente localizzati nelle bucce, nei
vinaccioli e nella parte della polpa più vicina alla buccia) e nello
stesso tempo garantiscono al mosto i caratteri dell'uva originaria.
L'estrazione selettiva è possibile poiché i succhi contenuti nelle
diverse zone dell'acino hanno una diversa composizione.
Con
una lavorazione soffice si provoca la rottura del parenchima del
mesocarpo e la conseguente fuoriuscita del succo contenuto nei vacuoli
cellulari; con sistemi più drastici di spremitura si ottiene il
passaggio dei costituenti proteici, dei polifenoli e degli enzimi
ossidasici: in particolare la fuoriuscita di sostanze flavaniche (catechine,
proantocianine, oligomeri tannici) è condizionata dal gradiente di
spremitura.
Una buona scelta dell'apparecchiatura, ma soprattutto la regolazione dei
cicli di lavoro consentono di ottenere mosti ben equilibrati dal punto
di vista compositivo e rispondenti alle particolari esigenze della
spumantistica.



Qualsiasi pressatura deve ispirarsi ai seguenti principi:
- alimentare la pressa in maniera regolare e soffice. L'alimentazione forzata assiale proposta per alcune presse (di qualità) è un "nonsenso enologico": l'uva è triturata prima della pressatura.
- estrarre lentamente il massimo del succo a bassa pressione, rompendo la vinaccia per eliminare le tasche di succo (es: limitatore d'arretramento e vite girevole per le presse orizzontali meccaniche). La maggiore parte del succo di qualità è estratto rapidamente, mentre occorre molto tempo per estrarre le ultime frazioni di pessima qualità.
- sincronizzare la formazione dei succhi e il suo deflusso. Il funzionamento della pressa è comandato allo stesso tempo da un limitatore di pressione e dalla valutazione del flusso per avviare le fasi successive. Secondo i modelli, si scelgono i programmi per via meccanica (cursori, perni...) o elettronica.
- frazionare i succhi:
• possibilmente, isolare all'inizio della pressatura ad "acini interi" (dall'1 al 2-3% del succo totale), ricco di polveri e di residui diversi che si trovano sulle bucce.
• isolare sempre i succhi a fine pressatura (dal 10 a20% in generale) di qualità molto inferiore, che richiedono tempi lunghi di ottenimento. Questi succhi possono essere trattati in modo specifico prima di un'eventuale incorporazione alla massa.

Le
presse che oggi vengono considerate più idonee alla produzione di un
mosto bianco di qualità sono in genere quelle di tipo discontinuo.
Esse possono essere:
- verticali, a vite e a piatto mobile discendente;
- verticali idrauliche con piatto e gabbia ascendenti;
- verticali idrauliche con piatto discendente e gabbia fissa;
- orizzontali, a sgretolamento automatico, a vite, ad un piatto;
- orizzontali, a sgretolamento automatico, a vite, a due piatti;
- orizzontali pneumatiche, a polmone gonfiabile.

CONFRONTO
TRA ALCUNE PRESSE
La pressione massima di un torchio verticale idraulico è in genere
dell'ordine di 10 kg per cm2, mentre quella di un torchio
orizzontale può variare da 0,5 a 8 kg per cm2, a seconda del
tipo e del programma di pressatura adottato.
La
resa «classica», cioè quella che in linea di massima viene adottata
per una «pressatura di qualità», è la seguente: 150
kg di uva devono produrre 100 litri di mosto, così; suddivisi:
-
50 litri di mosto fiore;
- 16 litri di 1a qualità;
- 6 litri di 2a qualità;
- 28 litri di torchiato.

Solo in annate di uva particolarmente sana e povera di estratto, si
unisce il fiore con la frazione di 1a o con quella di 1a
e 2a qualità. Determinante in questa scelta di «unione» è
il contenuto in polifenoli e leucoantociani.
  
Illimpidimento
e stabilizzazione del mosto
I mosti ottenuti dalla pressatura, all'immissione in serbatoio, contengono fecce costituite da residui solidi di polpa, raspi, vinaccioli e da particelle terrose ma anche da lieviti, batteri e colloidi più o meno flocculati. Queste sostanze
devono essere eliminate per la vinificazione "in succo di sgrondo" dei vini
base spumante.
L'eliminazione delle fecce ha numerosi effetti positivi da ricercare o negativi da limitare.
L'eliminazione di una parte dei lieviti (al di sotto dei 100 000 cellule di lieviti/ml dopo un buon illimpidimento) ritarda l'avvio della fermentazione ad opera dei lieviti indigeni: l'aggiunta di lieviti è praticamente necessaria ma è altrettanto più efficace, senza la concorrenza dei lieviti indigeni.
L'eliminazione dei residui di bucce riduce la fermentescibilità dei mosti privandoli degli acidi grassi della pruina, fonti di "fattori di sopravvivenza" necessari a fine fermentazione.
Quest'eliminazione spiegherebbe sia la riduzione degli aromi varietali e dei "gusti di muffa" situati nelle bucce, nel caso di rigorosi
illimpidimenti. Le fecce eliminano una parte, a volte importante, dei residui di pesticidi presenti sulle bucce.
I mosti illimpiditi danno vini meno ricchi in alcoli superiori con odori pesanti e in composti in C6 con odori erbacei ma più ricchi in esteri etilici con acidi grassi, con odori piacevoli.
I mosti illimpiditi danno vini più poveri in composti solforati, con odori sgradevoli
(ridotto, cavolo, aglio...), pesanti (soprattutto il metionolo) e leggeri (soprattutto il metantiolo) formati dai lieviti.
La separazione dei residui terrosi riduce fortemente i tenori in ferro e in calcio dei vini.

Particolare importanza assumono i trattamenti
aventi lo scopo di eliminare il più possibile le sostanze fenoliche (in
particolare acidi fenolici e flavonoli) in quanto giocano un ruolo
fondamentale nei fenomeni di imbrunimento.
È pertanto indiscussa l'opportunità di allontanare il materiale
feccioso (in cui i polifenoli sono abbondanti nella fase prefermentativa)
per ottenere vini rispondenti alle particolari esigenze della
spumantistica.
Il termine medio tra un illimpidimento troppo spinto ed insufficiente è attualmente fissato sui 100-250
NTU
.
Sotto i 50
NTU
, i rischi di arresto-rallentamento fermentativo sono molto elevati; oltre i 250-300
NTU
, i gusti cattivi sono frequenti. In tutti i casi
l'illimpidimento deve intervenire immediatamente dopo l'estrazione dei succhi per ridurre la solubilizzazione delle particelle e le trasformazioni chimico-fisiche negative.
Le tecniche fino ad ora più utilizzate per la separazione
solido-liquido sono: la defecazione mediante decantazione per gravità e
la defecazione dinamica mediante centrifugazione e filtrazione. Queste
operazioni sono generalmente completate e/o facilitate con interventi di
chiarificazione mediante coadiuvanti opportunamente scelti (caseinato di
potassio, gelatina, sol di silice, bentonite, carboni attivati).
Il travaso in serbatoio del mosto permette la separazione delle particelle in sospensione, per gravità naturale. Si ottengono i migliori risultati applicando le seguenti norme:
- solfitare correttamente per evitare ogni inizio di fermentazione;
- utilizzare serbatoi d'illimpidimento quanto più bassi possibile;
- evitare le variazioni di temperatura che causano correnti di convezione;
- il freddo ritarda lo sviluppo dei lieviti, ma rallenta anche l'azione chiarificante degli enzimi endogeni o esogeni.
Per completare l'azione degli enzimi dell'uva si dispone, dal 1960 circa, di
preparazioni enzimatiche
commerciali. Riducendo la dimensione delle molecole
pectiche, queste preparazioni migliorano l'estrazione dei mosti in occasione dello sgrondo e della pressatura, diminuiscono la viscosità del mosto e facilitano la sedimentazione delle particelle fecciose.
L'illimpidimento è più rapido e più intenso, a volte troppo, eccetto in presenza di glucani prodotti dalle muffe che possono essere eliminati soltanto dalla
glucanasi. Questi prodotti si utilizzano preferibilmente nel mosto-vino, in assenza di bentonite che fisserebbe l'enzima, dopo una prova preliminare destinata a determinare la quantità ottimale.
Utilizzati sull'uva, gli enzimi pectolitici facilitano la pressatura (rapidità, resa in succo) ma potrebbero anche far apparire difetti derivanti dalle uve ammuffite. Facilitano le chiarifiche e le filtrazioni ulteriori. I prodotti commerciali attuali sono molto efficaci,
ma occorre usare soltanto enzimi "purificati" (detti FCE) che non aumentino i fenoli volatili (vinil-4-fenolo) con odori sgradevoli.
MEDODI
DI ILLIMPIDIMENTO
La
tonalità rosata (così detta «macchia di colore»), quando
il mosto è stato ottenuto da uve nere viene corretta aggiungendo
al mosto poche decine di grammi di carbone decolorante per ettolitro di
prodotto. Questa addizione deve essere attuata solo se ritenuta
strettamente necessaria in quanto essa comporta anche una certa perdita
di profumi e aromi. Per
altro una tonalità molto tenue di colore rosa viene facilmente
eliminata senza l'intervento suddetto, ma semplicemente grazie alle
successive operazioni cui viene sottoposto il prodotto nelle varie fasi
della spumantizzazione.
Fermentazione
del vino base
Al
mosto defecato e/o filtrato vanno aggiunti in genere, i fermenti
selezionati, in quantità tale da fare iniziare subito la
fermentazione, in presenza di almeno 3-5 milioni di cellule di lievito
per ml. A questo punto possono venir aggiunte congrue quantità di sali
di ammonio che influenzano in modo significativo l'attività
metabolico-fermentativa del lievito (minore formazione di H2S).
Molto utile risulta anche una aggiunta di vitamina B1. Infatti la
quantità di acido piruvico e alfa-chetoglutarico, noti per le loro
facili se pur instabili combinazioni con l’SO2, in un mosto
trattato con tiamina, si riducono per il primo addirittura ad un decimo
e per
il secondo alla metà, contro quelle di un mosto non trattato con
vitamine B1.
Il
mosto è fermentato lentamente a bassa temperatura ( <20°C ) (la
temperatura di fermentazione viene controllata con le tecniche
disponibili in cantina e possono variare dagli avanzati sistemi di
serbatoi termocondizionati, all'impiego di sistemi aperti di
refrigerazione, al semplice raffreddamento di serbatoi mediante
ruscellamento di acqua fredda sulla loro superficie).
Il
vino così ottenuto (avente un grado alcolico di 10°-11°) necessita
delle normali procedure di stabilizzazione che lo rendono pronto per la
fase successiva di spumantizzazione.
Il
lievito selezionato, inoltre, non deve produrre né SO2 é H2S,
acidi organici volatili, alcoli superiori; deve resistere a discrete
dosi di SO2, a pH bassi, a tenori medio-alti di alcol; non
deve attaccare (se non in minima misura) l'acido malico, per
trasformarlo in composti diversi, alcol etilico compreso. Inoltre deve
riprodursi facilmente e copiosamente all'inizio, e poi fermentare gli
zuccheri nel modo più completo, economico ed in pochi giorni; deve
migliorare la qualità dell'uva permettendo la produzione di vino di
qualità. L'uso di fermenti liofilizzati, prodotti da alcune Aziende
specializzate, si è dimostrato molto utile, soprattutto per la facilità
e celerità dell'impiego.
Le
specie di lieviti selezionati oggi più diffuse sono: Saccharomyces
cerevisiae e Saccharomyces bayanus.
Come
lo descrive un giornalista
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