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Una legge del 22 luglio 1927 determina i criteri della denominazione "champagne", sia per il territorio che per le uve da utilizzare. Per quanto riguarda il primo, esso è diviso in due grandi zone: la
Côte de l'Île-de-France, che ha il suo cuore nella Vallée de la Marne, e la Côte des Bar, conosciuta anche come Aube. In realtà, i territori selezionati dall'INAO (Institut National de l'Origine e de la Qualité) per la produzione dello champagne sono quattro: la Montagne (le Reims, la Vallée de la Marne, la
Côte des Blancs, nella quale viene inglobata la Cote de Sézanne, e la Côte des Bar o Aube.
Gli ettari in produzione nel 2002 erano 32.173, sui 33.975 effettivamente utilizzabili per la denominazione. All'interno di questi terroir, sono stati identificati 319 comuni produttori che hanno avuto la
cdenominazione di cru.
E qui bisogna sottolineare come nella Champagne il concetto di cru sia diverso rispetto alle altre grandi regioni vinicole francesi, e non solo. In queste ultime, con il termine
cru si parla di vini tratti da un singolo vigneto, nella Champagne invece il riferimento è al comune di produzione.
I vini tratti da un singolo vigneto non portano particolari denominazioni, con l'esclusione di quelli, rari ma celebri, prodotti in un terreno chiuso
(da muretti e denominati clos: Clos du Mesnil di Krug, Clos des Goisses di Philipponat, Clos St. Hilaire di Billecart-Salmon, Clos Faubourg Notre Dame di Veuve Fourny, Clos du Moulin di Cattier, Clos Cazals di Claude Cazals e pochi altri.
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