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Il
gas responsabile della formazione delle bollicine dello spumante è
l'anidride carbonica, prodotta dai lieviti durante la seconda
fermentazione nella bottiglia tappata.
Insieme all'anidride carbonica, l'altro prodotto di degradazione del glucosio è l'alcool etilico. L'equazione di bilancio della fermentazione alcolica, formulata da Pasteur nel 1857 è la seguente:
In rispetto della stechiometria di reazione un tirage a 24 g di zucchero per litro di vino produce in teoria una massa mCO2 = 11,7 g di CO2 e una massa mC2H5OH = 12,2 g di etanolo per litro di vino fermentato. Noto che la massa volumica dell'etano è di rC2H5OH = 800 kg/m3 , la massa di etanolo prodotta durante la presa di spuma porta ad un aumento della gradazione alcolica del vino pari a:
La CO2 alle condizioni di temperatura e pressione nella bottiglia è in forma gassosa, di conseguenza è più appropriato calcolare il volume che occuperebbe allo stato gassoso, piuttosto che parlare del suo peso. Quale volume vCO2 occupa da quantità di anidride carbonica prodotta durante la presa di spuma, ad 1 atm e 20 °C ?
Sono dunque 6,5 litri di CO2 gassosa prodotti per litro di vino durante la seconda fermentazione in bottiglia. Per una classica bottiglia da 75 cl, ci saranno, in definitiva, circa 5 litri di gas CO2 (circa 9 grammi) intrappolati sotto il tappo. In base alla legge di Henry tra le molecole di diossido di carbonio disciolte nel liquido e quelle in fase di vapore al di sotto del tappo si stabilisce infatti un equilibrio. Prima che la bottiglia venga aperta, la pressione di diossido di carbonio al di sotto del tappo è di circa 6 atm, mentre la quantità di molecole di diossido di carbonio disciolte e in equilibrio è di circa 12 g per litro di vino.
Quando la
bottiglia viene aperta la pressione del diossido di carbonio in fase
gassosa cala all'improvviso rompendo l'equilibrio termodinamico della
bottiglia chiusa: il liquido, a questo punto, diventa soprasaturo perché
contiene un eccesso di molecole di diossido di carbonio rispetto
all'atmosfera esterna alla bottiglia. Per stabilire un nuovo stato di
equilibrio stabile, corrispondente alla pressione parziale delle
molecole di diossido di carbonio nell'atmosfera, quasi tutte le molecole
di CO2 disciolte nello spumante devono disperdersi. Assumendo che una classica flûte contenga circa 0,1 litri di spumante, si può stimare che devono sfuggire dal bicchiere circa 0,7 litri di anidride carbonica gassosa perché si ristabilisca un equilibrio. Per farci un'idea di quante bollicine corrispondono a questa quantità possiamo dividere il volume del diossido di carbonio gassoso presente nella flûte (circa 0,7 litri) per il volume medio di una bolla (che ha un diametro di circa 500 mm). Si otterrà così un valore molto alto corrispondente all'elevato numero di bollicine che deve sfuggire dalla flûte di spumante prima che il liquido raggiunga nuovamente l'equilibrio, vale a dire circa 11 milioni di bollicine, più della popolazione della città di New York!
1)
in modo diretto, attraverso la superficie dello spumante, 2) tramite la formazione di bolle. Esperimenti
recenti hanno dimostrato che in una classica flûte di cristallo
soltanto il 20% circa delle molecole sfugge in forma di bolle, mentre
oltre l'80% si disperde direttamente attraverso la superficie libera
dello spumante. Così, se non toccate il vostro bicchiere di spumante e
riuscite a resistere senza berlo finché l'effervescenza scompare, circa
2 milioni di bolle di diossido di carbonio si disperderanno dalla vostra
flûte. Ma, incominciamo innanzitutto con il chiederci: come si formano
le bolle ovvero dove avviene la loro nucleazione. Esaurimento dell’effervescenza Naturalmente, sono importanti le condizioni al contorno, la forma del bicchiere è fondamentale, così come l'intensità dell’effervescenza. Da come lo spumante viene versato esso perde continuamente anidride carbonica e l’effervescenza è sempre meno intenso nel bicchiere. L'energia cinetica trasportata dalle bollicine, che crescono nella salita per poi scoppiare in superficie rappresenta il "motore" del processo di effervescenza e diminuisce inesorabilmente col passare del tempo. È normale quindi che c’è una diminuzione di effervescenza durante l'assaggio, le due fotografie di seguito illustrano questo effetto. Le scansioni tomografiche sono state eseguite, rispettivamente, a due minuti (Figura a), e a ventina di minuti (Figura b) dopo che lo spumante era stato versato nella flûte.
A ventina di minuti dopo il riempimento della flûte, l'effervescenza non ha più energie sufficiente per mettere in movimento il volume di liquido, cosa contraria a due minuti. Difatti i vortici ad anello sono presenti solo sulla superficie, ma a pochi centimetri sotto tutto e calmo. Più di metà del volume di spumante è letteralmente "isolato" dalla superficie e, di fatto, non parteciperà allo scambio di gas. Di conseguenza da una parte si formano meno bollicine, ma anche meno gas si disperde dalla superficie che rappresenta circa l’80% del modo di desorbimento della CO2. Dunque mentre l’effetto visivo (perlage) dopo circa mezz’ora non sarà più osservabile, l’effetto gustativo (il pizzicore sulla lingua) durerà ancora per molto tempo , da una a due ore; questi tempi comunque sono molto relativi essendo molte le variabili che agiscono sul sistema: temperatura di servizio, concentrazione iniziale di CO2, viscosità del vino (soprattutto zuccheri presenti), modo di versare, ecc… Nei
liquidi soprasaturi di molecole di gas le bolle non si formano a
partire dal nulla. Perché le bolle nascano occorre che le molecole
di gas disciolte nel liquido si uniscano insieme e si facciano strada
risalendo attraverso le molecole di liquido unite tra loro dalle forze
di attrazione di Van der Waals . La
formazione di bolle nelle bibite effervescenti richiede la presenza di
sacche di gas di una certa dimensione che permettano alle molecole di
diossido di carbonio di superare la barriera energetica propria della
nucleazione assumendo liberamente l'aspetto di bolle. Secondo la
classica teoria della nucleazione, quando si stappa una bottiglia
di spumante il raggio critico (o, semplicemente, la dimensione) al di
sotto del quale è impossibile la produzione di bolle corrisponde
a circa 0,2 mm. Questo tipo di
nucleazione, a partire da preesistenti sacche di gas, è indicata dagli
studiosi come nucleazione eterogenea, per distinguerla dalla nucleazione
omogenea che si ha quando le bolle appaiono direttamente nel
complesso del liquido senza l'aiuto di centri di nucleazione
preesistenti, cioè di sacche di gas che facilitino la produzione delle
bolle. Usando
diversi metodi di microscopia si è studiato innanzitutto il processo di
formazione delle bollicine: contrariamente a un'idea diffusa, le
bollicine non si formano sulle imperfezioni del vetro, perché le
striature sono rare; la microscopia ha infatti rivelato che si formano
soprattutto sui depositi di calcare, di tartaro e sulle fibre di
cellulosa lasciate alla superficie dei bicchieri dagli strofinacci con i
quali li abbiamo asciugati.
Gran parte dei centri di nucleazione è costituita da fibre di cellulosa allungate, cave e grossolanamente cilindriche derivate da carta o stoffa che si posa sul vetro e proviene dall'aria circostante o rimane sul bicchiere dopo che è stato lavato e asciugato. Entro ogni fibra si trova una cavità, detta lume. Queste particelle cave, a causa delle loro caratteristiche e proprietà geometriche, non vengono bagnate completamente dallo spumante quando lo si versa nel bicchiere e dunque possono intrappolare piccole quantità di aria anche se la flûte è piena.
Nella
Figura si possono osservare 8 caratteristici centri di nucleazione
presenti in un bicchiere di spumante. Le sacche di gas intrappolate
nelle particelle sono visibili in modo molto chiaro. Queste sacche di
gas hanno dimensioni superiori a quelle del raggio critico necessario
per dare in qualche modo il via alla formazione delle bolle nel
liquido. Le sacche di gas aumentano di dimensione con il continuo
accumulo di molecole di diossido di carbonio cosí , alla fine, una
bollicina fuoriesce da una delle estremità della fibra e qualche volta
da entrambe.
Il
ciclo di produzione delle bolle di un dato centro di nucleazione ha una
propria frequenza di produzione, che corrisponde al numero di bolle
prodotte in un secondo. Dato che la cinetica della formazione
delle bolle è legata al contenuto del anidride carbonica disciolto, la
frequenza di formazione di un dato centro di nucleazione si riduce
progressivamente con il passare del tempo e con la diminuzione del
contenuto di anidride carbonica, fino all'interruzione. Per questo
stesso motivo la
frequenza di nascita delle bolle varia effettivamente da una bibita
all'altra. Negli spumanti i gas disciolti sono all'incirca tre volte più
abbondanti di quanto lo siano in una birra e i più attivi centri di
nucleazione liberano fino a 30 bolle al secondo mentre arrivano a
liberarne soltanto 10 al secondo in una birra. La
classica teoria della nucleazione ci dice anche che il raggio critico
utile per consentire la formazione di bolle a partire da preesistenti
sacche di gas non è fisso. Questo parametro si modifica nel tempo
all'interno di un bicchiere di spumante ed è inversamente proporzionale
al contenuto di anidride carbonica disciolta nel vino, perciò con
il diminuire progressivamente del contenuto di anidride carbonica
disciolta nel liquido il corrispondente raggio critico richiesto
per la formazione delle bolle aumenta
.
Con
il passare del tempo, dopo che lo spumante è stato versato nella flûte
e il livello del diossido di carbonio continua a ridursi, le bolle
originatesi a partire dalle più piccole particelle non sono più in
grado di raggiungere il raggio critico richiesto e i rispettivi centri
di nucleazione perciò cessano la loro produzione. Alla fine la
produzione di bolle si interrompe per tutte le particelle che agiscono
come centri di nucleazione, i centri di maggiori dimensioni sono
ovviamente quelli che smettono per ultimi di generare bolle. Tratto da: BOLLICINE di Gérard Liger-Belair Einaudi Editore |