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Salute, lettore!
Un Pace in Gesù Cristo Salvatore.
’illustrissimo maestro Pantagruele[1]
mi ha chiesto di trascrivere in modo breve e fedele ciò che gli sembra
degno di essere notato per il profitto generale della corporazione dei bevitori pantagrueliani; si sarebbe fatto carico lui stesso di questo grato compito e avrebbe scritto queste parole su tavole di
pietra[2]; ma dopo 184 646 boccali d'Angiò non governando più la lingua niente meno che la penna, lo stilo o il lapis, se dunque non fosse sopravvenuto un motivo eccezionale, senz'altro l'avrebbe fatto.
Bere il vino è, accanto al parlare smodato e alla preghiera ardente, l'attività che distingue l'uomo dagli altri esseri che vivono sulla terra, i volatili, i
mammiferi e i rettili, ai quali Dio non ha donato l'anima umana, benché taluni ritengano, come ha segnalato Enrico il Navigatore, che nella terra d'Africa viva una scimmia pelosa che non disdegna un
boccale[3]. E se poi Dio nella sua infinita saggezza ha scelto l'allegro Noè per fondare una nuova vita sulla terra, è stato senz'altro perché sapeva che poi lui, sul monte Ararat, avrebbe dedicato la stessa cura alla sua
vigna[4].
E in una botte viveva anche il grande Pitagora, che sapeva apprezzare il
Falerno[5]; e nelle stesse deliziose terme sguazzavano anche il gigante Gargantua e la sua eccelsa madre Gargamella, soprannominata
Golasecca[6].
E in tutte le hosterie, le taverne, le locande, le bettole, le mescite, le bottiglierie, le cantine in tutta la terra di Francia, nella terra di Thélème, nelle regioni di Utopia e
Dipsodia[7], nel Pittavino, nell'Angiò, nella Piccardia, nella Savoia, nella Linguadoca, nel Limosino e nella taverna della
Mula[8] molti giovani nobili e compari della corporazione degli ubriaconi sbattono le brocche sulla tavola e sulle panche per maggior gloria dello Spirito Santo. E che ci importa di
un'orecchia[9]!
Anche se ne dovessimo perdere una, possiamo sempre ascoltare la risacca del mare nelle brocche.
Ebbene, fratelli, mettete da parte i dadi! soffiatevi il moccio! abbottonatevi la patta! sollevate i boccali! e ascoltate le mie parole.
Ecco! non smettete di giocare a flux, glic e tric-trac[10], mentre vi dico queste sagge parole.
CHE IL VINO HA MOLTE QUALITÀ
hi! Fratelli! Agli abbeveratoi! Che il vino porti molti vantaggi e che curi le malattie dello spirito, è cosa certa.
L'uomo, se è sobrio, soffre di quell'inclinazione di cui parla Aristotele
(Entelechia, III)[11] alla disperazione e ha in continuazione paura, che faccia caldo o freddo, che sia ricco o non abbia un soldo. Se arriva il caldo la disperazione lo brucia, se arriva il freddo la disperazione lo fa tremare, se è ricco ha paura dei malfattori, se non ha un soldo ha paura degli esattori; perciò dice l'Ecclesiaste "il vino allieta la
vita"[12] e il mio buon maestro Pantagruele "la vita è il vino dell'uomo".
E perciò prescrive ai discepoli della corporazione un bel boccale appena versato contro:
la nostalgia
la melanconia
gli accoramenti
la tristezza
le afflizioni
la tetraggine
le pene
il crepacuore
il dolore
la nostalgia
la malinconia
la mestizia
la sorbonite
il rinsecchimento del cervello
gli strazi
i crucci
E dice loro in versi eleganti:
Oh fratello di bevute morto assetato
rovescia questo nettare sul palato,
l'età è sempre un po'più vecchia
possa tu il vino ber colla secchia.
E all'oste dice:
Dei commensali bisogna che ti curi
se la tua fortuna vuoi che duri
se fuggir vuoi ogni tuo danno,
e non impazzir già da quest’anno.
E aggiunge ancora all'oste:
Quando il legno curvo darà suo foco[13],
siederanno i fratelli in questo sacro loco.
Certo non mancherà chi s’arrisica di bere,
e allor prepariam tavola, tovaglia e bicchiere.
CHE IL VINO AIUTA
CONTRO TUTTI I DISTURBI INTERNI
a bere vino in quantità aiuta anche contro le malattie e i disturbi interni;
e i migliori clisteri alcolici sono i fiaschi, e il vino tra tutti gli espurgatori è il più potente, come si può verificare anche dal fatto che al mondo ci sono molti più tracannatori centenari che vecchi
dottori[14]; e a questi ultimi a volte la lingua
incespica[15] e sul letto di morte uno di loro ha detto: Cu, cu, cu!, e voleva dire: mi è scoppiato il
boccale[16]!
Pertanto bevete vino in quantità contro:
il bianco agli occhi[17],
la patina spessa[18],
la morva e il cimurro[19],
i bruciori di stomaco,
i giramenti di testa,
la puzza dei denti,
il turco,
il greco,
il gonfiore agli attributi[20],
le punture di spillo[21],
le enfiazioni[22],
il mal di cuore,
qualsivoglia membro,
il singhiozzo,
le forbicine nelle orecchie,
le rane[23] sulle guance,
oppure in mezzo alle cosce,
i topi tedeschi[24],
la putrefazione del fegato o della milza,
il dialetto della Savoia,
i calcoli,
le vesciche[25],
i fichi[26] al culo,
le bruciature,
la crescita della panza
et cœtera,
ma in particolare contro il rinsecchimento del cervello nella testa e l'itterizia. Contro ogni tipo di malattia bevete il vino adeguato:
il vino di Guascogna contro i giramenti di testa,
il vino di Borgogna contro le vesciche
et cœtera.
Per alcune di queste malattie a volte è opportuno mescolare al vino anche altre cose, come ad esempio:
cannella,
barba di Giove,
artemisia,
feci di topo,
salvia,
escrementi di piccione,
mandorle,
stella alpina,
merda di porco,
prunella grandiflora,
squartato
et cœtera.
Di tutto ciò il mio buon maestro Pantagruele ha scritto un trattato più dettagliato di un milione e mezzo di pagine e lo ha chiamato:
Sulle malattie nelle regioni di Dipsodia & Utopia
& la cura potente & infallibile contro di esse
con gran quantità di vino & con l'aiuto di Dio;
e più di un medico in tutto il nostro vasto mondo porta questo trattato sempre con sé in seno.
LAMENTATIO
itio[27]!
Garaus[28]!
Mi s'è seccata la gola!
M'arde il gozzo!
La lingua mi brucia!
L' anima fischia!
Le viscere stridono!
Soffoco! Soffoco! Soffoco!
Innaffiamo! Innaffiamo!
Beviamo tutti!
SUI DANNI DELL'ACQUA E DELLE DONNE
a sappiate che al vino non si può far torto con altre cose e che c'è da temer il peggio se al vino le mischiamo. La prima di tali cose è l'acqua, che, come verrà mostrato, è pericolosa per la vita stessa. Ci sono però dei farabutti che versano l'acqua direttamente sulla vinaccia, e poi lo chiamano vino di vinaccia. Perbacco! Con questo comportamento vergognoso fanno venire la scabbia, la
pipita[29], i foruncoli e la diarrea. Altri versano l'acqua nelle botti e nelle caraffe, e non dicono nulla; nient'altro che di essere lasciati in pasto agli avvoltoi meriterebbero questi astuti uccelli. È cosa nota che Goffredo di
Buglione[30] alla vigilia dell'assalto ordinò di mandare ai maomettani una botte di vino battezzato: e i maomettani persero tutte le forze e si fecero sterminare senza difendersi.
La seconda di queste cose sono le donne che si vogliono maritare, che non hanno vergogna di nulla, pur di costringere i bevitori più vigorosi in
mandatum[31]. Circolano molte storie terrificanti su coloro che si sono appesi al collo un tale fardello e perciò la loro gola si è subito seccata; per questo motivo in verità i prevosti più accurati della corporazione dei nasi scintillanti non inseguono mai il matrimonio, visto che, come dicono i discepoli più scaltri, il vino giova alle donne se gli uomini lo
bevono[32], e quindi è cosa sicura che non hanno bisogno né di focolari né di corna.
ALTRE COSE DANNOSE
accanto all'acqua e alle donne rovinano un'impeccabile vita da bevitore ancora l'incauto affannarsi, il tribola¬, il faticare, il lavorare e il correre di qua e di là. Ci sono, certo, mestieri utili e importanti, come sostiene
Tiraqueau[33], come
la viticultura,
anche se altri non me ne vengono in mente. Guardate gli uccelli del
cielo[34]; guardate i piccoli tordi, come si rallegrano e cantano durante la
vendemmia[35]. E una gran mole di tomi, trattati, scritture, manuali, trattazioni, volumi e opuscoli eruditi dimostra quanto inadatto alla vita sia il lavoro; e chi vuole invecchiare in modo saggio, che dia un'occhiata alla bisaccia del mio buon maestro; in essa troverà queste opere:
De utilitate maximae ante laborem repugnantiœ[36]
De optimo modo nunquam laborandi[37],
De Maligni operibus, aut qui labores necessarii dicantur, et quomodo supersedi
possint[38],
De desidiœ beneficiis[39],
De otii beneficiis[40],
De stultis[41],
De honestarum cum paribus ebrietatum arte[42],
De quœstione subtilissima, utrum labor in nos invadere possit dum dormimus, et quomodo ab eo periculo Sancto Martino benigne adjuvande te defendas[43],
Quare Deus sibi similes nos creaverit[44].
Perché, perbacco!, la maggior parte dei lavori è estremamente pericolosa e chi sostiene il contrario è un matto a sonagli, un matto di sgrondatura e di prima
svinatura[45], un matto peggiore di
Quaglietta[46], un matto spropositato, un matto:
di nuova coda,
dalle molte code,
acquaresistente,
sintattico,
sinottico,
essenziale,
trotterellante,
orbitale[47],
di Nicea,
di Costantinopoli,
di Efeso,
di Calcedonia,
laterano,
di Lione,
di Costanza,
di Trento[48],
sincretico,
cerimoniale,
procinetico,
universitario,
registrato,
meritorio,
interdetto[49],
composito,
letterale,
sinodico,
promiscuo,
tiepido,
albeggiante,
mimetico,
involontario,
quasi sobrio.
Poiché coloro che non fanno niente, si siederanno alla destra di Dio, e coloro che corrono e si affannano e accumulano beni terreni e soldi a palate verranno gettati in un lago infuocato; e così anche coloro che usano le cantine per nascondere oro e argento invece che fiaschi e bottiglie; e allo stesso modo anche coloro che bestemmiano contro il Signore pensando al giorno
successivo[50]. E per tanto:
Gesù Cristo fa'sì che a tuo parere,
noi si possa ogni giorno bere,
e per l'eternità questa gioia godere.
CHE COS'È ADATTO ALLA MATTINA
anima allegra è la migliore medicina:
di questo si ricorda bene il tracannatore accanito che osserva i buoni costumi. Un vino squisito, bevuto a
secco[51], dà forze fresche a coloro che godono appieno le ore della civetta; perciò Ippocrate parla di vino scimmiesco che risveglia
l'allegria[52], di vino suino che favorisce il
vomito[53], di vino di Lione che è particolarmente adatto ai caratteri rabbiosi, di vino d'agnello che spinge a comportamenti moderati. Perbacco! Fratelli dal naso di scintilla! Tenete bene a mente: per bere il vino non è mai troppo presto. Perciò la prima cosa adatta alla mattina è sciacquare la bocca, ripulire i polmoni, lavare
l'intestino[54]: e poi
sarete per tutta la giornata arzilli e di passo leggero; e io non c'entro.
E il vino vi darà per tutto il giorno quell'andata di corpo solida e decisa che il saggio
Epistemone[55] chiama papale, perché è per sua stessa essenza infallibile. Al contrario, chi beve di mattina acqua o altre cose del genere, l'avrà insicura e a singhiozzo fino alle tarde ore serali; e si metterà a letto tutto sudato e farà brutti sogni, e al contrario colui che beve il vino avrà invece la coscienza pulita e la mente sgombra fino all'alba; e così giorno dopo giorno... e da capo.
E il vino vi donerà un'urina sana e rosea, vellutata come i palchi del cervo. Mentre coloro che bevono acqua l'avranno torbida e puzzolente di zolfo. E il vino vi donerà un pene saldo e di bell'aspetto; e lo potrete brandire a vostro diletto; e sarà un piacere osservarlo. Mentre coloro che bevono acqua lo avranno pieno di bollicine e pisceranno a singhiozzo.
E il vino vi porterà l'allegria sulle labbra; e canterete a pieni polmoni l'antichissima canzone:
Ubriacati, fratello, ubriacati,
bevi, fratello, bevi, bevi, bevi.
Ubriacati, fratello, ubriacati,
bevi, fratello, bevi.
Coloro invece che bevono acqua si trascineranno tutto il dì senza alcun diletto.
E il vino irrobustisce senza fallo i muscoli della pancia e dell'avambraccio, e le vostre gambe diventeranno come alberi maestri; al contrario coloro che bevono acqua saranno intontiti e non riusciranno nemmeno a sollevare la piccozza.
CONCLUSIONE:
ILLA BONIS CONSILIETUR AMICE[56]
llustrissimi bevitori! nobili gaglioffi!
onorevoli cionchi! indagatori di fiaschi! sollevatori di boccali! investigatori di pubi! responsabili della nebbia! discepoli di san
Martino[57]! depravati! alzatori di gomito! abbassatori di gomito! assetati e avvinazzati! banchettatori e tracannatori! annaffiatori di gole! pancioni! petomani e funamboli! fratelli carissimi! folli e bulatori! In conclusione ricordatevi ancora una cosa: se volete conservare la vostra vita in salute e freschezza di spirito, dovete rispettare con impegno queste sei cose: Non bevete mai da soli. La società dei bevitori è una casta molto rispettata e la sua parola sonante ha gran valore nei circoli dei gendarmi. E per di più: se cade qualcuno che sia ebbro, essendo pieno di nebbia fino alla gola, l'altro solleverà il suo
compagno[58].
Ebbene: all'alba, alla luce verginale della stella del mattino, la cosa migliore è brindare con Matusalemme; a mezzogiorno con Baldassare; al tramonto, invece, cozzerete i calici con
Nabucodonosor[59].
Bevete solo i vini migliori. Bevete vini forti. Plinio dice che è bene differenziare tra vina imbecilla e valida: e i nullafacenti danno la loro preferenza ai
secondi[60]. Evitate nel modo più assoluto invece le acquette e gli svaporati. Evitate la
feccia[61]!
Evitate anche la birra. Il poeta Basselin[62] chiama i bevitori di birra piscioni; e fa bene perché quella bevanda è buona soltanto per i fiamminghi e i tedeschi, che non sono di anima nobile. E bere la birra provoca numerose malattie: il Santo Padre Giulio beveva la birra e gli è cresciuta la barba[63]
; e ha provocato grande scandalo. Per questo anche Erasmo da Rotterdam dice che la birra è stata data per il sollazzo degli apostati e degli eretici, dato che si tratta di una pena sufficiente per qualsivoglia tipo di delitto[64]. Nel modo più assoluto sforzatevi però di evitare l'acqua; è tra tutti i liquidi il peggiore. Molti poeti
e lanzichenecchi sono sfortunatamente periti per colpa dell'acqua. L' acqua è dannosa in massimo grado per il suo fetore e il contagio della peste; come scrive Aristotele nella sua
Storia delle bestie[65], una volta ad Azia una gran quantità di cavallette ha bevuto dell'acqua e sono tutte cadute stecchite, sterminando con il loro fetore pestilenziale più di ottantamila persone. E i membri della congregazione della Santa Sede sanno bene quello che fanno, quando versano con gli imbuti l'acqua nelle viscere degli eretici[66]: perché gli uomini che bevono acqua hanno sempre qualcosa da nascondere e trattengono dentro di sé cose di cui
vergognarsi[67].
Ebbene! Prendiamo esempio dall'insegnamento di Gesù Cristo alle nozze di Cana in Galilea, dal sublime miracolo
dell'Agnello[68].
Evitate anche il sangue. Che il sangue sia nocivo al corpo umano è testimoniato da molti scritti e trattati medici, e anche il compare
Avicenna[69] consiglia di cavare sangue spesso. E che il sangue sia un liquido estremamente dannoso, lo testimonia anche il fatto che se colpiamo qualcuno con uno stiletto, il sangue inizia
subito a scorrere e schizzare: perché il corpo umano sfrutta qualsiasi occasione per liberarsi di quest'elemento nocivo; e Manardi da
Ferrara[70] ci insegna che è bene ascoltare ciò che il corpo ci comunica, perché attraverso di esso è lo Spirito Santo a parlarci. E per questo anche il Salvatore ha detto celebrando il vino: "Questo è il mio
sangue"[71], intendendo con questo che tutti dovremmo sostituire al nostro sangue il vino, come quando con un chiodo ne scacciamo un altro; e solo allora saremo sani e potremo amare Dio con il giusto fervore: Agios athanatos ho
Theos[72].
E, perbacco!, ancora una cosa: per lo spasso avete tutta la vita, e tutta la morte per il riposo.
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