Dalla letteratura greca

l dio figlio di Zeus
dispensa allo stesso modo
al ricco e al miserabile
il pacificante piacere
del vino.

                                  (Euripide, da "Le Baccanti")

l vino richiede la sua parte di acqua
e di conversazione.

                          (Senofane di Colofone VI sec. a.C.)

l pavimento splende; mani, tazze pulite.
Uno ci pone in capo le ghirlande,
un altro tende fiale di balsamo. Il cratere
troneggia pieno di serenità.
Altro vino promette di non tradirci mai;
è in serbo nei boccali, sa di fiore.
Ha ciascuno il suo pane biondo; la salda mensa
è carica di cacio e miele denso.
La casa è avvolta di festa e di musica.

                            (Senofane di Colofone VI sec. a.C.)

dove noti è vino, non è amore
né alcun altro diletto hanno i mortali.
          
       (da "Le Baccanti" - Euripide)


ciiti e Traci bevono 
vino non annacquato,
e credono di far cosa bella
versandoselo sui vestiti.

                                        (Platone)


l vino conforta la speranza.
                                    
(Aristotele)



l vino ammollisce e tempera lo spirito 
e induce gli affanni della mente ad assopirsi [...] 
ravviva la nostra gioia 
e alimenta la fiamma della vita quando vacilla.
Se beviamo con temperanza e piccoli sorsi
il vino stilla nei nostri polmoni
come la più dolce rugiada del mattino [...] . 
È allora che il vino invece di fare violenza alla nostra ragione 
ci invita garbatamente a una piacevole allegria.
                                         
(Socrate)


uvvia, beviamo!
perché aspettare le lucerne? 
Breve il tempo. O amato fanciullo,
prendi le grandi tazze variopinte, 
perché il figlio di Zeus e Semele 
diede agli uomini il vino
per dimenticare i dolori.
Versa due parti di acqua e una di vino; 
e colma le tazze fino all'orlo: 
e l'una segua subito l'altra. 
Gonfiati di vino.

                           (Alceo di Mitilene  VI sec. a.C.)


caccia il freddo
ammucchiando gran fuoco 
e mescendo senza risparmio vino dolce, 
e tempie cingendo di soffice lana.
                                
(Alceo di Mitilene)


Tempo d’estate

ino! I polmoni abbevera: 
però che l’altro volgesi 
e sotto alla canicola tutto nell' afa bruciasi;
le cicale cantano di tra le foglie e spandono 
di sotto l’ali un fervido canto, 
che che dir vogliamo ai raggi 
che le schiacciano piombando a perpendicolo.
E il cardo è in fior: le femmine sono a l’amor più facili ora;
ma fiacchi gli uomini, chè il capo offende Sirio e le ginocchia.

                             (Alceo di Mitilene)


elanippo, ubriacati con me.
Sceso di là dai gorghi d'Acheronte, oltre il varco,
rivedrai questa luce chiara? tu lo credi?....
Lascia, non pensare
-siamo giovani- al mondo di laggiù.
Ora, quale che sia la sorte, a noi s'addice bere.

                               (Alceo di Mitilene)


l vino è lo specchio dell'uomo.
                               (Alceo di Mitilene)


lle sventure non cediamo l'anima!
Bicchi, non gioverà questo tedio d'esistere. 
Il migliore farmaco è il vino, inebriarsi.

                               (Alceo di Mitilene)

ino e ferro vogl’io, come ai begli animi
Alceo chiedea nel cantico immortal:
il ferro per uccidere i tiranni,
il vin per celebrarne il funerale.

                           (Carducci, commento ad Alceo)


iova fra il giro delle coppe, nel simposio,
starsene a bere e bere conversando.
                           
(Focilide)


l bronzo è lo specchio del volto,
il vino quello della mente.

                               (Eschilo)


re coppe di vino, non di più
stabilisco per i bevitori assennati.
la prima per la salute di chi beve;
la seconda risveglia l'amore e il piacere;
la terza invita al sonno.
Bevuta questa, chi vuole essere saggio
se ne torna a casa.
La quarta non è più nostra. E' fuori misura.
La quinta urla;
sei significa ormai schiamazzi;
sette: occhi pesti;
otto: arriva la guardia;
nove: sale la bile;
dieci: si è perso il senno,
si cade a terra senza sensi.
Il vino versato troppo spesso in una piccola tazza
taglia le gambe al bevitore.
                          
(Eobulo)


n bel canto so intonare, di Dioniso re. 
Si chiama ditirambo: il vino mi ha folgorato l'anima.

                            (Archiloco di Paro)


rsù con la coppa 
passa tra i banchi della nave veloce,
togli i tappi agli orci capaci, 
e spilla il vino rosso fino alla feccia:
ché non potremo stare all'asciutto
durante questa veglia di guardia.
  
                                     (Archiloco di Paro)



ino, il più grande nettare
che gli dei concessero agli uomini.

                             (Autori Vari)


ioca il cottabo siculo, vibrando stille,
il cubito fa un'ansa..

                            (Anacreonte di Teo)


Simposio

u dunque, fanciullo, portami
la giara, che d’un fiato
io beva; mesci dieci misure
d’acqua e cinque di vino 
per lasciarci pervadere, senza oltraggio, del furore
di Dioniso vestito di pelli di volpe.

                              (Anacreonte di Teo 572 a.C.)


ia, così non si beve, tra sghignazzi 
ed ululati, alla maniera scitica:
ma a sorso a sorso, al ritmo dei dolci animi.

                              (Anacreonte di Teo)

fanciulle porgete da bere, 
che io voglio bere finché mi basti il fiato. 
Ho bevuto, ma voglio ribere, 
e tutto ardo, anelante, assetato.
          
(Ode 21 - Anacreonte )

enai con un piccolo pezzo di focaccia, 
ma bevvi avidamente un anfora di vino;
ora l’amata cetra tocco con dolcezza
e canto amore alla mia tenera fanciulla.                                        

                                   (Anacreonte)

ra porta il vino, ragazzo, 
porta a noi corone fiorite: 
fare a pugni con Eros io non voglio.

        (da Frammento 38 - Anacreonte)
            
 


on m'è caro chi presso al cratere ricolmo bevendo
narra i tumulti, le risse, le lagrimose guerre,
ma chi mescendo i bei doni di Afrodite,

e delle Muse, canta
l'amabile gioia.

                (Anacreonte  ca. 570 a.C. - ca. 485 a.C.)


uarda come barcolla per il vino
il vecchio Anacreonte, piegato sopra
una pietra liscia. Guarda che occhi avidi,
languidi, mentre si tira il mantello
sulle ginocchia. Ubriaco
ha perso un sandalo e nell'altro infila
il piede destro
pieno di rughe. E canta per l'amato
Batillo o per Megisteo
suonando mollemente la sua cetra.
Padre Dioniso, attento
a lui: non mi sembra giusto che un servo
di Bacco cada per colpa di Bacco.

                            (Leonida, XVI, 306)


Le nuvole
 
enite, o venerante nuvole! 
O che vostro soggiorno siano le nevicate, 
sacre vette d’olimpio, 
o che sacre intrecciate danze, 
del padre arcano nei verzieri 
con le ninfe e con anfore d’oro attingiate le linfe!

                              (della commedia Le Nuvole di Aristofane, 423 a.C.)


perché, vedete, l’uomo quando beve sta bene,
si arricchisce, fa migliori affari e vince le cause,
fa felice se stesso, e fa del bene ai suoi amici.
  
                                                 (Aristofane)


l Coppiere attinge dal vaso grande del vino
E lo porta d’attorno e lo versa nelle tazze.
                                          
(dall'Odissea  di Omero)

n vino dolce, purissimo…
Un odore soave si diffondeva su dal cratere
Un odore veramente portentoso.
                         
(dall'Odissea  di Omero IX 209-212)


ino pazzo che spingi anche l'uomo molto saggio
a intonare una canzone, a ridere di gusto,
lo induce a danzare e lascia sfuggire qualche parola
che era meglio tacere.

                              (dall'Odissea  di Omero)


e fossi colpito da morte, Cleòbulo,
prima di rinchiudermi nella tomba, ti prego,
ubriaca un'anfora di vino puro,
e poi scrivi sopra:
"Dono di Eros all'Ade".

                             (Meleagro)


ui sta la vecchia ubriacona Maronide
rovina delle bottiglie di vino.
Sulla sua tomba c'è un calice attico,
simbolo noto a tutti. Si lamenta
anche sottoterra: non per i figli
o il marito lasciati senza nulla;
piange solo per il calice vuoto.

                                  (Leonida di Taranto)

ui, dea di Cipro, prendi fasce
e in calici preziosi, lieve,
nettare intriso di gaiezza versa.

                                             (Saffo)


u m’hai rinfrescato l’anima che bruciava d’amore.
                                                                     (Saffo)


tava nel cratere l'ambrosia già ben mescolata,
Hermes prese la giara e versò: 
gli dei con un unico gesto levarono le coppe, libarono, 
augurando ogni bene allo sposo.
                                                            
(Saffo)


Dalla letteratura latina 


n vino veritas.
                             (Plino, Storia naturalis)


a forza sconvolgente il vino penetra l'uomo
e nelle vene sparge e distribuisce l'ardore.

        (dal "De Rerum Natura" Tito Lucrezio Caro)

enza Cercre e Bacco, Venere è gelata.
                 
(da "Eunuchus" Publio Terenzio Afro)  

ggiungimi vino, manda via col vino
i nuovi affanni, sì che il sonno venga
su me stanco e gli occhi miei ricopra.
Nessuno mi risvegli mentre sono
nel vino immerso e l'infelice amore s'acqueta.
La mia donna è sottoposta a rigida custodia:
dura spranga chiude la porta solida. 
                                        (Albio Tibullo)


o stesso, nella stagione più propizia,
pianterò tenere viti... 
E la Speranza non mi deluda
ma mi offra sempre grandi quantità di grano
e mosto generoso nel tino colmo.
 
                                            (Albio Tibullo)


l vino festeggi la giornata,
in un giorno lieto non è vergogna essere brilli.
                                             
(Albio Tibullo)

ascia pure all'erede ogni riposto avere,
ma il vin della cantina, tu te lo devi bere.
Cinque bicchieri si bevono per Livia, 
otto per Giustuna, quattro per Lina, 
e quattro anche per Lide e per Ida tre.
Tanti bicchieri siano per ciascuna, 
quante sono le lettere del nome,
e poiché nessuna d'essa viene, 
o Sonno, vieni almeno tu da me.

             (da "Epigrammi" Marco Valerio Marziale)



hi, dopo il vino, parla più di armi gravose
o della sua povertà?
Chi non esalta te, padre Bacco, 
e te, Venere bella?

         (da "Ode a Varo" Quinto Orazio Flacco)

ra, o Bacco, mi prostro alle tue are, umile
spira tu, placato, o padre,
alle mie vele un vento favorevole.
Tu puoi frenare della folle Venere la superbia;
gli affanni nel tuo vino trovano requie.
Tu gli amanti unisci e dividi:
da questo male scioglimi, o Bacco.

                     (Sesto Aurelio Properzio) 

l vino basta a vincere la viltà del pudore 
e a mettere in forza il piacere.

                              (Lucio Apuleio)



ora canterò Bacco
e con te, Bacco, i germogli del bosco,
i frutti dell'ulivo così lento a crescere.
Qui, padre Leneo,
qui dove tutto è pieno dei tuoi frutti,
dove per grazia tua fiorisce la campagna
traboccante di pampini autunnali
e sino all'orlo nei tini fermenta la vendemmia,
qui vieni, padre Leneo,
togliti i calzari
e tingiti con me di nuovo mosto
le gambe ignude.

                            (dalle Georgiche - libro secondo , Virgilio)

ra libiate a Giove con le coppe.
Invocate pregando il padre Anchise,
e ancora ponete sulla mensa il vino.
                                             ( Virgilio)



Per la morte del tiranno Mirsilo

ra, o compagni, è tempo di bere,
ora di battere la terra con piede sfrenato
ora d’imbandire il banchetto di ringraziamento 
agli dei con vivande degne dei sacerdoti Salii.


Omaggio a Mecenate

errai in tazze modeste,
il vino scadente della Sabina, 
che io stesso risposi ed impeciai in un’anfora greca, 
quando in teatro, o caro Mecenate, ti fu tributato l’applauso.
In casa tua tu berrai il cèmbo e l’uva pigiata
col torchio caleno. 
Le mie tazze non addolcisce né il vino di Falerno 
né quello dei colli di Formia.
                               
(dalle Odi di Orazio 65 a.C.)

uota cento bicchieri, o Mecenate, 
alla salute dell'amico salvo 
e prolunga le vigili lucerne fino all'aurora.

                                (dalle Odi di Orazio 65 a.C.)

ciogli il rigore del freddo 
ponendo con larghezza legna sul fuoco 
e generosamente versa, o Talioco, 
dall'anfora sabina vino di quattro anni ... 
 
                                                 (Orazio)


essuna poesia scritta da bevitori d'acqua
può piacere a lungo. 
Da quando Bacco ha arruolato poeti,
le dolci Muse san sempre di vini al mattino.
                                                  (Orazio)


a saggia versaci il tuo vino:
le troppe speranze 
Contieni in termini brevi: 
Parli e già l’ora è sfuggita

                                    
(Orazio)


llora tu laggiù consolerai col vino
e il canto il male,
e con i dolci colloqui la tristezza che ti sciupa. 
 
                                                  (Orazio)


agazzo che versi il vecchio Falerno,
riempi le tazze di quello più forte:
così decide l'arbitra Postumia,
ebbra più d'acino inebbriato.
E tu via di qui, vai dove ti pare,
acqua, peste del vino: và dai cauti
bevitori. Per noi il puro Tioniano.

                                   (Catullo)


iventa buon vino quello che,
nuovo, sembrava acerbo e aspro;
mentre il vino gradevole già
nella botte non regge
all'invecchiamento.

                                   (Seneca)


l vino prepara i cuori e
li rende più pronti alla passione.

                                    (Ovidio)

enza aprir bocca ti parlerò con le sopracciglia;
potrai leggere parole scritte con le dita,
parole disegnate con il vino.

                                    (Ovidio)


l vino dà coraggio

e rende gli uomini inclini alla passione.
                                         (Ovidio)


Omaggio a Cesare

ove, o bacco ,
mi rapisci invaso dal tuo nume?
In quali boschi o in quali spelonche 
sono io librato a volo con l’animo rinnovellato? 
Da quali recessi sarò udito, 
mentre mi accingo a collocare fra le stelle 
e al seguito di Giove, 
il grande Cesare nella sua gloria imperitura?


Orazio buongustaio

o un orcioletto pieno di vino d’Albano, 
vecchio di più di nove anni. 
La casa scintilla di argenterie; 
l’ara circondata di pure verbene, 
attende di essere tinta col sacrificio dell’agnello.
Fanciulli e fanciulle corrono qua è là alla mescolata!


Il monte Soratte

u vedi come di neve candido s’alzi il Soratte. 
Disciogli il freddo, 
gettando in abbondanza legna sul focolare 
e dall’anfora sabina più prodigio versa o Maliatte, 
vino di quattranni. 
Ai numi lascio e affido il resto…
Qual sia il damani fuggi dal chiedere;
Ascrivi a lucro ogni giorno che il fato ti concede 
e non avere a spregio i dolci amori e la danza.


Parole sagge a Leucanoe

on domandare, Lenconoe, 
qual termine gli dei abbiano 
assegnato a me, quale a te.
Qunti è meglio prendere in pace 
tutto quello che è da venire. 
Filtra il vino da bere e 
restringi in un ambito breve le lunghe speranze.
Cogli la giornata di oggi 
ma confida il meno possibile in quella di domani.



Il discorso di Trimalcione

himè, il vino vive dunque più di noi,
poveri omuncoli? 
Allora, beviamocelo tutto.
Il vino è vita. 
Qustro, poi, è opimiano autentico.
Ieri ne ho fatto mettere in tavola del meno buono; 
avevo infatti degli ospiti molto più di riguardo.
Ahimè poveri noi chè tutto è niente!
Solo quattr’ossa restan dell’ometto.
Tutti, nell’Orco, avremo questo aspetto:
viviamo, finchè il destin ce lo consente.

                        (Petronio, dal Satyricon)

Ricerca dei testi di
Delio Irmici
Archeo Club - Sez. San Severo

Chiudi