| PREPARAZIONE | ||||||||||||
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Bruciare un DISCHETTO di ZOLFO in un boccione vuoto da 5 litri e successivamente riempirlo di VINO BIANCO |
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10 ml di ACETO in 100 ml di VINO ROSSO |
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Frammentare
1/2 SUGHERO AMMUFFITO ed immergerli in
100 ml di VINO ROSSO |
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20 mg di ACETALDEIDE in 100 ml di VINO BIANCO |
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RICONOSCIMENTO |
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DISCUSSIONE |
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Va premesso che i difetti che si palesano con caratteri sensoriali di tipo fungino, di tipo ammuffito, di tipo terroso sono da tempo stati segnalati. Lorigine di questi difetti può derivare dalla contaminazione dei mosti e dei vini durante la vinificazione o la conservazione, a causa di contatti con materiali aventi essi stessi questi difetti (tappi di sughero e prodotti di trattamenti inquinanti, contenitori (vasche sotterranee, barriques) difettosi. Più frequentemente questi difetti si riscontrano nelle vendemmie alterate dal marciume grigio dovuto a Botritys cinerea, sovente associata ad altre forme di marciume (bianco, verde, giallo...). Abbondanti precipitazioni piovose o lacerazioni della buccia dovute a grandine sono considerati dei fattori aggravanti per la comparsa dei difetti in questione. In questi ultimi anni si è osservato un importante aumento della presenza nella uve e nei vini di odori di terra umida, di barbabietola, di humus, con dei livelli di intensità che alterano profondamente la qualità dei vini. In altri casi, delle note di humus, di canfora, poco percepiti direttamente, sono stati rinvenuti con una certa evidenza per via retronasale. La caratteristica comune di questi difetti è che riguardano uve giunte a maturità apparentemente colpite da muffa grigia. Va detto, tuttavia, che certuni difetti rilevati sulle uve (fungo, muffa, terroso..) possono sparire nel corso delle operazioni prefermentative o durante la fermentazione alcolica per le esigenze metaboliche del Saccharomyces cerevisiae. |
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L'odore
della solforosa (1)
è dovuto
all'addizione di questo prodotto antisettico e antiossidante,
normalmente utilizzato in cantina, in quantità eccessive. Esso è
riconoscibile anche dall'effetto collaterale rappresentato dall'azione
irritante che esercita sia sulla mucosa olfattiva che su quella
gustativa. APPROFONDIMENTO: ANIDRIDE SOLFOROSA IN ENOLOGIA Evoluzione
a
Tutti questi compostì hanno soglie di percezione organolettica molto basse (da 1 a 60 ppb) e possono conferire al vino odori estremamente sgradevoli (di uova marce, di cipolla, di cavolo).
I composti che apportano le sensazioni organolettiche peggiori sono i tioli che, delle sostanze solforate, rappresentano la frazione più volatile.
I vini elaborati da uve marce o in cattive condizioni di igiene possono portare a contaminazioni da lieviti e batteri
(Botritys cinerea, Kloeckera apiculata, Gluconobacter, Hansenula,
Pichia, ecc.) che riducono l'anidride solforosa libera. Questo fenomeno può essere promosso da livelli eccessivamente bassi di rame o da residui di determinati prodotti fitosanitari (metiltiofanato, Zineb a partire da 4 mg/L e zolfo a partire da 20 mg/L) e livelli bassi di azoto facilmente assimilabile (NFA). Un'altra causa, anche se meno frequente, sorge da residui di determinati pesticidi e da reazioni dell'acido solfidrico stesso. Appaiono il metantiolo, l'etantiolo e il dietilsolfuro (si produce per ossidazione del suo precursore l'etantiolo e ha odore di aglio marcio).
L'acido acetico/odore acescente (2) è dovuto all'eccessiva formazione di acido acetico (Aceto). L'acido acetico si produce per ossidazione enzimatica dell'etanolo del vino con la partecipazione dei batteri acetici (Acetobacter e Gluconobacter). Il contatto del vino con l'aria è un fattore determinante. Anche se tutti i vini contengono una percentuale di acido acetico (tant'è vero che esiste un criterio empirico che consente di valutarne la consistenza ed, eventualmente, il ruolo; esso vuole che la presenza espressa in g/l debba essere inferiore o prossima a un decimo del valore del grado alcolico), i valori della stessa rimangono sempre al di sotto dei 0,90 g/L nei rossi e di 0,65 g/L nei bianchi. Valori superiori a quelli indicati vanno oltre a quelli consentiti dalla normativa vigente e si rilevano con facilità con l'olfatto.
L'acido acetico costituisce il 95-98% dell'acidità volatile di un vino
finito. L"odore/gusto di tappo" (3)
Ampiamente conosciuto da tutti gli enologi, è sempre più noto anche tra i consumatori per la sua frequente comparsa. Si è d'accordo sul fatto che, in generale, tra un due e un cinque per cento delle bottiglie
presentano questo problema; comunque và tenuto presente che molte volte
si confonde l'odore/gusto di sughero con altri difetti non imputabili al tappo. Vi sono determinate sostanze che, da sole o in concomitanza con altre, producono sensazioni olfattive simili al classico odore/gusto di tappo. Il primo caso, pochissimo frequente, è dovuto a una cattiva igiene durante la fabbricazione oppure a plance di sughero raccolte dalla base del tronco
La maggior parte di questi microrganismi può sopravvivere su substrati disidratati e svilupparsi rapidamente alla minima variazione delle condizioni ambientali (temperatura e umidità), utilizzando i costituenti del sughero (polisaccaridi, lipidi, tannini) e le sostanze impiegate nei trattamenti di rifinitura dei tappi (paraffina, colle).
Il secondo caso, il più frequente, derivante da sostanze residue dei trattamenti
subiti dal sughero o ad eventuali soluzioni detergenti impiegate
per la pulizia della cantina (prodotti clorurati e atmosfera di cantina inquinata da cloro
libero), non totalmente asportate dalle vasche o
dalle botti, è dovuto alla presenza di 2,4,6-tricloroanisolo (TCA) che si può rilevare in concentrazioni molto basse dell'ordine di 2-4 nanogrammi/L a seconda della struttura del vino, il
2,3,4,6-tetracloroanisolo(TeCA) rilevabile in concentrazioni leggermente superiori dell'ordine di 20-30 nanogrammi/L e il 2,4,6-tribromoanisolo su cui, attualmente,
ci sono pochi dati disponibili. Appaiono anche, seppure con minore frequenza, veratrolo, 6-clorovanillina, 4-cloroguaiacolo e
4,5-dicloroguaiacolo; comunque i clorofenoli e soprattutto i cloroanisoli sono considerati i principali responsabili della comparsa del "gusto di muffa".
La terza causa è tipica dei tappi fabbricati in agglomerato. Anche se è stata rilevata eccezionalmente, quando appare è dovuta a solventi organici degli adesivi utilizzati per unire i vari grani di sughero. APPROFONDIMENTO CESSIONI TAPPO L"odore di mela molto matura/gusto di ossidato" (4)
, escludendo
i vini che per loro stessa tipologia "devono" essere in certa
misura ossidati (passiti, liquorosi,, ecc..), nei vini che devono essere
bevuti freschi è un difetto: è l'odore di "cotto", di
bruciato, di marsalato o maderizzato dovuto alla eccessiva
ossigenazione e a un tenore eccessivo dell'acetaldeide generalmente superiore a 90 mg/L in assenza di
anidride solforosa libera.
ACETALDEIDE: LIMITARLA SI PUÓ ?
Odore di Kerosene, olio minerale o gomma bruciata ,le barriques, quando sono state ricondizionate, possono produrre determinati derivati fenolici che conferiscono questo odore caratteristico. Si rileva il m-etilfenolo a partire da 40 µg/L e i dimetossifenoli a partire da 400 µg/L. In altri casi, si tratta di aromi di riduzione che si sono formati una volta che il vino è stato imbottigliato, come nel caso del 1, 1, 6-trimetil-1,2-diidronaftalene (TDN) frequente in certi vini bianchi, come ad esempio il Riesling. Si rileva a partire da 20 µg/L. A volte anche il dietilsolfuro e l'etanotiolo presentano questo aroma.
Accidentalmente e molto raramente, piccole quantità di gasolio agricolo si possono mescolare con la vendemmia dando origine all'odore di questa miscela di idrocarburi;
con una soglia di rilevazione olfattiva, molto probabilmente, è al di sotto dei 10 µg/L. Odore di affumicato, farmacia, sudore di cavallo, cuoio, speziato o resinoso
questi odori sono difficili da descrivere, ma vengono identificati facilmente. In generale, si producono quando l'anidride solforosa è stata insufficiente e la frazione libera è presente al di sotto dei 15 mg/L.
In recenti pubblicazioni si sostiene che anche specie del genere Candida possono produrre queste sostanze. Con la presenza contemporanea di lieviti dei generi Brettanomyces e Dekkera, si producono i fenoli volatili 4-etilfenolo e 4-etilguaiacolo grazie all'attività sequenziale di due enzimi che decarbossilano gli acidi idrossicinnamici dando idrossistireni, che vengono alla fine ridotti a etilderivati. L'acido p-cumarico è il substrato del 4-etilfenolo e l'acido ferulico il substrato del 4-etilguaiacolo.
Nei vini rossi, soprattutto invecchiati, avviene a volte questa degradazione batterica. Il 4-etilfenolo si rileva a partire da 0,6 mg/L in vini rossi e a partire da 0,4 mg/L nei vini bianchi. Il 4-etilguaiacolo si rileva a partire da 0,2 mg/L. Entrambe le sostanze appaiono nei vini contaminati da Brettanomyces. Le loro concentrazioni variano in base alla concentrazione iniziale dei relativi precursori, che a sua volta varia in base al vitigno, alle caratteristiche pedologiche, al microclima, al sistema ed alle condizioni di vinificazione, alle contaminazioni incrociate, ecc. In generale, la proporzione tra entrambi i fenoli volatili, si avvicina a 8:1 (4EF:4EG) e può oscillare tra 6:1 e 12:1. La comparsa congiunta di entrambe le sostanze è nota in lingua inglese come "phenolic taint" o "phenolic odour". Questa particolarità, assieme alle caratteristiche della matrice vino, suscita vari dibattiti nell'analisi sensoriale. Ricordiamo adesso l'effetto soppressore della vaniglia su queste due molecole. Queste contaminazioni sono rare nei vini bianchi, probabilmente a causa dei loro pH più bassi. La crescita ottimale del Brettanomyces avviene con un pH 5,4. Un'origine chimica di questo difetto si può riscontrare nell'utilizzo di determinati enzimi pectolitici che svolgono, inoltre, una certa attività cinnamato decarbossilasi. Il 4-etilfenolo è l'odore classico di stalla, sudore di cavallo, mescolato al cuoio. Il 4-etil guaiacolo è un odore più vicino alla farmacia, chimico. Con minore frequenza appaiono anche il 4-vinilfenolo ed il 4-vinilguaiacolo. ORIGINE E PROPRIETÀ DEI FENOLI VOLATILI ENZIMI E LIEVITI NEI CONFRONTI DEI VINILFENOLI Gusto di vino vecchio , com'è noto, la temperatura ottimale di fermentazione, per ottenere vini con un giusto equilibrio aromatico, deve essere compresa fra i 15° ed i 20°C per i vini bianchi e fra i 25°-30°C per i rossi. Alte temperature di fermentazione possono favorire la formazione di notevoli quantità di esteri degli acidi succinico, malico e lattico, tipici dei vini vecchi. Tra questi composti il lattato di etile (presente in dosi elevate nei vini che hanno subito la fermentazione malolattica) non costituisce di per sé un fattore organolettico negativo, ma contribuisce significativamente ad annullare i caratteri di freschezza. Gusto di mandorle amare
è dovuto all'aldeide benzoica che si rileva a livello di gusto a partire da 2-3
mg/L. Studiando i precursori di aromi esistenti nelle uve,
si nota la presenza costante dell'aldeide benzoica nei vini, ma il tenore, alla conclusione della fermentazione alcolica dei mosti, non eccede mai 0,5 mg/L. Questo tenore può essere aumentato nei vini derivati da vinificazione per macerazione carbonica
. L'invecchiamento dello spumante metodo classico si accompagna ugualmente ad un netto incremento del tenore di
quest'aldeide. Secondo
studi recenti, la benzaldeide si forma per ossidazione enzimatica
dell'alcole benzilico che può derivare dal metabolismo di diversi ceppi
di lieviti o può essere contenuto naturalmente nel succo d'uva, in
quantità molto piccole.
Esistono altri casi di contaminazione organolettica per contatto del vino con alcuni materiali, in particolare, quelli utilizzati per la filtrazione. Difatti, secondo alcuni studi, la presenza di quantità elevate di benzaldeide sarebbe dovuta all'impiego di chiarificanti a base di gelatine che spesso contengono alcole benzilico ad alte concentrazioni.
Un'indicazione che, opportunamente approfondita, potrebbe essere sfruttata per eliminare dal vino l'odore anomalo di mandorla amara, deriva dalla capacità dimostrata da diversi ceppi di lievito di degradare la benzaldeide. Odore di geranio
, si riscontra saltuariamente in vini addizionati di sorbito di potassio, additivo usato per i suoi effetti inibitori nei riguardi dei lieviti. È stato dimostrato che i batteri lattici ed in particolare il
Leuconostoc oenos possono metabolizzare questo additivo con formazione di odore di geranio.
Benché il meccanismo della riduzione dell'acido sorbico ad alcole non sia ancora stato chiarito, l'ipotesi più recente è quella di
una reazione in cui sono coinvolti enzimi a bassa specificità presenti in alcuni batteri lattici che si riscontrano nel vino.
L'impiego dell'acido sorbico deve, dunque, essere limitato alla conservazione dei vini dolci, a complemento di una dose di SO2 sufficiente ad escludere ogni intervento batterico. Odore di muffa , da non confondere con l'odore di tappo. L'odore di muffa proviene generalmente dalle superfici con cui è stato in contatto il vino prima dell'imbottigliamento. E dovuto a varie sostanze prodotte da diverse famiglie di funghi che si sono "insediate" per mancanza di igiene nei serbatoi, botti, altri recipienti e condutture. E il caso dell' ammuffito che si nota in vini invecchiati in barriques contaminate. Anche nei succhi d'uva derivati da uve nere e bianche alterate da diverse forme di muffa sono stati rinvenuti difetti dovuti al carattere fungino, di muffa o di terra. I microrganismi responsabili non sono stati sempre caratterizzati, ma un numero di riferimenti olfattivi ad essi conseguenti è stato evidenziato mediante GC-olfattometria ed alcuni composti volatili sono stati identificati. Alcuni alcoli e chetoni insaturi a 8 atomi di carbonio, come il 1-octene-3-olo, oppure 1'1-octene-3-one e il 2-octene-1-olo sono sistematicamente associati agli odori di fungo rinvenuti nelle uve colpite dalla muffa grigia. Altre sostanze chimiche responsabili di questo odore sono il 2,4-dicloro-6-metilanisolo, guaiacolo, 2-metilisorboneolo e determinati cresoli clorati.
Questi composti sono i metaboliti di numerose specie fungine e sono prodotti della degradazione degli acidi grassi insaturi.
Altri composti, dotati di strutture complesse e tutti caratterizzati da note di canfora e di terra, sono stati evidenziati nelle uve sia bianche che nere vendemmiate dopo uno sviluppo aerobico importante di Botrytis cinerea. Il 2-metilisoborneolo, fra i composti identificati a odore terroso, sembra essere la principale fonte del difetto di muffa delle uve nere colpite, sovente nel cuore del grappolo, dalla muffa grigia. Numerosi fra i costituenti citati vengono degradati nel corso della fermentazione alcolica in composti molto meno odorosi. Così l'1-octen-3-one viene ridotto in 3-octanone, la cui soglia di percezione è 1000 volte meno odorosa grazie all'attività enone-riduttasi del lievito.
Il 2-metil-soborneolo viene degradato così rapidamente da non inquinare l'aroma del vino. Per contro nei vini Pinot nero risultano stabili nel corso del tempo alcuni composti dal forte odore di humus e di canfora, percepibili soprattutto per via retronasale. Questi difetti evidenziano, quando le condizione climatiche durante la maturazione sono sfavorevoli, la comparsa nei vigneti di nuove forme di muffa, con delle conseguenze organolettiche più o meno importanti. Sapore stitico
, è un sapore metallico ed astringente al tempo stesso, dovuto a un eccesso di rame o zinco e, in minor misura, a un eccesso di ferro. In genere lo presentano vini semplici, poco curati o a cui è stato aggiunto solfato di rame per eliminare i difetti di ridotto.
Gusto di
topo"mousy wines" ,
questo difetto olfattivo dà effettivamente un odore che ricorda il topo. Esso è stato osservato nei vini mal conservati e, in particolare, insufficientemente solfitati; per questa ragione, senza dubbio,
si relega il Ğgusto di topoğ nei difetti di ossidoriduzione. Il Ğgusto di topoğ corrisponde a un'autentica puzza che si avverte al termine della degustazione e sembra dovuta a dei prodotti poco volatili. La si distingue più agevolmente dopo avere bagnato le dita nel liquido contaminato e dopo averle lasciate asciugare.
Lìodore compare qualche tempo dopo l'evaporazione.
Questo composto nasce in seguito alla reazione di Maillard partendo da un composto di Amadori formato dal glucosio e dalla prolina. Con un pH acido del vino, la reazione è lenta. Si rileva postgusto dal momento che questo composto per essere volatile deve avere un pH neutro. Il suo limite olfattivo nel vino gira intorno ai 10 µg/L. E stato rilevato fino a 106 µg/L.
Questi composti sono stati rilevati anche in alimenti e bevande che hanno subito trattamenti termici, come prodotto della reazione di Maillard tra aminoacidi e zuccherì. È ipotizzabile quindi che la formazione dei derivati piridinici in vini alterati avvenga attraverso una via biosintetica analoga alla reazione di Maillard. Recentemente si è dimostrato che la biosintesi di questi composti supporrebbe delle condizioni del mezzo abbastanza restrittive con la presenza indispensabile di etanolo e di lisina. Odore latteo e di burro
, è ciò che viene chiamato odore chinonico. Poco frequente, causato dalla presenza di acetoina e/o diacetile (2,3-butandione) e anche, eccezionalmente, il 2,3-butandiolo quando si trova in quantità elevate, superiori a 1 g/L. Appaiono come conseguenza di una contaminazione da Saccharomycodes ludwigii o
Schizosaccharomyces pombe, tipica di zone calde e in mosti eccessivamente solfitati. Anche in fermentazioni malolattiche prodotte da batteri dei generi
Pediococcus e Lactobacillus che degradano l'acido citrico. Il limite olfattivo del diacetile si colloca intorno a 5 mg/L.
Gusto di cemento
, dovuto al contatto del vino con serbatoi di cemento o rivestiti di piastrelle vetrificate. A volte si mescola con un certo tono di ammuffito quando si tratta di serbatoi che hanno impiegato molto tempo per asciugarsi dopo il lavaggio e prima di essere utilizzati.
Gusto di Luce (Goût de Lumière) , è un difetto oggi poco frequente, per fortuna.
E' dovuto alla presenza di alcuni composti solforati che si sono formati a partire dall'etanolo e dall'anidride solforosa per una reazione di tipo fotochimico. L'energia per produrre questa reazione
proviene dalla luce che, attraversando il vetro della bottiglia, penetra al suo
interno e reagisce con l'acido solforico, H2S, prodotto a partire
dall'SO2 per via di riduzione diretta o per via fermentativa. Si formano composti del tipo R-S-R o R-S-S-R nei quali R, in genere è
C2H5 (etile) proveniente dall'etanolo. CH3-CH2-S-S-CH2-CH3 La loro formazione ha origine dagli aminoacidi solforati quali la metionina che viene ossidata a metionale attraverso una reazione chimica catalizzata dalla riboflavina.
Il metionale è a sua volta fotodegradabile e si scinde in acroleina e metilsolfuro, quest'ultimo è precursore della formazione di tioeteri e disolfuri organici. APPROFONDIMENTO SUL "GUSTO DI LUCE" Gusto di sapone , alcuni acidi grassi superiori (da C8 a C18) appaiono nei vini come un disturbo del metabolismo di determinati microrganismi presenti durante le varie fasi della vinificazione. I più frequenti sono l'acido decanoico, o acido caprico e il suo derivato, il caproato di etile.
Gusti erbacei
, in genere appaiano come conseguenza di un processo di vinificazione mal realizzato.
Nel processo di ottenimento del mosto, se l'uva si macera per molto tempo per estrarre un maggiore contenuto aromatico e, soprattutto, se è poco matura, si corre il rischio di estrarre sostanze contenute nella buccia dell'uva e nel grappolo che conferiscono questo sapore al vino. Si
verifica anche in processi di pigiatura violenti o con eccessiva pressione, uva nera fermentata senza diraspatura, ecc.
Gusto di erba aromatica , è un gusto poco frequente che appare a volte nei vini bianchi centroeuropei ottenuti con uve di vigneti che hanno subito uno stress idrico in concomitanza con livelli molto bassi di azoto. La molecola responsabile è il 2-aminoacetofenone che nasce a causa di una rottura dell'anello indolico del suo precursore, l'acido indolacetico. A volte si nota analogamente un finale in bocca leggermente astringente. In questo caso la molecola responsabile può essere il sorbato di etile, proveniente da una reazione poco frequente tra l'acido sorbico e l'etanolo.
Terra umida, carta, cartone
, difetto oggigiorno poco frequente. Causato sempre da mancanza di igiene nella cantina. Alcuni fogli del filtro se non sono stati precedentemente lavati con acqua e acido citrico possono conferire al vino filtrato un gusto di carta.
Il nome, inventato da Gerber e Lechevalier (1965) fa riferimento alle radici greche
"geo" (terra) e "osmo" (odore). La geosmina è un composto alquanto odoroso (soglia di percezione 10
ng/L in acqua, 40 ng/L in soluzione modello di composizione prossima a quella del vino, da 50 a 80
ng/L nel vino). Si riscontra nel vino sotto una sola forma chimica (-)-geosmina
e sono stati rilevati in alcuni vini tenori fino a 400 ng/L. Peraltro, la geosmina è piuttosto stabile e al pH del vino si degrada lentamente, bisogna conservare un vino per 2 mesi a 20 °C, oppure 8 mesi a 10 °C, per constatare una diminuzione del 50% del suo tenore.
L'origine della geosmina è biologica. Il composto può essere prodotto da batteri
Actinomiceti appartenenti al genere Streptomyces sp.. E da diverse specie di funghi appartenenti, in particolare, al genere
Penicillium sp. La geosmina è conosciuta da numerosi anni come inquinante dell'acqua (Gerber e Lechevalier, 1965) e di numerosi alimenti (Darriet et al., 2001). Anche le barriques e i tappi di sughero, a loro volta inquinati, sono stati menzionati come fonte di contaminazione della geosmina nei confronti del vino.
Putrido , si nota in alcuni vini generalmente rossi che hanno effettuato la fermentazione malolattica con batteri produttori di ammine biogene. Tali ammine biogene provengono dalla decarbossilazione enzimatica di determinati aminoacidi. La cadaverina (1,5-diamminopentano) e la putrescina (1,4-diamminobutano) sono i principali composti responsabili. Entrambi sono abbastanza volatili e si rilevano olfattivamente a concentrazioni superiori ai 20 mg/L. Da un 30% a un 65% dei consumatori non li rilevano.
Cera d'api , pochissimo frequente, appare come conseguenza di anomalie fermentative. I principali composti responsabili di questo aroma sono:
Amaro
, la malattia "dell'amaro" è dovuta, a quanto pare, a una contaminazione del vino da parte di vari microrganismi
(Bacterium amaracrylus, Lactobacillus brevis, Lactobacillus
buchneri) che degradano il glicerolo formando acroleina e questa, a sua volta, per condensazione, si combina con determinati tannini a formare una sostanza amara.
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