| PREPARAZIONE | ||
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ACQUA MINERALE FRIZZANTE |
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2 g/l di ACIDO TARTARICO |
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2 g/l di ACIDO MALICO |
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2 g/l di ACIDO CITRICO |
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2 g/l di ACIDO LATTICO |
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1 g/l di ACIDO SUCCINICO |
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2 ml/l di ACIDO ACETICO glaciale |
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RICONOSCIMENTO |
SENSAZIONI |
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Leggermente ACIDA |
Frizzante |
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ACIDA |
Netta, dura, di frutta |
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ACIDA |
Netta, aspro, di frutta |
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ACIDA |
Netta,
freschezza, di frutta |
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meno ACIDA |
Asprigno e acidulo |
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poco ACIDA |
Intenso,nel
contempo Amaro e Salato |
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ACIDA |
Agre, sgradevole, magro |
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DISCUSSIONE |
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Il sapore acido dei vini si deve alla maggiore o minore abbondanza di acidi organici ed alla loro tipologia.
Gli acidi organici contribuiscono in modo determinante alla composizione, alla stabilità microbiologica e chimico-fisica ed alle qualità sensoriali dei vini.
Si osserva, infatti, che i vini bianchi non sottoposti a fermentazione malolattica
, sono più stabili nei confronti delle precipitazioni di bitartrato di potassio (KHT) e di tartrato di calcio (CaT) e che quelli giovani, con acidità elevata, possiedono anche, generalmente, potenziale di invecchiamento più alto. Il carattere acido, viene determinato dal gruppo -COOH (acido carbossilico). Ad un maggiore numero di gruppi acidi corrisponde una maggiore acidità. L'acidità del vino si misura quantitativamente in base all'acidità totale (somma di fissa e volatile) e al valore di pH che oscilla di solito da 2,85 nei vini bianchi fino a 3,65 nei vini rossi. Gli acidi, come è stato dimostrato di recente, agiscono anche sulle proteine della saliva contribuendo ad aumentare la sensazione di astringenza di alcuni vini. Questo effetto non è condizionato dalla natura degli acidi di per sé stessi, ma piuttosto dalla diminuzione di pH che causano alla saliva. I vini che hanno effettuato la fermentazione malolattica sono meno acidi ma anche, in generale, meno astringenti. La sensazione di acidità varia in base a piccole oscillazioni del pH della saliva e al suo potere tampone. Non esiste un rapporto diretto tra valore di pH e acidità totale.
Responsabili dell'acidità di un vino sono: a) gli acidi naturali contenuti nell'uva ; b) gli acidi di origine fermentativa .
Di questi i tre principali acidi che si formano nell'uva e che si ritrovano nel vino sono gli acidi: tartarico, malico e citrico.
I primi due sono quelli fondamentali ed il loro schema di sviluppo normale durante la maturazione dell'uva è illustrato nel seguente grafico:
Il
grafico illustra che i due acidi sono soggetti a variazioni durante la maturazione. La concentrazione di acido tartarico risulta praticamente immutata, mentre quella relativa all'acido malico diminuisce in modo graduale, ma costante con la respirazione. A maturazione ultimata, la concentrazione di acido tartarico è sempre più elevata ed il rapporto tartrato/malato varia generalmente tra 1,1 e 2,0.
L'acido tartarico, molto resistente agli attacchi batterici, è l'acido che per quantità e qualità più contribuisce al pH acido del vino. Nelle giuste proporzioni conferisce freschezza e vivacità, se è in eccesso dà al vino durezza, asprezza, disarmonia. (Caratteristiche chimiche dell'acido tartarico) L'acido
malico, responsabile di sensazioni poco piacevoli di verde, acerbo,
duro, è un acido instabile e può venire facilmente degradato, con la
fermentazione malolattica, in acido lattico, meno aggressivo. La sua
concentrazione dipende dal grado di maturazione delle uve, tant'è vero
che in annate poco favorevoli e con uve immature lascia al vino asprezza
e durezza.
L'acido L(-)malico si riscontra in tutti gli organismi viventi. Esso è abbondante soprattutto nelle mele verdi da cui il suo nome in lingua germanica
(Äpfesäure), ma si ritrova anche nel ribes, nel rabarbaro oltre che nell'uva, il cui succo ottenuto dagli acini acerbi può contenerne fino a 25 g/L, appena prima
dell'invaiatura. L'acido citrico è un triacido molto diffuso in natura (nel limone, ad es.), il cui ruolo importante sotto l'aspetto biochimico e metabolico (ciclo di Krebs), è universalmente noto. Il suo tenore nei mosti e nei vini prima della fermentazione malolattica è compreso fra 0,5 e 1 g/L; riduce la crescita dei lieviti ma non la sopprime
e viene utilizzato come acidificante nell'industria alimentare. Anche i suoi sali di sodio (E331), di potassio (E332) e di calcio (E333) trovano impiego nei campi più diversi, da quello farmaceutico a quello
fotografico. A questi tre acidi principali dell'uva, si possono aggiungere gli acidi fenolici della serie cinnamica (caffeico, p-cumarico e ferulico) esterificati con una funzione alcolica dell'acido tartarico (caffeil tartarico, p-cumaril tartarico e ferulil tartarico). Accanto agli acidi fenolici ossidabili, sopra citati, è opportuno ricordare l'acido ascorbico che si trova allo stato naturale sotto forma di lattone (estere ciclico). L’acido ascorbico costituisce anche un sistema redox dei succhi di frutta e protegge i composti fenolici di questi prodotti dall'ossidazione.
In enologia è utilizzato come riducente, accanto al biossido di zolfo. I mosti e i vini provenienti da uve colpite da muffa nobile o/e grigia, contengono anche acidi derivati dall'ossidazione della funzione aldeidica (caso degli aldosi) o della funzione alcolica primaria del carbonio n° 1 dei chetosi (caso del fruttosio).
Gli acidi lattico, succinico e acetico, detti anche acidi del vino, sono formati durante il processo di vinificazione e derivano dalle fermentazioni.
Le possibili formazioni dell'acido lattico nel vino sono due: come prodotto secondario della fermentazione ad opera dei lieviti o come il prodotto principale della fermentazione malolattica dell'acido malico. Può anche derivare dall'alterazione degli zuccheri, della glicerina e dell'acido tartarico. Sostituendosi all'acido malico, apporta al vino una certa pastosità.
L'acido D(-) lattico ha una configurazione assoluta S e ruota il piano della luce polarizzata a sinistra. L'acido L(+) lattico ha configurazione assoluta R con rotazione destrogira. I lieviti durante la fermentazione producono acido lattico racemico (una miscela di isomeri D e L, chiamata anche acido DL-lattico), con una certa preferenza per l'acido D(-) lattico. Se così prodotto, ha una concentrazione compresa tra 0,2 e 0,4 g/l. L'acido
succinico o acido 1,4-butandioico, è un altro acido
sintetizzato dai
lieviti nel corso della fermentazione alcolica.
Esso è prodotto da tutti gli organismi viventi e interviene nel metabolismo dei lipidi e nel ciclo di
Krebs, al livello dell'acido fumario. L'acido
acetico è il maggiore acido volatile del vino; può contenerne altri, quali l'acido formico, propionico e butirrico (tutti in quantità molto
piccole). Il termine acidità volatile si utilizza per indicare tutti questi acidi come un unico gruppo. Oltre agli acidi principali sopra menzionati, nel vino se ne trovano molti altri in piccole quantità. Alcuni di questi (le cui concentrazioni oscillano tra 5 e 50 mg/l) sono gli acidi formico, ossalico, piruvico, butirrico, isobutirrico, esanoico, ottanoico e a-chetoglutarico:
L'acido
piruvico è da considerare, a motivo della sua funzione chiave nel metabolismo cellulare,
anche se il suo tenore nel vino è limitato o addirittura nullo. La sua riduzione, indotta
dal coenzima NADH della L- e D-lattato deidrogenasi, conduce ai due enantiomeri L e D dell'acido lattico. Il primo, destrogiro, è soprattutto di origine batterica; il secondo, levogiro, deriva principalmente dal metabolismo dei lieviti.
L’acido piruvico, per decarbossilazione enzimatica, assistita dalla tiamina pirofosfato (TPP) o vitamina B1, si trasforma in etanale che origina, per riduzione, durante la fermentazione alcolica, etanolo. La sua ossidazione enzimatica, microbica e anche chimica, conduce ad acido acetico. TUTTI
GLI ACIDI DEL MOSTI E DEL VINO Le diverse forme di acidità La necessità di distinguere l'acidità totale, l'acidità reale (o pH) e l'acidità volatile è una prova dell'interesse e dell'importanza della nozione di acidità di un vino. Il motivo di tale interesse deriva indubbiamente dall'influenza sensoriale di queste tre forme di acidità. Infatti, in tutte le degustazioni professionali, sono considerati allo stesso livello di importanza del grado alcolico e degli zuccheri residui, i valori dell'acidità totale, del pH e dell'acidità volatile del campione di vino da analizzare dal punto di vista olfattivo e gustativo. L'esame dell'equilibrio dei sapori, mette in evidenza l'importanza dell'acidità totale:
A partire da questo equilibrio si comprende perché i vini bianchi secchi possono avere una acidità totale più elevata di quella dei vini rossi, nei quali i composti fenolici insieme agli acidi vanno a bilanciare la sensazione dolce degli alcoli. Il dato dell'acidità volatile indica anche eventuali alterazioni batteriche.
Il gusto acido è dovuto alla presenza di ioni
H+ (idrogeno) liberati dalle molecole di acido. E' stata fatta l'ipotesi che le papille gustative situate ai lati della lingua contengano molecole proteiche ricche di gruppi carbossílato
( -C02- ) che in ambiente acido si legano allo ione
H+ provocando di conseguenza una variazione della forma delle molecole proteiche, che innescano degli impulsi diretti al cervello. EVOLUZIONI
DELL'ACIDITÀ E DEL PH
Questi
grafico illustra un comportamento tipico che porta a due conclusioni: |
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