Kalash, il popolo del vino


Alessandro Magno, alla conquista dell'Asia, fondò in Afghanistan alcune città dedicate a Nysa, nutrice di Dioniso dove lasciò numerose guarnigioni costituite da uomini di origine mediterranea. Oggi questo popolo, fortemente perseguitato dagli islamici per la sua fede nestoriana, conta circa 4000 persone che vivono in tre valli isolate, alle soglie dell'Hindukush, nel Pakistan nord-occidentale ai confini con l'Afghanistan. Radicalmente diversa, sia nella cultura che nella religione, dalle altre popolazioni di questo paese. I componenti di questo popolo risiedono in una limitata zona del paese, in particolare nelle valli: Birir, Rumboor e Bumburate.
Recenti analisi dei DNA hanno accertato la loro parentela genetica con italiani e tedeschi. Perché questo popolo dagli occhi chiari e dai capelli biondi è interessante per la storia del vino? Perché tramanda una festa del vino tra settembre e ottobre che è probabilmente l'ultimo retaggio delle feste orgiastiche greche e romane. L'uva raccolta da viti paradomesticate che si arrampicano sugli alberi viene pigiata su palmenti di roccia da bambini maschi; il vino ottenuto dalla fermentazione, acidulo, corposo e poco fruttato, si beve al solstizio di inverno in pochi giorni durante i quali tutti si ubriacano per avvicinarsi alla divinità, Zorohastro. Nel corso dell'anno la popolazione non consuma più vino. Il vino ha quindi solo un significato di consumo rituale.

Attilio Scienza

La Vite e il Vino 
Bayer CropScience  2007 ,  pag. 56

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