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Libiamo ne' lieti calici che la bellezza infiora / e la fuggevol ora s'inebria a voluttà, / Libiam ne' dolci fremiti /che suscita l'amore, / poiché quell'occhio al core / onnipotente va. / Libiamo, amor fra i calici / più caldi baci avrà.
Alzi la mano chi non ha riconosciuto questi versi o non ha mai canticchiato almeno una volta la melodia di questo celebre brindisi di Giuseppe Verdi. È tratto dall'atto primo de
La Traviata ed è Alfredo che lo intona con gioia (seguito subito dopo dal coro degli invitati), esaltando le capacità inebrianti del vino, a casa di Violetta, davanti ad una tavola imbandita di ogni bene. Siamo nel bel mezzo di una festa, Alfredo cerca di sedurre la bella Violetta, si balla e un bel brindisi non può mancare.
E infatti questa volta, essendo in prossimità delle feste natalizie, quando le occasioni per vuotare i calici si fanno più numerose, è proprio del
brindisi in musica che vogliamo raccontarvi per andare ad indagare i rapporti seri e faceti, divertenti e curiosi, che la musica intrattiene con i piaceri del palato. Del resto
il brindisi è davvero molto frequente nelle numerosissime scene di feste e di banchetti, di taverne e di osterie che animano
le azioni del melodramma, al punto che la consuetudine frequentissima
è diventata un vero e proprio genere musicale: una canzone conviviale cantata,
di solito, dapprima da uno dei personaggi e
subito dopo dal coro. E così, oltre al celebre ed appena citato "Libiamo" di
Verdi nel mondo dell'opera si incontrano tanti brindisi; come nell'atto secondo della
Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti dove si brinda per bocca di Orsini, e ancora in
Giuseppe Verdi con l' "Innaffia l'ugola" di Iago nel primo atto dell'Otello, e poi nel
Macbeth quando al secondo atto Lady Macbeth intona "Si colmi il
calice...".
Per finire poi con il brindisi di Turiddu nella
Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni: la scena è vicina al tragico finale e Turiddu invita tutti a bere all'osteria di sua madre. È un momento festoso e i versi sono prima intonati da lui stesso e poi dal coro:
"Viva il vino spumeggiante / nel bicchiere scintillante / come il riso
dell'amante / mite infonde il giubilo! / Viva il vino ch'è
sincero / che ci allieta ogni pensiero, / e che annega l'umor nero
/ nell'ebbrezza tenera". Durante il brindisi Turiddu e Lola si scambiano alcune velocissime battute e lui cerca di sedurla, ma l'arrivo del marito, Alfio, interrompe bruscamente l'aria di festa e da lì a poco si consumerà il tragico finale con la morte di Turiddu.
È curioso notare come tutte quelle appena citate siano in fondo opere tragiche, come se il brindisi rappresentasse una fugace e gioiosa esaltazione della vita contro l'ineluttabilità della morte.
Lo stesso avviene nel Don Giovanni di Mozart in cui l'infaticabile libertino, per soddisfare il suo insaziabile desiderio di vita, dopo aver sedotto tutte le donne che incontra sul suo cammino, nel finale dell'opera andrà incontro alla morte. Non prima di essersela spassata al meglio però, come quando nel primo atto, non appena incontra un gruppo di contadini e conosce la bella Zerlina che sta per andare in sposa al docile Masetto, ordina al servo Leporello di preparare una gran festa a base di prosciutti, caffè, cioccolata e naturalmente vini; lasciandoci immaginare i brindisi che si consumeranno Don Giovanni canta:
"Fin ch'han dal vino calda la testa, / una gran festa fa
preparar!", un'aria brillante, vitale e divertente, passata alla storia proprio come
"aria dello Champagne".
Lo Champagne per l'appunto! Perché il vero re del brindisi deve avere le
bollicine. Ecco allora che nella Vienna imperiale, città dei valzer e dei balli elegantissimi,
Johann Strauss aveva dedicato una bella polka proprio allo Champagne. Anche
Rossini, da godereccio qual'era non aveva potuto fare a meno di citarlo ne
Il Conte Ory quando fa dire a Roberto: "Qui l'Alemagna
brilla, / là il Reno, qua la Spagna, /qui freme lo Sciampagna /
che chiuso non può stari".
Lo Champagne (come del resto anche il nostro Spumante) è il simbolo stesso della festa, del godimento, del divertimento e del lusso e non poteva assolutamente mancare nell'operetta, un genere di teatro musicale che proprio tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, tra Parigi e Vienna, conobbe il suo periodo d'oro. Eccolo allora comparire ne
La vedova allegra di Franz Lehar in cui è il protagonista assoluto, insieme alle belle donne, delle serate del conte Danilo al Maxim's.
E addirittura ne Il pipistrello di Strauss, tocca proprio allo Champagne (a cui tutti danno la colpa degli equivoci e degli intrecci vissuti) sciogliere i fili dell'intricata matassa della vicenda e alla fine dell'opera il coro intona questi versi:
"Champagne, champagne /Un re che tutti onorano /amano, bevono...
/ Eccolo qui sul trono, Champagne Premier". In realtà nella stessa operetta, già al secondo atto c'era già stata
un' "aria dello champagne" intonata dal principe russo Orlofsky.
E ancora: nella Vie parisienne di Offenbach sono sempre bollicine della stessa natura ad ubriacare il barone di Gondremark e che scorrono come se piovesse pure ne
La principessa della czarda dell'ungherese Emmerich Kàlmàn.
Ma il brindisi incontra la musica non solo sulle tavole del palcoscenico, anche nei salotti e nelle sale da concerto si possono trovare buoni motivi per alzare i calici. Numerosi compositori si sono cimentati sul tema scrivendo belle pagine e scorrendo i cataloghi possiamo trovare
Der Wein (Il vino) un'aria per soprano ed orchestra composta da
Alban Berg sui versi di Le vin des amants di Baudelaire (gran bevitore anche lui!); ed ancora una bella romanza per voce e pianoforte di
Giuseppe Verdi intitolata proprio Brindisi, e poi Bevitori di
Donizetti e anche un Orgia, brano per voce e pianoforte che esalta il piacere congiunto del vino e dell'amore. E chi poteva esserne l'autore se non
Gioacchino Rossini?
Insomma tra un brindisi e l'altro, mentre riempirete i calici per brindare lasciatevi accompagnare da qualcuno dei brani appena suggeriti: hanno esaltato la gioia della vita e del godimento dei suoi piaceri, faranno bene anche alle vostre feste e ai vostri brindisi.
Prosit!
CUCINA&VINI
N. 83
dicembre 2006 , pagg.92-94
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