Il brindisi ha almeno 5.000 anni


Il brindisi è un rito legato soprattutto al vino, è molto conosciuto, genera buonumore, amicizia e riscuote solidarietà. Ci piace immaginare che il brindisi sia nato assieme al vino, spontaneamente. Perché un uomo che ha assaggiato il vino si è compiaciuto dei risultati ottenuti, ha così sollevato il contenitore per ringraziare la buona terra, ospitale e nutriente, il cielo elargitore di sole e pioggia nei giusti periodi, colui che ha vinificato il succo d'uva e l'ha poi custodito, rendendolo una bevanda unica nel suo genere. Viene spontaneo offrire il vino a chi si ama e, con esso, fare buoni auspici, perché questa è una bevanda ancora rara, preziosa, misteriosa. 
Comunque sia, supponiamo che il brindisi sia nato nella notte dei tempi.
Principi assiro-babilonesi, con le loro consorti, levano i calici, seduti su alti scranni, all'ombra di tralci carichi d'uva, per ringraziare i loro dei e per propiziarne i favori. Così pure fanno, sin dal 3000 a.C. i Faraoni e le loro spose, adottando il vino come l'offerta più adeguata. Ciò è testimoniato da bassorilievi e da affreschi, oltre che (in seguito) da tavolette di argilla, incise con caratteri cuneiformi, che descrivono i privilegi enologici delle caste superiori, con i dovuti cerimoniali, e dettano le regole contro l'abuso, pena l'ira degli Dei. I Greci, con i loro simposi continuano la tradizione del brindisi in forma conviviale e mantengono le libagioni seguendo norme precise, perché in ogni paese si ha la necessità di creare un apparato spirituale per il vino, anche se il tempo e le genti evolvono, cosicché l'aspetto rituale e gerarchico sono sempre meno incisivi.
Gli stessi Romani, dopo la severa epoca repubblicana, in cui il vino è usato principalmente per libagioni da offrire agli dei (cerimonie che si svolgono nei templi ove si versa il vino sul pavimento e sulle are), cambiano i loro intendimenti dando maggiore importanza al consumo del vino e con esso diminuendo le rigide leggi della politica e dei costumi. I simposi acquistano l'aspetto di orge: i brindisi, fatti in onore di qualche noto personaggio, si fanno sollevando tante coppe di vino, quante sono le lettere che compongono il suo nome, e, quando i brindisi sono numerosi, a cosa serve allungare il vino con un terzo di acqua dolce o di mare? L'ubriacatura è assicurata comunque. Celebre è il brindisi di Cleopatra, ultima rappresentante dei Tolomei, che scioglie una perla di rara bellezza in un calice con vino acidulato, per offrirla ad Ottaviano, vincendo così la scommessa della cena più costosa organizzata per l'amante.
La formalità del brindisi non cambia nei secoli; si alzano le coppe prima di bere e si dedica la bevanda ai più svariati soggetti e alle diverse intenzioni. Questa cerimonia può avvenire con molteplici liquidi, meno che con l'acqua. 
Con l'avvento di Gesù Cristo e la sua ultima cena, vediamo ritornare il brindisi ad una funzione puramente liturgica, con il grande mistero della Transustanziazione, cioè della trasformazione del vino in sangue e del pane in carne divini, da allora offerti ogni volta a Dio Padre per la salvezza del genere umano. 
Durante il lungo declino della civiltà romana, gli storici hanno sempre descritto i barbari invasori, esseri rozzi bestiali. Prisco de Panion, funzionario del bizantino Teodosio II, nel 452 è ambasciatore presso Attila, re degli Unni, e lascia, nella sua opera "Bizantiaca", una narrazione particolareggiata dei costumi di quella Corte. Descrive, tra l'altro, il brindisi che si usa alla mensa regale ove, quando tutti hanno occupato il loro posto, un coppiere porge ad Attila un boccale colmo di vino, questi lo prende e brinda alla salute del suo vicino che, a sua volta, si alza per contraccambiare e non si siederà senza aver prima brindato, vuotato e riconsegnato il calice al coppiere. 
Sempre di questi secoli truci è la storia di Rosmunda, figlia del re dei Gepidi e sposa di Alboino, longobardo "Signore d'Italia". Durante un banchetto, quest'ultimo obbliga la moglie a bere vino nel teschio del padre, sconfitto dal marito. Una versione racconta che Alboino si divertì tanto, da fare ripetere spesso questo brindisi. Rosmunda, esasperata, lo contraccambiò con un calice di vino avvelenato, ma Alboino, colto dai primi sintomi di malore, costrinse anche lei a bere. 
Carlo Magno, divenuto nell'anno 800 Imperatore del Sacro Romano Impero, è un uomo di semplici costumi; ma è convinto che un banchetto fastoso può aumentare il rispetto degli ospiti e il suo personale prestigio. Perciò, durante i pranzi ufficiali, siede da solo in un sedile più alto e si fa servire da re e nobili stranieri, ospiti alla sua corte; le pietanze sono annunciate da musici, mentre venti araldi armati, brindano per tre volte in coppe d'oro, alla sua salute. Finito il pasto, i nobili di rango più elevato che hanno servito Carlo Magno, seguono alla mensa accuditi da coloro che li seguono nella gerarchia e che, a loro volta saranno prima servitori, poi convitati.
Nonostante il Medioevo sia un periodo drammatico, povero e affamato, le taverne eccheggiano di brindisi scanzonati di girovaghi e poeti che cantano all'Amore, alla Giovinezza, al Vino. contro una vita dura e destini implacabili. Questi "goliardi" bevono il vino in purezza, secondo i consigli della Scuola Salernitana: si beve poca acqua, per evitare molti malanni, dato che fonti, pozzi e fiumi sono spesso inquinati, per ignoranza, mancanza di mezzi e uomini disponibili, ma soprattutto per trascuratezza.
In Valle d'Aosta, non si sa in quale epoca medioevale, si utilizza in ogni casa una caratteristica grande coppa di legno, con il piedistallo basso e con il coperchio che, in seguito, si arricchirà con la tornitura e le decorazioni incise. È detta "grolla" (deviazione forse di "graal" in lingua d'oil) ed è riservata proprio alle occasioni in cui l'amicizia, l'ospitalità e il vino. giocano, insieme al brindisi comunitario, un ruolo altamente simbolico.
Il Rinascimento non crea un'Italia unita, ma è promotore di un vero fermento evolutivo che il paventare d'essere avvelenati, attraverso i brindisi, è giustificato, perché la storia dimostra come tale sistema drastico abbia risolto controversie politiche, economiche o situazioni ritenute inestricabili. Molti brindisi "amichevoli" hanno troncato la vita a consoli romani, a feudatari, a principi dello Stato e della Chiesa. All'inizio del 1500 il Pontefice Borgia e sua nipote Lucrezia detengono il primato di questo mezzo, usato per fini ben poco umanitari.

Tra il 1500 e il 1600 il termine "brindisi" entra nel nostro idioma. Forse è di derivazione spagnola, forse tedesca, resta concorde il parere che si tratta di un saluto, un augurio per onorare o festeggiare qualcosa o qualcuno, pronunciato in un gruppo di persone, levando il calice, e talvolta toccando reciprocamente i bicchieri prima di bere.
L'usanza, sempre esistita nella forma, ora è ufficializzata dal termine.
"Prosit" termine latino, è ancora usato in Germania e certamente la sua origine deriva dalla presenza delle legioni romane che, durante la loro occupazione, brindavano con il vino delle viti da loro impiantate nella zona meridionale.
Fa parte del 1600 lo stare a tavola in allegre brigate, specie nelle sere invernali, e per rendere l'atmosfera più calda si escogitano nuovi sistemi: nascono le burle o inganni, dissimulati nelle brocche, nei boccali di ceramica, nei bicchieri di vetro. Alcuni sono creati con buon gusto, altri sono meno simpatici (almeno quelli sopravvissuti). Tutti sono fatti per provocare il riso a scapito del malcapitato preso di mira, perlopiù forestiero che, ignaro, deve avere a che fare con un infido contenitore. Rispettando il brindisi, infatti, egli deve bere in un recipiente detto "bevi se puoi", all'apparenza innocuo, ma che nasconde l'inganno, perché non permette di bere se non se ne scopre il modo, sempre macchinoso. Altrimenti si viene inesorabilmente ed abbondantemente innaffiati.

Cambia il modo di concepire la vita sociale e i rapporti con il prossimo. Dai saloni e dai giardini, ove avvenivano i banchetti con una numerosa partecipazione di convitati. aperti ad ogni ricorrenza, nel 1700 si passa all'ospitalità quotidiana per pochi amici intimi, nei più confortevoli salottini. Tutto diviene esclusivo e naturalmente sparisce il senso di compartecipazione, anche da parte di chi poteva stare solo a guardare.
La frequentazione non avviene però solo nei piccoli salotti, ora nascono anche i Caffè, ma sono le osterie i luoghi più affollati da ogni tipo di individui, dall'operaio al cavaliere, dal forestiero al soldato, tutti insieme, appassionatamente.
Sono secoli. ormai, che è nato in Italia il melodramma. Con Giuseppe Verdi esso raggiunge, nel 1800, la sua massima carica vitale. Citiamo dalla Traviata: "Libiam nei lieti calici/ che la bellezza infiora/ e la fuggevol ora/ s'inebri a voluttà...". Un brindisi trascinatore, nato dal cuore di un innamorato che esprime gioia e oblio, all'inizio del dramma.

Ricordiamo anche il vecchio grasso gaudente Falstaff, preso in giro dalle Allegre Comari, nell'opera omonima, che canta: "Beviamo del buon vino/ con acqua del Tamigi...". Opera fresca e frizzante come spuma. Verdi è vegliardo, ma sereno: l'Italia è fatta!
Nel declino del 1800 Mascagni presenta un brindisi nella sua "Cavalleria rusticana" con: "Viva il vino spumeggiante/ nel bicchiere scintillante/ come il riso dell'amante...". Ma è un brindisi foriero di sventura.
Nel 1900 spuntano brindisi dall'aria dissacratoria, di tono popolaresco e improvvisati durante i pranzi di nozze o nelle feste di ricorrenze che, per esempio, recitano: "Bevo alla salute degli amici e dei parenti, e a chi mi vuol male, prenda un accidenti!". Ma chi non ha sentito parlare de "La cena delle beffe", dramma storico di Sem Benelli?
Negli anni '40 Blasetti ne girò un film che suscitò scalpore. per il seno nudo di Clara Calamai e per il brindisi di Amedeo Nazzari, declamato in tono stentoreo: "Chi non beve con me, peste lo colga!".
Dopo millenni e migliaia di brindisi espressi sotto forma di cerimoniali religiosi, sociali, intimi, teatrali, solenni, oggi se ne eseguono ancora infiniti e di ogni genere, ma i più fervidi sono quelli che si tengono a Capodanno, quando anche gli astemi sollevano i calici speranzosi, per scongiurare ogni tristezza e per augurare un sereno futuro attraverso mille bollicine spumeggianti: salute, prosit, ad maiora, cin-cin, à la santé, cheers, salud, skoll, zum voli ...


Mariagrazia Pioli Boccardi
il
Sommelier italiano 
nov-dic. 2004 , pagg.60-61

 

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