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Recenti scoperte sui recettori olfattivi
L'olfatto, senso fondamentale per il nostro contatto con il vino,
è affascinante e difficile da comprendere. Rimasto per molto tempo il più enigmatico dei nostri sensi,
il suo funzionamento è stato rivelato da un importante studio, vincitore del premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina.
Questo lavoro di Linda Buck e Richard Axel, di cui si riportano qui i risultati,
ha permesso di spiegare come riusciamo a percepire l'odore di 100.000 sostanze chimiche diverse.
I
sensi chimici
Il senso dell'olfatto è
uno dei cinque sensi attraverso i quali è possibile
percepire il mondo.
L'olfatto è certamente un
senso molto affascinante ed insieme difficile
da comprendere. E fondamentale nel nostro contatto con il vino, riveste un aspetto essenziale per la vita di tutti i giorni, ma nel
contempo si riesce a definire con estrema difficoltà.
Se ci soffermiamo a riflettere sul funzionamento dei nostri sensi, c'è
da restare meravigliati: nel corso dell'evoluzione delle
specie, infatti, si sono sviluppate modalità sensorie in grado di
percepire il contatto fisico (il tatto), le onde elettromagnetiche (la
vista), le rapidissime variazioni di pressione dell'aria (l'udito)
e la presenza nell'ambiente di certe sostanze chimiche
solubili o volatili (gusto e olfatto).
I nostri sensi quindi percepiscono
il mondo con cui entrano in
contatto attraverso l'interpretazione di segnali fisici,
elettromagnetici e chimici.
Questi diversi stupefacenti metodi
di leggere quanto ci circonda,
sono in certi casi molto
superiori alle migliori metodiche
analitiche che siamo riusciti a
ricreare in laboratorio.
In particolare per i "sensi
chimici", cioè il gusto
e l'olfatto, che sono in grado
di riconoscere un grande numero
di sostanze presenti nel mondo esterno, la sensibilità e la capacità
di discriminazione rimangono spesso impareggiabili.
Uno degli aspetti più
affascinanti dell'olfatto e del gusto, cioè dei
"sensi chimici", è che si tratta di
modalità sensorie antichissime.
All'origine della vita sul nostro pianeta i primitivi organismi viventi
riuscivano già a "leggere" l'ambiente che li
circondava.
Anche i più semplici organismi unicellulari possiedono infatti dei
sistemi per saggiare la composizione chimica del loro ambiente esterno.
In questa rapida presentazione
dello sviluppo dell'olfatto, possiamo
cominciare da uno degli stadi più semplici, rappresentato dall'ameba.
L'ameba emette degli pseudopodi per nutrirsi. Se lo pseudopodo incontra
qualcosa di nocivo o di dannoso viene ritirato.
Il riconoscimento della
potenziale pericolosità del mondo esterno
avviene grazie a stimoli
chimici, termici, meccanici e luminosi. Gli
effetti di questi diversi stimoli non sono specifici: tutti conducono allo
stesso effetto. Inoltre gli effetti dei diversi stimoli si sommano tra
di loro, senza una particolare differenziazione.
Partendo da questo modo di reagire primario, attraverso milioni di
anni di evoluzione si sono sviluppati, si sono differenziati e sono
diventati estremamente più
complessi gli organi sensori degli animali
e dell'uomo.
Dalla primitiva stimolazione
chimica si sono sviluppati il senso dell'odorato e del gusto. Grazie a questi sensi gli animali possono trovare
e valutare la qualità delle fonti di cibo, evitare di diventare loro
stessi cibo per i loro
predatori, e possono
identificare i partner
sessuali.
Olfatto e gusto hanno quindi rappresentato delle modalità sensorie
molto importanti per sopravvivere, sia per gli individui, sia per le
specie.
Migliore era l'olfatto, maggiori erano le possibilità di
sopravvivere: per questo la pressione evolutiva ha portato allo sviluppo
di un sistema olfattivo complesso.
L'enigma
dell'olfatto
Nonostante la sua
fondamentale importanza, il senso dell'olfatto è rimasto per
molto tempo il più enigmatico tra
nostri sensi. Attraverso
questo senso chimico, gli esseri umani e gli
altri mammiferi riescono a sentire la presenza di circa 100.000 sostanze
chimiche diverse, con un diverso odore.
Tutti questi "odori" sono costituiti dalla presenza nell'atmosfera di molecole
piccole e volatili. Beninteso, tutte queste molecole hanno
una struttura chimica differente ed in qualche modo la diversa
struttura viene percepita come un
diverso odore.
Il senso dell'odore è mediato dal sistema olfattivo, che è
caratterizzato da un enorme potere discriminante e da una altissima sensibilità.
Anche una minuscola variazione di struttura delle molecole può cambiare
radicalmente l'odore percepito.
I
principi di funzionamento dell'olfatto, attraverso i quali
riusciamo a distinguere, riconoscere e ricordare i moltissimi diversi
odori che ci circondano sono rimasti del tutto misteriosi fino a pochi
anni fà,
quando, nella primavera del 1991, Linda Buck e Richard Axel presentarono i risultati di un loro lavoro di biologia molecolare.
La ricerca di Buck e Axel,
rivolta alla genetica dell'olfatto
dei topi, portò al riconoscimento che nei
topi esiste una ampia famiglia di geni
diversi che codificano per i recettori degli odori. Questi moltissimi
geni dell'olfatto danno origine ad un altrettanto grande
numero di diversi recettori.

La scoperta che ogni cellula recettrice olfattiva esprime solo un
singolo gene olfattivo era del tutto inattesa. Fu una scoperta
entusiasmante e totalmente inaspettata, tanto che le ricerche
scientifiche sul meccanismo dell'olfatto sono state divise in due ere:
prima e dopo la pubblicazione
di questo articolo di Buck e Axel. Si trattò insomma del
momento fondamentale della ricerca sull'olfatto. Questa
scoperta catturò subito l'attenzione della
comunità scientifica, la quale riprese
ed approfondì gli studi che
condussero a svelare molti dei segreti del
funzionamento dell'olfatto dei mammiferi.
L'importanza dei risultati ottenuti ha portato Axel e Buck a ricevere
nel 2004 il premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina
per le loro scoperte sui recettori dell'odore
e l'organizzazione del sistema olfattivo .
I
moltissimi geni dell'olfatto
Uno degli aspetti più
considerevoli delle analisi genetiche condotte negli ultimi anni è l'identificazione
di circa 1400 diversi geni olfattivi nei ratti, 1100 nei cani e 1000 nei
topi.
Negli esseri umani e negli scimpanzé si trova un numero paragonabile
di geni olfattivi, quindi dovremmo anche noi ed i nostri parenti Primati
sentire gli odori come gli altri mammiferi, se non fosse che
molti di questi geni olfattivi sono difettosi, e quindi non riescono a
produrre i corrispondenti recettori olfattivi.
Infatti non tutti i geni funzionano in tutte le specie. E' la percentuale
di geni olfattivi funzionanti a determinare l'acutezza
dell'odorato
negli animali e negli uomini.
Se i ratti hanno solo il 19,5% dei geni non funzionanti, ed i cani
appena il 20,3%, negli esseri umani, più della metà di questi geni
contiene una mutazione che impedisce loro di funzionare in modo
appropriato.
Questo dimostra che nella sua evoluzione il genere umano ha perso
molte delle capacità di distinguere gli odori. In uno studio pubblicato
nel 2003 ci si chiede se questa
"perdita"
genetica sia un fenomeno
relativamente vecchio che affligge tutti i Primati, o se si verifica soltanto negli uomini.

I ricercatori hanno confrontato
le sequenze di DNA di 50 geni recettori
olfattivi comuni negli uomini e in diverse specie di scimmie. Hanno così scoperto che il 54 per cento dei geni è inattivo negli
uomini, contro soltanto il 30 per cento nelle altre specie di Primati.
La ricerca ha anche permesso di ricostruire questo deterioramento
sensoriale lungo il cammino evolutivo.
Sembra che il declino dell'olfatto
abbia avuto luogo in un determinato "momento evolutivo",
fra i 3 e i 5 milioni di
anni or sono, e che nel ramo che ha condotto agli esseri umani si sia
svolto quattro volte più velocemente rispetto agli altri Primati.
La conclusione degli scienziati è che la perdita di un olfatto molto
fine sia una caratteristica
tipica di Homo sapiens.
Probabilmente è dovuta allo
sviluppo del cervello, che ha dato più enfasi alla vista, alla capacità
di distinguere i colori e di identificare altri membri della specie dall'aspetto
e dal volto anziché dall'odore.
Comunque, nonostante la perdita relativa nell'uomo
rispetto agli altri mammiferi, i geni
dell'olfatto continuano a costituire la più grande famiglia di geni che
ad oggi è conosciuta, rappresentando ben 1'1,4% di tutti i geni umani.
Il
funzionamento dei recettori olfattivi
Il sistema olfattivo è il
primo dei nostri sistemi sensoriali che è stato decifrato utilizzando
in modo magistrale delle tecniche molecolari.
La scoperta dei recettori olfattivi ha spiegato come fa il sistema
olfattivo a riconoscere un'ampia
serie di sostanze chimiche differenti.
Quando un recettore olfattivo
è attivato da una sostanza odorante,
viene prodotto un segnale
elettrico che è inviato al cervello attraverso
i nervi. Ogni sensore olfattivo
innanzitutto attiva una proteina olfattiva specifica alla quale è
unito, della famiglia delle proteine-G. La
proteina-G a sua volta stimola
la formazione di AMP ciclico. Questa
molecola messaggera attiva i
canali ionici, che sono aperti quando la
molecola è attivata.
Tutti i recettori olfattivi
sono proteine, molto simili tra loro, differenti
però in alcuni dettagli.
Queste differenze spiegano
perché sono attivate da diverse molecole
odoranti. Ogni recettore consiste in una catena di aminoacidi che è
ancorata alla membrana cellulare e la attraversa sette volte.
Questa catena crea una tasca
ripiegata, dove la molecola dell'odore
può entrare e attaccarsi. Quando questo avviene, la forma del recettore
si altera, dando origine all'attivazione
della proteina.

Topologia di un recettore olfattivo nella membrana.
I singoli amminoacidi sono indicarti con delle sfere.
Un
sistema combinatorio per gli odori
Linda Buck e Richard Axel
hanno dimostrato che ciascuna cellula
recettrice esprime uno e un
solo gene di recettore olfattivo. Quindi ci
sono nel nostro naso tanti diversi tipi di cellule recettrici quanti
sono i diversi recettori olfattivi, e quanti sono i geni attivi, cioè
circa 350. Se ogni recettore
reagisse alla presenza di una specifica sostanza chimica,
noi potremmo al massimo sentire 350 diversi odori, corrispondenti alle
sostanze in grado di attivare i recettori.
In realtà noi sentiamo e differenziamo moltissimi odori, almeno 100
volte superiori come numero ai sensori attivi.
La ragione di questa capacità
discriminante nasce dal fatto che non c'é
un sensore esclusivo per ogni sostanza determinabile. E stato
infatti possibile dimostrare, registrando il segnale elettrico che
proviene da una singola cellula recettrice, che ogni recettore olfattivo
non reagisce con una sola sostanza chimica, ma con diverse
sostanze che hanno una
somiglianza tra loro. L'aspetto
importante è che il sensore olfattivo
risponde con una diversa intensità per ogni specifica sostanza.

I recettori olfattivi agiscono in modo combinatorio per interagire
con le sostanze chimiche odoranti e codificare la loro identità
Il diametro dei cerchi riflette l’intensità della risposta di ogni recettore
ad una serie di molecole.
Il
gruppo di ricerca di Linda Buck ha esaminato la sensibilità dei singoli
recettori olfattivi a specifiche sostanze. Utilizzando una pipetta,
hanno svuotato il contenuto di ogni cellula e hanno mostrato esattamente
quale gene olfattivo fosse espresso in quella cellula. In questo modo,
hanno potuto correlare la risposta che aveva il particolare tipo di
recettore presente nella cellula olfattiva, ad una specifica sostanza
chimica odorante.
Il risultato che si ottiene da questa dettagliata
analisi è che ogni recettore
reagisce a diverse sostanze, mentre
una specifica sostanza attiva numerosi recettori diversi.
Sostanze chimiche che sono
molto vicine tra
loro come struttura, sono in realtà riconosciute
da recettori olfattivi diversi, e quindi vengono percepite come odori
molto diversi tra loro.
Gli odori ed i profumi sono in genere composti da una molteplicità di
molecole odoranti, e ogni molecola
odorante è in grado di attivare diversi recettori olfattivi.
Questo porta ad un codice combinatorio che forma uno "schema
olfattivo" che è stato paragonato ai colori di un mosaico. Questo
mosaico è la base molecolare della nostra abilità a riconoscere e
formare la memoria di migliaia e migliaia di diversi odori.

Schema combinatorio dei recettori per gli odori
PIERSTEFANO BERTA
OICCE TIMES
Rivista di Enologia, Tecnica, Qualità, Territorio
n. 26 - primavera 2006 - pagg. 43-45
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