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I
romani hanno inventato lo spumante. Lo ottenevano nelle anfore di
terra cotta, ermeticamente chiuse ed interrate per vincere la
pressione interna.
Le
inconfutabili prove dei testi latini
Nessun
Paese può vantare la bibliografia classica che segue.
Virgilio
(70-19 a.C.) ha scritto un passo abbastanza noto, che così
recita: «Et ille impiger hausit,
spumantem pateram et pleno se produit auro; post alii proceres»
(Aen., I, 738-40). (Ed egli si presentò con una coppa d'oro colma
e senza indugiare un istante vuotò il calice spumeggiante; poi
bevvero gli altri nobili).
Si può ripetere qui quanto si riporterà per Properzio, poiché
lo stesso Virgilio ha definito la coppa di spumante aureo.
Sempre Virgilio scrisse che: "Spumat
plenis vindemia labris", confermando l'uso del
termine spumante.

Properzio
(47-15 a.C.) afferma che "Largius
effuso madead tibi mensa Falerno, spumet et aurato mollius in
calice" (El. II, 33, 39-40). (La tua mensa sia
bagnata più abbondantemente e spumeggi più dolcemente col
Falerno versato in un calice d'oro).
Per inciso: il Falerno è la più antica denominazione di
origine dell'epoca romana, per la sua qualità e notorietà
nell'impero romano e perché Plinio (N.H., 77 d.C.) ha per la
prima volta delimitato la zona di produzione.

Lucano
(39-65 d.C.) scrive che "Indomitum
Meroe cogens spumare Falernum" (Phars. X, 63).
(L'indomito Falerno si spumantizzava mescolandolo con la Meroe).
A quell'epoca si otteneva lo spumante di Falerno facendolo
rifermentare mediante l'aggiunta di mosto di uve appassite di una
varietà denominata Meroe, originaria dell'Etiopia. Sta di fatto
che uno spumante di questo tipo fu servito in una fastosa cena
organizzata in onore di Cesare e Cleopatra.
Si ha qui la conferma che i romani conoscevano la tecnica della
rifermentazione programmata per creare le "bullulae"
degli spumanti.

Plinio
(N.H., 77 d.C.) afferma: "Qui
c'è un vino che è veramente eccellente, l'Aigleucos ,
naturalmente dolce con effervescenza persistente... le anfore
venivano immerse in acqua fredda dei torrenti".


Columella
(1 sec. d.C.) descrive la tradizione della produzione del defrutum
e della sapa, mosti concentrati con l'ebollizione (per
evaporazione dell'acqua) sino al 50% o ad 1/3. Questi mosti
concentrati, fra i primi dell'antichità, venivano aggiunti al
mosto in fermentazione (dopo 2 giorni) per aumentare il grado
alcolico oppure per ottenere la rifermentazione.

Al tempo dei romani i vini spumanti venivano altresì denominati
"aigleucos" ed "acinatici". I
primi erano prodotti partendo dal mosto, la cui fermentazione,
creatrice delle bollicine, veniva impedita o meglio ritardata
immergendo le anfore in acque fredde, al fine di avere vino
frizzante (allora detto spumante) per più lungo tempo. A Pompei
è stata scoperta una cantina avente un cunicolo attraversato in
continuazione da acqua fredda, nella quale venivano posti i dolium
con il mosto da spumantizzare lentamente.
In conclusione, da questi sacri testi risulta
chiaro che lo spumante era già prodotto al tempo dei Romani,
certo non con le tecniche attuali, ma con le rifermentazioni di
vini dolci nei recipienti di allora (anfore di terracotta, ecc.),
oppure con l'aggiunta di uva appassita o di mosto dolce a vini
base già fermentati. Per individuare questi vini i romani usavano
i termini "spumans", "spumescens"
"saliens", "titillans", che
indicano chiaramente la spuma delle bollicine del vino spumante.
La rifermentazione in bottiglia è stata
possibile dopo la scoperta del vetro resistente alla pressione di
anidride carbonica (6 atm) e dei tappi di sughero. La
bottiglia di vetro resistente adatta alla spumantizzazione
venne prodotta per la prima volta in Inghilterra nel 1632 da Sir Kenelm Digby.
Lo spumante classico (o tradizionale) attuale
è ovviamente differente dallo spumante antico, per le varietà (Chardonnay,
Pinot nero, ecc.), per il tipo di zucchero (di canna) utilizzato
per la seconda fermentazione, ecc. Tuttavia il principio biologico
della rifermentazione è uguale a quello dei romani. Cambia solo
il recipiente: dall'anfora si è passati alla bottiglia.
Il termine "spumante" è
altrettanto antico, in quanto citato dai georgici latini più
famosi: Virgilio, Plinio, ecc.
Questi scritti sono ancora disponibili (in
latino) e pertanto l'Italia può considerarsi la vera inventrice
dello spumante.
Mario Fregoni
Ordinario di Viticoltura
Università Cattolica S.C.
Piacenza
Estratto
dalla relazione tenuta al Convegno "Lieti calici"
Enciclopedia Treccani – Roma

BIBLIOGRAFIA
BACCI A. (1596) - De naturali vinorum historia de vinis Italiae -
Romae.
COLUMELLA - (1 ° sec. d.C.) - De re rustica.
LUCANO (39-65 d.C.) - Farsaglia (Bellum civile). (Phars., X, 63).
PLINIO ( ¤ -79 d.C.) - Naturalis Historia. (77 d.C.)
PROPERZIO (47-15 a.C.) - Elegie (II, 33, 39-40).
ULPIANO - De Legibus.
VIRGILIO (70-19 a.C.) - Eneide (Aen., I, 738-740).
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