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LE
NOZZE DEL PRINCIPE
di
STEFANO
CAPONE
tratto da
Le nozze del
principe.
Diari, cantate, suppliche, bandi e altri generi letterari per le nozze di Francesco di Borbone a Foggia
(1797)
(Foggia 1997)
L'anno 1797 segna un momento importante per la storia di Foggia e della Capitanata: la città sede della Dogana delle pecore è scelta dalla corte borbonica quale scenario ideale di una illustre festa dell'ancien régime: il matrimonio tra il principe ereditario Francesco I e Maria Clementina d'Austria. Un evento in tono minore per le circostanze politiche e le difficoltà economiche del regno proietta comunque nelle città il costume, l'etichetta, gli intrattenimenti e i piaceri della corte. Letterati e cortigiani, cuochi e musicisti, nei 73 giorni di permanenza dei sovrani in provincia, trasformano - in nome dell'apparenza - le usanze, le consuetudini, la vita stessa delle città, preoccupate di ben
figurare, anche a costo di notevoli sacrifici economici.
Ferdinando IV entra a Foggia il 14 aprile 1797, seguito da un fastoso corteo, tra gli applausi e le acclamazioni del popolo in festa. Prende subito possesso della sua dimora, il Palazzo Dogana, trasformato a tempo di record in Palazzo Reale. Dopo pochi giorni di permanenza in città, il re intraprende un lungo viaggio per la Puglia, durato quasi un mese. Viaggiare all'epoca era per i meno abbienti l'itinerario virtuale verso un'altra condizione sociale: per i gruppi egemoni un impagabile bisogno di ostensione. Con il viaggio si abbandonavano le consuetudini, le rassicuranti sfere degli ambienti noti, per esplorare le ignote, cercare la ventura. Il cammino prevedeva i disagi della polvere, le truffe degli osti; le liti con i vetturini; gli agguati dei briganti.
Per il sovrano questo viaggio ha un calcolato intento: è una metafora del controllo ideologico, un percorso la cui linea appartiene alle strategie di promozione
dell'immagine dinastica.
La sua prima tappa è San Severo: importante sede vescovile e centro agricolo, feudo, con la terra di Torremaggiore, dei principi Di Sangro.
Il re. per abitudine molto mattiniero, parte alle ore 6 del 16 Aprile 1797 da Foggia, a cavallo, in compagnia di un ristretto seguito di cortigiani, tra cui l'inseparabile compagno di escursioni e di caccia Troiano Marulli, duca d'Ascoli Satriano.
Per la prima volta percorre una strada che passa in mezzo a campi di grano magnifici e ben coltivati, inoltrandosi piana come un pontile fino a San Severo. Ferdinando IV la trova ideale per le sue galoppate mattutine e infatti più volte, nel corso della sua permanenza in Capitanata, tornerà a ripercorrerla almeno in parte.
Il monarca giunge a San Severo in circa due ore; a poche miglia dalla città trova schierato in parata il reggimento di Cavalleria Regina, che si era distinto per il suo valore in Lombardia, ed i soldati a cavallo lo scortano fino all'ingresso in città. L'entrata è trionfale; il corteo, con studiata lentezza, passa tra due ali di popolo in festa, ostentando la magnificenza delle divise, degli abiti, degli equipaggi. Le campane delle chiese suonano a festa, annunciando l'arrivo di Ferdinando. Anche San Severo, come altre città, aveva sicuramente organizzato dei preparativi d'accoglienza e attuato miglioramenti urbanistici a palazzi, strade e piazze.
La visita del re a San Severo è segnalata, con la solita sintesi, nel Diario dello stesso sovrano ed anche da un'altra interessante fonte: il diario di un anonimo cronista, probabilmente un subalterno della Dogana. Le due cronache non offrono particolari spunti sulla città e sui suoi abitanti; soprattutto vengono ignorati i Di Sangro, feudatari e proprietari potenti e incontrastati di sterminati territori. Evidentemente questa dinastia, che già in Raimondo, principe di San Severo, aveva avuto un personaggio di statura europea, di idee moderne e illuminate, un intellettuale e scienziato le cui straordinarie scoperte ed i suoi testi sono ancora oggi al vaglio degli studiosi, non era ben vista dalla corte.
Il re, sempre acclamato dal popolo, è accolto con grande entusiasmo dai notabili della città, ma la sua è una breve visita: deve ritornare a Foggia. Si trattiene in città qualche ora, il tempo necessario per un Te Deum, per mostrarsi benignamente alle autorità civili e religiose e per consumare una frugale colazione «stagionale»: pasticcio di cipolla, verdure e formaggi locali.
STEFANO CAPONE
Tratto
da "Omaggio a San Severo"
di Benito Mundi e Giuliana Mundi Leccese
Edizioni del Rosone
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