estratto da

50 PUGLIESI NEL MONDO
protagonisti dell’enogastronomia pugliese

di LORY PESCE BUONAMICO

Mario Adda Editore - Bari

GIROLAMO d'AMICO - ULRICO PRIORE - LOUIS RAPINI
Titolari Spumante d’Araprì

Come sempre succede, si finisce per fare quello che meno si pensava, a meno che non si appartenga a grandi dinastie in cui tutto o quasi è predeterminato. Ognuno di noi tre, da piccolo, pensava come tutti i bambini di fare da grande lavori avventurosi, fantasiosi; anche la musica avrebbe costituito l'alternativa a questa professione, per il semplice fatto che tutti e tre provenivamo da un passato musicale. Il nostro interesse insieme alla passione è nato venticinque anni fa, con l'approssimarsi del primo lustro di età, quando il ritorno alla memoria di situazioni e ricordi che ci hanno accompagnati durante l'infanzia, hanno fatto sorgere in noi l'amore per questo meraviglioso mondo. Qualche difficoltà, inizialmente, c'è stata come, la scarsa conoscenza della materia in loco, quindi la mancanza di tecnica che nella nostra zona, sud Italia, era quasi sconosciuta. La spinta maggiore, però, è venuta da quella sana voglia di riscatto che noi percepivamo e sentivamo sulla nostra pelle quando si parlava con enfasi del glorioso passato del "vino di San Severo", mentre il presente era fatto di vini dozzinali e in cisterna. Eravamo - non a caso - nel posto giusto, in quanto la Puglia rappresenta, come ambiente, un'isola felice, ed ancora più la Daunia, paesaggio incontaminato e idoneo alla coltivazione della vite. Così abbiamo subito scelto quello che nell'enologia è all'apice per qualità, immagine e tecnica produttiva: lo spumante metodo classico. Tra l'altro nessuno in Puglia fino ad allora si era cimentato, ed ancora oggi, ahimè siamo unici! In quasi tutte le occasioni importanti brindare con il d'Araprì, diventa un momento di buon vivere e di scelta di vita. Per i pugliesi sparsi nel mondo è motivo d'orgoglio vedere che una azienda del proprio territorio competa a pieni titoli con prodotti dell'alta enologia. A noi avrebbe fatto piacere che qui al Sud e precisamente a San.Severo si sviluppassero un buon numero di aziende da creare così un polo di riferimento nazionale. Proprio qui, infatti, si trovano le condizioni ideali, vuoi per l'ambiente pedoclimatico, vuoi per le caratteristiche architettoniche, vuoi per la tipicità del vitigno bombino bianco che ben si presta a questo segmento enologico. Questo dipenderà molto dall'impegno e dalla passione che ognuno di noi metterà nella propria attività e dalla qualità della vita che le istituzioni riusciranno ad assicurare. È molto importante che tutte le componenti, privato e pubblico, lavorino sinergicamente. Per quanto ci riguarda, contribuiamo al favorevole momento del "made in Puglia", che allo stato attuale vuol dire qualità, ambiente e uomini che sanno raccontare tutto questo. La filosofia stessa della qualità della vita con cui si va ad intraprendere questa professione richiede tenacia e creatività, nonché pazienza e lungimiranza. Questo è il mix di componenti idonei che senz'altro determina il successo in campo enologico e d'Araprì non è certo una di quelle marche che dominano le pagine pubblicitarie delle riviste, è un segreto che si custodisce gelosamente e si rivela solo agli amici più fidati.

 

Introduzione al libro

Storie che cominciano con un mulino, una piccola bottega, un minuscolo forno, una stazione di poste o un semplice pezzo di terra. Storie di generazioni che si susseguono, intente a dispiegare, per dirlo con facile assonanza, sapori e saperi. Storie di famiglie, di uomini e donne che trasformano in intrapresa economica una cultura agricola e alimentare che affonda le sue radici nel remoto di pratiche antiche, che hanno fatto un primo, piccolo passo nell’artigianato per poi diventare aziende, marchi, prodotti noti in Italia e all’estero. Tanti racconti di vita familiare di vicende personali, di capacità creative, di fantasia imprenditoriale e commerciale che diventano 1 unico grande racconto di una Puglia che ha fatto dell’enogastronomia un elemento di riconoscibilità, di richiamo, una componente essenziale di quella sorta di vera e propria leggenda che oggi è l'ospitalità della nostra regione. Oggi ci appare quasi scontato .che non solo in Italia ma anche alt estero l'immagine della Puglia sia legata al mare, alle città d’arte, alle architetture, alle cattedrali. Altrettanto scontati ci appaiono i riferimenti che i nostri interlocutori stranieri fanno ora all’olio, ora al pane, al vino, a ricette, a un particolare dolce o frutto o bevanda. Tutto ciò è molto meno scontato di quanto crediamo. Tutto ciò è il frutto di una cultura che ha saputo conservare natura e storia, mare, campagna, collina e monumenti, tracce del passato, opere d’arte. Così c'è stato chi (e in questo libro finalmente un nome e cognome e sono tanti) ha saputo conservare e innovare una tradizione della tavola nella quale le assonanze dei sapori si specchiano nelle diversità del paesaggio e dei colori della terra di Puglia. Quello che va sottolineato di queste storie di vita e di lavoro è lo straordinario impegno che è stato tramandato dai padri ai figli, un impegno profuso senza risparmio. Questo dice molto di un modo di essere, troppo spesso e con superficialità, tacciato di mancare di spirito aziendale, di essere carente di cultura del rischio d'impresa.
Ciò che emerge da questo libro è una realtà profondamente diversa da tanti luoghi comuni sul Sud. Emergono testimonianze importanti. Importanti perché narrano di un amore per la terra e per i suoi prodotti che incontra la sapienza di chi sa coltivare quella terra e trasformare quei prodotti e fare di tutto questo impresa, presenza sul mercato, affermazione commerciale. Non va dimenticato tra l altro, che tutto questo non avviene in una terra al centro dell’Europa, spontaneamente generosa, dove l’acqua è abbondante, la terra uniformemente fertile, il clima sempre favorevole. Tutt’altro, la Puglia è una estrema periferia del continente, l acqua è una risorsa da centellinare e la terra va spesso contesa alla roccia e alle pietre in estati torride e primavere che dissimulano l'insidia della gelata. Ma allora le storie narrate in questo libro parlano anche di sacrifici ed entusiasmi e di una sapienza che ha saputo contendere alla natura ogni spazio per ripetere l antico miracolo di sapori e saperi straordinari.

 
Raffaele Fitto
Presidente Regione Puglia

 

Presentazione del libro

In uno scenario mondiale che tende sempre più all'omologazione, la tipicità locale, sia a livello enogastronomico sia a livello culturale, assume un'importanza sempre maggiore. Per questa ragione sono convinto che per vincere la sfida lanciata dalla standardizzazione nel campo dell'agroalimentare, l'Italia deve perseguire l'importante obiettivo di promuovere sempre più il patrimonio tradizionale, esaltando la tipicità regionale che fa grande l'intero Paese. Il percorso che i cinquanta pugliesi descrivono in queste pagine riassume la passione e l'amore che solo gli uomini del Sud sanno trasferire in tutto quello che fanno. La tenacia delle persone della nostra terra si rispecchia nei risultati raggiunti dai presidenti, amministratori, produttori e agricoltori che si descrivono attraverso le pagine dell'autrice raccontando la loro storia e le loro esperienze. Non dobbiamo mai dimenticare che il territorio è il nostro grande punto di forza e di riferimento sul quale dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi produttivi. Ma allo stesso tempo è importante che i prodotti agroalimentari italiani vengano promossi in Italia e all'estero e difesi dalla imitazioni continuando a valorizzarli anche attraverso le certificazioni di qualità. Quando si parla di prodotti tipici italiani sottolineo sempre che senza una buona materia prima agricola non ci può essere una buona cucina e una cultura enogastronomica di qualità. Ecco perché 1'enogastronomia e la produzione agroalimentare sono tra uno degli aspetti del nostro grande patrimonio artistico e culturale: la dieta mediterranea, la cucina italiana, il patrimonio enogastronomico del nostro paese, infatti, vengono riconosciuti come i migliori al mondo. Ma non bisogna risposare su questo grande valore ereditato dal passato, bisogna investire culturalmente ed economicamente seguendo linee strategiche che diano uno slancio al rinato interesse per l'agroalimentare italiano. Per evitare che la riscoperta dei prodotti tipici e dei piatti nostrani non resti solo una semplice moda, un interesse legato alla contingenza del momento: è necessario creare una grande alleanza trasversale politica, culturale, regionale, saper fare promozione internazionale del Made in Italy agroalimentare utilizzando tutte le reti disponibili nel mondo. Dando risalto ai frutti del lavoro di questi uomini e queste donne, Lory Pesce Buonamico aiuta i lettori delle pagine del suo libro ad essere consapevoli dei valori tipici della cultura agricola e alimentare regionale del nostro Paese, facendo sì che le radici delle nostre tradizioni non si perdano in una dimensione globale che tende sempre più ad omologare qualsiasi fenomeno.


Gianni Alemanno
Ministro delle Politiche agricole e forestali

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