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Piccolo Dizionario dello Spumante e del Vino
Non ritenendolo affatto esauriente, in questo glossario
vengono elencati parole e termini più frequentemente usati e riferiti
al vasto panorama del vino, sia tecnico che più propriamente della
degustazione. Parole ed espressioni anche in altre lingue (in primis
francese) di utilizzo comune. Il simbolo sta
ad indicare un approfondimento.
Aggiornato al: 18/06/13
ABBINAMENTO
CIBO-VINO: l'arte di armonizzare e valorizzare al meglio le caratteristiche dei vini e dei cibi fra di loro. E' basata su regole che lasciano comunque spazio al gusto e all'esperienza di chi le adotta.
ABBINAMENTO
PER CONTRAPPOSIZIONE: nasce dalla necessità di contrastare o almeno ridurre, in un abbinamento, le caratteristiche dominanti, onde consentire un maggiore equilibrio gustativo. Se un cibo, ad esempio, è prevalentemente grasso, sarà opportuno abbinarlo ad un vino fresco, vivace, ricco di acidità, in grado di pulire la bocca, oppure tannico e alcolico, purché la struttura del piatto lo consenta.
ABBINAMENTO
PER SIMILITUDINE: è indispensabile quando il sapore del cibo è a prevalenza dolce. Abbinare uno spumante secco ad una torta di crema farcita è un grossolano errore: il piatto perderebbe quella sua sensazione di piacevolezza e rotondità e il vino sembrerebbe aggressivo e quasi amaro. Molto meglio un Moscato d'Asti dolce (se si prediligono le bollicine).
ABBOCCATO o
DEMI SEC: uno spumante lievemente dolce, che contiene un certa
quantità di residui zuccherini (dai 33 ai 50 g/l); è l’equivalente del termine francese moelleux. Gusto dolce.
ABBONIMENTO:
riguarda il processo di pulitura delle botti per renderle adatte a contenere il vino. Si effettua con lavaggi e getti a pressione di vapore caldo che asportano le impurità presenti sulla superficie del vaso vinario. Nelle botti di grandi dimensioni si può anche piallare la parte interna delle doghe.
ACCIAIO INOX: è il materiale che ha acquisito nel tempo il ruolo di assoluto protagonista in cantina non solo per la costruzione dei vasi vinari ma, forse con ancor maggiore importanza, anche per tubazioni, accessori, macchine enologiche e linee di imbottigliamento; è caratterizzato da elevata resistenza meccanica, inerzia chimica e facilità di
igenizzazione.
ACERBO:
uno spumante non ancora affinato, caratterizzato da una sgradevole acidità in eccesso.
Si dice anche di un vino ottenuto da uve non mature. Sta ad indicare
pure un vino di buona qualità complessiva, ancora giovane e non del tutto equilibrato.
ACESCENZA:
malattia del vino, detta anche spunto acetico, che comporta la trasformazione dell’alcol (etanolo) in acido acetico (acido etanoico) da parte dei batteri acetici
(Acetobacter), sempre e solo in presenza di ossigeno poiché i batteri acetici sono germi aerobici. Questa malattia comporta lo sviluppo di un odore acescente, accompagnato talvolta da odore di colla (acetato di etile), e da gusti di aceto (acido
etanoico o acetico). Lo spunto acetico provoca un immediato aumento dell’acidità volatile.
ACETALDEIDE:
composto chimico della famiglia delle aldeidi, è un prodotto intermedio del processo di fermentazione degli
zuccheri. Normalmente è presente nei vini in misura bassissima, tale da non essere percepita. Oltre una certa soglia il vino acquista un gusto di "svanito" e assume riflessi giallognoli. L'acetaldeide si lega con l'anidride solforosa e con gli
antociani, facilitando la polimerizzazione dei tannini e determinando il colore del vino.
E’ abbondante nei vini sottoposti a lungo invecchiamento, a
forti ossidazioni, ad attacchi di fioretta o acescenza e nei vini
provenienti da uve botritizzate o quando la fermentazione ha avuto un
andamento irregolare.
ACETALI:
sono composti dal profumo e dal sapore etereo, acuto, intenso e
particolare che si formano nei vini in seguito alla reazione
dell’alcol etilico con l’acetaldeide.
ACETATO DI
ETILE:
composto chimico della famiglia degli esteri, si forma dalla
combinazione dell’acido acetico con l'alcol etilico. Si trova nella maggior parte della frutta e nelle bevande alcoliche.
E’ uno degli esteri più abbondante nei vini. In moderata quantità conferisce ai vini un sapore piacevolmente
fruttato. Se in eccesso conferisce
ai vini il caratteristico odore di spunto.
ACETO: se un vino viene esposto all'aria abbastanza a lungo, può trasformarsi in aceto. E' un processo in due parti: l'alcol del vino reagisce all'ossigeno nell'aria e si converte prima in aldeide e quindi in acido acetico (la causa del pungente odore di aceto). I vini con livelli alcolici al di sopra dei 15% non possono trasformarsi in aceto. E' questa la ragion d'essere che sta dietro ai vini fortificati, che hanno livelli alcolici di 15% e più. Per esempio, lo Sherry Fino è uno dei vini fortificati più leggeri, ma deve avere almeno 15,5% di alcol proprio per impedire una possibile trasformazione in aceto.
ACETONE:
è quella sensazione, che talvolta s’incontra nello spumante,
che ricorda l’odore del solvente utilizzato per togliere lo smalto
dalle unghie.
ACETOSO:
vino irrimediabilmente alterato per eccesso di acido acetico
prodotto dall’attività ossidante di alcuni batteri (Acetobacter)
sull’alcol etilico
.
ACIDI ORGANICI:
sono dei composti in grado di cedere ioni idrogeno, responsabili
del sapore acido.
ACIDI ORGANICI
FISSI: acido tartarico, acido malico, acido citrico,
acido lattico, acido succinico, acido ossalico, acido glicolico.
ACIDI
ORGANICI VOLATILI: acido acetico.
ACIDIFICAZIONE:
è un’operazione di cantina che consiste nell’aggiungere o ai
mosti o ai vini, determinate quantità di acidi organici, consentite e
ben disciplinate, con lo scopo di aumentare l’acidità fissa e di
migliorare l’equilibrio organolettico.
ACIDITA’:
componente fondamentale di uno spumante, è la somma dei vari
acidi presenti, e si esprime in g/l. E' la caratteristica principale di uno spumante assieme all'effervescenza ed è conferita al vino dalla presenza di acidi organici liberi quali citrico, lattico, malico, tartarico. Conferisce vivacità al colore, freschezza al sapore e favorisce la conservazione del vino.
È la "spina dorsale" di ogni vino. Un bianco o un rosso di acidità insufficiente risultano molli, stucchevoli come una mela stramatura. Per questo viene usato spesso come sinonimo di "freschezza".
Il livello ottimale di acidità è decisivo nella costruzione di un vino: troppo acido ed il vino è troppo aspro e pungente; troppo poco e diviene fiacco e piatto.
ACIDITA'
FISSA:
è quella rappresentata soprattutto dagli acidi organici non
volatili (tartarico, malico, citrico e in misura minore l'acido succinico e altri acidi). L'acidità fissa si ricava dalla differenza fra il valore di quella totale e quella volatile, espressa in g/l di acido
tartarico.
ACIDITA'
TOTALE:
è dovuta agli acidi fissi e volatili presenti nel mosto e nel
vino. Può variare dai 4 ai 15 g/l e viene espressa in acido tartarico.
Uno spumante con acidità totale troppo bassa è piatto e senza energia;
una acidità troppo elevata invece lo rende disarmonico, aspro, duro.
Questa, di norma, viene misurata in laboratorio con un sistema chiamato titolazione. Parti di alcali sono aggiunte alla precisa quantità di mosto o di vino fino a che gli alcali eguagliano gli acidi nel test. Ciò che è importante è che, quando il mosto è convertito in vino, esso perde un po’ della sua acidità attraverso la stabilizzazione a freddo e/o la fermentazione
malolattica.
ACIDITA' VOLATILE:
indica l’insieme degli acidi volatili presenti nel vino
(acetico per la quasi totalità, più minimi tenori di propionico,
butirrico, formico) e viene espressa in acido acetico. Nei vini il grado di acidità varia da 0,3 a 0,6 g/l di acido acetico.
In degustazione viene descritto come "pungente" o "bruciante" un vino che presenta sentori olfattivi e gusto acescenti, cioè simili all'aceto. In piccole quantità l'acidità volatile è utile a sostenere profumi più fini e
piacevoli ed
esalta il boquet del vino; in eccesso rende un vino adatto a condire
l'insalata ed è un difetto grave oltre che indice
di malattia (acescenza).
ACIDITA' REALE:
rappresenta la forza acida di un mosto o di un vino
(concentrazione degli ioni idrogeno) ed è espressa con il pH, che in un
vino può variare da 2,8 a 3,8. Più il pH è basso più elevata è
l’acidità reale e viceversa.
ACIDO:
(sensazione gustativa) si dice di uno spumante disarmonico per
una quantità troppo elevata di acidi.
ACIDO:
(sostanza chimica) Quando strizzate una fetta di limone nel vostro the per migliorare il sapore, voi in pratica aumentate il contenuto acido della bevanda. Lo stesso avviene per il vino. Tutti i vini contengono una varietà di acidi naturali basilari, soprattutto acido tartarico, malico, lattico e citrico. Oltre a prevenire che il vino si rovini durante la fermentazione e l’invecchiamento, gli acidi aggiungono acidità per controbattere la dolcezza del vino e gli conferiscono equilibrio ed un sapore fresco e rinfrescante.
ACIDO ACETICO: se il vino che voi avete conservato in una polverosa bottiglia puzza di aceto o ha un eccessivo sapore acido o aspro, cioè è dovuto ad un’alta concentrazione di acido acetico. Tutti i vini contengono piccolissime tracce di acido acetico, ma normalmente è impercettibile fino a che il vino non viene sovresposto all’ossigeno durante la fermentazione, l’invecchiamento o attraverso un imbottigliamento difettoso. Tutto questo aumenta la quantità di acido acetico (che nel vino equivale alla
ruggine del ferro). Quando i livelli di acido acetico superano lo 0,07%, l’aceto diventa il carattere dominante ed il vino è sostanzialmente rovinato.
ACIDO ASCORBICO: o Vitamina C è presente naturalmente nei mosti e, talvolta, in piccoli tenori nel vino. Prodotto perfettamente innocuo, anzi dotato di caratteristiche terapeutiche, occupa un posto assai importante nei trattamenti dei vini, particolarmente bianchi, associato all'anidride solforosa.
ACIDO CITRICO:
si trova nell'uva in quantità minima (tracce); è sintetizzato negli acini a meno che non provenga direttamente dalle radici.
ACIDO CITRICO DEGRADAZIONE:
da parte dei batteri lattici, in acetoina e acido etanoico. Ne risulta un aumento dell’acidità volatile e il manifestarsi del “gusto di topo”.
ACIDO LATTICO:
presente nei vini ma non nell'uva in quanto prodotto dai lieviti durante il processo di fermentazione malolattica: l'acido malico presente nell'uva tende progressivamente a diminuire (una molecola di acido malico si trasforma in una di acido lattico e una di anidride carbonica), mentre quello lattico ad aumentare. La caratteristica principale di questo acido è quella di rendere i vini più morbidi, meno aggressivi. Per questa ragione la fermentazione malolattica è usata più raramente per i vini bianchi - che hanno la necessità di avere una maggiore freschezza (acidità) - solitamente quando hanno caratteristiche tali da poter essere destinati ad una maturazione in legno.
ACIDO MALICO:
presente in tutti i frutti, è sintetizzato nei tessuti clorofilliani della pianta; ha il ruolo di vettore di energia; è poco stabile e si riduce considerevolmente durante la maturazione della bacca. Nella preparazione dei vini rossi viene quasi completamente trasformato in acido lattico, attraverso la fermentazione detta appunto malolattica, allo scopo di dare maggior morbidezza al prodotto
finale. Difatti la fermentazione malolattica, nel corso della quale si ha trasformazione di acido malico in acido lattico
porta ad un conseguente riarrangiamento organolettico del prodotto, nel senso di una minore "asprezza" e una maggiore "rotondità" del gusto. Tale processo, che viene favorito nei vini rossi, viene invece attentamente controllato nei vini bianchi per i quali una fermentazione
malolattica spinta potrebbe indurre effetti indesiderabili dal punto di vista organolettico.
Anche gli acidi malico e lattico vanno assumendo un ruolo sempre più importante nel controllo della genuinità dei vini. Ricerche approfondite a mezzo di tecniche analitiche sempre più avanzate, sulla quantità e sulla forma degli acidi malico e lattico naturalmente presenti nei mosti e nei vini, consentono di trarre conclusioni definitive che rappresentano ulteriori elementi di giudizio nel controllo della genuinità
ACIDO SOLFIDRICO:
nei vini che si trovano in ambiente ridotto (assenza di ossigeno), lo zolfo aggiunto come antiossidante si può trasformare in acido solfidrico, dando uno spiacevole odore di uova marce.
ACIDO SUCCINICO:
non presente naturalmente nel mosto, è prodotto dai lieviti durante la fermentazione alcolica in quantità massime di 1 g/l. La sua presenza nel vino non conferisce sensazioni acide ma una percezione complessa di carattere salato-amaro-acido. In alcuni vino l'acido succinico reagisce con le molecole di etanolo per dare vita a sostanze caratterizzate da un aroma fruttato.
ACIDO TARTARICO:
è considerato l'acido specifico dell'uva in quanto la vite
è la sola pianta capace di sintetizzarlo. E' prodotto soprattutto negli organi in fase di crescita ed è sintetizzato nell'uva acerba ma proviene anche dalle foglie giovani. E' stabile e poco utile per il fabbisogno energetico della bacca.
ACIDULO:
è riferibile ad uno spumante giovane, gradevolmente fresco per
leggera, piacevole ed esuberante acidità.
ACRE: se un vino ha uno spiacevole sapore aspro, pungente e amaro ed inoltre puzza, esso viene spesso descritto come acre. Molto probabilmente questo è il risultato di troppo zolfo che è stato aggiunto al vino durante il processo di vinificazione.
ACROLEINA:
è la sostanza prodotta per la degradazione della glicerina per
opera di particolari batteri lattici. Combinandosi con il tannico del
vino produce un composto di sapore spiccatamente amaro, tipico
dell’alterazione detta appunto amarore.
ADDITION
DE LA LIQUEUR DE TIRAGE (mise en bouteille): aggiunta di
sciroppo zuccherino per la rifermentazione in bottiglia. Nello sciroppo aggiunto c'è zucchero raffinato di canna (o barbabietola), lieviti
(Saccharomyces cerevisiae e bayanus), sostanze minerali. I lieviti sono selezionati con cura perché devono essere attivi a temperature di 11-13 °C e devono sopportare le alte pressioni dovute all'anidride carbonica che essi producono. 4 g/l di zucchero danno 1 atm., quindi per ottenere 6 atm. ci vogliono 24 g/l. Le sostanze minerali (sali di ammonio) servono per la riproduzione e lo sviluppo dei lieviti (metodo
Champenois).
ADDITION DE LA LIQUEUR D'EXPÈDITION: serve per compensare
la parte di liquido perso (5-20 ml). Questo sciroppo è formato da vino
invecchiato, mosto fresco, concentrato o parzialmente fermentato ed
eventualmente da una piccola quantità di distillato di vino e zucchero
di canna candito (o saccarosio). Se questa addizione non viene
effettuata lo spumante si dice "pas dosé" o "nature" (metodo
Champenois).
ADDITIVI:
Sostanze che vengono aggiunte agli alimenti per migliorarne le
caratteristiche organolettiche e di conservazione. Si dividono in:
- coloranti: possono essere di origine naturale (estratti dalle
piante o dai frutti) o artificiale (sintetizzati in laboratorio);
secondo la legislazione europea sono raggruppati nelle sigle che vanno
da E100 a E199;
- conservanti: impediscono la riproduzione microbica. I più
utilizzati sono l'acido ascorbico, i nitrati e i nitriti di sodio e
potassio, l'anidride solforosa; sono raggruppati nelle sigle che vanno
da E200 a E299;
- antiossidanti: hanno lo scopo di impedire all'ossigeno di
combinarsi con i grassi presenti negli alimenti. I più utilizzati sono
l'acido ascorbico, citrico, tartarico e lattico; sono raggruppati nelle
sigle che vanno da E300 a E350;
- emulsionanti e stabilizzanti: riescono a legare due liquidi
immiscibili tra loro come l'acqua e l'olio; sono usati i mono e
digliceridi degli acidi grassi alimentari e le lecitine.
- addensanti e gelificanti: inglobano acqua per rendere il
prodotto più denso; i più usati sono la farina di semi di carrube, l'agar
agar, le pectine, le carragenine, la gomma arabica e la farina di semi
di guar;
- aromi: forniscono sensazioni gustative aggiuntive come quella
di burro nella margarina o di frutta negli yogurt e nelle caramelle. Non
esiste una distinzione in Italia fra quelli naturali e quelli
artificiali.
AFFINAMENTO:
è la fase finale del processo di maturazione del vino, ovvero quella che
il vino trascorre in bottiglia prima della commercializzazione. Negli
ultimi anni il termine affinamento è diventato anche sinonimo di
"elevazione del vino in barrique" e, più in generale, di maturazione,
anche se non è proprio corretto.
AFFINATO:
è detto di uno spumante che , a seguito di un giusto periodo di
maturazione, raggiunge un grado ottimale di equilibrio e di armonia.
AFROMETRO:
strumento che serve per misurare, la pressione in bottiglia,
espressa in bar, degli spumanti e dei vini frizzanti.
AGARICO: odore di funghi o
vegetale, tipico di vini che hanno subito una reazione di riduzione.
AGEUSIA:
assenza di sensazioni gustative o perdita di sensibilità gustativa.
AGGRAZIATO: un vino aggraziato è ben equilibrato e raffinato. Un sinonimo più comunemente usato è “elegante”.
AGGRESSIVO:
è riferibile a uno spumante le cui caratteristiche gustative non sono
troppo accentuate al punto di essere quasi fastidiose. Si dice anche di un
vino duro, molto acido e/o molto tannico.
AGLIACEO:
spumante con una sgradevole sensazione olfattivo-gustativa che
ricorda l’aglio, dovuta alla formazione di composti solforati anomali.
AGLIO:
pianta di origine asiatica di cui si utilizza il bulbo; ha un odore
penetrante causato dall'allicina, sostanza batteriostatica (solfuro di
allile). La presenza di potassio favorisce l'abbassamento della
pressione arteriosa. E' classificato fra le erbe aromatiche.
AGRICOLTURA BIODINAMICA: praticata dai seguaci di Rudolf Steiner, filosofo ed esoterista dell'inizio del secolo scorso. Hanno una visione antroposofica e spirituale del loro lavoro, sviluppata attorno al principio che la terra e la vita sopra di essa sono un sistema non scindibile. Agricoltura biologica unita a omeopatia, aromaterapia, astrologia ed esoterismo - pratiche che portano sì con loro molto scetticismo, ma che comunque, a fronte dei risultati ottenuti dai grandi nomi che seguono i protocolli biodinamici in tutto il mondo, fanno riflettere chi ama giudicare dai risultati. Soggetta a certificazione Demeter.
AGRICOLTURA BIOLOGICA: non vengono mai utilizzati prodotti chimici di sintesi se non quelli obbligatori per legge. Vengono invece utilizzati prodotti naturali e metodi naturali per la lotta a malattie e parassiti e per la concimazione. Soggetta a
certificazione.
AGRICOLTURA RAGIONATA: utilizzo limitato di prodotti chimici e solo in caso di necessità.
AGRIOTTA: odore fruttatotipico dei vin di Borgogna. Ricorda
il profumo di una varietà di ciliegia, l'agriotta, dal gusto acidulo e
selvatico.
AGRO: vino che odora di aceto, colpito da ascenza.
AGRODOLCE (o fermentazione mannitica o spunto
lattico):
è un’alterazione batterica ad opera dei
batteri lattici
che colpisce i mosti e dei mosti in fermentazione alcolica. Si tratta della degradazione degli zuccheri da parte dei batteri lattici (gli stessi di quelli che inducono la fermentazione malolattica), con formazione di acido lattico, ma soprattutto di acido etanoico (acido acetico) ed aumento dell’acidità volatile. Questa malattia si manifesta principalmente in caso di arresti accidentali della fermentazione alcolica,
principalmente dei paesi caldi, nei quali la fermentazione alcolica si
è fermata lasciando nel vino tracce di zuccheri.
I batteri lattici
eterofermentativi trasformano il fruttosio in
mannite e
composti a carattere agrodolce.
AGUARDENTE:
spirito naturale della distillazione del vino che si usa per rafforzare
il Porto.
A.I.S.:
Associazione Italiana Sommeliers, fondata nel 1965 e dal 1973
riconosciuta come persona giuridica, il cui scopo primario è quello di
formare la figura e la professionalità del sommelier e di valorizzare la
cultura del vino, anche nell'ambito della ristorazione.
A.I.V.V.:
Accademia Italiana della Vite e del Vino. Da oltre 50 anni si impegna
a dare un contributo sostanziale al progresso della viticoltura e
dell'enologia.
A’ LA GLACE:
è l’operazione di sboccatura che si effettua immergendo il
collo della bottiglia in una soluzione mantenuta a – 25 °C in
modo che la frazione di vino vicino al tappo si congeli imprigionando la
feccia.
A’ LA VOLÉE:
è l’operazione di sboccatura che si effettua «al volo» per le bottiglie tappate col tappo di sughero, come avviene in rarissime aziende, ed oggi interessa soltanto le pezzature maggiori ovvero le bottiglie di dimensione superiore al Jeroboam, le quali non sono tappabili a corona, ma con tappi di sughero maggiorati e graffe o gabiette pure
maggiorate.
ALAMBICCO: antico strumento
usato per la distillazione del vino o della vinaccia, ancora oggi usato
nella distillazione casalinga.
ALBESIA: bottiglia tipica della zona
di Alba, utilizzata comunemente per le produzioni locali (Barbera,
Barolo, Barbaresco, ecc..).
ALBUMINA:
sostanza proteica solubile in acqua presente nei tessuti vegetali e
animali. L'ovoalbumina, derivata dall'albume dell'uovo, viene utilizzata
per la chiarificazione dei vini (a contatto con alcol e tannini forma
dei grumi collosi che trasportano le impurità sul fondo) o per eliminare
parte dei tannini (detannizzazione) nei vini troppo astringenti.
ALCOL:
oltre all’alcol etilico, nello spumante troviamo, sempre prodotti
della fermentazione degli zuccheri per opera di lieviti, altri alcol che
giocano un ruolo importante sia nella struttura sia nella formazione del
bouquet del vino stesso, come la glicerina e gli alcol superiori. Componente maggioritaria in un vino (oltre
l'acqua) derivata dalla fermentazione degli zuccheri presenti nell'uva. Molto poco studiata nei suoi riflessi in degustazione, esiste in alcuni vini una grande ricchezza degli alcoli superiori, che dona un supplemento di complessità. Ovviamente più è alto il grado alcolico, più il vino dà in assaggio un senso di calore sia
all'olfatto che al palato, dove genera una leggera tendenza dolce che controbilancia l'acidità.
ALCOL
COMPLESSIVO:
rappresenta il grado alcolico totale, derivato dalla somma
dell’alcol effettivo dello spumante più l’alcol da svolgere.
ALCOL DA SVOLGERE:
è il grado alcolico producibile
che si otterrebbe se anche gli zuccheri residui venissero fermentati (ha
un certo valore nei vini dolci). Si misura moltiplicando per 0.06 la quantità nel vino di zuccheri riduttori, espressa in g/l; questo fattore moltiplicativo deriva dalle unità Brix necessarie per generare un volume di etanolo pari a 1% (v/v) attraverso la fermentazione alcolica.
ALCOLEMIA:
percentuale di alcool etilico presente nel sangue dopo
l'assorbimento di una bevanda alcolica.
ALCOL ETLICO:
è il più importante alcol contenuto nel vino. Deriva dalla
fermentazione alcolica degli zuccheri presenti nei mosti, quando i lieviti naturali dell’uva attaccano gli zuccheri. Alla fine restano in parti uguali anidride carbonica ed etanolo (il tipo di alcol che vi fa ubriacare). La maggior parte dei vini da tavola segnano da 7% a 14% di alcol per volume. Ciò dipende dalla quantità di zuccheri naturali presenti nelle uve di quei dati vitigni o dalla quantità di zucchero aggiunta dall’enologo in un processo chiamato zuccheraggio. Le uve cresciute in climi più freschi hanno meno zuccheri e dunque creano meno alcol. Ciò non significa necessariamente fare un vino peggiore o migliore, ma l’alcol è certamente molto importante per lo sviluppo del vino, agendo come conservante ed aggiungendo un senso di dolcezza, di forza, di peso e di
carattere. La sensazione che si avverte in bocca è di "asciutto" e di
pseudocalore, non è da dimenticare il contributo che esso dà al quadro organolettico in virtù della sua capacità di agire da "mediatore di solubilità" per tutti quei composti estremamente importanti ai fini della costituzione del "bouquet" e che altrimenti sarebbero difficilmente solubili.
L'indicazione del suo quantitativo (gradazione alcolica), soggetta a precise e rigorose norme nazionali e comunitarie, è espressa da un numero seguito dal simbolo "% vol." ed indica la quantità di alcol in millilitri (centimetri cubici) contenuti in 100 millilitri di vino.
E' importante anche dal punto di vista del giudizio sulla genuinità del prodotto: poiché l'alcole del vino proviene dalla fermentazione degli zuccheri del mosto, è possibile, per mezzo di analisi specialistiche
(metodi
isotopici), risalire alla eventuale aggiunta di zuccheri non provenienti
dall'uva.
ALCOL METILICO:
deriva dalle sostanze pectiche presenti nei mosti. I vini bianche
in genere contengono meno alcol metilico dei vini rossi; infatti il loro
limite massimo è di 0.20 mg per 100 ml di alcol anidro, mentre sale a
0.25 per i vini rossi. I vini derivati da produttori diretti (uva
fragola) ibridi contengono in media almeno il doppio di alcol metilico
di quelli prodotti dalla Vitis vinifera.
ALCOL POTENZIALE:
alcol da svolgere
ALCOOL SVOLTO:
è quello effettivamente presente nel vino a fine fermentazione.
ALCOLI SUPERIORI o fusel oils: sono gli alcoli con più di due atomi di carbonio. Si originano dagli aminoacidi presenti nell’uva: nel vino i più importanti sono 1-propanolo, 2-metil-1-propanolo, 3-metil-1-butanolo e
2-metil-1-butanolo.
ALCOLICO:
si dice di uno spumante che possiede una gradazione alcolica elevata,
e che denuncia questa sua caratteristica con una piacevole sensazione
pseudocalorica in bocca.
ALCOLIMETRO: strumento che misura il
tenore di alcool nelle bevande.
ALCOLIZZAZIONE:
pratica
di cantina che consiste nell’aggiungere al vino certi tipi di alcol al
fine di aumentarne il titolo alcolico. E’ ammessa soltanto nella
preparazione di vini speciali.
ALCOL PER VOLUME
(ABV): rappresenta la quantità di alcool presente in 100
ml di vino. Rappresenta un indicazione da riportare sempre in
etichetta. Quando leggete sull'etichetta “Alcol 13% volumetrici” (by Volume),
significa che quasi un ottavo del vino è alcol puro (ovvero ogni 100 ml
di vino contengono 13 ml di alcool).
ALDEIDI:
Composti profumati che risultano dall'ossidazione degli alcoli e portano
al vino una nota floreale; ad esempio l'aldeide etilica dà il profumo di
giacinto, quella anisica di biancospino, la cinnamica di cannella, la
fenilpropionica di lillà ecc.
ALLAPPANTE:
quando il contenuto tannico risulta eccessivo, con conseguente
sensazione di astringenza, ruvidezza, asprezza molto forte:
"lega" in bocca e provoca reazione fra i denti.
ALLEGAGIONE:
è la fase della vite, successiva alla fioritura, che riguarda la
formazione degli acini (trasformazione del fiore in frutto).
ALLIER: è il rovere proveniente dalla regione francese di
Allier. E’ molto compatto poco poroso, e possiede tannini non molto
astringenti e tendenti al vanigliato.
ALMUDE: unità di misura
che si usa nel commercio del Porto, equivale a 25,4 litri.
ALONE: in un bicchiere di spumante
sono le bollicine di gas formatesi attorno al disco di vino, provenienti
da quelle in ascensione dal fondo del bicchiere (vedi anche corona).
ALTERATO:
vino che per cause naturali o accidentali, ha mutato in peggio le
sue caratteristiche.
ALZAVINO:
strumento enologico in vetro, utilizzato per prelevare campioni di vino
dalle botti sprovviste di rubinetti per l'assaggio. E' simile a una
grossa pipetta ed è conosciuto anche col nome di "ladro".
AMABILE:
spumante abbastanza dolce.
AMARO o AMARORE: malattia
che consiste nella degradazione del glicerolo da parte dei batteri lattici, con formazione di
acroleina, responsabile del gusto amaro (amarore), successivamente unendosi ai
polifenoli arricchisce il vino di sostanze resinose molto amare. Il
fenomeno è più frequente nei vini rossi poveri di alcol e di acidità e
ottenuti da uve non perfettamente sane. Questa malattia si accompagna ovviamente ad un aumento dell’acidità volatile. E’ in via di
sparizione.
AMARO: (in degustazione) uno dei quattro sapori fondamentali percepiti al gusto, insieme al dolce, l'acido e al salato. Nei vini rossi, è una sensazione quasi sempre legata a un eccesso di tannini non maturi, e in ogni caso costituisce un difetto se avvertito nel finale.
AMAROGNOLO: aggettivo
usato per definire il retrogusto di certi vini, con una connotazione
positiva.
AMBIENTARE:
mettere il vino in condizione tale da raggiungere la giusta temperatura di servizio, per poter esprimere al meglio la sua fragranza.
AMBRATO:
tonalità derivante dal colore giallo piuttosto scura che ricorda
l’ambra. Questa tonalità è tipica di molti vini passiti e da dessert
, mentre è un fattore negativo per i vini bianchi secchi e spumanti,
perché indice di ossidazione, eccessivo invecchiamento o cattiva
conservazione.
AMERICAN
VITICULTURAL AREA (AVA): l’AVA è la versione un po’ annacquata del sistema che regola l’industria del vino in Francia, l’Appellation d'Origine Contrôlée, o AOC. Essa fu creata nel 1983 con il principale proposito di garantire che almeno l’85% delle uve usate per fare una bottiglia di vino registrata AVA, provengano da una specifica area viticola americana. Per esempio, se una bottiglia di Kenwood Pinot Noir riporta sull’etichetta “Russian River Valley”, significa che almeno l’85% delle uve usate per fare il vino devono essere venute dalla regione della Russian River Valley. Altre AVA includono Napa Valley, Sonoma Valley e sottozone AVA come Chalk Hill nella Russian River Valley. Il problema è che un AVA in realtà dice molto poco all’acquirente del vino, perché uve coltivate ad una estremità di una regione enorme e varia come Napa Valley possono avere poco o niente a che fare con quelle raccolte 25 miglia più lontano, anche se nella stessa Napa Valley. Manca inoltre la segnalazione dei vitigni impiegati e dei metodi di vinificazione usati (ognuno dei quali in Francia viene regolato dalla legge attraverso le sue AOC per assicurare la qualità). In breve, l’AVA non dice pressoché nulla riguardo alla qualità del vino, ma solo dove sono state coltivate le uve. Le delimitazioni di un’ AVA sono stabilite dal Bureau of Alcohol, Tobacco, and
Firearms.
AMILICO:
é il tipico retrogusto di pera che si trova nei vini che hanno subito
una fermentazione a temperature troppo basse. Di sapore aggressivo, acidulato, dovuto a un eccesso di alcol amilico. Il suo riflesso nel gusto si può cogliere - specie nei bianchi - in note di vernice, smalto, o anche di banana caramellata, non propriamente invitanti.
AMINE BIOGENE: sostanze che si
possono trovare anche nel vino e si formano in seguito alla decarbossilazione degli aminoacidi precursori per opera dei batteri lattici e che, essendo biologicamente attive sul sistema nervoso e vascolare, possono provocare nell'uomo mal di testa, rossori, palpitazioni e diverse reazioni allergiche in funzione della loro concentrazione e della sensibilità individuale.
AMMANDORLATO:
è la piacevole caratteristica gusto-olfattiva molto intensa che
ricorda la mandorla.
AMMACCATO:
è il sentore caratteristico di certi vini difettosi ottenute da
uve grandinate o comunque alterate. Ricorda la muffa e il secchino.
AMMICCANTE: termine poco tecnico e molto intuitivo. Un vino dai profumi poco pronunciati e dal gusto un po' severo, acido, tannico, è l'opposto di un vino ammiccante, che invece è molto (troppo) profumato, fruttato, morbido e avvolgente, nonché molto (troppo) ricco di note dolci di rovere.
AMMINOACIDI:
composti chimici organici costituenti elementari delle proteine che nel
mosto, assieme all'azoto ammoniacale, sono i principali vettori di
trasporto dell'azoto, necessario per la crescita cellulare dei lieviti.
AMMOSTARE:
è l’operazione con cui si trasforma l’uva in mosto.
AMMORBIDIRE: perdere durezza con la
maturazione. Nel tempo le sostanze tanniche si arrotondano
(polimerizzano).
AMMUFFITO: odore sgradevole prodotto da una vendemmia
di uve ammuffite o da contenitori (es. botti) contenebti muffe.
AMPELIDACEE o AMPELIDEE: famiglia di
piante alla quale appartiene la "Vitis Vinifera", la specie
che produce l'uva atto alla vinificazione.
AMPELOGRAFIA:
Il nome deriva da "ampelos" (viti) e "grapho" ((de)scrivo) cioè
descrizione delle viti. Materia che studia la vite, identifica e
classifica i vitigni sulla base della diverse caratteristiche delle
piante e della morfologia delle foglie e dei frutti. Sebbene questa
disciplina risulti praticata già nell'antichità (De Historia Naturalis
di Plinio) è solamente nell'800 che assume il profilo della scienza
grazie ad una catalogazione più oggettiva, connessa alle peculiarità
botaniche della vite. Sono nati filoni specializzati di ricerca quali l'ampelometria,
che si occupa specificamente delle misure della pianta, delle foglie (fillometria)
e dei frutti (carpometria), nonché della loro comparazione. Attività
vasta e da completare, ha permesso di fare chiarezza sulla catalogazione
di moltissime varietà. Oggi la descrizione di un vitigno viene fatta
attraverso le schede ampelografiche approvate dall'O.I.V. (Office
International de la Vigne et du Vin) che evidenziano per ogni varietà,
nome ed eventuali sinonimi, caratteristiche morfologiche e vegetative,
attitudini colturali, terreni idonei alla coltura. Altri settori di
attività sono lo studio e la creazione di cloni migliorativi di vitigni
esistenti o di nuove varietà mediante incrocio. Nuove tecniche di
indagine comprendono l'ampelografia computerizzata, gli indici
fillometrici, l'analisi del DNA e dei diagrammi enzimatici (isoenzimi).
AMPIO:
si dice di un profumo o di uno spumante particolarmente complesso, avvolgente.
Qualità sempre presente nei vini migliori, segnala una grande ricchezza di sfumature sia all'olfatto che soprattutto al gusto (vedi anche per vicinanza di significato: articolato, persistente e ricco).
ANAEROBIOSI: condizione di assenza o carenza di ossigeno, nella quale sono capaci di vivere microrganismi come lieviti e muffe, che attuano processi metabolici di fermentazione.
ANALISI CHIMICA:
è quella che viene condotta per mezzo di strumenti che
scompongono ciò che si presenta unitario nei suoi elementi costitutivi,
i quali poi vengono esaminati singolarmente e nelle reciproche
relazioni.
ANALISI ORGANOLETTICA:
Degustazione.
ANALISI SENSORIALE:
è una tecnica di laboratorio che mira a dare una descrizione
scientifica del prodotto, elaborando dati offerti dalla fisiologia,
dalla psicologia e dalla statistica. In pratica, l’analisi sensoriale
può essere eseguita anche da chi non conosce il prodotto.
ANANAS:
è quel profumo che associato a quello della banana , si
riscontra in alcuni spumanti fermentati a temperature molto basse.
ANEMICO: vino i cui caratteri sono
insignificanti al gusto.
ANETO: odore che ricorda
un misto di prezzemolo e finocchio. Pianta originaria del Mediterraneo.
ANGOLOSO: un vino angoloso ha livelli elevati di acidità e di tannino, una condizione che di solito si stempera con l'invecchiamento, ma che crea spiacevoli sensazioni e acidità (più che mordere una mela verde). Il termine viene normalmente usato nel descrivere vini bianchi o
spumanti.
ANIDRIDE CARBONICA: gas che si sviluppa nel processo di fermentazione
o dalla rifermentazione in bottiglia dello zucchero e degli lieviti aggiunti mediante il Liqueur de
Tirage. e si
discioglie finemente nel vino durante la presa di spuma. Ha un ruolo importante nel ciclo di produzione del vino: durante la fermentazione del mosto mantiene infatti un ambiente favorevole impedendo il contatto con l'aria.
E' responsabile dell'effervescenza ovvero della presenza delle bollicine nello
spumante e vini frizzanti nei quali l'anidride carbonica diventa elemento distintivo e qualificante. La sua quantità nel prodotto, espressa come pressione in bottiglia, è soggetta a precise norme nazionali e comunitarie. E' possibile mediante tecniche analitiche moderne accertare la provenienza della anidride carbonica presente in uno spumante o in un prodotto frizzante e quindi eseguire un accurato controllo di qualità e genuinità.
ANIDRIDE SOLFOROSA:
(SO2) è un gas che si ottiene dalla combustione dello
zolfo. Nei vini e nei mosti svolge funzione antisettica e antiossidante.
Nei vini la troviamo come anidride solforosa libera, oppure sotto forma
di acido solforoso, di ione bisolfito e ione solfito. Trattandosi comunque di un composto tossico, la legislazione ne impone un uso moderato. Oggi, grazie ai progressi della tecnica di vinificazione, la quantità di solforosa impiegata è molto ridotta.
Per legge , nei
vini di consumo, l’anidride solforosa non può superare certi limiti:
160 mg/l per vini rossi e 200 mg/l per i vini bianchi e i rosati.
ANIMA: Associazione
Nazionale Italiana Metodo Classico Autoctoni.
ANIMALI: vedi note animali.
ANNATA: l'annata (o Vintage, in inglese) è un sinonimo per "vendemmia dell'anno", vale a dire l'anno in cui le uve sono state vendemmiate e trasformate in vino (non l'anno in cui il vino è stato imbottigliato, cosa che può essere avvenuta molti anni dopo). In ogni modo, annata è anche un sinonimo per il clima ed i suoi effetti sulle uve in ogni momento dell'anno di coltivazione, che culmina nella vendemmia. Un sacco d’importanza viene attribuita all'annata di un vino, ma in realtà anche molti vini da caraffa sono dei vini d'annata. L'annata (che viene chiaramente riportata sulla bottiglia della maggior parte dei vini di una singola annata) diventa importante solo quando si riferisce a vini di qualità, poiché qualche vendemmia produce uve di miglior qualità di altre (mentre coloro che fanno vini ordinari sono interessati più alla quantità che all'alta qualità).
ANOSMIA: Perdita della capacità di percepire gli odori.
ANTOCIANI: Famiglia di sostanze vegetali fortemente coloranti, presenti nelle uve a bacca rossa. Oltre a dare un forte apporto di colore (a seconda della varietà di uva), hanno una funzione protettiva nei confronti delle radiazioni solari (specialmente quelle a più elevata frequenza, come i raggi ultravioletti). La concentrazione maggiore di antociani è situata nella buccia dell'acino. La differente intensità di colore è determinata dal livello di pH presente nell'acino: più il fattore pH è acido, maggiore sarà la concentrazione di colore del vino e la tinta sarà più vicina al rubino-violaceo. Gli antociani sono poco solubili nel mosto e nell'acqua e molto solubili nell'alcol che si produce durante la fermentazione alcolica (infatti, se si escludono le uve tintore, la polpa, che è ricca di acqua e priva di alcol, è incolore). Per questo motivo le vinificazioni in rosso comprendono la macerazione delle parti solide durante la fermentazione; inoltre una temperatura più elevata (circa 28 °C) favorisce ulteriormente la solubilità degli antociani. Il colore del futuro vino dipende dal grado di maturazione del vitigno e dalla durata del periodo di macerazione buccia-succo. Fanno parte del gruppo dei polifenoli.
A.O.C.
(appellation d’origine controlée) è il sistema usato dal governo francese per individuare le regioni vinicole del paese e regolare gli standards di vinificazione (contenuto alcolico, vitigni, metodi di coltivazione, ecc.). L’etichetta su una bottiglia di Bordeaux per esempio dirà “Appellation Bordeaux Contrôlée” o qualche variazione al riguardo. L’AOC fu istituita negli anni Trenta per aiutare a garantire la qualità del vino francese e per impedire etichette fraudolente. E’ il gradino più alto dei quattro livelli del sistema francese di classificazione dei vini, mentre il più basso è rappresentato dal Vin de Table. L’equivalente italiano dell’AOC è la DOC (Denominazione d’Origine Controllata), la versione canadese è la VQA (Vintners' Quality Alliance) e così via.
APICE: rappresenta la fase culminante del ciclo di vita di un vino. Da cogliere al volo.
Oppure Parte terminale del germoglio e della vite e sede dell'accrescimento in lunghezza dell'organo. L'apice cresce nella prima fase della stagione vegetativa, producendo nuovi nodi con le relative foglie e viticci, poi arresta lo sviluppo e muore.
APIRENE: Si dice di quelle varietà d'uva nelle quali l'acino è privo di vinaccioli; sono utilizzate prevalentemente per la produzione di uve passe.
APPASSIMENTO: tecnica di parziale essiccazione dell'uva per ottenere vini dal gusto più ricco e aromi caratteristici di frutta
matura. Dalle uve appassite quasi interamente si ricava il passito, un vino ad alto contenuto alcolico e ricco di
zuccheri.
APPICCICOSO: termine usato in degustazione per un vino così intenso da assomigliare nel sapore ad una confettura. Lo si riferisce in particolare ai vitigni ricchi di zucchero e di acidi coltivati in climi molto caldi, come gli Zinfandels californiani o gli Shiraz australiani. Un vino appiccicoso è generalmente considerato un vino difettoso, soprattutto se la caratteristica è particolarmente accentuata.
ARA: unità
di misura del terreno agricolo equivalente a 100 mq (centesima parte
dell'ettaro). Utilizzata anche la centiara equivalente alla centesima
parte dell'ara ovvero 1 mq.
ARABINOSIO:
è uno zucchero con 5 atomi di carbonio (pentosio), non
fermentescibile dai lieviti , presente nei vini in piccole quantità
(0.5g/l).
ARANCIATO:
è la tonalità simile alla buccia d’aranciamatura, tipica di
un vino lungamente invecchiato.
ARCHETTI:
sono quelle curve che si formano sulle pareti del bicchiere, a
diversi centimetri dalla superficie del vino, quando lo si fa ruotare
nel bicchiere. Sono indice di generosità e ricchezza in alcol. Gli
archetti possono presentarsi stretti (numerosi), pronunciati, ampi a
seconda della maggiore o minore forza alcolica.
ARGILLOSO: suolo costituito prevalentemente da argilla.
ARGON:
gas inerte, consigliato dall’OIV, specialmente nel travaso e
nell’imbottigliamento isobarico degli spumanti preparati in autoclave.
ARISTOCRATICO:
si dice di un vino di grande classe e di eccezionale
raffinatezza, proveniente da uve di ceppo nobile, in zone altamente
evocate e ottimamente preparate.
ARISTOLOCHIA:
odore erbaceo che assumono alcuni vini quando la pianta omonima (presente nei vigneti) si mischia all'uva durante la vendemmia, oppure quando le uve sono state raccolte prima della piena maturazione.
ARMONIA: uno spumante viene definito armonico quando le sue componenti sono
in gradevole proporzione tra loro. Uno spumante raggiunge una buona armonia con la giusta maturazione.
L'armonia inquadra l'equilibrio e il dosaggio proporzionato e coerente delle diverse componenti di un vino (calore alcolico e freschezza acida, fragranza del frutto e dosaggio del legno, ricchezza estrattiva e naturalezza della beva).
ARMONIOSO: sinonimo di “ben equilibrato”, un vino è armonioso se tutti i suoi elementi (tannini, acidi, alcol, frutto) sono perfettamente mescolati e nessun elemento prevale sugli altri.
AROMA: sensazione olfattiva che si percepisce per via retronasale dopo aver
deglutito lo spumante. Le famiglie di aromi identificabili negli spumanti a Metodo Classico
: Fragranti (Crosta di pane, Pane tostato, Biscotto, Lieviti) ; Floreali
(Fiori bianchi); Fruttati (Agrumi, Pera, Mandorla, Frutta matura, secca e candita);
Vegetali ; Minerali.
AROMA
DI BOCCA:
si riferisce al complesso di sensazioni gusto-olfattive percepite
per via retronasale. La sua qualità e la sua intensità sono
determinanti nella valutazione complessiva di uno spumante.
AROMATICO:
spumante che presenta , spiccate e inconfondibili, le
caratteristiche odorifere delle uve da cui ha avuto origine. Tra le
varietà aromatiche citiamo i Moscati, il Brachetto, il Malvasia,
l’Aleatico, il Traminer, il Resling, il Gewürztraminer ecc..
L'Asti è lo Spumante aromatico per eccellenza: nasce da uve
moscato e ha un aroma ricco e intenso, con sensazioni che riportano ai
fiori di acacia, glicine, arancio e al miele.
AROMATIZZATO: prodotto derivato da
un vino a cui sono state aggiunte sostanze aromatiche come china,
liquirizia, ecc..
AROMI PRIMARI
o di Prefermentazione: Tipici dei vitigni, soprattutto aromatici come le malvasie, i moscati e il gewürztraminer. I principali responsabili sono i terpeni: linalolo (uve Moscato), geraniolo (profumo di rosa, è presente anche nei fiori d'arancio e nella cannella), nerolo e terpineolo. Altre sostanze danno sentori erbacei, oppure "foxy", selvatici.
AROMI SECONDARI:
Si formano durante la fermentazione e ne sono responsabili gli alcoli, le aldeidi e gli esteri.
AROMI TERZIARI:
Si formano durante il periodo di invecchiamento, per reazioni di ossidoriduzione, eterificazione, polimerizzazione, idrolisi, esterificazione e acetalizzazione. I più importanti sono gli esteri (fino a 500 mg/l in un vino invecchiato) che si formano a partire dall'alcol etilico e dagli alcoli superiori, seguiti dalle aldeidi, dai chetoni, dagli acetali, dagli eteri e dai lattoni.
ARRICCHIMENTO:
pratica enologica che consiste nell’aumentare il contenuto
zuccherino di un mosto mediante l’aggiunta di saccarosio (non ammesso
in Italia) o di mosto concentrato o mosto concentrato rettificato
(ammesso).
ARTICOLATO: è all'incirca sinonimo di complesso. Indica un vino in cui le diverse componenti, sia all'olfatto che in bocca, si fanno percepire in modo ritmato e dinamico, donando una sensazione di varietà. Vedi anche articolazione.
ARTICOLAZIONE: la capacità di un vino di proporre una progressione gustativa ampia, contrastata e coerente. Un vino articolato non propone un unico timbro gustativo, ma sviluppa sfumature diverse e complesse, ben equilibrate tra acidità, alcol, tannini e componenti che danno morbidezza.
ARZENTE: vino forte, ricco di
alcool, che provoca una sensazione di calore.
ASCENZA: vedi acescenza.
ASCIUGATO: si dice di un finale di bocca poco felice, che lascia una sensazione di secchezza e tende ad asciugare la salivazione. È spesso in relazione con una certa aggressività dei tannini, tanto di quelli del vino quanto di quelli del legno, e segnala un precoce esaurimento della gamma fruttata.
ASCIUTTO: è il vino che lascia in bocca una sensazione di "pulito".
ASPRINO:
spumante leggermente spigoloso per una elevata acidità e lieve
eccesso di tannini.
ASPRO:
spumante dal gusto decisamente astringente e duro a causa di
sostanze tanniche e acidi in eccesso. In ogni caso termine un po' generico che viene utilizzato in varie accezioni, più spesso come sinonimo di
astringente. Ma non sempre indica solamente una certa crudezza e aggressività del vino: se riferito al registro fruttato delle sensazioni gustative, può infatti suggerire analogie con quelle tipologie di frutta (visciole, nespole, agrumi) in cui l'asprezza è un requisito costitutivo della piacevolezza, e non soltanto l'indizio di un deficit di maturazione.
ASSEMBLAGGIO
(vedi anche CUVÉE):
la pratica consistente nel preparare la base dei vino da spumantizzare utilizzando prodotti di diversa
provenienza viticola e/o di diverse annate. E' un'operazione, diversa dal taglio (coupage), che tende a migliorare la qualità dei vini raggruppandone più partite (cuvée). Ogni produttore ha il suo personale assemblaggio, ma tutti operano con lo spirito di creare vini eccellenti. Le varie tipologie di spumanti impongono regole diverse. Ad esempio gli spumanti millesimati sono costituiti unicamente da vini della stessa annata, ma solo se la vendemmia è stata eccezionale. I Brut non millesimati sono l'emblema dell'assemblaggio, perchè sono generalmente frutto di miscele di vini di annate e vigneti diversi.
ASSOCIAZIONE
ENOLOGI ENOTECNICI ITALIANI (ASSOENOLOGI): l'organizzazione di categoria che nel nostro Paese raggruppa e rappresenta oltre il 90% dei tecnici vitivinicoli attivamente impegnati nel settore, di cui il 50% ha mansioni direttive in cantine sociali e private, il 10% svolge l'attività di libero professionista, mentre la rimanente percentuale è impegnata con incarichi diversi. Essa si propone la tutela professionale dell'enologo e dell'enotecnico sotto il profilo sindacale, etico, giuridico ed economico, nonché di rappresentare la categoria a tutti i livelli e di curarne l'aggiornamento tecnico scientifico. Inoltre garantisce ai suoi associati una serie di servizi professionali di tutta considerazione. Fondata nel 1891, è stata recentemente riconosciuta dall'Union Internationale des Oenologues, l'associazione di categoria più antica, più numerosa e meglio organizzata a livello
mondiale. La Sede centrale dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani è a Milano, in via Privata Vasto 3, mentre ben 17 Sedi periferiche garantiscono la rappresentatività e l’operatività della categoria nelle diverse zone vitivinicole italiane.
ASTEMIO: in termini medici, è la
persona che soffre l'insorgenza di un'allegria dovuta soprattutto
all'alcol e ai polifenoli, e non chi ha scelto di astenersi dal vino e
dagli alcolici per ragioni culturali o di gusto personale.
ASTRINGENZA:
sensazione di asciugamento delle mucose della bocca (e delle gengive) dovuta alla presenza nei vini rossi dei tannini, sostanze che si legano alle proteine della saliva.
In termini medici rigorosi, "che tende a diminuire o ad arrestare la lubrificazione della saliva".
L'intensità dell'astringenza diminuisce con l'aumentare della massa molecolare (polimerizzazione) dei tannini, processo che si verifica nei vini con
l'invecchiamento. Non è necessariamente un difetto, perché può essere un riflesso momentaneo della fase evolutiva che attraversa un vino.
ATTACCO DI BOCCA: le sensazioni che si percepiscono nel momento in cui si porta il vino al palato. Se il vino è di alta qualità l'attacco è netto e preciso, espressivo, e di solito sostenuto da una bella freschezza di acidità e di frutto. Un vino dall'attacco gustativo incerto, senza forma, è al contrario poco riuscito.
AUSTERO:
si dice di certi spumanti di grande alcolicità e struttura e,
dunque, di indiscussa qualità. E' un aggettivo che nel lessico della degustazione torna a più riprese e non senza una sua interna ambiguità: se infatti un vino austero è tendenzialmente poco espressivo, reticente ai profumi, nonché spesso marcato in bocca dall'acidità e/o dai tannini, tuttavia l'austerità può anche essere intesa come la spia di un carattere elegante, poco concessivo e a suo modo rigoroso, specie per certi rossi da lungo invecchiamento che non hanno ancora attinto a un adeguato livello di maturità.
AUTENTICO:
sinonimo di "franco", indica un vino in cui si
riconoscono pienamente le caratteristiche.
AUTOCLAVE: grande tino di acciaio a tenuta ermetica, usata per la produzione
di spumanti metodo Charmat.
AUTOCTONO: dal greco AUTOCHTHON ossia AUTOS stesso e CHTON suolo, terra.
I greci chiamavano così i popoli originari dei paesi in cui abitavano e che reputavano non essere venuti da altrove. Il termine autoctono, se riferito ad un vitigno, indica che questo è nato o comparso in un preciso territorio, dove nel tempo si è adattato perfettamente e poi sviluppato fino a rappresentarne una tipicità e a identificarsi col territorio.
AUTOLISI:
si riferisce alle cellule di lievito che, terminata la loro
attività fermentava, si autodistruggono, liberando nel vino degli
aminoacidi che influiscono notevolmente sulle caratteristiche
organolettiche. E’ importante negli spumanti prodotti con il metodo
classico, in cui il vino giace lungamente sulle sue fecce. Grazie
all'autolisi gli spumanti acquistano i sentori tostati, di crosta di pane e di lievito.
AUTOVINIFICATORE: è un tino per
fermentazione in cui la pressione dell'anidride carbonica, prodotta
durante la fermentazione, viene utilizzata per far girare il mosto in
modo tale da estrarre il massimo del colore e del tannino dalle buccie
dell'uva.
AVERE CORPO:
possedere consistenza e altri elementi necessari all'equilibrio generale del vino stesso.
AVVINARE:
è l’operazione consigliabile quando si servono vini di qualità.
Consiste nel versare una piccola quantità di vino nei bicchieri e nella
caraffa di decantazione, per neutralizzare eventuali odori estranei e
dannosi. Con questo termine si indica anche l’operazione di versare
del vino giovane nella botte nuova.
AZIONE CENTRIPETA: consiste nel raccogliere le fecce verso il centro di un serbatoio cilindro-conico nel quale il mosto è iniettato tangenzialmente ad alta velocità. Il sistema è semplice, molto adatto all'illimpidimento leggero dei mosti da pressatura soffice. È poco utilizzato in enologia nonostante la sua semplicità e la sua rapidità.
AZOTO:
gas inerte consigliato ed ammesso nei travasi e
nell’imbottigliamento dei vini che devono essere protetti dall’
azione dell’ossigeno e in tutte le operazioni di isobarometria
relative alla produzione degli spumanti preparati in autoclave.
AZOTO MINERALE: L'ammoniaca, o più propriamente il catione ammonio NH4+, è la forma azotata più direttamente assimilabile da parte dei lieviti; il suo tenore influenza sia la velocità d'inizio della fermentazione di un mosto sia il suo potenziale di
fermentescibilità.
AZOTO ORGANICO: azoto combinato in forme più o meno complesse (amminoacidi, peptoni, polipeptidi,
proteine). Il patrimonio azotato del vino è fortemente influenzato, sia quantitativamente che qualitativamente, dal vitigno, dal grado di maturazione e sanità delle uve, dal clima ed andamento stagionale, dalle concimazioni azotate e via dicendo.
AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE (APA): rappresenta la quantità di azoto ammoniacale ed aminoacidico disponibile per l’alimentazione del
lievito. Un contenuto inferiore a 150 mg/l è considerato insufficiente a garantire un’adeguata produzione di biomassa. Maggiore è il tenore zuccherino del mosto ovvero l’alcol potenziale, maggiore è il fabbisogno in azoto prontamente assimilabile del lievito.
AZOTO TOTALE: di un mosto o di un vino comprende una forma minerale e diverse forme organiche. Esso viene determinato secondo il metodo di Kjeldahl per mineralizzazione a caldo, in acido solforico e in presenza di catalizzatori.
BABO: lo strumento (mostimetro o densimetro) con cui si misura lo zucchero presente nel mosto e unità di misura per indicare i grammi di zucchero contenuti in 100 g di mosto. Ideato dall'austriaco
William Babo.
----------- Inizio
BAG IN BOX: è una particolare confezione per vino, inventata in Australia, che consiste in una scatola di cartone con, all'interno, una busta impermeabile contenente il vino. Man mano che si spilla il vino, la busta si contrae evitando il contatto del vino con l'aria.
BAGA:
ingrossamento del vetro attorno all'imboccatura del collo della bottiglia, prodotto come potenziamento nella zona di pressione esercitata dal tappo. Nelle bottiglie di Champagne e Spumante viene usata per l'ancoraggio della gabbietta.
BANANA:
sensazione olfattiva che fa riferimento al frutto omonimo ed è
dato dall’acetato di isoamile. Si riscontra in certi spumanti bianchi
giovani fermentati a temperature molto basse.
BALLON:
bicchiere dalla forma sferica ed ampia, nel quale possono svilupparsi al meglio i profumi insieme ad una forte ossigenazione del
vino.
BALSAMICO: insieme di odori
percepibili nei grandi vini che ricordano la resina. È una categoria piuttosto ampia, con cui si è soliti indicare un registro aromatico giocato su note di resine, incenso, eucalipto. Ha spesso a che vedere con l'affinamento in legno (vedi boisé).
BALTHAZAR: bottiglia da champagne la cui forma è simile a quella borgognona, ma il vetro è più spesso per sopportare maggiori pressioni. Il colore è quasi sempre verde scuro. La capacità è di litri 12,000 cioè a 16 bottiglie normali.
BANDO VENDEMMIALE:
procedura in uso già nel Medioevo con la quale l'autorità che disciplina l'attività vitivinicola stabilisce la data di inizio - fissata in funzione del vitigno e della vendemmia. Il fine è assicurare una vinificazione fatta con uve mature, così da garantire la produzione di vini che onorino i relativi disciplinari.
BARBATELLA:
la talea già radicata e impiantabile nel vigneto; viene prodotta dai vivai e venduta in mazzi da 25, legati con fascette non riutilizzabili, munite di cartellino colorato che indica nome e sede della ditta produttrice, varietà di uva, portinnesto e clone. Il colore del cartellino indica il tipo di barbatella: arancione, per la barbatella di tipo standard, non selezionata; bianco, per le barbatelle di base, derivate da selezione clonale e non vendute ma utilizzate per produrre materiale certificato; azzurro, indica le barbatelle certificate, moltiplicate dal
vivaista.
BARILE:
un barile da vino è un grosso contenitore di legno neutro che assomiglia molto ad una barrique di formato più grande. Benché i barili siano usati per invecchiare ed immagazzinare il vino, essi differiscono dalle più piccole barriques di rovere per il fatto che essi non cedono molto sapore di legno al vino. Di conseguenza, essi non sono rimpiazzati dopo pochi anni
d’uso. (Anche: Barile contenitore in legno di quercia o castagno di
capacità da 25 a 50 litri e Bariletto da 15 a 20 litri).
BARRICCATO: uno dei termini più comuni tra quelli usati per descrivere un vino. Un vino barricato ha l’aroma ed il sapore del rovere. Quando il vino viene invecchiato in barriques di rovere, esso prende le caratteristiche di quel legno. Più nuovo è il rovere, più forte sarà il sapore. Tra le essenze comunemente trasmesse dal rovere ci sono la vaniglia, l’affumicato e il tostato. Le ultime due sono il risultato della tostatura interna della barrique con una fiamma aperta. Qualche vino più a buon mercato viene “insaporito di legno”, gettando pezzetti di legno o trucioli nelle vasche di maturazione oppure aggiungendo liquido insaporito di rovere.
BARRIQUE: termine francese per
indicare una particolare botte rovere della capacità di 225 litri (barrique
bordolese), e 228 litri (piece borgognona), destinata o alla
fermentazione o all’invecchiamento di alcuni grandi vini. In Italia si è diffusa soprattutto nel corso degli ultimi venti anni sostituendo in molti casi le tradizionali botti di grande capacità. Un uso scorretto, cosa tutt'altro che rara, conferisce però al vino uno spiccato gusto di legno che ne maschera il carattere varietale
e la personalità. A volte questo termine viene utilizzato, impropriamente, per indicare botti di uguale forma ma di capacità superiore a quella
tradizionale.
BASE AMPELOGRAFICA: insieme delle
varietà di vite coltivate in un determinato territorio.
BASE SPUMANTE:
è il vino base che, dopo l'aggiunta del Liqueur de Tirage, sarà avviato alla
spumantizzazione.
BÂTONNAGE:
pratica enologica che
consiste in rimettere in sospensione i lieviti al fine di aumentare la
cessione di sostanze colloidali al vino migliorandone così la
struttura.
BATTERI: definiti dai dizionari come
"organismi unicellulari a struttura semplice", i batteri possono svolgere azioni biochimiche, sia aerobiche che anaerobiche, a seconda che agiscano all'aria aperta o in vaso chiuso. Questa capacità di assorbire l'ossigeno dall'aria o dall'ambiente consente loro di proliferare più o meno rapidamente, con maggiore o minore intensità a seconda che la temperatura sia più o meno elevata. Dotati di un potere enzimatico intenso, essi offrono, a seconda delle loro famiglie, degli ausiliari di
fermentazione indispensabili per la fermentazione malolattica, trasformando
l'acido malico che conferisce rigidità ai vini giovani in acido lattico, che ne addolcirà l'asprezza.
BATTERI LATTICI:
i batteri lattici dell'uva sono i Pediococcus, i Leuconostoc e il Lactobacillus. In un vino che ha subito la fermentazione malolattica si trovano in maggioranza i Leuconostoc. I vini alterati contengono soprattutto i Lactobacillus; i Pediococcus sono presenti nei vini a pH elevato e, benché non attacchino né l'acido tartarico né l'acido citrico, sono considerati come germi indesiderabili.
BAUME': unità di misura della densità relativa dei liquidi, dal nome del chimico francese, utilizzata per determinare la densità zuccherina dei mosti e dei vini dolci.
BENTONITE:
tipo di argilla, deriva il nome dalla località di Fort Benton nello Wyoming (Usa) in cui fu rinvenuta, utilizzata per la chiarificazione dei vini, in quanto le sue particelle si legano alle sostanze proteiche e coloranti del vino, favorendone la precipitazione. E' utilizzata soprattutto per i vini bianchi, che hanno un elevato tenore di sostanze proteiche.
BEVANDE ALCOLICHE: bevande contenenti alcool etilico, si distinguono in Bevande alcoliche fermentate, Bevande alcoliche distillate, Bevande liquorose.
BEVA OTTIMALE: momento, nella vita di un vino, in cui le sue caratteristiche organolettiche trovano la migliore espressione. Può essere breve - anche pochi mesi - ma a volte può estendersi nell'arco di un decennio e più.
BEVERINO:
spumante leggero, sapido, assai gradevole, che invita a farsi
bere.
BIANCO CARTA:
Colore di certi spumanti ottenuti con tecnologie esasperate. In
generale non è indice di qualità, fatta eccezione per il Vermouth dry.
BIANCO CON LEGGERI
RIFLESSI GIALLOGNOLI:
colore di certi spumanti di giusto affinamento e di ottima
conservazione.
BIANCO CON RIFLESSI
VERDOLINI O PAGLIERINI:
colore di certi spumanti giovani e freschi di acidità .
BICCHIERE:
il vino viene prodotto per essere bevuto e il mezzo che lo porta al nostro naso e alla nostra bocca è il bicchiere. Essendo il mezzo per una valutazione sensoriale, il bicchiere da vino deve possedere geometria e dimensioni tali da ottimizzare la percezione del gusto e del
profumo.
BIDULE:
particolare tappino di polietilene predisposto in modo da potere
contenere le fecce degli spumanti prodotti col metodo classico. E’
conformato in modo da aderire perfettamente alla bocca della bottiglia
ed è parte integrante del tappo corona, consentendogli di assicurare
una perfetta tenuta durante tutte le fasi di presa di spuma fino al
momento della sboccatura.
BIOLOGICO:
indica ilo spumante che deriva da uve prodotte in vigneti
coltivati secondo le regole imposte dalle norme che regolamentano la
produzione biologica.
BITARTRATO DI
POTASSIO:
cremortartaro.
BLANC DE BLANCS: spumante ottenuto da sole uve bianche.
BLANC DE NOIRS: spumante ottenuto da sole uve rosse, vinificate in bianco.
BLEND: dall'inglese "blend", "miscela". In degustazione è sinonimo di uvaggio (e anche di
vinaggio).
BLOQUÉE o reserve qualitative: è la parte di vino non commercializzabile e di alta qualità (vin de reserve), messa a riserva in previsione di annate meno favorevoli, e al fine di migliorare le cuvée assemblate con vini di annate inferiori. In questi casi, su approvazione del CIVC, avviene il déblocage ("sblocco"). Il 20 per cento dei vini delle annate migliori è posto in riserva per gli assemblaggi degli anni seguenti (vedi anche PLC).
BOISE': profumo del legno della botte acquisito dal vino.
Boisé, racchiude e sintetizza con rara efficacia gli effetti nella degustazione della sosta di un vino nel legno (in francese bois); e inquadra dunque un repertorio di aromi che va dalla vaniglia al caramello, strettamente legato all'intensità della tostatura delle doghe con cui le botti - specie le barrique- vengono costruite. Una giusta modulazione delle note boisé impreziosisce il vino di un bonus di eleganza; così come un ricorso vistoso e posticcio al registro boisé tende a mascherarne la personalità e a degenerare in stucchevolezza.
BOLLICINE:
è il termine per indicare in un vino spumante, lo sviluppo di
anidride carbonica. Prodotta dalla seconda fermentazione in bottiglia, detta
"presa di spuma", l'anidride carbonica rimane disciolta nel vino, e potrà fuoriuscire solo alla rimozione più o meno decisa del
tappo, formando una cascata traboccante di spuma dopo essere rimasta così a lungo imprigionata. A differenza della birra, ad esempio, questa spuma vigorosa ma leggera, si scioglie rapidamente per offrire lo spettacolo avvincente della salita delle bollicine nella trasparenza del cristallo del bicchiere a flûte. Se la preziosa bevanda viene versata in un
bicchiere dovrà mostrare la raffinatezza delle sue bollicine che dovranno continuare senza troppa fretta, quasi con nonchalance, a schiudersi sulla superficie e a formare talvolta piccoli agglomerati di spuma diafana, prima di sparire quasi a malincuore. Sono questi gli indizi di un ottimo
spumante, cui faranno seguito gli effetti sul palato. Altre mille bollicine, altrettanto leggiadre, si schiuderanno sulla lingua e tappezzeranno le papille di aromi di pesca leggermente biscottati oppure di mandorla sottilmente tostata. Una bottiglia ne contiene circa 250 milioni.
E’ la così detta "fontanella", che si
osserva bene non nella coppa ma nella flûte. Esse si definiscono fugaci,
evanescenti, persistenti rispetto alla durata e finissime, fini, medie,
grossolane per il diametro; se si considera la direzione possono essere
continue e discontinue. In un prodotto eccellente sono finissime,
persistenti (cioè resistono ben oltre la scomparsa della spuma) e
continue.
BOTRITIZZATO:
è detto sia il grappolo attaccato dalla Botrytis cinerea sia il
vino passito prodotto con uve aggredite dalla botrytis cinerea o “muffa nobile”.
BOTRTYS CINEREA:
tipica efflorescenza che, in particolari condizioni ambientali e
per elevata umidità, può attaccare la vite e soprattutto il suo
frutto, causando notevoli danni che si riflettono sulla produzione e
sulla qualità del vino. Quando invece la Botrytis cinerea, per
favorevoli condizioni climatiche, temperatura fredda e limitata umidità
relativa, si verifica su acini maturi e apparentemente integri, viene
definita “muffa nobile “. In questo caso il micelio penetra,
attraverso microlesioni della buccia, nell’interno dell’acino
favorendo una elevata perdita di acqua con consegunte concentrazione di
zuccheri e trasformazione di alcuni acidi, in particolare tartarico e
malico.Questa ‘muffa nobile’, inoltre, elabora assieme ad altri
elementi del suo metabolismo, un complesso di sostanze aromatiche
particolari che conferiscono al vino ‘botritizzato’ aromi tipici e
inconfondibili. I territori di elezione del ‘muffa nobile’ sono la
Renania e il Palatinato in Germania, le zone del Sauterne in Francia e
del Tokaj in Ungheria. In Italia la sua apparizione è limitata a poche
zone, anche se il fenomeno può presentarsi sulle uve appassite su
graticci o in appassitoi, in particolari condizioni di temperatura e
umidità.
BOTTE:
Contenitore di legno utilizzato per contenere vino, distillati, birra, aceto.
Qualche studioso ritiene che la botte sia nata nella Gallia Cisalpina o Transalpina, ma i documenti storici disponibili fanno risalire l'origine di questo contenitore alle antiche civiltà
mediterranee.
BOTTIGLIA: le bottiglie impiegate per conservare lo spumante
Metodo Classico sono di vetro spesso e scuro, normalmente da 750 cl. , definite champagnotte. Sono collaudate per resistere a pressioni di 10/12 atm e trattenere senza problemi l'anidride carbonica prodotta dalla
rifermentazione. 
BOTTIGLIA VELATA: bottiglia che presenta depositi sulle pareti.
BOUCHAGE
DÈFINITIF: é la penultima fase del processo di spumantizzazione
(Champenois), nella quale viene effettuata la tappatura definitiva delle bottiglie prodotte con tappi di sughero a fungo e gabbiette metalliche per
l'ancoraggio. Prevede l'utilizzo di turaccioli speciali di conglomerato assemblati a due rondelle di sughero vergine, che assicurano elevata qualità e resistenza alla pressione. Il
bouchon couronne è invece il tappo corona, che ha sostituito un altro tappo di sughero per la chiusura provvisoria delle bottiglie durante la
prise de mousse. Alcune maison usano tuttora un tappo in sughero durante la presa di spuma delle cuvée
speciali.
BOUCHONNÉ:
francesismo con il quale si identifica l'odore e sapore di muffa trasmesso al vino dal tappo.
BOUQUET: questa parola è tradizionalmente usata per descrivere i profumi maturi di un vino derivati da altre fonti oltre alle uve, normalmente come risultato della fermentazione e del processo di invecchiamento (per esempio, un vino può avere un bouquet legnoso o tostato come risultato di un invecchiamento in una barrique di rovere). Al giorno d’oggi,
il termine (ormai caduto in disuso) che sta ad indicare l'insieme dei profumi di un vino maturo.
Il termine bouquet viene usato anche per descrivere l’intera gamma dei profumi di un vino, mentre la parola “aroma” è divenuta in pratica un suo sinonimo.
BRETT: termine enologico inglese, ormai di uso comune, che sta ad indicare i brettanomyces, una specie di lieviti che si sviluppa sia nelle uve che nelle cantine di vinificazione. In particolare è utilizzato come espressione di un difetto che si riscontra nell'esame organolettico del vino. A provocarlo sono i lieviti del genere Brettanomyces Dekkera, che liberano dei fenoli volatili maleodoranti, come il 4-etilfenolo e il 4-etilguaiacolo, che conferiscono ai vini sentori di stalla, sudore di cavallo, letame, inchiostro, a volte spacciati come indice di "tipicità" o caratteristica di una particolare uva. Le misure preventive per evitare la formazione di questi lieviti nel vino consistono prevalentemente nell'effettuare speciali filtraggi o, in fase di fermentazione, nell'utilizzo di
SO2 (anidride solforosa). Generalmente si associa la proliferazione del Brett ad una mancanza di igiene in
cantina.
BRILLANTE:
si dice di uno spumante perfettamente limpido cioè senza
particelle in sospensione e che dà la sensazione di ravvivare la luce
che lo colpisce.
BRIX: unità di misura del rifrattometro, strumento ottico utilizzato per misurare il contenuto zuccherino del mosto. Il simbolo identificativo del grado Brix è
°Bx. L’unità Brix esprime la percentuale di solidi totali in soluzione, calcolata in g di soluto/100 g di soluzione; nel mosto, il 95% dei solidi disciolti è zucchero che quindi esprime quasi interamente i
Brix.
BRUCIANTE: è la sensazione che dà
uno spumante dal gusto eccessivamente caldo, per la notevole presenza di
alcol.
BRUCIATO:
è la sensazione che si rileva in certi vini speciali aggiunti di
mosto cotto, o in quelli conservati in fusti con doghe eccessivamente
tostate.
BRUSCO: spumante tendente all'aspro, ma non sgradevole.
BRUT: spumante secco, con una minima aggiunta di liqueur
d'expedition.
BRUT NATURE:
vedi Pas Dosé.
BUCCIOSO: aggettivo che suona obiettivamente poco attraente, ma che non è usato in accezione negativa: qualifica un bianco dai sentori aromatici e gustativi che rimandano alla macerazione sulle bucce.
BUREAU OF
ALCOHOL, TOBACCO, AND FIREARMS (B.A.T.F.): l'organismo che regola l'industria del vino negli Stati Uniti. Al contrario dell'Institut National des Appellations d'Origine (INAO) in Francia, il B.A.T.F. regola solamente e non promuove l'industria vinicola.
BURROSO: significa che il vino ha il sapore o l'aroma di burro fuso. Si
riesce ad ottenere questa caratteristica fermentando ed invecchiando il vino in barriques di rovere, facendolo passare attraverso la fermentazione malolattica e lasciando il vino a contatto con le fecce e i sedimenti.
BUTIRRICO:
è quella sensazione sgradevole che ricorda i grassi irranciditi,
dovuta a fermentazioni batteriche anomale.
CACAO: odore caratteristico dei vini maturi, anche dei vecchi Champagne.
----------- Inizio
CALDO: sensazione di calore data da uno spumante ricco di alcool e di
glicerina.
CALO DI LIQUIDO: è il fenomeno che provoca un cuscinetto d’aria tra il vino contenuto in una botte e la parte superiore del contenitore o tra il vino nella bottiglia ed il suo tappo. Il calo è provocato dall’evaporazione del vino e, se è eccessivo, può indicare che il tappo non tiene bene o che il vino sta evaporando a causa dell’alta temperatura e/o della bassa umidità. Le soluzioni possono essere: 1) bere il vino subito oppure 2) rabboccare e tappare nuovamente il vino, quindi conservarlo in un ambiente adatto. Se il calo è di
2-3 cm o più, è il caso di incominciare a preoccuparsi. Per contrasto, nella fabbricazione del brandy il calo è chiamato affettuosamente “la parte degli angeli”, un aroma inebriante che vi lascia leggermente inebriati durante la vostra visita guidata delle cantine in cui le botti sono immagazzinate.
CAMICIA:
è la sottile pellicola formata da materie coloranti del vino che con il
tempo tendono a insolubizzarsi, rivestendo la parete interna delle
bottiglie di alcuni vini rossi lungamente invecchiati.
CAMPAGNA VINICOLA:
Dicitura usata spesso in atti amministrativi. Segna il tempo di riferimento per le scadenze e le principali attività per la produzione del vino. Di fatto individua l'anno di vendemmia e le fasi delle attività produttive seguenti: la campagna vinicola non si rifà quindi all'anno solare, semmai individua un periodo che comincia con la vendemmia e termina poco prima della vendemmia dell'annata
successiva (1 AGOSTO - 31 LUGLIO anno successivo).
CANFORATO:
odore difettoso che ricorda la canfora.
CAPACITÀ BOTTE: la botte presenta una forma geometrica non ben definita e per questo non esiste una formula esatta per calcolare il suo volume. Per cui si ricorre ad accorgimenti dettati dall’esperienza o a calcoli tra i quali ricordiamo:
- travasare il contenuto della botte in altro recipiente graduato;
- pesare la botte prima piena d’acqua e poi vuota;
- calcolare la capacità tramite apposite formule.
CAPPELLO: nome con cui si indicano le parti solide del grappolo, le quali durante il processo tumultuoso della fermentazione vengono trascinate sulla superficie del mosto dai gas prodotti. Per evitare che il cappello non subisca processi di acetificazione, è necessario intervenire con frequenti follature e rimontaggi.
CAPSULA:
dette anche Capsule de surbouchage, è il rivestimento della parte superiore del tappo e del collo della
bottiglia, con il duplice scopo di proteggere l'imboccatura da sostanze inquinanti e per conferire alla confezione un aspetto elegante. In passato era di stagnola, ma a causa delle possibili cessioni di piombo, ne è stata vietata la fabbricazione con questo materiale, sostituito dai polilaminati in alluminio e polietilene, oppure di cellulosa.
CARAFFA:
contenitore in vetro o cristallo, di svariate forme, usato per
decantare un vino invecchiato al fine di separarlo dall’eventuale
deposito che si è formato sul fondo della bottiglia. Alcuni la utilizzano anche come recipiente per
scaraffare lo spumante.
Il miglior tipo di caraffa per decantare il vino ha una base larga, un collo medio ed un’imboccatura svasata disegnata per versare il vino dolcemente. Una caraffa di qualità o un decanter ospiterà facilmente il contenuto di una bottiglia standard da 750 ml. con abbastanza spazio per i benefici effetti dell’aria. Il termine “caraffa” è di origine italiana (ma sino stati i francesi che l’hanno introdotta nel gergo enologico), derivato dallo spagnolo “garrafa”, che probabilmente derivò dall’arabo “garafa”, una parola che significa mestolo o ramaiolo.
CARAMELLA INGLESE:
è l’odore leggermente pungente di lampone e acetone (smalto per
unghie) proprio di certi vini novelli ottenuti con la tecnica della
macerazione carbonica.
CARAMELLO:
è la sostanza colorante tra il giallo bruno, autorizzata per liquori e
vini speciali, che si ottiene dal riscaldamento a fuoco diretto, fino
alla fusione, del saccarosio. Un vino caramellato è quello che ha un manifesto aroma di caramello, di caramella morbida e/o di zucchero bruciato. Il termine viene normalmente applicato ai vini bianchi, in particolare agli Chardonnay, che sono stati fermentati in barrique ed invecchiati in rovere nuovo molto tostato. Il Madeira, che è riscaldato per molti mesi per permettere agli zuccheri di caramellizzarsi, è il classico esempio di vino caramellizzato.
CARATELLO:
piccola botte in rovere di capacità tra i 25 e i 100 l utilizzata per la
fermentazione e la conservazione di certi vini speciali, in particolare
del Vinsanto e per la preparazione dell’acetato balsamico.
CARATTERE:
si dice di uno spumante che presenta delle qualità inconfondibili, dovute
alla sua origine geografica, alla varietà dell’uva e alla tecnica di
produzione. È una delle nozioni cardine per il lavoro del degustatore. Il carattere di un vino è la sua personalità, il suo tratto espressivo più peculiare: può talvolta entrare in conflitto con una certa idea di equilibrio e di compostezza formale, ma nella maggior parte dei casi è indizio di un'originalità espressiva e di un'autenticità.
CARATTERE
VARIETALE: si riferisce al gusto, all'aroma, alla struttura e soprattutto al carattere di un vino fatto con un vitigno particolare.
L'insieme delle sensazioni organolettiche ci permettono spesso di riconoscere il vitigno o i vitigni con cui è stato
prodotto. Un vino fatto con uve Merlot, per esempio, sarà tipicamente di corpo medio, con un livello alcolico medio, moderata acidità e tannini più morbidi di un Cabernet Sauvignon. Un Merlot avrà anche un gusto di frutti rossi, come ribes, fragola e lampone. Se il vino non mostra queste particolari caratteristiche, allora non risponde veramente alle sue caratteristiche varietali e perde la sua correttezza varietale. Il termine è usato spessissimo quando si giudica un vino.
CARATTERIALE: può sembrare vicino al concetto di "carattere", ma caratteriale ha una sfumatura diversa: indica un vino che deve ancora riequilibrare alcuni elementi, o all'olfatto (che può presentare riduzioni o velature assortite) o al gusto (dove possono emergere gusti un po' spigolosi, o marcatamente tannici, o di riduzione).
CARATTERI
ORGANOLETTICI: proprietà di un vino percepibili durante la degustazione. Sono valutabili attraverso la vista, l'olfatto ed il gusto.
CARATTERISTICO:
è il termine con cui si sottolinea che le caratteristiche chimiche e
organolettiche di un vino sono riconducibili a una origine determinata.
Si utilizza anche per uno spumante il cui bouquet si riferisce
inequivocabilmente all’aroma di una data varietà di uva (per es.
Aleatico, Brachetto, Moscato, Malvasia, ecc.).
CARENTE: nell'esame olfattivo, si dice di un vino
o spumante in cui si avvertono pochissime sensazioni odorose, quasi da non essere percepite all'olfatto. Analogamente, nell'esame gustativo, si riscontrerà scarsezza di sensazioni e una piattezza generale.
CARICO:
si riferisce all’intensità di colore (es. ’rosso rubino carico’).
CARNOSO: un vino carnoso ha un sacco di gusti fruttati concentrati. Ricco, supermaturo, grande, armonioso, morbido e di corpo pieno: tutto questo caratterizza un vino carnoso.
Restituisce un'impressione di pienezza e densità in bocca. Si dice di un vino polposo e di spessore, ma non penalizzato da eccessi di concentrazione.
Diversamente che nella vita reale, carnoso è usato quasi sempre come un complimento.
CARTA DA FILTRO:
difetto che si riscontra all’olfatto e al gusto in vini filtrati con
materiale scadente o non ben depurato.
CARTA DEI VINI:
è la lista che qualunque ristorante dovrebbe avere per presentare i vini ai propri clienti. Una carta dei vini seria, deve prevedere una suddivisione per Stati e regioni (Francia: Bordeaux, Bourgogne, Champagne ecc.; Italia: Piemonte, Lombardia,
Puglia, Sicilia ecc.) e per tipologia (bianchi, spumanti, rosati, rossi, dolci ecc.). Per ogni vino deve essere riportato il nome per esteso, l'annata, se possibile il grado alcolico e la capacità della bottiglia, il produttore e il prezzo. E' fondamentale che la carta dei vini sia sempre aggiornata e sia esteticamente ben fatta e di facile leggibilità. E' bene che i vini siano adeguati alla tipologia e al livello del ristorante, sia per fascia di prezzo che per possibilità di abbinamento con i piatti del locale.
CASCOLA:
è la caduta prematura degli acini di un grappolo.
CASEARIO:
odore non pregiato che ricorda i latticini.
CASEINA: Sostanza proteica contenuta nel
latte. Viene utilizzata anche per il collaggio (vedi) dei vini, specialmente bianchi, in quanto facilita l'eliminazione del ferro ed è utile come trattamento preventivo o curativo della
maderizzazione.
CASSATO:
un vino che presenta alterazione della limpidezza e del colore per cause
biologiche o fisico chimiche cioè per casse.
CASSE:
termine francese che significa ‘rottura’ riferito in particolare al
colore di un vino. Comprende diversi tipi di alterazioni che interessano
la limpidezza, il colore, la stabilità, l’odore e il sapore. La
rottura è da imputarsi principalmente a fenomeni chimico-fisici, come
nel caso di inquinamento da ferro (casse ferrica) e da rame (casse
rameosa) che si insolubilizzano e precipitano assieme ai colloidi ed
alla sostanza colorante. Ma anche le ossidasi, enzimi presenti nelle uve
botritizate, possono provocare rotture di colore (casse
ossidasica). In
questo caso il vino, sia bianco sia rosso, esposto all’aria, incupisce
e si altera vistosamente nel colore che assume una brutta tonalità
bruna (brodo di castagne). L’odore e il sapore fortemente ossidati
rendono il vino imbevibile.
CASSE FERRICA: è un’alterazione che può verificarsi nei vini in caso di eccesso di ferro. E’ una casse di vini ossidati (è obbligatoria la presenza di
ossigeno). Per i vini bianchi, si tratta della casse bianca o casse
fosfato-ferrica, dovuta a combinazioni insolubili tra acido fosforico e ferro in
eccesso con formazione di precipitati che hanno un colore bianco-grigio
lattiginoso. Per i vini rossi, si tratta della casse blu che provoca un intorbidamento causato dalle combinazioni insolubili tra i composti fenolici (tannini, antociani, ...) ed il ferro in eccesso. Il rischio è notevole quando il contenuto di ferro supera i 10 o 15 mg/L.
CASSE OSSIDASICA:
viene denominata anche "casse bruna". Indica generalmente
un’alterazione del mosto, anche se può manifestarsi anche sui vini.
Si tratta dell’ossidazione estrema, generalmente enzimatica (laccasi,
tirosinasi) dei composti fenolici che si trasformano in chinoni, quindi
in melanina (bruna). Per evitare la casse ossidasica, occorre evitare di
utilizzare uve alterate da marciume, ricche di laccasi, difficile da
inibire, e proteggere i mosti (ed i vini) dall’ossidazione.
CASSE PROTEICA:
è una "casse" del vino bianco, dovuta ad un eccesso di proteine. Si manifesta con la presenza di un precipitato fioccoso di colore
biancastro, dovuto a composti che si formano tra proteine e tannini
che inducono l'intorbidimento del vino.
CASSE RAMEICA: è
un’alterazione del vino bianco, al riparo dall’aria (spesso in
bottiglia), dovuta ad un eccesso di rame. La casse rameica si accompagna
generalmente alla casse proteica e le proteine sono indispensabili perché
la casse rameica si verifichi. Questa alterazione provoca la formazione
di una polvere rossastra.
CATECHINE:
tra le sostanze fenoliche, sono composti che hanno una costituzione
assai vicina a quella degli antociani e dei derivati dei flavoni. La
loro condensazione, specialmente a temperatura piuttosto alte, può dare
origine a molecole complesse (proantocianidine).
CATRAMOSO:
è una sensazione gradevole che ricorda la liquirizia al catrame
vegetale. Si presenta in certi grandi vini ricchi di alcol, glicerina e
tannini.
CAUDALIE:
è il termine francese che indica l’unità di misura della Persistenza
Aromatica Intensa (P.A.I.), espressa in minuti secondi.
Così, per esempio, si parla di 5 o 6 caudalie per i Novelli, dalle 14 alle 18 caudalie per i grandi millesimi, 18 per un vino rosso o bianco di qualità, 20 o 22 per i grandi vini liquorosi.
CAVA:
denominazione adottata dalla Spagna fin dal 1970 per gli spumanti
elaborati secondo il metodo classico.
CAVE: o crayère
, gallerie destinate a cantina scavate nel suolo calcareo della Champagne, abitualmente senza strutture di sostegno e caratteristiche per la stabilità delle condizioni termiche (10-12 °C) ed igrometriche (70-90 per cento). Il sottosuolo della Champagne è attraversato da oltre 250 km di gallerie, che si spingono fino a 40 m di profondità. Il termine crayère deriva direttamente dalla storia di queste gallerie, l'escavazione delle quali ebbe inizio in epoca gallo-romana allo scopo di estrarne gesso (craie) per costruzione.
CENERI:
con questo nome si intende il residuo salino del vino e si determinano
calcinando a 525 °C una determinata quantità di vino.
Sono la totalità dei minerali presenti nel mosto e nel vino (potassio, calcio, magnesio, ferro, rame, zinco, piombo come impurità, ecc.).
CENTRIFUGA:
è una macchina che fa roteare il vino o il mosto ad altissima velocità, permettendo di separare le particelle più pesanti
, del mosto o del vino, come le sporcizie, le cellule dei lieviti morti e i residui di polpa.
E una forma di decantazione dove la velocità di separazione delle particelle è accelerata con la creazione di un'accelerazione da 1000 a 10.000
g (g=accelerazione della gravità). Questa tecnica elimina molto rapidamente quasi completamente le particelle abbastanza grandi; può succedere che rimanga una scarsa quantità di piccolissime particelle e di colloidi. Il torbido residuo corrispondente può essere eliminato soltanto con decantazione/chiarifica/filtrazione scelta a seguito di prove
mirate. 
CENTRO BOCCA: ciò che si percepisce dopo i primi attimi
dell'assaggio (attacco di bocca) e prima della deglutizione (fine bocca).
Il "centro bocca" ha un ruolo centrale (guarda caso) nella degustazione, rivelando se un vino ha struttura, compattezza e buona articolazione o se al contrario è "vuoto" e inconsistente.
CÉPAGE: vitigno in
francese.
CEPPO: in viticoltura è inteso come pianta singola, mentre ad esempio in virologia è inteso come tipo o varietà di virus
CERASUOLO:
è il colore di tonalità rosate che si avvicina a quello della
ciliegia.
CHAMPAGNE: Situata a 150 chilometri a nord-est di Parigi, la regione francese della Champagne è
la patria delle bollicine, qui si fa lo champage il più famoso e
desiderato dei vini spumanti. Il suo clima freddo ed il suolo gessoso producono vini magri ed acidi che dopo la rifermentazione in bottiglia acquistano una ricca complessità e, come impronta caratteristica, delle finissime bollicine. Tecnicamente il termine “Champagne” può essere usato solo per il vino spumante prodotto nell’area geografica della Champagne e solo quando tutte le severe regole dell’A.C. vengono seguite, incluso l’impiego del metodo champenoise per la seconda fermentazione. Sebbene la maggior parte dello Champagne sia bianco, la maggior parte delle uve usate (Pinot noir, Pinot Meunier) sono in realtà rosse e sono mescolate con Chardonnay
(una bianca) i più differenti vini base, che alla fine vengono trasformati in un vino impregnato di anidride carbonica. Ci sono parecchi differenti stili di Champagne: lo “Champagne
Vintage” o millesimato è fatto con le migliori uve di un eccezionale raccolto e viene invecchiato almeno tre anni; lo “Champagne non-vintage” , che rappresenta in pratica circa l’85% di tutti gli Champagne, è un taglio di due o più vendemmie, fatto normalmente per soddisfare lo stile particolare della casa nel fare Champagne; lo “Champagne rosé” è fatto generalmente aggiungendo una piccola quantità di vino rosso alla cuvée; il “Blanc de blancs”, è fatto interamente con uve Chardonnay ed è più delicato e di colore più tenue; la “Cuvée Prestige” è il meglio del meglio dello Champagne. Lo Champagne viene anche classificato in base alla quantità di zucchero residuo e va dal secchissimo “brut” al dolce
“doux”.
CHAMPAGNOTTA: è la bottiglia classica e tipica utilizzata per gli spumanti. E’
realizzata in vetro più spesso delle bottiglie normali perché deve
essere in grado di resistere alle elevate pressioni di gas carbonico
contenuto nel vino.
CHAMPENOISE:
termine che indica il metodo della spumantizzazione con rifermentazione
in bottiglia. In Italia si usano i termini Tradizionale o Classico.
CHAPTALISATION:
Zuccheraggio.
CHARDONNAY:
questo classico vitigno ha originariamente guadagnato la sua fama nei vigneti francesi della Borgogna e dello Champagne, dove tutt’oggi produce alcuni dei vini bianchi di maggior qualità del mondo. Infatti lo Chardonnay detiene la stessa posizione di grande importanza tra i vini bianchi che il Cabernet Sauvignon ha tra i rossi. In parte questo è dovuto alle sue ammirevoli capacità di adattamento ai diversi climi, da quelli freddi della Champagne al caldo secco dell'Australia sud-orientale. La sua versatilità è anche pari alla sua popolarità, perché lo Chardonnay risponde favorevolmente alla più ampia gamma delle tecniche di vinificazione e degli stili di ogni vino bianco varietale (la fermentazione malolattica in particolare, che dona allo Chardonnay caratteristiche ricche, cremose e burrose). Lo Chardonnay è anche il sogno del costruttore di botti. Questo vitigno è così ben allineato con il gusto del rovere attraverso la fermentazione e la maturazione in barrique, che molto consumatori credono che il gusto ed il bouquet del rovere e quelli dello Chardonnay siano la stessa cosa. Generalmente i vini fatti con uve Chardonnay, sono di corpo pieno, ricchi nel frutto, moderatamente alcolici, con un'acidità da media a medio-alta. I gusti caratteristici nei climi freddi (come nello Chablis) vanno verso la mela verde, gli agrumi e note di limone, un carattere duro ed un'alta acidità. Lo Chardonnay coltivato in condizioni più calde produce gusti ed aromi che tendono verso note di frutti tropicali come ananas e mango oppure mela matura, pera e pesca. Forse nessun altro vitigno, ad eccezione del Cabernet Sauvignon, ha incontrato così tanto successo fuori dalla sua zona di origine quanto lo Chardonnay. Eccellenti esempi si trovano nell'Europa dell'Est, in Australia, Nuova Zelanda, Tasmania, Sud Africa, California, Oregon, Washington, Argentina, Cile, Italia, solo per citarne alcuni. Lo Chardonnay si abbina bene ad un vasto numero di cibi come molluschi, crostacei, pesce, pollame, maiale, carni saltate al burro o in salse cremose. Lo Chardonnay è uno dei cinque vini bianchi (gli altri sono Chenin blanc, Sauvignon blanc, Riesling e Sémillon), che fanno parte dei 9 vitigni classici (i quattro rossi sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Pinot
noir).
CHARMAT:
spumantizzazione effettuata con rifermentazione del vino in autoclave,
detto anche metodo della "cuve close".
CHATEAU:
parola francese che significa "castello" o "palazzo", ma che quando si
riferisce al vino
è il termine usato nella Gironda per indicare il luogo nel quale il vino è stato fatto: il vigneto, la cantina, l'imbottigliamento e tutto il resto. La parola italiana equivalente è "Tenuta", mentre invece le cantine della Borgogna usano il nome di "domaine". Molte bottiglie di Bordeaux dicono "mis en bouteille au château": ciò significa che il vino è stato fatto ed imbottigliato allo château, che spesso è riprodotto sull'etichetta. Tutto questo non è necessariamente un termine di distinzione, dal momento che sono circa 8.000 gli châteaux nella regione di Bordeaux, ma garantisce almeno un certo livello di qualità.
CHEF DE CAVE:
maestro di cantina. Degustatore dal palato finissimo che si occupa di valutare l'assemblaggio ideale della cuvée che comporrà il vino da spumantizzare. Ciascun Maestro di cantina è custode dei propri segreti e lavora per una sola azienda produttrice di Champagne.
CHIAREZZA: sinonimo di limpidezza, ma anche di nitidezza aromatica e buona definizione.
CHIARIFICAZIONE:
detto anche COLLAGGIO è l'operazione mediante la quale il vino viene reso limpido in seguito all'allontanamento delle piccole particelle di solido presenti in sospensione.
Viene fatta a vari stadi del processo di vinificazione, dal mosto fino al momento di imbottigliare il vino.
La chiarificazione avviene naturalmente nel vino per effetto di alcuni enzimi presenti ma richiede del tempo. Può essere accelerata mediante metodi fisici (filtrazione) o chimici.
Si aggiungono al vino sostanze che lo illimpidiscono (inorganiche: bentonite o silice; organiche: caseina, gelatina, albumina o tannino). Viene favorita dalle basse temperature.
Quanto il vino debba essere chiarificato, è una questione ancora dibattuta tra gli enologi, ma c’è consenso generale sul fatto che il vino imbottigliato debba almeno essere pulito e privo di sedimenti.
CHIPS: piccoli pezzi di legno di quercia di varie dimensioni e diverse tostature, che vengono aggiunti al vino per dargli maggiore aromaticità e concentrazione di tannini.
Era una pratica vietata in Italia, ma consentita ad esempio in Australia e California, che produce effetti simili all'invecchiamento in
barrique. Attualmente può essere utilizzata in ambito CEE solo per i
vini da tavola e IGT.
CHIUSO:
(odore di) è la sensazione olfattiva passeggera propria di certi vini
invecchiati a lungo in bottiglia o in botte.
CHIUSO: (in degustazione) abbastanza intuitivamente segnala una certa reticenza espressiva: ma in degustazione è spesso sinonimo di "non ancora adeguatamente aperto", e indica una fase dell'evoluzione in cui il carattere del vino si fa meno ricco di aromi, se non addirittura muto. Può tuttavia tranquillamente preludere a una successiva apertura ed espansione.
CICLO
VEGETATIVO DELLA VITE: comprende tre fasi:
- periodo invernale (quiescenza, la pianta è a riposo, priva di foglie);
- periodo di crescita (germogliamento, crescita dei tralci, fioritura);
- periodo di maturazione (crescita delle uve fino a loro raccolta).
CIMATURA:
consiste nell’asportare a mano o con mezzi meccanica le estremità dei
germogli del capo a frutto, in modo da arrestare la formazione di
internodi e di nuove foglie.
CITRINO:
è il sentore acidulo gradevole che ricorda l’acidità degli agrumi.
CIVC: Sigla familiare ai
viticoltori dello champagne, il CIVC (Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne) è ben noto anche ai
commercianti di vini, che contribuiscono a formarne l'ossatura, la composizione e la direzione. Erede di oltre un secolo di problemi sollevati e pazientemente risolti, il CIVC rappresenta anche il risultato tangibile di un'evoluzione della mentalità che non aveva potuto realizzarsi prima a causa di
un'opposizione ancestrale delle categorie. Nel 1891, in seguito all'attacco della
fillossera, si era inizialmente costituito il Grand Syndicat dei
viticoltori e commercianti, sotto l'egida del prefetto della Marne, che svolgeva le funzioni di una sorta di comitato a difesa dei vigneti e della categoria. Questo organismo non durò più di 5 anni, ma il flagello devastatore fu sconfitto e il virus del sindacato si infiltrò nella categoria. Dopo la delimitazione definitiva della zona di denominazione (1927), venne istituita una commissione di propaganda e difesa dei vini della Champagne sul modello del defunto Grand Syndicat. In seguito, per stabilire i prezzi obbligatori dell'uva, fu creata, nel 1935, la Commission de Chàlons, che divenne Bureau National de Répartition du Vin de Champagne nel 1940 per trasformarsi, sotto l'occupante nazista (Otto von Klaebitch) nell'attuale Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne dietro l'impulso di Robert-Jean de
Vogui per i commercianti e di Maurice Doyard per i viticoltori (legge del 12 aprile 1941). Alcune ordinanze (1946 e 1986) hanno strutturato l'organismo, che presenta oggi la forma piramidale classica di un'istituzione bipolare.
La presidenza viene esercitata congiuntamente dal presidente delle aziende di commercializzazione e da quello dei viticoltori, ciascuno assistito da 5 membri della rispettiva categoria per formare la Commissione consultiva. Un commissario del governo, il prefetto della regione Champagne-Ardenne, rappresenta i poteri pubblici (l'organismo è a partecipazione pubblica) e alcune commissioni paritetiche specializzate svolgono le diverse attività del CIVC, i cui responsabili provengono, rispettivamente, dal Syndicat des Vignerons e dall'Union des Maisons de Champagne. Dotato di ampi poteri giuridici che gli consentono di svolgere le missioni prefissate, il comitato è autorizzato a riscuotere due tasse per procurarsi i mezzi finanziari necessari alla loro realizzazione: una royalty di vendemmia "percentualizzata" a carico delle due categorie e una tassa per
bottiglia spedita. Tra i passaggi più significativi troviamo il seguente: «... organiser, conttroler, orienter la production, la distribution, la transformation et les échanges des vins produits dans la Champagne délimitée, organiser les rapports entres les différentes professions intéressées, intervenir pour l'approvisionnement du marché en cas de production déficitaire ou son assainissement en cas de production excédentaire...».
Il budget generale viene valutato a 13,7 milioni di euro, di cui un terzo va alle operazioni di natura tecnica e alla ricerca. Un altro terzo viene investito nelle comunicazioni e nella difesa della denominazione. Le spese generali di funzionamento rappresentano un quarto dei mezzi destinati a un centinaio di dipendenti. L'equilibrio economico tra i due
elementi che compongono il comitato è una priorità; ne deriva una missione di regolamentazione dei prezzi e dei contratti integrata dai mezzi di controllo pertinenti, come buoni di ritiro per la merce, schedario viticolo, diritti di piantagione, dichiarazione di raccolta ecc.
Il CIVC è anche incaricato di missioni di natura tecnica, svolte dai suoi attrezzati laboratori nelle diverse discipline che interessano la categoria, allo stesso titolo delle informazioni raccolte e diffuse dai suoi servizi economici. Inoltre, si occupa della difesa della denominazione in stretta collaborazione con l'INAO (Institut National des Appellations d'Origine). In grado di promuovere azioni giuridiche internazionali,
l'organismo è anche promotore di programmi istituzionali e pedagogici.
CLARET: quando il vecchio Enrico II sposò Eleonora d'Aquitania, parte della sua dote includeva i suoi vigneti di Bordeaux. I vini rossi che venivano da quelle parti furono chiamati dagli inglesi claret (dalla parola francese "clairet", un tipo più leggero di Bordeaux rosso). Oggi i vini rossi di Bordeaux sono ancora conosciuti in Inghilterra come claret. Il termine fu anche usato una volta per vendere vini rossi prodotti in California, ma è stato rimpiazzato da etichette del tipo "Red Burgundy" (rosso di
Borgogna).
CLASSIFICAZIONE: è la codificazione di un vino di qualità all’interno di una regione o di una denominazione, come la famosa classificazione del Medoc del 1865, che era originalmente una
lista d’acquisti consigliati presentata a Napoleone III dalla camera di Commercio di Bordeaux. Oggi l’importanza di una classificazione ufficiale è stata rimpiazzata, in molti casi, dalle opinioni e dalle recensioni dei critici e dei giornalisti del vino.
CLONI: in viticoltura un clone è un'entità sub-varietale (cioè derivata da una certa varietà di pianta), che mostra differenze da quella stessa varietà in seguito a mutazioni genetiche che si ripercuotono su alcuni aspetti morfologici (foglia, grappolo, acino) e fisiologici (accumulo nelle bacche di metaboliti primari e secondari).
Nel gergo botanico, un clone è la suddivisione di un vitigno. Esattamente come i vitigni differiscono l’uno dall’altro, le viti di uno stesso vitigno possono avere migliori o peggiori caratteristiche individuali. Per esempio, un clone di Chardonnay può maturare più velocemente di un altro clone di Chardonnay coltivato nelle identiche condizioni, mentre altri possono essere più resistenti alle malattie o produrre rese più alte. I coltivatori d’uva riproducono asessualmente le viti che mostrano le migliori qualità genetiche, prendendo delle talee dalla pianta madre e innestandole su barbatelle resistenti alla fillossera. Questo processo dà ai coltivatori la capacità di impiantare cloni geneticamente identici, adatti al meglio per i loro specifici vigneti.
Affinché un clone sia caratterizzabile deve mantenere nel tempo le proprie caratteristiche e trasmetterle alla discendenza ottenuta per moltiplicazione vegetativa. Il processo di identificazione dei cloni si definisce selezione clonale.
CLOROFILLA:
é il pigmento verde principale delle piante, costituito da una molecola di porfirina, un composto organico al cui centro è disposto un atomo di magnesio. Negli acini è presente nel primo stadio di crescita, man mano che il frutto matura, la clorofilla si riduce fino a scomparire.

CLOROSI: ingiallimento degli organi delle piante causata da malattie o da carenze nutritive.
CLOS: parola francese per “vigneto circondato da
mura o muretto a secco”, questo termine viene comunemente incorporato nei nomi di molti vigneti in Francia, così come in alcune cantine degli Stati Uniti e di altri paesi. In Francia, ed in particolare in Borgogna, il nome può essere usato solo se un vigneto è (o era una volta) circondato da muretti di pietra. Questi “clos” erano accuratamente divisi dai monaci cistercensi e benedettini, sulla base di piccole differenze del suolo e delle condizioni di coltivazione, come, ad esempio, “Clos de la Roche, Clos de Tart, e Clos de
Vougeot”.
CM (Coopérative de
manipulant): sigla usata dai produttori di Champagne, che indica la cantina sociale che vinifica e spumantizza le uve dei propri soci.
COCCHIUME:
foro ricavato in una doga nella parte superiore della botte. Può essere
chiuso con un tappo normale di sughero, di legno, di silicone o con uno
speciale tappo colmatore.
COLATURA:
si indica la caduta, in seguito a piogge prolungate o repentini
abbassamenti di temperatura, di fiorellini non fecondati. Può anche
significare l’uscita di gocce di vino della bottiglia coricata per
difetto di tenuta del tappo.
COLLA: prodotto utilizzato per la chiarificazione dei vini.
COLLAGGIO:
con il termine "collaggio" si intende il trattamento che prevede l’introduzione nei mosti e nei vini di una proteina,
detta appunto "colla", che floccula e coagula ed in seguito precipita e può essere completamente eliminata.
Nel suo moto discendente i flocculi di colla trascinano verso il basso le particelle di torbido inducendo un effetto
chiarificante. Il collaggio dei vini è un’operazione delicata, funzione di
numerosi parametri, i cui effetti intervengono su differenti aspetti della qualità del vino.
COLLAGGIO BLU:
Demetallizzazione.
COLLARINO:
etichetta posizionata sul collo della bottiglia.
COLLOIDI:
sono quel complesso di sostanze organiche e minerali, che pur presenti
in sospensione nel vino date le loro piccole dimensioni in generale non
lo intorpidiscono. Tra di esse vanno citate le proteine, le pectine, i
polisaccaridi neutri, le frazioni fenoliche polimerizzate, il solfuro di
rame, il fosfato di ferro, ecc. Il vino è un vero e proprio ‘sistema
colloidale’ almeno per quanto riguarda la sua stabilità
chimico-fisica.
COLMATURA:
è l’operazione di cantina che consiste nell’aggiungere vino alla
botte o ad altro vaso vinario, per compensare le perdite dovute
all’evaporazione che possono essersi verificate. Le colmature devono
essere frequenti e costanti per evitare che il vino venga a contatto con
l’aria e che si alteri. La colmatura può anche essere gassosa quando
lo spazio vuoto viene colmato con anidride carbonica o azoto.
COLORE DEI
VINI BIANCHI: è dato dai flavoni, dai leucoantociani e dalle catechine (questi due, col tempo e in seguito a fenomeni ossidativi, possono dare colori e tonalità più cupi). 
COLORE DEI VINI
ROSSI: é dato dai fenoli (antociani e tannini). Le caratteristiche cromatiche di un vino sono definite da due parametri analitici: la tonalità o tinta e l'intensità, elementi che subiscono variazioni con l'evoluzione del vino e ne rivelano la qualità e lo stato di salute.
Comitato Nazionale per la Tutela e la
Valorizzazione delle Denominazioni di Origine e delle Indicazioni
Geografiche Tipiche dei Vini: é l'organo del Ministero delle Politiche Agricole (Mipaf) con competenza consultiva, propositiva ed esecutiva su tutti i vini designati con indicazione geografica. Istituito dalla legge 10 febbraio 1992 n. 164, sostituisce il precedente Comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine. Fra le numerose funzioni,. formula e propone al Mipaf i disciplinari di produzione dei vini, le strategie di intervento, la modifica o la revoca delle denominazioni di origine o delle indicazioni geografiche tipiche riconosciute e dei loro disciplinari di produzione.
COMPATTO: si dice di un vino non diluito, ricco di estratti, di sviluppo gustativo lineare e senza cedimenti..
COMPLESSO:
si dice di uno spumante il cui bouquet è formato da un’ampia gamma di
sfumature olfattive.
Più un vino possiede sfaccettature aromatiche e gustative, più è complesso. È sempre una prerogativa dei vini migliori, ed è un carattere che di solito si accentua con l'affinamento in bottiglia (vedi anche terziarizzazione)
COMPLETO:
è uno spumante che non possiede manchevolezze in tutte le sue sensazioni.
COMPOSITO:
Complesso.
COMPOSTI FENOLICI:
sono costituenti organici essenziali del vino, derivati direttamente
dall’uva e, in minima parte, anche dal legno delle botti. Rappresentano la parte "colorata e colorante" del vino.
Normalmente sono composti contenuti nella buccia dell'uva e la loro presenza nel vino dipende dalla tecnica di vinificazione. Il contatto più o meno prolungato del mosto con le bucce ne determina il contenuto nel mosto e quindi nel vino. In base al contenuto di polifenoli si possono classificare i vini come bianchi, rosati, rossi, rossissimi e torchiati. I vini bianchi hanno un contenuto in polifenoli inferiore rispetto ai vini rossi.
Comprendono
i tannini (leucoantociani, catechine, ecc.), le sostanze coloranti (antociani
e flavoni) e gli acidi fenolici (benzoici e cinnamici). Sono presenti da
un minimo di qualche decina mg/L nei vini bianchi, fino a 2-3 g/L nei
vini rossi da invecchiamento. Hanno un ruolo determinante sugli aspetti
visivi, quali il colore dei vini rossi e l’imbrunimento dei vini
bianchi. Ma possono anche influire sugli aspetti olfattivi e gustativi
favorendo l’amaro e l’astringenza, che sono legati ai flavonoli e ai
tannini e le note vanigliate e legnose, che sono legate
all’invecchiamento del vino in botti di rovere. E' ormai largamente condivisa in campo enologico ed igienico-sanitario, la teoria che il vino abbia una notevole azione cardioprotettiva. Studi epidemiologici e prove sperimentali condotte sull'uomo hanno dimostrato che il vino rosso riduce l'incidenza dell'arteriosclerosi coronarica più di ogni altra bevanda alcolica. Successive indagini hanno altresì provato che i polifenoli hanno una potente azione antiossidante capace di inibire la formazione di lipoproteine ossidate (LDL) nell'uomo. Gli studiosi sembrano unanimemente concordi nell'attribuire tale importante azione terapeutica principalmente al Resveratrolo, composto contenuto nella buccia dell'uva e che induce nella bacca un tipo di resistenza ad infezioni da funghi. Dal punto di vista della genuinità e della qualità, il contenuto delle sostanze fenoliche, espresso mediante "l'indice di Folin-Ciocalteu" unitamente al "profilo cromatico" del vino fornisce elementi di giudizio di grande utilità.
COMPOSTI
VOLATILI: sostanze che passano facilmente allo stato gassoso, percepibili dal nostro olfatto se presenti in elevate concentrazioni. Nel vino sono presenti in forte quantità e costituiscono gli aromi primari (terpeni) se derivano dall'uva, gli aromi secondari se derivano dalla fermentazione del vino e terziari quando si sviluppano durante l'affinamento.
COMUNE:
è un vino che non possiede qualità specifiche.
CONCENTRATO: questo è un termine enologico positivo, sinonimo di "denso", per i vini che hanno concentrazione di aromi e gusti, all'opposto di altri che invece li hanno tenui o diluiti. Il termine è spesso usato anche assieme a descrittori di un vino come "ricco" e "complesso".
Vedi anche concentrazione.
CONCENTRAZIONE: è il dato della ricchezza estrattiva, che si manifesta con colori più o meno intensi e trame più o meno fitte al palato. Si tratta a ben guardare di uno dei valori più controversi: esaltato da certa enologia e certa critica, specie negli ultimi 15 anni, segnati non a caso dall'inflazione nelle cantine di uno strumento detto appunto concentratore (nato con lo scopo di contrastare le annate più "diluite", ma presto usato come una scorciatoia verso vini muscolari e dimostrativi); ma in tempi recenti anche molto ridimensionato, se non addirittura demonizzato nelle invettive contro i rossi "mangiaebevi". E' difficile assumere la concentrazione come un valore in sé: se riferita a certi rossi una buona concentrazione, che non degeneri in sovraestrazioni (vedi) caricaturali, può essere sinonimo di vigore, nonché presupposto per una valida evoluzione; in altri casi (come nei vini da uve pinot nero, nebbiolo e anche sangiovese) è evidentemente un parametro meno decisivo, e anzi spesso in conflitto con una superiore esigenza di
finezza.
CONFEZIONE: nell'accezione degustativa, vuole indicare la sensazione che in un vino prevalga una sottolineatura degli elementi dello stile moderno (vedi): in particolare, si considera un vino "confezionato" quando le note dolci derivate dai barili di legno nuovo in cui è affinato (barrique, tonneau e quant'altro non sia una botte di grandi capacità) tendono a sovrastare e a comprimere il carattere naturale del vino di base.
CONSERVAZIONE BOTTE: la botte si conserva perfettamente quando si trova in ambiente fresco (10-15° C) con un'umidità dell'85% circa ed è colma di buon vino.
I problemi subentrano quando il recipiente deve rimanere vuoto a lungo e sono tanto più gravi quanto più le condizioni del locale differiscono da quelle ottimali.
CONSORZIO: Associazione volontaria legalmente riconosciuta che coordina e regola le iniziative di tutela, sviluppo, valorizzazione di una denominazione, di un territorio o di una specifica attività. Nel settore vitivinicolo i Consorzi salvaguardano gli interessi delle IGT, DOC e DOCG.
CONTENUTO
ALCOLICO:
Gradazione
alcolica.
CONTRASTO: parola il cui significato nella degustazione è del tutto simile a quello che ha nel mondo della fotografia. In genere, minore è il contrasto e più il vino appare piatto e indefinito. Al contrario, maggiore è il contrasto - ma pur sempre all'interno dei confini dell'equilibrio - e più il vino appare dinamico e di carattere. Nei vini dolci è una dote fondamentale.
CONTROETICHETTA:
o retroetichetta, é l'etichetta apposta sulla parte posteriore della bottiglia che, se presente, può fornire informazioni sulle caratteristiche organolettiche del vino, sui vitigni che lo compongono, sulla zona di produzione, sull'azienda produttrice e imbottigliatrice.
Negli spumanti si indica l'epoca di sboccatura (degorgement).
COOPERATIVA:
in ambito enologico è la società di produttori/soci le cui uve vengono conferite e vinificate in un comune centro produttivo. I vini sono commercializzati col marchio sociale e il ricavato è ridistribuito tra i soci.
Nella Champagne sono circa 150, raggruppano quasi tremila viticoltori e svolgono attività differenti. Infatti, mentre alcune si occupano solo di raccogliere le uve, pigiarle e girare il mosto ai négociant, altre arrivano a produrre il vino. Queste due categorie costituiscono il gruppo delle Cooperative di Primo Livello. Altre cooperative sono divenute manipulant di successo - le cosiddette Cooperative de manipulation (CM) - e provvedono anche alla commercializzazione del prodotto finito.
COPPA:
classico bicchiere largo, particolarmente adatto per servire spumanti
dolci e aromatici. Consigliato per gustare e apprezzare a pieno le
caratteristiche dell'Asti.
CORONA: in un bicchiere di spumante è
la schiuma che resta intorno al perimetro della superficie del liquido a contatto con il vetro.
CORPO:
sinonimo di estratto. Pensate al corpo come al peso ed allo spessore del vino nella vostra bocca. Per esempio, un bicchiere d’acqua ha poco o nessun corpo (sciacqua appena) rispetto ad un bicchiere di sciroppo di lampone, il quale certamente si fa sentire più pesante nella vostra bocca. Lo stesso principio applicatelo ai vini, che saranno descritti come “leggeri di corpo”, di “corpo medio” o di “corpo pieno”.
A determinare il corpo di un vino è il contenuto in alcol, glicerina e zuccheri.
Nonostante sia una delle espressioni più diffuse tra i non addetti ai lavori, non è facile definire con precisione cosa si intenda con "vino di corpo". Un buon corpo è certamente sinonimo di ampiezza, volume, espansione al palato.
CORPOSO:
è il vino pieno, robusto, ben strutturato, ricco di alcol e
gradevole al palato; ma dire che un vino è corposo può anche stigmatizzarne una scarsa dinamica interna.
CORREZIONE
DEL MOSTO: le più frequenti sono relative al contenuto zuccherino, l'acidità, il colore, la quantità di tannino e l'estratto; è vietata l'aggiunta di saccarosio (tranne che nei vini speciali).
CORREZIONE DEL
VINO: il titolo alcolometrico può essere aumentato con la refrigerazione (-10/-18 °C), che permette l'allontanamento di parte dell'acqua. L'acidità, addizionando acido tartarico o acido citrico (quest'ultimo è indicato per vini destinati al consumo in tempi brevi e protegge i vini bianchi da fenomeni di imbrunimento); se si vuole abbassarla si possono addizionare carbonato di calcio, bicarbonato di potassio, tartrato neutro di potassio (che fanno precipitare sul fondo gli acidi in eccesso). Il colore si aumenta con tagli con vini più colorati, si diminuisce con carboni vegetali che fissano i pigmenti facendoli precipitare. Il tannino, se è in difetto, si può addizionare quello ottenuto dal legno di quercia o castagno.
CORTO:
si dice di uno spumante poco persistente al gusto.
COTTO:
è il sapore che deriva dall’aggiunta, a certi vini speciali
(Marsala), di mosto cotto liquoroso; si può percepire, ma in questo
caso è un difetto, anche in certi vini pastorizzati, imbottigliati a
caldo o ossidati.
COUPAGE: assemblaggio.
COUP DE POIGNET:
letteralmente Colpo di Polso. Durante la permanenza sui lieviti le bottiglie sono disposte orizzontalmente in cataste. In particolare nei lunghi affinamenti ogni tanto le cataste sono sbancate e le bottiglie vengono scosse, coup de poignet, per rimettere in sospensione i residui dei lieviti esausti e favorire la maturazione dello spumante.
CÔTE: Termine innanzitutto geografico, la parola
côte è diventata una voce del vocabolario vinicolo. Al pari della Bourgogne con la sua famosa
Côte de Nuits, la Champagne possiede la più famosa Côte des Blancs. Il suo versante orientale, dove affiora il
gesso, rivolge le sue vigne a levante, per una ventina di chilometri. E il terreno preferito dal
vitigno bianco chardonnay, da cui trae la denominazione. I vigneti che costellano questo terreno, culla del Blanc de Blancs, portano nomi prestigiosi quali Cramant, Avize, Oger, Mesnil-sur-Oger, Vertus (classificati tutti come grand o premier
cru). Vi si trovano inoltre anche dei pinot. Nel prolungamento di questa regione verso sud, al di là del Petit Morin, la
Côte de Sézanne si allunga con una fascia più sottile dello stesso vitigno bianco, ma su un limo argilloso. La Cóte des Bar, estesa a sud-est sulle due valli
dell'Aube, a nord con Bar-sur-Aube e dalla Seine verso sud con... Bar-sur-Seine, forma il territorio delimitato dalla denominazione Champagne nel dipartimento dell'Aube. Su un
sottosuolo argilloso-calcareo regna incontrastato il pinot, proprio al limite settentrionale del dipartimento della
Côte d'Or.
COTEAUX CHAMPENOIS:
Questa denominazione, una vera DOC (in francese AOC, Appellation d'Origine Contrólée) dal 1974, non è, al pari delle colline vinicole, strettamente geografica. Si applica ai vini
fermi, cioè non effervescenti, della regione delimitata Champagne, indistintamente per
bianchi, rosati o rossi. Fa eccezione solo il Rosé des Riceys nell'Aube, che ha la propria
AOC e prodotto esclusivamente con pinot noir capace di dar vita a vini aromatici, fruttati e dalla grande piacevolezza. La denominazione si estende su 100 ettari di suolo argilloso calcareo misto a marna kimmeridgiana per una produzione che raggiunge i 366 ettolitri di
"goût des Riceys". I vini Coteaux-Champenois sono eredi, secondo alcuni, dei vini prestigiosi (più spesso rossi) che hanno creato l'antica fama della Champagne,
difatti le loro etichette non mancano di indicare paesi quali Bouzy, Vertus o ancora Cumières.
Le condizioni pedoclimatiche dell'area champenoise, pur non essendo particolarmente favorevoli alla produzione di vini fermi espressivi e di grande carattere, in annate amiche e grazie all'esperienza del produttore riescono a dar vita a vini fruttati e dall'ottima freschezza.
Questi vini, prodotti spesso da
assemblaggi, non sono quasi mai millesimati. Mentre i bianchi derivano, come lo champagne, da tre
vitigni classici, i rosati si ottengono con una leggera macerazione di una notte. Per i rossi, questa fase dura quasi una settimana.
I Coteaux champenois bianchi sono vini secchi, sottilmente fruttati e leggeri. I rossi sono morbidi, ricchi di frutti del
pinot ma senza esserne appesantiti. La debole diffusione dei Coteaux-Champenois è dovuta al loro prezzo il più delle volte troppo elevato al punto d'invogliare il consumatore a pinot noir e chardonnay (e soprattutto alla certezza) della vicina Borgogna.
CRÉMANT:
la Champagne non è la sola regione della Francia nella quale si produce vino spumante. Per evitare confusione (ed una possibile guerra civile) molti altri produttori francesi di spumanti, che usano anche il tradizionale metodo champenoise, etichettano il loro spumante come Crémant, che significa letteralmente "vino cremoso". Crémant
indica anche un tipo di spumante meno ricco di anidride
carbonica. Sino al 31 agosto 1994 la dicitura indicava gli Champagne elaborati aggiungendo una minore quantità di zucchero - 16 g/1 anziché 24 - e sviluppando di conseguenza meno anidride carbonica e una pressione massima in bottiglia di 3 atmosfere, a differenza delle 4,5-6 degli Champagne tradizionali. Da quella data la situazione è mutata con l'entrata in vigore definitiva del regolamento CEE n. 2045/89, che ha fissato nuovi criteri di utilizzazione della definizione crémant, riservandola a titolo esclusivo:
- ai Vini Spumanti di Qualità Prodotti in Regioni Determinate (VSQPRD, vale a dire agli spumanti a denominazione d'origine controllata), elaborati in Francia o nel Lussemburgo;
- ai vini prodotti in ottemperanza alle norme emanate per legge o decreto dallo Stato membro per regolarne l'elaborazione. Per quanto riguarda la Francia, l'utilizzo del nome crémant è riservato ai seguenti vini e denominazioni: Crémant d'Alsace, Crémant de Bordeaux, Crémant de Bourgogne, Cremant de Die, Cremant du Jura, Crémant de Limoux, Crémant de
Loire. L'ottava denominazione, unica al di fuori della Francia, è ammessa per il Crémant de Luxembourg. Sebbene sia prevista la creazione di ulteriori denominazioni specifiche, un ricorso presentato dalla Spagna e accolto ha sospeso ogni sviluppo in attesa di una definizione. Da molti anni, su precisa raccomandazione del CIVC, i produttori di Champagne hanno rinunciato all'utilizzo della definizione crémant.
Il sistema di produzione del Crémant è riservato prevalentemente a basi blanc de blancs, anche se esistono Crémant da uve rosse. La spuma di questi vini è più delicata e cremosa degli Champagne tradizionali e copre a lungo tutta la superficie del vino.
In Italia, fino a quella data, ne era consentito l'utilizzo per gli spumanti della Franciacorta, sostituito poi con il termine "satèn".
CREMORTARTARO:
è uno dei sali dell’acido tartarico presente in maggiore
quantità nei vini. Può precipitare sotto forma di cristallini
biancastri nelle botti o nelle bottiglie per azione del freddo e per
l’azione insolubilizzante dell’alcol.
CRIANZA:
in spagnolo è il vino invecchiato in legno.
CRIOESTRAZIONE:
è il metodo di concentrazione mediante il freddo.
CRIOMACERAZIONE:
è una moderna tecnica di vinificazione per vini bianchi.
Consiste nel mantenere le bucce per 10-15 ore a contatto del mosto
raffreddato a + 4°C. In queste condizioni si ottengono vini più ricchi
dal punto di vista organolettico e con caratteristiche varietali più
evidenziate rispetto a quelle prodotte con la vinificazione in bianco
tradizionale.
CRISTALLINO:
Brillante.
CRU:
è un termine francese utilizzato nei modi e con i significati più disparati.
Di norma viene usato per identificare una zona di limitata estensione e
particolarmente adatta alla coltivazione della vite. Riferito a un vino,
indica un prodotto ottenuto da un particolare vigneto.
Le uve dei cru sono in genere di qualità
particolarmente pregiata. In Champagne la échelle des crus (scala dei cru) indica la classificazione qualitativa dei vigneti su basi percentuali.
Nella Champagne, la nozione di cru è direttamente legata a quella del prezzo di riferimento fissato ogni anno otto giorni prima della
vendemmia dal CIVC. Stabilito 100 come prezzo massimo, la scala identifica il corrispondente prezzo di acquisto per ciascuna zona (è importante ricordare che il prezzo di 1 kg di uva è legato, fin dagli anni Cinquanta, al 36% del valore medio delle bottiglie in cantina).
Sono classificati grand cru i paesi dove l'uva viene venduta al 100% di questo prezzo di riferimento,
premier cru quelli dove si vende dal 99 al 90% di tale prezzo. Questa scala viene applicata per
vitigno, bianco (chardonnay) e rosso (pinot). Uno stesso paese può dunque rientrare in due classificazioni diverse, riviste a intervalli regolari, senza però cambiare di molto. Questa gerarchia territoriale si trova in effetti
annullata dalla notorietà delle grandi marche che rappresenta, per la maggior parte dei consumatori, il principale criterio di riferimento e di scelta. È curioso notare che
Reims ed Epernay, co-capitali dello champagne e sedi di molte grandi maisons, sono classificate solo all'88%, equivalente a un troisième cru. Le grandi maisons però, essendo dei négociants-manipulants
assemblano le proprie cuvées con vini di uve provenienti da luoghi diversi. Per questo motivo è impossibile considerare la nozione di cru legata a un territorio. Una delle rare eccezioni è il Clos des Goisses, in cui viene osservata l'unità di luogo, se non addirittura di
vitigno. Su 320 comuni autorizzati a produrre champagne, 17 sono classificati grand cru 100%, ovvero circa 4000 ettari. Guardando la carta geografica, si nota che, per la Marne, tutti o quasi tutti i grand cru si trovano a oriente dell'asse nord-sud: Reims-Epernay. Il premier cru (dal 99 al 90%) viene concesso a 44 comuni, ovvero circa 5000 ettari; poi vi sono, tra gli altri, Reims e Epernay, classificati all'88%, e i vigneti
dell'Aude, all'80%.
Questo sistema di classificazione, estremamente complicato e regolato politicamente, ebbe origine nel 1855, per classificare le migliori cantine del Bordeaux. Delle migliaia di cantine che esistevano, solo 61 (e sono ancora lo stesso numero) furono piazzate in 5 sottocategorie (Premier
Cru, Second Cru, ecc.). I migliori vigneti della Borgogna sono divisi in Grand Cru e Premier Cru e quindi le cose diventano poi più complicate. Per semplicità, ricordate che un Cru Classé è generalmente superiore (e più caro) della maggior parte degli altri vini francesi.
CROSTA DI PANE:
è quella sensazione olfattiva che si ritrova in certi spumanti o
vini bianchi che hanno soggiornato lungamente sui lieviti.
CROSTA DI FORMAGGIO:
è quella sensazione olfattiva, non sempre gradevole, che si
riscontra in certi spumanti o in vini bianchi dovuta alla presenza di
alcuni aminoacidi.
CULTIVAR:
termine botanico sinonimo di vitigno o varietà.
CUVÉE
(vedi anche ASSEMBLAGGIO o COUPAGE):
Questo gioiello del vocabolario vinicolo possiede due significati che derivano l'uno dall'altro. Il primo si riferisce alla
pigiatura (pressurage) e il secondo all'assemblaggio (assemblage). Nella Champagne, la cuvée è innanzitutto la quantità strettamente limitata a 10 pezzi da 205 litri per
marc o carico di 4000 kg di uva. Accuratamente registrata, questa cuvée fungerà da elemento per la costituzione degli assemblaggi.
Per il maître de chai o vinificatore, il termine cuvée ha un significato diverso:
è il risultato delle operazioni di taglio di vari vini di diverse provenienze ed annate, solitamente alla base
degli spumanti metodo classico. Infine, cuvée è l'appellativo dato da molte maison ai più prestigiosi tra i propri
Champagne, che sia speciale, di riserva,
millesimata, Blanc de Blancs o Blanc de Noirs o ancora di prestigio e con un bel nome, sarà in ogni caso una selezione originale il cui
scopo è di definire una singolarità per questo assemblaggio ritenuto di qualità
superiore.
CUVÉE
CLOSE: sinonimo di metodo
Charmat.
CUVÉE PRESTIGE: è uno dei termini più comuni (assieme a tête de cuvée) per indicare il prodotto di più alta qualità di un'annata di un produttore di Champagne. Per esempio, il Cristal di Louis Roederer o La Gran Dame della Veuve Clicquot e così via.
Non è indispensabile che sia millesimato - è questo il caso, tra gli altri, di Blason de France di Perrier Jouet. In alcuni casi la cuvée de prestige è prodotta in piccole partite (meno di 50.000 bottiglie); in altri, come per Dom Pérignon, può superare il milione.
DEALCOLIZZAZIONE: tecniche per diminuire il tasso alcolico dei vini (dalla riduzione degli zuccheri ai sistemi a membrana). I vini a ridotto tenore alcolico, nell'ambito dei limiti di legge relativi alla definizione di vino, potrebbero essere utili per avvicinare i consumatori al «bere quotidiano» e per assecondare e conquistare nuovi segmenti della domanda sui mercati emergenti. ----------- Inizio
DEBOLE:
è un vino poco alcolico, senza sapori decisi e privo di
carattere.
DEBOURDAGE:
operazione effettuata sul mosto prima della fermentazione principale, per eliminare le impurità più grossolane presenti dopo la pigiatura. In Champagne avviene per semplice gravità, lasciando il mosto fermo per 10/12 ore, perché si depositino sul fondo residui di bucce o vinaccioli e altre sostanze in sospensione.
DECANTAZIONE:
(di cantina) è il procedimento con cui le componenti solide in
sospensione del mostro o del vino si depositano sul fondo del
recipiente.
DECANTAZIONE:
(di servizio) è un operazione facoltativa nel servizio a tavola
di un vino che consiste nel travasarlo da una bottiglia in altro
recipiente detto decanter. Lo scopo principale è di separare il vino
dal suo deposito, che si è formato in una bottiglia lungamente
invecchiata. Il processo di decantazione è abbastanza semplice, ma per prima cosa voi avete bisogno di sapere se un vino ha bisogno di essere decantato (la maggior parte dei bianchi e molti rossi non ne hanno bisogno) e, se ne ha bisogno, per quanto tempo (i rossi fragili e di un certo invecchiamento possono rovinarsi in pochi minuti). Prima di decantare, la bottiglia deve essere lasciata in piedi per almeno un giorno allo scopo di permettere ai sedimenti di depositarsi. Quando è il momento di decantare, versate il vino lentamente e con attenzione per non agitare i sedimenti, mentre con una candela accesa od una torcia elettrica illuminate dal basso la bottiglia, in modo che voi possiate vedere chiaramente i sedimenti attraverso il vetro scuro della
bottiglia.
DECANTER: (contenitore) si tratta di un contenitore di cristallo nel quale decantare e, successivamente, dal quale versare il vino. Un decanter è largo abbastanza da contenere una bottiglia standard di vino. Vi sono molte forme e stili diversi di decanter, che vanno dagli oggetti d'arte di cristallo lavorato a mano al vecchio buon vetro liscio.
DECANTER:
(macchina) è un separatore centrifugo orizzontale con una configurazione cilindro-conica ed è internamente corredato di una coclea trasportatrice ruotante con una piccola differenza di velocità rispetto al tamburo; ne consegue il trasporto della fase solida in direzione assiale, precisamente dalla camera cilindrica verso la camera conica; i solidi vengono espulsi attraverso luci di scarico disposte verso il vertice del cono, mentre il liquido viene scaricato all'estremità opposta del rotore.
E' a funzionamento continuo e trovano largo impiego nel settore
enologico sopratutto nella pulizia e chiarifica dei mosti.
DECISO: nel gergo enologico, deciso è una via di mezzo tra morbido e duro.
DECOLORAZIONE:
pratica ammessa per legge, effettuata tipicamente tramite carboni attivi, che rende il colore di un vino bianco più chiaro. Corregge palesi difetti di colorazione (ad esempio per macerazione sulle bucce mal attuata) o schiarisce un vino di uve rosse vinificate in bianco o semplicemente risponde a tendenze della domanda che chiede bianchi chiarissimi, quasi incolori.
DECREPITO:
è uno spumante eccessivamente invecchiato e che ha perso
irrimediabilmente le sue doti di vigore e di qualità. Sta perdendo i suoi sapori fruttati, mentre
acido e alcol cominciano a sopraffare il gusto. Ciò accade usualmente ai
vini che sono invecchiati troppo a lungo. Non c’è nessuna speranza di salvarli.
DEFECAZIONE:
è una operazione di cantina che consiste, nella vinificazione in
bianco o rosato, nel separare, prima dell’avvio della fermentazione,
la parte limpida del mosto dalle sue facce e dalle particelle solide in
sospensione. Può essere statica, quando si lascia riposare il mosto per
almeno 24 ore prima di separarlo dal suo deposito, dinamica, quando lo
sfecciamento si attua mediante centrifugazione o filtrazione.
DEFINIZIONE: provare a definire la definizione di un vino non è un'acrobazia verbale: anzi, va da sé che la definizione appartenga a un vino nitido e ben focalizzato nelle sue interne corrispondenze gusto-olfattive, con una silhouette ben delineata. Definito e profilato sono aggettivi spesso preferiti alle nozioni di nettezza e franchezza, pure molto diffuse nel mondo del
vino.
DEGORGER anche Degorgèment:
sboccatura.
DEGUSTAZIONE:
è nello stesso tempo arte e scienza perché permette di
apprezzare, in un alimento o in una bevanda, insieme delle
caratteristiche percepibili dagli organi sensoriali e quindi di
esprimere un giudizio, dare una valutazione e fare una classifica.
Consiste nella valutazione visiva intesa a stimare il colore e la
limpidezza, nella valutazione olfattiva riferita alla percezione dei
profumi e degli aromi e nella valutazione gustativa mirata all’analisi
dei quattro sapori elementari e fondamentali: dolce, salato, acido,
amaro. La degustazione può essere fatta ‘alla cieca’ con
l’obiettivo di identificare un vino senza disporre di informazioni
sulla sua origine. Inoltre può essere ‘verticale’ quando vengono
analizzati e valutati vini di un medesimo produttore o di una sola zona
in sequenza d’annata: dalla più giovane alla più vecchia; oppure ‘orizzontale’,
quando si analizzano vini della stessa annata, di uno solo o di più
produttori, al fine di valutare differenze riferibili alla composizione
del suolo, a determinate condizioni climatiche, all’adozione di
tecnologie diverse sia nel vigneto sia in cantina. I giudizi sensoriali
e i risultati della degustazione vengono registrati su delle particolari
schede di degustazione che possono essere descrittive, quando
l’assaggiatore registra tutte le sue sensazioni o a punteggio, quando
si attribuisce una valutazione numerica complessiva al prodotto
degustato.
DEGUSTAZIONE ALLA CIECA: nella degustazione alla cieca, una persona, giudicando un bicchiere di vino, non conosce da quale bottiglia esso proviene. Egli normalmente sa quali vini sono in degustazione, ma non l’ordine nel quale vengono presentati (le bottiglie sono usualmente nascoste da un foglio di carta marrone). Le degustazioni alla cieca vengono fatte perché l’etichetta non condizioni l’impressione dell’assaggiatore. Nelle doppie degustazioni alla cieca nessuno conosce il nome dei vini e neppure l’ordine di presentazione.
DEGUSTAZIONE ORIZZONTALE / VERTICALE:
durante una degustazione, i vini da giudicare possono essere ordinati in due modi: orizzontalmente o verticalmente. Una degustazione orizzontale presenta la stessa annata (per esempio una serie di
Spumanti millesimati 1990) vinificata da differenti produttori. Divertente passatempo tra amici, questa degustazione non deve giungere a conclusioni generalizzate. Gli stili e le gerarchie fluttuano assieme alle annate e all'età dei vini. Il confronto di vini provenienti da condizioni climatiche diverse, anche a pochi chilometri di distanza, è insensato, nel senso stretto della parola. Una degustazione verticale è invece
è l’opposto: si propone a una giuria più o meno vasta tutta una serie di annate dello stesso vino. Operazione affascinante, essa mette in evidenza lo stile generale del vino, l'influenza del clima e, a volte, l'evoluzione delle pratiche in alcuni
decenni.
DEGUSTAZIONE TIPOLOGIE:
molto schematicamente le degustazioni possono essere ripartiti in due grandi famiglie, con limiti e obbiettivi molto diversi. La maggior parte delle degustazioni si fa
per se stessi, o per un ristretto gruppo di persone con il quale si condivide una buona bottiglia. Al contrario, esiste un numero considerevole di tipologie di degustazioni fatte
per gli altri.
DÉLESTAGE: è una nuova tecnica di macerazione che consiste nello svuotare completamente la vasca del mosto in fermentazione, che viene
inviato ad un serbatoio di appoggio, poi nel lasciare sgrondare il cappello al fondo della vasca stessa per una durata variabile,
solitamente per circa un’ora, e, quindi, nel travasare il mosto sulle bucce che si sollevano, attraversate dal liquido stesso.
DELICATO:
uno spumante che ha caratteristiche di armonia, di finezza e di
pregio, con corpo leggero e medio. Hanno un gusto ed una struttura leggera e piacevole.
DEMETALLIZZAZIONE:
è la pratica di cantina intesa alla eliminazione di metalli
presenti in eccesso nei vini. La quantità di rime, ferro e metalli
pesanti in generale può essere diminuita mediante l’aggiunta di dosi
ben determinate di ferrocianuro di potassio. Questo sale si combina con
i metalli formando un composto di colore blu che viene separato per
precipitazione con l’aiuto di un chiarificante e con filtrazione.
Questo trattamento deve essere eseguito da un tecnico qualificato e
responsabile, ma è una pratica quasi mai necessaria sui vini di qualità.
DEMI-SEC:
champagne o spumante il cui residuo zuccherino è compreso tra 33 e 50 g/l.
Tradotto approssimativamente dal francese, significa "moderatamente dolce" o "mediamente dolce".
DENOMINAZIONE: nel gergo enologico, una denominazione è l’area o la regione dove le uve di un particolare vino sono state coltivate. Negli Stati Uniti la definizione ufficiale per una denominazione è American Viticultural Area o AVA, mentre la versione francese è Appellation d'Origine Contrôlée o AOC e quella italiana è la Denominazione d’Origine Controllata o DOC. Nei vini americani la denominazione mette in secondo piano il tipo di vitigno, mentre sarebbe senz’altro più utile sapere con quale tipo di uva il vino è stato fatto, invece di dove le uve sono state coltivate. Per i vini europei è invece l’opposto: la denominazione è così informativa che nell’etichetta del vino non è necessario elencare i vitigni.
DENOMINAZIONE DI RICADUTA: denominazione di origine che insiste sullo stesso territorio di una o più altre denominazioni di maggiore prestigio e che viene utilizzata, in genere, per commercializzare le partite di vino ritenute non idonee a essere etichettate con il nome della denominazione più prestigiosa.
DENSIMETRO:
vedi BABO.
DENSO: sinonimo di "concentrato", il termine "denso" indica un vino che ha aromi e sapori concentrati, invece che scialbi e diluiti, E' spesso usato con descrittori del vino come "ricco" e "complesso".
DEPOSITO:
è il sedimento che gli spumanti formano durante il loro normale
affinamento e maturazione nella bottiglia o nell'autoclave.
DESOLFITAZIONE:
è l’operazione destinata, a eliminare, totalmente o
parzialmente, l’anidride solforosa aggiunta ai mosti per impedirne la
fermentazione (mosti muti).
DIACETILE:
composto chimico organico volatile, derivato dal metabolismo dei lieviti durante la fermentazione alcolica e dei batteri lattici durante la fermentazione malolattica. Il diacetile è presente nel vino in quantità di 0,3 mg/l o fino a 2 mg/l se il vino ha subito la fermentazione malolattica. In questo caso è possibile percepire nel bouquet, un leggero sentore di burro e noce. Le ultime ricerche stanno mettendo il luce la possibilità di ottenere risultati positivi anche con il diradamento chimico, intervenendo durante la fioritura o l'allegagione, utilizzando etilene per ridurre il numero dei fiori e, di conseguenza, ottenere grappoli meno compatti.
DIAGRAMMI DI GYLLENSKÒLD: sono utili per determinare il tempo necessario per portare il vino alla giusta temperatura di servizio, note le condizioni di partenza.
DIFETTOSO:
è lo spumante che presenta imperfezioni o alterazioni che lo
rendono sgradevole.
DIFFUSIONE: come si apprezza una buona diffusione della luce, così di un vino viene messa in valore la capacità di riempire il palato di sapore: una buona diffusione dona una sensazione di ampiezza e spazialità
(vedi).
DIMOSTRATIVO: diciamo dimostrativo un vino in cui la saturazione dei colori, dei profumi e dei sapori produce l'effetto di un'esibizione fine a se stessa, che ha ben poco a che vedere con la ricerca di equilibri e con il piacere di
bere.
DINAMICO: detto di vino ricco di stimoli gustativi diversi. Un vino dinamico è scattante, reattivo, sostenuto da una bella spinta acida.
DIPSOMANIA:
patologia che si manifesta con impulsi irresistibili a ingerire smodatamente bevande alcoliche.
DIRADAMENTO:
riduzione manuale del numero di grappoli d'uva per pianta, con l'obiettivo di ottenere una produzione più equilibrata e qualitativamente migliore.
DIRASPATURA:
è l’operazione di separazione dei raspi (parte legnosa del
grappolo) dagli acini prima o dopo la pigiatura. I raspi, ricchi di
tannino e di acidi, potrebbero conferire al vino il caratteristico
sapore di ‘raspo’, una eccessiva astringenza difficile da eliminare,
e assorbire frazioni di sostanze coloranti dell’uva.
DISACIDIFICAZIONE:
è la pratica di cantina intesa a diminuire l’acidità di un
mosto o di un vino. Si parla di disadificicazione chimica, quando è
effettuata con l’aggiunta di sali disacidificanti (bicarbonato di
potassio, carbonato di calcio,tartrato neutro di potassio, ecc.); di
disacidificazione fisico-chimica, quando s’interviene con la
refrigerazione, con la dialisi o con l’uso di resine scambiatrici di
ioni (in Italia ammessa solo per vini ‘base Vermouth’); di
disacidificazione biologica, quando nel vino si svolge la fermentazione
malolattica.
DISARMONICO: spumante nel quale la carenza o l'eccesso di una componente crea
un forte squilibrio.
DISCIPLINARE:
(di Produzione) insieme di regole, riportate in specifici decreti,
che stabiliscono quali e quanti vitigni si possono utilizzare per produrre un vino
doc. In quali zone e in che condizioni possono essere prodotte le uve poi
utilizzate. Le condizioni di vinificazione. Le caratteristiche del vino sotto l'aspetto chimico e fisico (acidità, livello alcolico, ecc.) e sotto l'aspetto
organolettico. Infine, per i vini docg, il disciplinare stabilisce anche i modi per
imbottigliarli. Le norme sono stabilite, zona per zona, dagli esperti del Ministero dell'Agricoltura.
DISTILLAZIONE:
è quell’operazione che consente di separare due composti di
volatilità diversa attraverso la trasformazione dei medesimi in vapore
e successiva ricondensazione. Distillando vinaccia si ottiene grappa,
distillando vino si ottiene brandy.
DOC (o D.O.C.):
significa Denominazione di Origine Controllata e viene riservata
a vini di qualità superiore, con chiare caratteristiche distintive,
prodotti in aree delimitate, con vitigni determinati, con rese definite
e con tecniche di elaborazione e di affidamento ben regolamentate dallo
specifico disciplinare di produzione. E' il sistema usato per regolare l'industria vitivinicola italiana. E' simile alla francese AOC (Appellation d'Origine Contrôlée) per il fatto che presuppone di stabilire gli standards di vinificazione e di garantire un certo livello di qualità, sebbene questo non sempre avvenga.
Questi vini, prima di essere messi
in commercio vengono controllati quantitativamente, sottoposti ad
analisi chimica e ad analisi organolettica a cura di apposite
commissioni ministeriali. Gli Onavisti ne possono fare parte.
D.O.C.G.:
significa Denominazione di Origine Controllata e Garantita.
Valgono le stesse norme e le stesse regole indicate per i vini DOC, in
più, il vino dichiarato idoneo, dovrà essere al avviato consumo in
bottiglie munite di uno speciale sigillo di garanzia (fascetta numerata
stampata dal Poligrafico dello Stato). I vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) sono classificati ad un posto più alto dei vini DOC e sono considerati l'aristocrazia dei vini italiani. Assieme, DOC e DOCG rappresentano circa il 20% della produzione vinicola italiana. Il resto è trattato senza distinzione come vino da tavola o, più recentemente, IGT (Indicazione di Geografica Tipica).
DOLCE: spumante
dal gusto dolce molto persistente, con un residuo zuccherino maggiore di
50 g/L.
DOLCE/NON DOLCE: l'espressione "dolce/non dolce" è dovuta alla geniale intuizione del grande Gino
Veronelli. Anche se è abbastanza autoevidente, allo stesso tempo non è facile da circoscrivere in una definizione chiara. Funziona bene per descrivere un vino che da una parte ha un sapore dolce e zuccherino, e dall'altra ha aspetti gustativi meno morbidi: in genere un lato acido. Ne risulta un gusto non stucchevole, ma anzi complesso e intrigante.
DOLCEZZA: la maggior parte degli assaggiatori possono descrivere la dolcezza nei vini come livelli di residuo zuccherino sopra i 5 grammi per litro (g/l). I vini al di sotto di questa cifra sono considerati molto secchi, mentre i vini con residuo zuccherino da 5 a 10 g/l sono considerati secchi. Vini con residuo zuccherino da 10 a 20 g/l sono mediamente secchi; da 20 a 30 g/l mediamente dolci; sopra i 30 g/l sono considerati dolci. Ogni nazione ha i suoi propri termini per indicare i vini dai più secchi ai più dolci. La scala francese è: brut, sec, demi-sec, doux, moelleux e liquoreux ; quella italiana : secco, abboccato, amabile,
dolce.
DOLCIASTRO:
stucchevole.
DOMAINE: questa parola francese, che significa "tenuta", è usata soprattutto per dare una nota di distinzione al nome di una cantina (come Domaine Chandon, Domaine Carneros o Domaine de Chavalier). E' generalmente usata per le tenute vitivinicole della Borgogna, allo scopo di differenziare le tenute di proprietà individuale ed i negozianti di vino, mentre il termine "château" viene usato più frequentemente nella regione di
Bordeaux.
DOSAGGIO: è l'immissione, al termine della sboccatura, della liqueur d'expédition o liqueur de dosage, soluzione composta da vino, zucchero in percentuali variabili e talvolta minime parti di distillati. I termini pas-dosé ed equivalenti indicano che non è stata addizionata liqueur
d'expédition. In caso di aggiunta, la classificazione in base al contenuto di zuccheri prevede il Brut Nature (residuo zuccherino inferiore o uguale a 3 g/1 senza aggiunta di zucchero dopo la presa di spuma); l'Extra-Brut (inferiore o uguale a 6 g/1); il Brut (da 0 a 12 g/1); l'Extra-Dry (da 12 a 17 g/1); il Sec (da 17 a 32 g/1); il Demi Sec (da 32 a 50 g/1); il Doux (oltre 50 g/1).
D.O.S.: Denominazione di Origine Semplice. Fu istituita con il DPR 930 del 12 luglio 1963 ed era attribuita ai "vini ottenuti da uve provenienti dai vitigni tradizionali delle corrispondenti zone di produzione, vinificati secondo gli usi locali, leali e costanti delle zone stesse". E' stata sostituita nel 1992 con la I.G.T.
DOSÉ: termine francese che significa "dosato". Riguarda gli Champagne e i vini spumanti a cui è stata aggiunta la liqueur
d'expédition.
DOUX: è la parola francese per "dolce" ed è usata per indicare un vino spumante od uno Champagne che ha un sapore dolce (all'opposto il termine "brut" viene applicato ad uno Champagne secco). Di fatto lo Champagne non può essere più dolce del
"doux".
DRY O
SEC: spumante semisecco, con un residuo zuccherino complessivo compreso
fra i 17 e i 35 g/L.
DURO: si dice di un vino disarmonico in cui il sapore acido e quello di tannino sono elevati. Si attenua con l'invecchiamento.
Se un vino ha l’effetto di raggrinzire la bocca, dovuto all’alto livello di tannino e di acidi e tanto da mascherare il sapore fruttato, è da considerare duro. Questo non è necessariamente un difetto, ma piuttosto un’indicazione che il vino necessita di restare più a lungo in bottiglia per lasciare che i tannini si ammorbidiscano.
La durezza di un vino è legata a un eccesso di tannini e/o di acidità, e segnala una certa difficoltà della beva, che potrebbe tuttavia attenuarsi nel tempo con l'affinamento.
Il termine viene usato normalmente per i vini rossi giovani, ma può essere una caratteristica positiva anche dei vini bianchi secchi.
EBULLIOMETRO:
è lo strumento che serve per determinare il grado di alcolico di
un vino. Il principio di funzionamento è basato sul differente punto di
ebollizione del vino rispetto a quello dell’acqua. Può essere elettrico o funzionare ad alcol o gas (tipo Salleron verticale). Il tipo Mallingand è costituito da un termometro e da una caldaia unica, che riscalda il vino con fiamma a spirito o a gas e fornisce direttamente il grado alcolico su una scala graduata. Il procedimento fornisce risultati approssimati per cui non è considerato un metodo ufficiale.
----------- Inizio
EDULCORANTE: sostanza dolcificante che viene utilizzata per conferire sapore dolce al vino secco; viene utilizzata nelle operazioni di zuccheraggio.
EFFERVESCENTE:
si dice di un vino con elevato contenuto di anidride carbonica.
EFFERVESCENZA:
derivante dalla produzione di anidride carbonica in vaso chiuso (bottiglia
o autoclave), risultato di una fermentazione naturale o indotta (liqueur de
tirage), si manifesta con la produzione di spuma quando la bottiglia viene
stappata, spuma che si trasforma in bollicine più o meno intense a seconda della pressione (espressa in atmosfere) cui è stato sottoposto il prodotto all'interno del contenitore. Queste differenze di pressione, che oggigiorno vengono controllate alla perfezione, derivano dalla quantità di zucchero, aggiunto o no, contenuto nel vino dopo la prima fermentazione (alcolica e naturale). È stata fissata quindi una tabella che stabilisce la categoria di effervescenza del
prodotto: Perlant (o Perlé) (che produce bollicine), Pétillant (frizzante), Crémant (con meno anidride carbonica)
, Champagne (o spumante).
EISWEIN (o Vino del ghiaccio):
è una categoria di vino (letteralmente significa “vino di ghiaccio”) regolata dalla legge tedesca sul vino. L’Eiswein è fatto con uve che hanno un contenuto zuccherino molto alto, ma che non è stato concentrato attraverso gli effetti della Botrytis cinerea. Questa dolcezza invece deriva dalle uve congelate sulla pianta in novembre o più tardi (da qui il nome). Il succo dolce d’uva viene separato dalle molecole d’acqua ghiacciate alla mattina presto, pressando gli acini ghiacciati. Il vino che ne risulta ha alta acidità ed un alto residuo zuccherino ed è veramente molto
ricercato.
ELASTICO: aggettivo che qualifica un vino che ha buona dinamica e buona "agilità" al
palato.
ELEGANTE: spumante acquista un grado di eleganza quando tutti i suoi componenti sono in equilibrio, raggiungendo una qualità perfetta o quasi, grazia , gusto e finezza. Uno
spumante che manca di eleganza può essere troppo intenso o troppo pesante al palato, come se cercasse di forzare i suoi sapori. I sommeliers spesso accoppiano il termine “elegante” con altri termini favorevoli come “delicato”, “armonioso” e “di razza”.
ELETTRODIALISI: metodo che permette
di stabilizzare tartaricamente il vino, mediante passaggio su membrane
elettricamente cariche, eliminando in modo selettivo gli ioni K (e Ca) e
gli ioni tartarici fino ad un valore definito.
ELEVAZIONE DEL
VINO: indica il processo di maturazione del vino quando questo avviene in legno, in particolare in barrique. Il termine deriva dal francese éleveur, allevatore, colui che provvede alla maturazione del vino.
EMPIREUMATICO: dal greco "carbone che brucia", individua una vasta famiglia di profumi che incorpora note affumicate (cenere, torba) e di torrefazione (caffè, cacao), così come quei sentori che i francesi definiscono "grillé" (biscotti, crosta di pane)
e"brûlé" (caucciù, goudron). É l’odore derivato dalla combustione o dalla tostatura del legno.
ENOBAROMETRO
DI HOUDART: strumento che consente di determinare con metodo indiretto l'estratto secco in un vino. E' composto da un densimetro, un areometro, un termometro a mercurio e un cilindro graduato. Mediante il densimetro si misura la densità del vino, posto nel cilindro graduato a 15 °C, con l'areometro si rileva il grado alcolico del distillato alla stessa temperatura, controllata con il termometro a mercurio. Infine, ottenuti densità e grado alcolico, l'estratto secco si ricava con la formula di Tobarie o ricorrendo alle tavole di
Decillis.
ENOLOGIA: è la scienza che ha come oggetto lo studio del vino in tutti i suoi aspetti (produzione, cure, trattamenti).
L’enologia copre ogni aspetto del processo di vinificazione, dalla pressatura, spremitura e fermentazione, all’imbottigliamento ed all’invecchiamento del vino. Oggi c’è un accordo più grande sul fatto che il vino lo si comincia veramente a fare nel vigneto. Per questo molte autorità ritengono che l’enologia comprenda anche la viticoltura.
ENOLOGO: è il titolo che spetta a chi consegue il diploma universitario di enologia.
Figura professionale, riconosciuta in Italia dal 1991, che ha la responsabilità di curare tutte le operazioni di produzione, dalla coltivazione all'imbottigliamento del vino. Attualmente, per diventare enologo, occorre frequentare un corso di laurea triennale in viticoltura ed enologia. Può dirigere, amministrare o semplicemente prestare la propria consulenza ad aziende, enti e consorzi, sulla scelta delle varietà, del tipo di impianti, degli strumenti necessari al controllo degli aspetti fito-sanitari. Si occupa di effettuare analisi microbiologiche, enochimiche e organolettiche sui
vini. Per professione l'enologo è formato alla degustazione, introdotto alla conoscenza generale del vino e, sempre di più, della vigna. Ciò non stabilisce alcuna superiorità a priori, ma insegna a conoscere meglio le trappole di questo esercizio, a riportare le sensazioni in un contesto, a rimettersi continuamente in gioco. Senza partito preso né formalismi, sembra ragionevole riservare la qualifica di enologo a coloro che si sono presi la briga di formarsi e di far verificare la qualità di questa formazione. Esistono alcuni autodidatti di grande professionalità e molti altri personaggi che semplicemente si
auto-proclamano tali.
ENOPOLIO: è l'insieme dei locali ove avviene la vinificazione, cioè la trasformazione dell'uva in vino; è sinonimo delle cantine industriali.
ENOTECA: il locale predisposto alla vendita al dettaglio e spesso anche alla mescita del vino e di prodotti correlati. Nei locali predisposti alla mescita è sempre più frequente il servizio di cucina fredda o calda (ad esempio il cosiddetto wine bar), a volte accompagnato anche da musica.
ENOTECNICO:
è il titolo che spetta a chi conosce e pratica la tecnica viticola e vinicola (perito agrario specializzato in viticoltura e enologia).
EN PRIMEUR: questo è il termine francese per la vendita del vino nella forma dei contratti “futures”, prima che sia imbottigliato. Il mercato “en primeur” non è limitato ai vini di Bordeaux, ma certamente in quella regione ha avuto le sue origini ed il suo impatto più rilevante.
ENZIMI: detti familiarmente
"ghiottoni", sono catalizzatori di tipo proteico che aumentano la velocità delle reazioni
chimiche; sono termolabili (possono essere distrutti da una temperatura più o meno elevata)
. Possono determinare l'ossidazione di diverse sostanze, risultando dannosi (polifenolossidasi, laccasi), oppure demolire le pectine, rendendo il mosto più limpido (pectinmetilesterasi), o ancora degradare le proteine liberando aminoacidi e peptidi (proteasi).
La fermentazione che trasformerà in alcol lo zucchero del mosto avviene
tramite l'azione di enzimi secreti da lieviti, in questo caso della famiglia dei saccaromiceti.
EQUILIBRATO: uno spumante le cui componenti principali sono nel giusto
rapporto tra loro.
EQUILIBRIO: ottenere l’equilibrio è il Santo Graal della vinificazione e la premessa per la maturazione e l’invecchiamento. Quando tutti gli elementi di un vino (acidità, dolcezza, alcol e tannino) si fondono in completa armonia, allora si dice che il vino ha equilibrio, uno dei massimi complimenti in degustazione . Se nessuno dei componenti di un vino schiaccia gli altri mentre voi fate ruotare il vino sulle vostre papille gustative (non è troppo dolce, troppo aspro, troppo fruttato), allora il vino è ben equilibrato.
Armonia e proporzione sono concetti analoghi. Intendiamoci, il gusto di ognuno è differente: ciò che sembra equilibrato al sommelier, può essere per voi tristemente non equilibrato. O viceversa.
ERBACEO:
quando nell'aroma si distingue un netto sentore di erba tagliata o di
fieno, in genere tipico di alcune varietà di uva quali il cabernet
sauvignon, il cabernet franc e il sauvignon. Se presente in misura contenuta contribuisce ad ampliare lo spettro aromatico di un vino; se invece domina i profumi e il sapore ne diminuisce la piacevolezza e l'equilibrio.
ESAME
ORGANOLETTICO: Scheda di degustazione.
ESILE: se un vino è di corpo così leggero da essere praticamente acquoso, viene definito esile. E’ un termine negativo per un vino che ha un’evidente mancanza di sostanza, profondità, corpo, colore e sapore.
ESPRESSIVO: vale qui in larga parte quello che
si è detto a proposito della nozione di carattere: un vino espressivo è un vino capace di comunicare personalità e originalità, prima ancora che compiutezza tecnica.
ESPUMOSO: indica un vino spumante in spagnolo.
ESSENZE LEGNO: si riferiscono ai diversi tipi di legni utilizzati per la costruzione delle
botti. Un tempo, per ovvi motivi di economia e facile reperibilità del materiale, si costruivano le botti utilizzando il legname disponibile in loco, per cui è pensabile siano state sperimentate le essenze più diverse. Si trova citato addirittura l'impiego del legno di palma, forse utilizzato dagli Assiro Babilonesi e da altre popolazioni del Nord Africa per ottenere piccoli recipienti scavati nel tronco. E' pensabile che, già nei secoli scorsi, fossero individuati i legnami più adatti ai diversi impieghi (tini, botti, recipienti per vini bianchi, per distillati, per l'aceto, ecc.). E, quando
si sceglieva il castagno, era solo per il minor costo, essendo ben note le migliori attitudini del rovere.
Infatti, ancora oggi, si parla quasi esclusivamente di rovere delle specie Quercus sessilis o petraea e Quercus robur o pedunculata, molto simili tra loro, tanto che in passato si considerava un'unica specie, Quercus robur, distinta nelle varietà sessilis e
pedunculata.
ESTERI: Composti chimici organici presenti in quantità variabile nel vino. Sono frutto della combinazione fra acidi e alcoli e arricchiscono il bouquet di profumi nel vino. Il formiato di etile, ad esempio, dà il profumo di fòrmica o di prugna secca; gli acetati di metile e di etile conferiscono profumo di mela; l'acetato di isoamile di banana, ecc.
ESTERIFICAZIONE:
reazione, che avviene nella fase di maturazione e
invecchiamento dei vini, tra gli alcol e gli acidi organici (tartarico,
malico, succinico, acetico), in essi contenuti e porta alla formazione
degli esteri che possono influire positivamente o
negativamente sul bouquet del vino.
ESTRATTO SECCO
NETTO:
è espresso in g/l e rappresenta l’insieme delle sostanze
(acidi fissi, glicerina, sostanze coloranti, tanniche, azotato e
minerali) che rimangono in un vino dopo aver fatto evaporare l’alcol,
l’acqua e le altre sostanze volatili. Se si aumenta la temperatura si
giunge all’incenerimento (ceneri). Sotto il profilo organolettico è un parametro importante: dà l'idea della "robustezza" del vino.
L'estratto è il "cuore" del vino. Ad esso contribuiscono i componenti diversi dagli zuccheri (sostanze estrattive) come gli acidi tartarico, malico e lattico, la glicerina, le materie coloranti e i
tannini, queste sostanze intervengono nella valutazione gustativa. Si parla,
infatti di vino vuoto, se sono in poca quantità, di vino pesante, se
sono troppe, giusto di estratto quando è normalmente pieno e ricco. L'estratto secco netto, il cui valore si esprime in grammi/litro, è legato al tipo di vino ed alla tecnica di vinificazione. Infatti i vini rossi, a causa della presenza delle materie coloranti e dei tannini, hanno solitamente un estratto superiore a quello dei vini bianchi. L'estratto secco netto è uno dei parametri previsti dai Disciplinari di Produzione dei vini a D.O.C. e D.O.C.G.. Il suo valore numerico, riferito al tipo di vino e ad altri parametri, entra a far parte degli elementi di giudizio sulla genuinità. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda la correlazione fra il valore dell'estratto e il valore delle ceneri di un vino. Infatti il contenuto in ceneri di un vino è normalmente circa 1/10 del valore dell'estratto secco netto.
La determinazione si effettua per densitometria, misurando la differenza tra la densità del campione di vino e quella del distillato alcolico (privo delle sostanze che compongono l’estratto). Nell’effettuare la determinazione, è necessario porre attenzione a non arricchire il distillato in sostanze debolmente
volatili.
ESTRATTIVO: si dice di un vino ricco di estratto (vedi). Attenzione, un buon vino ha sempre un buon estratto, ma al crescere della sua quantità non sempre corrisponde un miglioramento della qualità: esistono vini sgraziati e pesanti proprio perché troppo estrattivi. Vedi in proposito la voce Equilibrio.
ESTRAZIONE: in vinificazione, si riferisce soprattutto al passaggio dalle bucce al mosto dei tannini: un bravo vinificatore sa dosare accuratamente l'estrazione dei tannini per ottenere un rosso equilibrato, quindi non magro né sovraestratto (vedi).
ETANOLO:
alcol etilico.
ETEREO: è il sentore tipico degli spumanti invecchiati, un po’ pungente ed
alcolico, dato, appunto, dalla presenza degli eteri.
ETERI: composti organici presenti in quantità variabile nel vino. Sono frutto della combinazione di uguali o differenti molecole di alcol che si formano durante le fasi di invecchiamento del vino, per effetto della progressiva evaporazione dell'acqua, e che ne arricchiscono il bouquet.
ETERIFICAZIONE:
processo chimico che porta alla formazione nel vino di
particolari sostanze odorose chiamate eteri. Questa reazione, che
avviene spontaneamente, a spese dell’alcol, soprattutto nel corso
dell’invecchiamento, può essere accelerata da enzimi particolari.
ETICHETTA: E' la carta d'identità del vino, uno strano documento di sintesi diviso tra regolamenti e pubblicità, allo scopo di fornire
informazioni. Deve contenere un certo numero di informazioni obbligatorie
indispensabile per consentire al consumatore di conoscere il prodotto che intende
acquistare: tipologia e classificazione del vino, fra cui il nome del vino, la denominazione (Doc, Docg, Igt, Vino da tavola, VSQPRD ecc.), il colore, l'annata se obbligatoria, l'azienda produttrice e imbottigliatrice, la zona di produzione, il grado alcolico.
In un certo senso è una guida ed una garanzia di acquisto per il consumatore.
ETTARO: unità
di misura della proprietà agricola (ha è il simbolo) corrisponde a
10mila metri quadrati (pari a 100 are). Un ettaro è l’equivalente europeo dell’acro americano, solo che è molto più grande (10.000 metri
quadrati = 2.471 acri).
ETTOLITRO:
unità di misura comunemente usata per il vino (hl è il simbolo)
corrisponde a 100 litri.
EVANESCENTE:
si riferisce a un vino il cui profumo e sapore scompaiono
rapidamente. Quando riguarda uno spumante, invece si riferisce,
soprattutto, alla insufficiente persistenza della spuma.
EVAPORAZIONE:
passaggio di una sostanza dallo stato liquido a quello gassoso, sotto forma di vapore. In enologia si utilizza come tecnica per concentrare il mosto, mediante evaporazione sotto vuoto a temperatura controllata (25-30 °C) per evitare la degradazione dei componenti
termosensibili.
ÉVENTÉ:
termine francese che sta ad indicare un vino che ha oltrepassato il suo apice qualitativo e ha, quindi, iniziato il suo processo di decadimento.
EVOLUTO: si dice di un vino che ha caratteri già terziari (vedi
terziarizzazione).
EVOLUZIONE: qualunque percorso compiuto dal vino dall'imbottigliamento all'ossidazione finale. Nei vini migliori è un arco di sviluppo che può prendere decenni; nei vini più semplici, si compie in pochi mesi.
EXTRA BRUT:
spumante dal gusto secco, con zuccheri fino a 6 g/l.
EXTRA DRY:
spumante più asciutto del Dry e più dolce del Brut. Ha un
residuo zuccherino compreso fra i 12 e i 20 g/l.
FAR APRIRE:
se qualcuno vi consiglia di lasciare il vostro bicchiere di vino fermo per qualche minuto per farlo aprire, significa che il vino ha bisogno di interagire con l’aria per rivelare tutti i suoi sapori ed aromi. Dar tempo di respirare è spesso necessario per i vini rossi di gran corpo invecchiati in cantina, che tendono ad uscire dalla bottiglia in qualche modo “chiusi”, finché non hanno la possibilità di aerarsi. Far aprire un vino è un processo affascinante, dal momento che voi potete essere testimoni del cambiamento di un vino, da “così-così” a stupendo, in pochi minuti.
----------- Inizio
FECCIA:
è il sedimento più o meno abbondante, depositato dai mosti e
dai vini giovani nelle botti o nei serbatoi prima del loro travaso. E’
formata principalmente da lieviti, batteri, frammenti delle parti solide
del grappolo, cristalli di tartrati. Abbandonare per troppo tempo i vini
nuovi sulle fecce può portare a odori sgradevoli derivati dalla
formazione di idrogeno solforato (uova marce), di mercaptani, (sapori
agliaceo), alterazioni biologiche anomale, torpidità persistente.
Viene eliminata mediante travaso, filtrazione o centrifugazione. La
feccia è in grado di disperdersi al più leggero movimento e di intorbidire il liquido limpidissimo. Una totale immobilità le consente di depositarsi lentamente per effetto di gravità, risultato molto evidente nelle operazioni di
remuage. Le continue ricerche stimolate dagli esperti hanno permesso di scoprire gli effetti positivi del contatto prolungato del vino con le
fecce nobili (formate solo da lieviti) e di analizzare cause e conseguenze (indicate con il termine di
autolisi ). Ciò ha comportato un avanzamento nella comprensione dei fenomeni naturali che regolano
l'invecchiamento del vino e la sua bonifica.
FECCIOSO:
si dice di vino dall’odore e dal sapore di feccia.
FEMMINILE: qualcuno può considerare sessista questo termine, ma tuttavia esso è spesso usato per indicare un vino di qualità. Femminile indica un grado di finezza. Stile e un carattere più leggero, con una precisa mancanza di pesantezza e di severità. Lo Champagne viene spesso descritto in questo modo. Per esempio, il "Bollinger R.D." è di stile molto maschile, mentre il "Dom Perignon" ha un carattere più leggero e più femminile.
FENICO:
sensazione olfattiva che ricorda il disinfettante acido fenico.
FENOLI:
composti chimici organici contenuti nei vini e nei mosti. Sono altamente reattivi e con caratteristiche acide. In soluzione alcolica, i fenoli sono incolori, ma se ossidati rendono il vino giallognolo. Non hanno né odore né sapore, ma per azione di microrganismi possono dare origine a
fenoli volatili
che danno un caratteristico odore "animale". Da essi derivano i polifenoli e i
flavonoidi.
FERMENTATORI: recipienti utilizzati per contenere il mosto in fermentazione e consentire la macerazione delle bucce. Sono contenitori di diverse dimensioni e forme, costruiti in acciaio, cemento, legno e vetroresina. Si distinguono in vasche aperte e vasche chiuse (quelle a cappello sommerso utilizzano al loro interno dei graticci, quelle a cappello galleggiante necessitano di anidride carbonica), in fermentatori statici o dinamici, se sono dotati o meno al loro interno di organi in movimento.
FERMENTAZIONE
ALCOLICA: è il processo biochimico, essenziale nella
produzione del vino, in cui gli zuccheri contenuti nel mosto, per azione
di particolari ceppi di lieviti, si trasformano in alcol, anidride
carbonica e in altri prodotti secondari, è un processo completamente naturale. Il processo può
durare da pochi giorni a parecchi mesi, tempo durante il quale l'anidride carbonica ed il calore sono rilasciati come sottoprodotti. Per i vini secchi la fermentazione finisce quando tutto lo zucchero è convertito in alcol. Per i vini più dolci, come il Porto, l'enologo farà terminare prematuramente il processo, aggiungendo dell'alcol in forma di acquavite neutra d'uva, che uccide i lieviti e permette ad una parte degli zuccheri di rimanere non fermentati. La fermentazione era tradizionalmente effettuata in tini di legno, botti o serbatoi neutri. Oggi, per i vini che non richiedono la fermentazione in botte, molte cantine usano enormi serbatoi di acciaio inossidabile, che permettono un preciso controllo della
temperatura.
FERMENTAZIONE A GRAPPOLO INTERO: praticata molto comunemente in Borgogna, la fermentazione a grappolo intero è un tipo di fermentazione durante il quale i grappoli interi, i raspi e tutto quanto fermentano insieme. Questo può avere successo quando le uve sono molto concentrate e mature. Altrimenti i raspi danno troppe note vegetali al vino. Uno dei principali vantaggi della fermentazione ad acini interi è di aumentare il flusso dei succhi all'interno dei canali creati dai raspi, che apportano una benefica aerazione ed un'estrazione di colore attraverso il contatto tra succo e
buccia.
FERMENTAZIONE IN BARRIQUE: occasionalmente si può leggere sulle retroetichette di alcuni costosi vini bianchi, particolarmente degli Chardonnay, la dicitura “fermentato in barrique”
detto anche processo bourguignon. La maggior parte dei vini sono fermentati i vasche di acciaio inossidabile o di legno, ma alcuni vini bianchi di alta qualità sono fatti con lo stile della Borgogna, nel quale il vino è fermentato e usualmente invecchiato in piccole botti di rovere. E’ un processo costoso, rischioso e faticoso, ma la ricompensa (è sperabile) è un vino di eccezionale struttura, complessità, fragranza e con la giusta quantità di sapori da legno. I vini rossi sono raramente fermentati in barrique, poiché succo e bucce sono fermentati insieme, rendendo il processo assai più difficile.
FERMENTAZIONE MALOLATTICA:
è quella seconda fermentazione che, talvolta, dopo la
fermentazione tumultuosa, ma più spesso, quando la temperatura aumenta
nel periodo primavera-estate, o per riscaldamento dell’ambiente dove
si trova il vino, avviene per opera di batteri (Leuconostoc oenos) che,
attaccando l’acido malico, lo trasformano in acido lattico e anidride
carbonica. Tale fermentazione, che rende più morbido e biologicamente
più stabile il vino, può essere ostacolata da un pH troppo basso, da
una eccessiva quantità di anidride solforosa e dalle basse temperature.
Il suo completo svolgimento è essenziale per i grandi vini rossi da
invecchiamento, mentre per i vini bianchi non c’è unanimità di
giudizio.
FERMENTAZIONE MANNITICA:
agrodolce.
FERMENTAZIONE
SECONDARIA: è la fermentazione che ha luogo dopo che la prima fermentazione ha convertito il mosto in vino. Vi sono due tipi di fermentazione secondaria: la fermentazione malolattica, nella quale l’acido malico viene convertito in acido lattico e la seconda fermentazione che luogo nella bottiglia durante la produzione di vino spumante e di
Champagne
FERMENTAZIONE
SOMMERSA: diaframmi forati tengono il cappello delle vinacce sotto il livello del liquido, per favorire un miglior contatto fra le parti del mosto in
fermentazione.
FERMENTAZIONE TARTARICA: vedi
Girato.
FERMENTAZIONE
TUMULTUOSA: è la prima fase della fermentazione alcolica, durante la quale il mosto ribolle per lo sviluppo di anidride carbonica.
FERMENTINO:
Fermentatori.
FERMO:
è lo stato naturale di un vino quando non è ne frizzante, ne perlant
e nemmeno spumante, in pratica non effervescente.
Nella regione della Champagne è il termine utilizzato per distinguere lo champagne dai vini al naturale non spumantizzati, come si presentavano prima dell'invenzione delle
bollicine all'epoca di transizione di Doni Pérignon e come si presentano ancora oggi sotto la denominazione Coteaux
champenois.
FERRO: elemento chimico fondamentale nel ciclo di sviluppo della vite, in quanto promotore della sintesi della clorofilla e dello sviluppo dei cloroplasti, gli organuli delle cellule vegetali in cui si forma la clorofilla. La presenza di ferro è importante anche nelle reazioni di ossidoriduzione, nei processi di fotosintesi e respirazione e nel metabolismo dei carboidrati. Carenze o difficoltà di assorbimento del ferro provocano nelle piante la clorosi ferrica, che si manifesta con l'ingiallimento delle foglie.
FIACCO:
è uno spumante debole, che manca di carattere e di energia,
ovvero la zona grigia tra piatto e deciso. Un vino fiacco ha un po’ d’acidità, ma non abbastanza per dargli corpo e decisione. Di conseguenza, il sapore fruttato tende a sopraffare il vino ed a farlo apparire al gusto debole, spesso e senza mordente.
Si
dice anche di un vino indebolito dalla fioretta o da un eccessivo
arieggiamento.
FIBROSO: si dice di un vino (di solito bianco) che ha una certa ricchezza al palato, unita a un tatto leggermente rugoso: un vino magari un po' rustico, quindi, ma basato su una materia prima consistente e autentica.
FIELD BLEND: termine inglese che sta a indicare quando un vigneto viene coltivato con due o più vitigni, che sono poi vendemmiati e mescolati per fare un singolo vino.
FILANTE o
Grassume:
è una malattia del vino di origine batterica e può essere
considerata un’anomalia della fermentazione malolattica. Ne sono
particolarmente soggetti alcuni vini bianchi dolci di debole alcolicità
e acidità ma, seppur raramente, può presentarsi anche in certi vini
rosati o rossi, soprattutto se poveri di tannino. Il vino affetto da
filante, normalmente si presenta velato o torbido, assume una viscosità
tale da sembrare olio e perde la sua freschezza, acquistando uno
sgradevole retrogusto rancido.
FILLOSSERA:
è un parassita della famiglia degli afidi Philloxeridae (Phylloxera
vastatrix) che si insidia
particolarmente sulle radici della ‘vite europea’ (Vitis vinifera e sativa)
distruggendone
l’apparato radicale. e l'apparato aereo nella vite americana (Vitis
rupestris, Vitis Berlandieri e Vitis riparia) Originaria dell’America, è apparsa in Europa
verso il 1860 dove gradualmente provocò la distruzione di tutti i
vigneti. Per ovviare a questo grave problema si è adottata la tecnica dell'innesto della vite europea sulla vite americana, che non viene attaccata dalla fillossera alle radici.
Per questo motivo le viti delle varietà europee vengono
innestate su piedi di ‘vite americana’ resistenti ai suoi attacchi.
E' conosciuta anche come Phylloxera vitifoliae, anche se è ormai internazionalmente chiamata Viteus vitifoliae.
FILTRATO DOLCE:
è un mosto parzialmente fermentato, quindi ancora ricco di
zuccheri residui naturali, la cui ulteriore fermentazione alcolica è
stata volutamente ostacolata o impedita. L’arresto della fermentazione
si ottiene mediante filtrazione, centrifugazione, per l’azione del
freddo o per saturazione con anidride carbonica. Un classico esempio di
filtrato dolce è il mosto di Moscato bianco destinato alla produzione
del Moscato d’Asti.
FILTRAZIONE:
è la pratica di cantina che consiste nel rendere brillante un
vino facendolo passare attraverso particolari filtri. In base al
materiale impiegato e al suo grado di porosità di parlerà di
filtrazione sgrossante, brillante, sterilizzante.
FINALE o
FIN DI BOCCA: insieme delle percezioni stimolate dal vino subito dopo la deglutizione. Strettamente connesso alla nozione di persistenza (vedi), il finale può dare sensazioni pulite, piacevolmente segnate da note di frutto o da note derivate dall'evoluzione, oppure sensazioni sgradevoli, deboli e
sfuggenti. Come regola generale, migliore è il vino, più lungo e più gradevole sarà il fin di
bocca.
FINE o
FINEZZA:
è l’espressione usata per definire un vino che ha complessità ed eleganza, ma anche un equilibrio perfetto, raffinatezza e delicatezza. E' essenzialmente un sinonimo di "eleganza" ed è spesso usato assieme ad altri descrittori positivi come "raffinato", "bellezza" e "razza".
È un requisito raro e prezioso, proprio di vini cui la qualità della materia prima e della vinificazione conferisce una silhouette raffinata. Ha finezza un vino le cui diverse sfaccettature aromatiche e gustative non rivelano l'urgenza di piacere immediatamente, ma un più sottile gioco di rimandi e corrispondenze interne.
La finezza sottintende un di più di distinzione, personalità e complessità. Un vino fine è agli antipodi non solo di un vino grezzo e rustico, dunque, ma anche di uno appariscente, dimostrativo, vistoso.
FINO: insieme con l’Oloroso, il Fino è uno dei due principali stili dello Sherry di Jerez (Spagna) ed è considerato di gran lunga il più fine al mondo degli sherry. Il Fino è uno sherry pallido, delicato e secchissimo, che ha un caratteristico gusto leggermente salato e aroma di mandorle e lieviti. La sua forza alcolica raggiunge dai 15,5% ai 17% gradi volumetrici ed è difeso dall’invecchiamento per mezzo di un lievito che si forma naturalmente, chiamato
“flor”. Il Fino viene normalmente servito fresco come aperitivo. Lo sherry Fino non può essere invecchiato perché con l’invecchiamento non migliora e può perdere la sua vitalità.
FIORETTA:
è una malattia del vino, causata da lieviti appartenenti ai
generi Candida, Picchia, Hinsemula che si sviluppano soprattutto se il
vino è conservato in botti o recipienti non perfettamente colmi o vini non sufficientemente
solfitati. Sulla
superficie del vino si sviluppa allora un velo biancastro, più o meno
spesso, formato da lieviti, che attaccano l’alcol trasformandolo in acetaldeide
(etanale) in presenza di ossigeno. Il vino così s’indebolisce, assume una
sensazione olfatto-gustativa sgradevole di svanito ed è predisposto per
essere attaccato da batteri acetici che possono provocare alterazioni
ben più pericolose come spunto, acescenza e fortore.
F.I.S.A.R.:
Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori. Fondata nel 1972, ha ottenuto il riconoscimento giuridico dello Stato nel 2000. Organizza Corsi di Qualificazione Professionale per Sommelier, il cui programma è basato su tre corsi di diverso livello. La frequenza non è obbligatoria.
FITOALESSINA:
sostanza prodotta dalle piante in seguito a lesioni, infezioni fungine o stress dovuto a fattori fisici o climatici. Il compito delle fitoalessine è quello di impedire lo svilupparsi di microrganismi. Il resveratrolo è la più importante fitoalessina prodotta dalla vite.
FLASH-DÉTENTE:
tecnica prefermentativa utilizzata nel Midi della Francia a partire dal 1995 e in qualche azienda italiana, che consiste nel riscaldare le uve appena pigiate, per poi trattarle sottovuoto. L'uva viene riscaldata a una temperatura di 75-80 °C, poi posta sottovuoto passando dalla pressione atmosferica di 1 atm a 50 millibar: per ogni kg di uva si liberano 3 metri cubi di vapore al secondo provocando un raffreddamento immediato della massa, con perdita per evaporazione del 7% di acqua. L'effetto congiunto del calore e della forte depressione provoca un indebolimento delle pareti cellulari degli acini, consentendo una migliore estrazione dei componenti della buccia. Nei vini così ottenuti si possono avere problemi di illimpidimento perché gli enzimi naturalmente presenti nelle uve vengono inattivati dalle alte temperature raggiunte nel processo; per questo motivo è utile aggiungere all'uva trattata una parte di uva pigiata tradizionalmente per avere un apporto enzimatico attivo.
FLAVONI:
pigmenti di colore giallo presenti nelle bucce di tutte le uve. Danno il colore ai vini bianchi. Fanno parte dei
polifenoli.
FLAVANOIDI:
gruppo di composti organici derivati dai fenoli, di struttura chimica complessa. La loro presenza è superiore nei vini rossi. Fanno parte del gruppo gli antociani, i pigmenti responsabili del colore rosso dell'uva e del vino, i flavonoli, di colore giallo, presenti nelle bucce degli acini in percentuale diversa secondo il vitigno, i flavanoli che sono assenti nelle uve. I flavonoidi hanno notevole reattività, evidenziata nei processi di polimerizzazione tra antociani e tannini.
FLOCCULAZIONE:
avviene quando si chiarifica un vino. Si manifesta con la
formazione di flocculi più o meno voluminosi, derivanti dall'agglomerazione dei colloidi presenti nel vino,
che tendono a sedimentare
illimpidendo il vino.
FLOREALE:
è uno spumante con spiccate sensazioni olfattive che ricordano
le essenze dei fiori.
Famiglia di sentori olfattivi che ricordano i fiori quali la violetta, la rosa, il gelsomino, l'acacia.
FLOTTAZIONE:
è una nuova tecnologia che consente la pulizia dei mosti
destinati alla fermentazione in bianco senza l’utilizzo di coadiuvanti
di chiarifica con un trattamento rapido in bach o in continuo . Le sostanze che costituiscono il torbido di un mosto
vengono spinte, nella parte alta di uno speciale apparecchio (flottatore,
nei sistemi più recenti funge da flottatore lo stesso serbatoio)
mediante l’uso di bollicine di gas (azoto in generale) ed eliminate con
straripamento o meccanicamente con raschiatura.
Se necessario, può essere completato da un illimpidimento statico, una sosta a freddo.
FLUIDITA':
è la consistenza e la densità di un vino che si valuta
facendolo ruotare lentamente nel bicchiere.
FLÛTE:
il tipico bicchiere stretto e alto adatto per esaltare il perlage e i
profumi di uno spumante secco.
FOLLATURA: consiste nel disperdere le vinacce affiorate in seno alla massa del mosto, mediante un bastone, detto appunto follatore (se il contenitore è particolarmente piccolo il cantiniere utilizza direttamente le mani). L'operazione è necessaria e va ripetuta più volte per evitare il pericolo di acetificazione. Nella vinificazione di grandi masse di uva, la follatura è preferibile effettuarla sfruttando l'azione dell'aria compressa per mezzo di aerofollatori, che faciliterà il moltiplicarsi dei lieviti, necessari ad una fermentazione ottimale. Le aerofollature vanno, però, effettuate con parsimonia per evitare rischi di ossidazione.
FONDU: termine francese utilizzato per indicare un vino che abbia raggiunto la piena maturità; equivalente al nostro concetto di armonico (vedi).
FORMA DI ALLEVAMENTO: conformazione naturale od obbligata della chioma delle piante arboree.
FORTE:
è quell’odore e sapore che si coglie in un vino attaccato in
modo sensibile da batteri acetici.
FOSFORO:
elemento di importanza fondamentale che fa parte della composizione degli acidi desossiribonucleico (DNA) e ribonucleico (RNA), delle membrane cellulari (in forma di fosfolipidi), delle vitamine e dei trasportatori di energia che presiedono al metabolismo degli zuccheri e alla respirazione.
FOTOSINTESI: in termini molto generali, la fotosintesi è responsabile della maturazione delle uve da vino. La fotosintesi viene avviata dai pigmenti verdi della clorofilla, che impiega l’energia del sole per aiutare la formazione degli zuccheri nelle piante attraverso una reazione biochimica che coinvolge l’acqua e l’anidride carbonica. Le migliori condizioni per la fotosintesi sono le stesse che noi preferiamo: cieli splendenti e temperature miti.
FOXY:
è una parola inglese usata per indicare l’aroma ed il gusto dei vini fatti con uva di
Vitis labrusca, originaria del Nord America. Gli esperti sono unanimemente d’accordo sul fatto che la
Vitis labrusca dà un vino di pessima qualità. L’origine del termine “foxy” è piuttosto ambigua, sebbene tutto concordi sul fatto che è un aggettivo tutt’altro che
positivo, è l'equivalente di volpino.
FRADICIO:
è il difetto, nell’odore e nel sapore, che prende soprattutto
un vino conservato in botti con doghe marce.
FRAGOLA:
è quella particolare sensazione olfatto-gustativa di certi vini
ottenuti da viti americane o ibridi produttori diretti di cui è vietata
la commercializzazione.
FRAGOLINO:
bevanda ottenuta dalla fermentazione di uva americana o di ibridi
produttori diretti. Non si può chiamare vino ed è vietata la
commercializzazione.
FRAGRANTE:termine riferito al profumo che indica uno spumante dai profumi
intensi e immediati, di buona finezza.
FRANCO:
spumante sincero, privo di difetti.
FRANCO DI COLTIVAZIONE: spessore minimo di suolo libero dall’acqua di saturazione, necessario per il normale sviluppo delle piante.
FRESCHEZZA: sensazione molto importante in degustazione, e prescinde dalla temperatura di servizio di un vino, ma è più legata all'acidità. Se ha freschezza, un vino garantisce di solito slancio, contrasto e una piacevole bevibilità.
FRESCO: in un profumo indica sentori fruttati e citrici, al gusto una
gradevole e giovanile acidità, è l’opposto di “stanco”.
FRESCO VIVO: è un termine generalmente usato per vini bianchi secchi e leggeri di corpo, che sono piacevolmente acidi o vivaci. Bere un vino fresco vivo dà una sensazione simile al mordere una mela verde fresca (il sapore è leggermente aspro, ma in maniera piacevole). Il finale di un vino fresco vivo è molto pulito e non indugia sul palato come fanno invece i potenti vini rossi . Altri termini di degustazione che voi spesso sentite accompagnati a fresco vivo sono "vivace", "giovane" e "fresco".
FRIZZANTE:
è la caratteristica di certi vini, che in virtù dell’anidride
carbonica danno gradevoli e briose sensazione di effervescenza.
L’indicazione è riservata ai vini che mantengono una sovrappressione
di anidride carbonica da 1-2,5 °C.
FRIZZANTINO:
vino contenente una certa quantità di anidride carbonica causata generalmente da una fermentazione incompleta prima dell'imbottigliamento.
FRUSTA: Lo
champagne ha un nemico: uno strumento chiamato comunemente frusta o battitore per champagne o più elegantemente
moser. Qual è la sua funzione? Mescolare lo champagne per eliminare le bollicine.
Come dire, annullare tutte le cure che ha richiesto, ignorare l'arte di chi l'ha elaborato e distruggere in tre battute la nozione stessa di champagne, che esiste solo nella forma effervescente.
Ma le signore affermano spesso che con un innocente colpo di frusta lo champagne fa girare meno la testa, come se, salendo in superficie, le bollicine portassero con sé anche l'alcol. E forse questo il motivo per cui in alcune case "molto" chiuse dell'anteguerra, alcune belle signore, con grande professionalità, si servivano di quelli che vennero battezzati, sicuramente dagli uomini,
"bastoni da prostituta", spesso di cristallo.
FRUTTATO: sentore tipico degli spumanti giovani che hanno profumi e sapori di
frutta fresca: lampone, fragola, mora, uva spina, cassis, mirtillo, prugna secca, pera, pesca, ananas, mela, albicocca, ribes, fico, ciliegia, susina sono tra i molti aromi fruttati tipicamente presenti nei
vini. Si dicono fruttati quei profumi e sapori più immediati e primari che vanno per lo più ricondotti alla fase fermentativa della vinificazione, e recano più evidenti le tracce delle diverse varietà di uva d'origine. Il perché un vino abbia aromi fruttati, dal momento che il solo frutto realmente presente è
l’uva, è un processo veramente sorprendente: mentre il succo d’uva fermenta e diventa vino, una complessa interazione ha luogo tra l’alcol del vino e gli acidi organici, che a turno creano miscele che imitano aromi e sapori di altri frutti.
Un vino che non sia almeno parzialmente fruttato è un vino incompleto, ma col tempo e l'affinamento l'evoluzione del registro espressivo verso la complessità rende sempre meno diretta e riconoscibile la componente fruttata.
FRUTTOSIO:
è uno zucchero semplice che si accumula nell'acino d'uva nel corso della maturazione, insieme al glucosio. A maturazione raggiunta, la quantità di fruttosio risulta leggermente superiore al glucosio.
FUMÉ: sfumatura olfattiva della famiglia empireumatica che richiama il profumo degli alimenti affumicati; può avere una relazione privilegiata tanto con la componente aromatica originaria di certe uve quanto con l'utilizzo del rovere in affinamento.
FUMIGANTI: sostanze chimiche che inserite nel terreno sviluppano gas tossici per alcuni funghi, insetti o animali (es. nematodi) altrimenti pericolosi per le piante, soprattutto in serra con coltivazioni frequenti sullo stesso
terreno.
FUNGHI:
sottobosco.
FUSEL OILS: vedi alcol superiori.
FUTURES: i futures si riferiscono al vino acquistato prima che sia imbottigliato. Il mercato dei futures del Bordeaux, chiamato mercato “en primeur” è il principale esempio dei futures nel vino.
GABBIETTA:
è l'armatura di filo di ferro galvanizzato ed intrecciato usata per bloccare la parte superiore del tappo della bottiglia di un vino spumante, la cui alta pressione all'interno della bottiglia tenderebbe ad espellere il tappo stesso. La gabbietta ricopre la parte superiore del tappo e viene tesa e bloccata sotto la baga del collo della
bottiglia. Se mai qualche volta vi è partito il tappo ed avete seminato il panico tra i presenti quando avete tolto la gabbietta, sapete che essa sta là per una buona ragione. State attenti a coprire sempre il tappo con una mano quando avete tolto la
gabbietta. ----------- Inizio
GALLE: protuberanze o deformazioni della lamina fogliare e della epidermide radicale conseguenti a punture di insetti, ragnetti, od animali quali fillossera, nematodi, ecc.
GAS INERTI:
sostanze gassose che hanno scarsa capacità di reazione se mescolate ad altre sostanze. I gas inerti vengono impiegati nell'industria alimentare per evitare il contatto con l'ossigeno nelle fasi di preparazione e confezionamento dei prodotti. Il
gas inerte utilizzato in enologia è l'azoto.
GEL DI SILICE: sostanza colloidale utilizzata in enologia per illimpidire il vino, poiché è in grado di aggregare le sostanze in sospensione e causarne la precipitazione.
GELATINA: Miscela di sostanze organiche proteiche, ottenuta dalla lavorazione di tessuti connettivi animali contenenti collagene (ossa, pelle,
cartilagini) o vegetali. E' utilizzata nelle operazioni di collaggio dei vini rossi.
GENEROSO:
quando la parte alcoolica ricopre un ruolo determinanate.
GENUINO:
si dice di uno spumante sincero, schietto, che non ha subito
adulterazioni.
GERANIOLO:
terpene che ha un aroma floreale riferito ai fiori e alle foglie
di geranio riscontrabile in alcuni moscati, in qualche malvasia e nel
Traminer aromatico. La stessa sensazione acquista un aspetto negativo
quando è il risultato dell’impiego di coadiuvanti o additivi
impropri.
GERBAGE: effervescenza eccessiva che si crea quando facciamo cadere nello spumante alcuni granelli di zucchero o di sale. Il gerbage si verifica anche all'atto del dégorgement o alla stappatura della bottiglia da parte del consumatore, con perdite importanti di vino, se sono presenti in sospensione nel vino microcristalli di bitartrato di potassio a causa di una insufficiente stabilità tartarica.
GIOVANE: a seconda del tipo di vino, giovane può significare una cosa oppure un'altra. Se un vino (come un Beaujolais
Nouveau) non è ritenuto capace di essere invecchiato, allora giovane può essere un complimento, come fresco o giovanile. Alcuni Riesling è meglio gustarli quando sono ancora giovani, prima che perdano la loro piacevole e viva freschezza ed il profumo floreale. Se, d'altra parte, parliamo dell'ultima annata di un Porto
Vintage, un vino che migliorerà notevolmente con l'età, allora "giovane" significa che è immaturo e necessita ancora di maturare in
bottiglia.
GIRATO:
detta anche fermentazione tartarica. Alterazione, ormai molto rara, che colpisce vini di bassa
gradazione alcolica, con residui zuccherini e provenienti da uve
botritizzate. Tale vino si presenta di colore cupo e smorto, con
bollicine e riflessi iridescenti, con un odore di svanito e a volte
acetoso, con sapore putrido. La malattia è imputabile a particolari
batteri lattici capaci di degradare l’acido tartarico presente nel
vino e il cremortartaro che incrosta le pareti delle botti, con formazione di acido lattico, acido etanoico (acido acetico), e acetoina (gusto di topo). Evidentemente, questa malattia si accompagna ad un aumento dell’acidità volatile ma anche ad una diminuzione dell’acidità totale.
GIROPALLET:
apparecchio automatico formato da cesti rotanti ed inclinabili, che sostituisce il remuage
manuale. Presenta numerosi vantaggi rispetto al procedimento manuale: l'uniformità di risultato, la possibilità di programmare e controllare i cicli di lavorazione, la minore durata degli stessi e l'utilizzo di spazi sensibilmente inferiori rispetto a quelli richiesti dalle pupitre
(vedi).
GLICERINA o Glicerolo:
è un alcol trivalente (poliacol) prodotto durante la fermentazione
alcolica, è uno dei componenti principali dell'estratto . La sua presenza nei vini,
insieme a zuccheri, pectine, gomme, mucillagini e alcol etilico; assume grande importanza ai fini
della finezza, della rotondità, dell’armonia econtribuisce a dare un carattere più o meno vellutato. I vini sani ne possono
contenere dai 5 ai 9 g/L, ma i vini passiti anche fino a 14 g/L.
GLUCOSIO: carboidrato monosaccaride che costituisce la principale fonte di energia per la cellula. E' prodotto dalle piante attraverso la fotosintesi ed è il costituente dell'amido e della cellulosa. Insieme al fruttosio viene accumulato nell'acino d'uva durante la sua maturazione.
GOMMA ARABICA:
prodotto ottenuto dall’acacia Senegal che viene utilizzata per
prevenire gli intorbidamenti nei vini e diminuirne l’astringenza.
GOUDRON:
Termine francese che indica il sentore di catrame tipico di alcuni vini rossi invecchiati.
È un sentore particolarmente frequente nei grandi rossi a base di uva nebbiolo, Barolo e Barbaresco in testa, ma si ritrova anche in vini ottenuti da altre varietà, quali ad esempio il pinot nero.
Vedi anche catramoso.
GOVERNO ALLA
TOSCANA o all' "uso Chianti": tipo di rifermentazione (zona del Chianti) che consiste nel porre il 10% delle uve ad appassire a parte (sangiovese, canaiolo e a volte trebbiano e malvasia) e poi, dopo opportuna pigiatura, addizionate al vino nuovo entro il mese di dicembre. A volte si effettua una seconda addizione in primavera (rigoverno) per ottenere un vino colorato, con bassa acidità e buona profumazione. Anche il Rosso Conero può essere prodotto con la pratica del governo.
GOVERNO ALLA
VERONESE: processo di rifermentazione utilizzato per la produzione di vini frizzanti nel veronese. La rifermentazione avviene, diversamente dal governo alla toscana, appena prima dell'immissione al consumo con trucioli già colonizzati da lieviti. Viene aggiunto del mosto muto o filtrato dolce al vino, precedentemente posto in botti ripiene di trucioli di faggio o pioppo che vengono tenuti sollevati grazie all'utilizzo di falsi fondi, e lo si lascia fermentare fino a che non raggiunge il livello di frizzante desiderato.
GRADAZIONE ALCOLICA:
indica la percentuale in volume di alcol etilico, presente
nel vino, ovvero è il numero che indica i ml di alcol presenti in 100 ml di prodotto (% vol). Nelle bevande alcoliche è obbligatorio dichiarare in etichetta il grado alcolico. I principali strumenti utilizzati per misurare il grado alcolico sono il picnometro, il densimetro e l'ebulliometro.
GRADAZIONE ALCOLICA
COMPLESSIVA:
è la somma della gradazione alcolica svolta e quella che si
potrebbe ancora svolgere dalla fermentazione degli zuccheri residui del
vino.
GRADAZIONE POTENZIALE:
si riferisce agli zuccheri non fermentati ancora presenti nei
vini.
GRADAZIONE SVOLTA:
è la gradazione alcolica effettiva che si è formata in un vino
durante la fermentazione alcolica.
GRADO BAUMÉ:
vedi Baumé.
GRADO ZUCCHERINO:
è il livello di concentrazione degli zuccheri in un liquido. Per i mosti il grado zuccherino si misura in gradi Babo o in Brix, con metodi semplici basati sulla densità, ma non particolarmente attendibili, soprattutto nella fase finale della fermentazione, quando gli zuccheri residui sono molto ridotti. Nei vini, dove è necessario sapere con precisione se a fine fermentazione vi sono residui zuccherini, la misurazione viene effettuata con il metodo Fehling, ritenuto unico metodo ufficiale che garantisce da qualsiasi contestazione sui dati ottenuti, che utilizza un opportuno reagente.
GRANATO:
è la sfumatura di colore tra il rosso rubino e l’amaranto.
GRAND CRU: è la più alta classificazione possibile per un vigneto od un villaggio in determinate regioni vinicole della Francia, in particolare la Borgogna e l’Alsazia. E’ talora riferito ai Gran Cru Classées, che include tutte le 61 cantine crus classées della zona del Médoc nel
Bordeaux.
GRANDE: se un vino ha un potente aroma ed è carico di sapori, è spesso definito grande. Di corpo pieno, robusto, ricco, carnoso, speziato, potente e forte: sono tutte le qualità che si possono attribuire ad un grande
vino.
GRAN RESERVA: i vini e gli spumanti spagnoli di altissima qualità e di eccellenti annate sono titolati come Gran Reserva. Questi vini devono, per legge, passare un tempo più lungo in cantina per maturare. Per esempio, i vini rossi etichettati “Gran Reserva” maturano un minimo di due anni in botte ed altri tre anni in bottiglia o serbatoio prima di essere messi sul mercato. I vini bianchi “Gran Reserva” devono essere invecchiati in cantina per quattro anni, inclusi 8 mesi di maturazione in botte
GRASSO: si dice di uno spumante ricco di sostanze
estrattive, è di corpo pieno, ricco, alto in fruttato e in glicerina (un alcol complesso che dà viscosità al
vino). Questa
sensazione è anche tattile, e si riferisce alla densità dello spumante.
Per i vini dolci, grasso indica che il vino è pressoché (ma non del tutto) nauseante.
Grasso misura la ricchezza di un vino in termini di consistenza, carnosità e spessore.
GRASSUME:
filante.
GRAVES: è una zona vinicola della regione di Bordeaux, che è meglio conosciuta per la sua produzione di vini bianchi di Bordeaux di alta qualità (ma anche di eccellenti vini rossi). La parola francese “graves”, unifica letteralmente “ghiaie” e la zona prende questo nome dal suolo ghiaioso, che è ideale per coltivare le uve Sémillon e Sauvignon blanc, i due vitigni principali dei vini delle Graves. I bianchi giovani delle Graves sono tipicamente fresco vivi e vivaci e sviluppano una ricchezza di corpo piena e completa con l’invecchiamento. Nel 1987, gli châteaux superiori nella parte settentrionale delle Graves si sono staccati per formare l’AOC Pessac-Lèognan e creare alcuni dei più prestigiosi vini bianchi del mondo.
GRINTOSO: intuitivamente, è grintoso un vino molto saporito, dinamico, reattivo, che ha una bella presa al palato in termini di acidità e di forza tannica (nel caso dei rossi e di alcuni bianchi "estremi").
GROSSOLANO:
è un vino che , pur presentandosi con un buon corpo, è privo di
finezza.
GROMA o Gromma:
incrostazione di tartaro greggio, lasciata dal vino sulle pareti di tini e bottiglie, dall'odore alquanto sgradevole ma ritenuta prova della buona qualità del contenuto.
GUÉRIDON:
tavolino da lavoro del Sommelier, sul quale si effettuano le operazioni di stappatura e assaggio del vino.
GUSTO: in degustazione, il termine “gusto” incarna l’impressione sensoriale di sapore, bouquet e/o aroma di un vino. Il gusto trasmette il vero carattere e l’identità di un vino all’assaggiatore.
GUSTO INTERNAZIONALE: espressione utilizzata per descrivere la tendenza, oggi molto diffusa, a produrre vini la cui impostazione stilistica è appiattita su un modello standard: intensità caricaturale di note fruttate, grandi dosi di rovere, grande morbidezza gustativa. L'uso che ciò comporta di un numero piuttosto ristretto di varietà (i cosiddetti vitigni internazionali) e di tecniche enologiche moderne quanto esasperate può portare a una pericolosa omogeneizzazione delle caratteristiche organolettiche dei vini (vedi anche moderno).
GUSTO DI LIEVITI: termine usato in degustazione a indicare un vino che ha l'aroma o il gusto di lieviti (simile all'odore del pane fresco). E' una caratteristica prevista e desiderabile nello
Champagne e negli Spumanti metodo classico, che h passato tre anni o più sulle fecce, cosa che permette di sviluppare un aroma di lieviti caratteristico. Se un giovane vino da tavola odora troppo di lieviti, comunque, ciò normalmente indica che il vino ha bisogno di essere invecchiato più a lungo per permettere ai lieviti residui di dissolversi.
GUSTO DI LUCE (Goût de Lumière): dovuto alla presenza di alcuni composti solforati che si sono formati a partire dall'etanolo e dall'anidride solforosa per una reazione di tipo
fotochimico.
GUSTO DI TAPPO: un vino che sa di tappo trasmette un odore ed un sapore, secco, ammuffito e cattivo. Se voi bevete molto vino, c'è una buona probabilità che lo incontriate, dal momento che non è affatto raro (circa 3 bottiglie su 100, così almeno dicono gli esperti). Un vino che sa di tappo non è un vino malato ma è certamente imbevibile. La colpa è del
tricloroanisolo, una muffa causata da un uso sbagliato del cloro nel sughero del tappo (e questo è un argomento a favore dei tappi di silicone). Una cosa poco conosciuta: la durata della vita di un tappo sano è di circa 20 anni, dopodiché la bottiglia deve essere nuovamente tappata.
GUYOT:
è il metodo di allevamento della vite che consiste nel lasciare
sul fusto uno sperone di due gemme e un capo a frutto con 6-12 gemme, a
seconda delle scelte produttive e del vigore della pianta. E’ uno dei
sistemi più in uso.
Questo sistema ha fra i vantaggi una buona possibilità di meccanizzazione delle potature verdi e della vendemmia, ottima esposizione fogliare, adeguata fittezza di impianto, buona qualità della produzione, stimolazione vegetativa per i vitigni più deboli e facilità di reperimento di manodopera esperta. Di contro è necessario rinnovare annualmente il tralcio di potatura, con successiva legatura; i grappoli sono molto esposti al sole, pertanto possono presentare problemi per il controllo della maturazione nei vitigni precoci, o per i rischi di malattie e di scottature; negli ambienti freschi e con innesti vigorosi si presenta un'eccessiva stimolazione vegetativa, che costringe a potature verdi frequenti; è più sottoposto a danni per il vento ed ha un basso rapporto tra legno vecchio e legno giovane, quindi meno organi di riserva, per gli zuccheri in particolare.
HABILLAGE:
etichettatura. E' l'ultima fase del processo di spumantizzazione (Champenois-
Metodo Classico), nella quale viene posta la capsula sopra la gabbietta metallica che
ancora il tappo alla bottiglia, l'etichetta e la controetichetta. Le bottiglie di
Champagne erano generalmente nude, solo dalla metà del Settecento iniziano a presentare piccole etichette manoscritte. Gli habillage paragonabili a quelli attuali fanno la loro comparsa nei primi decenni del XIX secolo a opera di alcuni négociant.
----------- Inizio
HALBTROCKEN:
è l'equivalente di demi-sec nella lingua teutonica, riferito a vini spumanti. Per vini tranquilli, si riferisce a quelli con tenore zuccherino inferiore a 15 g/l.
HERB: termine tedesco traducibile in "acre". Se riferito a vini spumanti è sinonimo di brut.
HEURIGE:
termine austriaco equivalente a "vino novello". Indica i locali con mescita di questo vino.
HOSPICES DE BEAUNE: una delle più antiche aste di vino per beneficenza al mondo (1851), essa va a vantaggio dell’ospedale Hôtel Dieu e viene tenuta durante la famosa celebrazione di fine vendemmia delle “Trois Glorieuses” (i tre giorni di gloria), ogni anno nel terzo week-end di Novembre. Molto importante è il fatto che l’asta funge da punto di riferimento per l’annuale valutazione di qualità del Borgogna e gioca un ruolo significativo nello stabilire il prezzo al quale ogni vendemmia viene venuta.
HUMUS:
componente del terreno costituito da un insieme di sostanze organiche, derivanti dalla decomposizione dei resti di organismi prevalentemente vegetali, ad opera di microrganismi. La sua presenza è fondamentale per assicurare la fertilità del suolo. La natura colloidale dell'humus gli fornisce una grande capacità di trattenere grandi quantità d'acqua, creando una vera e propria riserva che verrà rilasciata gradualmente alle colture.
IBRIDI
DA PRODUTTORI DIRETTI:
sono le viti ottenute da ibridazioni tra ceppi americani e ceppi
europei, per evitare i danni della fillossera. I vini rossi da essi
derivati sono riconoscibili soprattutto per la presenza della Malvina di
glucoside, sostanza colorante propria delle uve americane, facilmente
evidenziabile in laboratorio. La commercializzazione di vino da ibridi
produttori diretti è vietata.
----------- Inizio
IBRIDI PORTA INNESTI:
sono ottenuti da ibridazioni tra ceppi americani e ceppi europei
e possono anche essere sterili. Vengono utilizzati per ottenere nuovi
porta innesti.
IDROGENO SOLFORATO:
è quella sensazione disgustosa che ricorda le uova marce che si
può trovare accidentalmente nei vini. Si forma per l’azione di enzimi
riducenti sui composti solforati nei mosti o nei vini durante la
fermentazione.
I.G.P. : Indicazione Geografica Protetta. Riconoscimento assegnato ai prodotti agricoli e alimentari la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengono in un'area geografica determinata e le cui qualità, la reputazione o un'altra caratteristica possono essere attribuite all'origine geografica comprensiva dei suoi fattori naturali e umani.
I.G.T. :
sigla di vini da tavola ad Indicazione Geografica Tipica creata
in Italia con la legge 164 del 1992. E' una categoria di vini che si colloca al di sotto della DOC e al di sopra (ed a un livello più alto) del Vino da Tavola. Il suo scopo è di classificare i vini di determinate aree geografiche, fatti usando vitigni o proporzioni non approvate dalle più prestigiose categorie DOC e DOCG E’ l’equivalente approssimativo
dei Vins de pays francesi e dei Lanwein tedeschi.
IMBOTTIGLIAMENTO:
insieme delle operazioni che costituiscono una catena di lavorazione: lavaggio delle bottiglie, riempimento, tappatura, confezionamento e imballaggio. E' fondamentale che nei locali dove si effettua l'imbottigliamento, ci sia un'igiene controllata, onde evitare possibili alterazioni dei prodotti.
Nella produzione degli Spumanti Metodo Classico, il vino viene messo nelle bottiglie (champagnotte) per la presa di spuma, che saranno a tutti gli effetti i contenitori definitivi per la futura commercializzazione. Lo spumante non verrà infatti travasato in altre bottiglie al termine
dell'affinamento. L'imbottigliamento avviene a tenuta stagna impiegando tappi metallici a corona che presentano all'interno una piccolo cilindro di plastica, la bidule, che raccoglierà le fecce dei lieviti esausti.
IMBOTTIGLIAMENTO
A CALDO: metodo che prevede il riscaldamento del vino fino a una temperatura di circa 50 °C per poi imbottigliarlo. Il trattamento è adatto a vini di qualità non elevata e ha il vantaggio di consentire un uso assai moderato di anidride solforosa all'interno della bottiglia.
IMBOTTIGLIAMENTO
STERILE: processo mediante il quale gli eventuali microrganismi presenti nel vino vengono eliminati mediante filtrazione sterilizzante, facendo passare il vino, prima dell'immissione in bottiglia, attraverso filtri a cartone o membrane di minima porosità. Questa tecnica ha il vantaggio di avere un basso costo e consente di operare a temperatura ambiente.
IMBOTTIGLIATO ALL’ORIGINE: questo termine che appare sull’etichetta frontale di molti vini, indica che la cantina è responsabile sia della coltivazione delle uve, che della vinificazione e dell’imbottigliamento del prodotto. Imbottigliato all’origine, implica anche normalmente un alto livello di consistenza e qualità, ma anche un vino da caraffa può fare questa affermazione se rispetta quelle date condizioni. Per un vino “imbottigliato all’origine”, sia la cantina che il vigneto devono trovarsi nella stessa area vitivinicola. I termini equivalenti sono «mis en bouteille au château» o «mis en bouteille au domain» in Francia e «estate-bottled» negli Stati Uniti.
IMBOTTIGLIATO DA: normalmente vedete questa scritta sui vini meno cari, perché significa che il vino è stato imbottigliato dalla Ditta X, la quale o ha svolto per contratto questa operazione per conto di un’altra cantina o ha semplicemente acquistato il vino in blocco e quindi lo ha imbottigliato sotto il proprio nome.
IMMATURO:
è quello spumante che non ha ancora raggiunto un giusto grado di
maturità, per cui accusa disarmonie che possono attenuarsi con il
tempo.
INAO: acronimo per Institut National des Appellations d'Origine.
E’ l’organizzazione responsabile della direzione, dell’amministrazione e del conferimento delle denominazioni francesi. Esso inoltre serve a conservare e proteggere il patrimonio agricolo di circa 100mila viticoltori francesi. Fu creato nel 1935 ed ha svolto un ruolo determinante per l’amministrazione delle denominazioni controllate in una realtà enologica in continuo sviluppo.
Si affianca agli organi locali nelle varie regioni di produzione.
INCERCONIMENTO:
girato.
INCOLORE: si dice di uno spumante che,
per la scarsezza di colore, si avvicina alla trasparenza dell’acqua.
INCROCIO:
in viticoltura è rappresentato dalla fusione di due genotipi diversi di una stessa specie, che generano un ibrido. Gli studiosi ritengono che la maggior parte dei vitigni si sia originata per incroci spontanei. Negli ultimi decenni la pratica dell'incrocio si è dimostrata utile ai fini del miglioramento genetico delle varietà, anche se non ha ottenuto particolare successo nella viticoltura da vino. Diverso percorso hanno ottenuto gli incroci di uve da tavola, dai quali derivano la maggior parte delle varietà esistenti.
INEBRIANTE: si dice di uno spumante
molto ricco di alcol e con profumi eterei tali da renderlo piacevolmente
esaltante.
INFAVATA:
si dice di uva appassita con l’intervento della ‘muffa
nobile. L’aggettivo fa riferimento al colore delle fave cotte che
gli acini assumono durante l’appassimento.
INFILTRANTE: capacità, propria dei vini migliori, di riempire ogni area del palato di sapore. Vedi anche pervasivo.
INNESTO:
è la pratica colturale che consiste nel trapiantare su un ceppo o un tralcio di vite un frammento di un'altra varietà. E'
una forma di moltiplicazione agamica che si è resa indispensabile per
la vite dopo la comparsa della fillossera. Il portainnesto o soggetto o
piede è la parte che ha o emetterà le radici (generalmente costituito
dal "selvatico" di viti americane); il nesto o marza è la
parte destinata a portare le foglie e i frutti (varietà europea).
INSIPIDO: è uno spumante povero di
sapore e senza nerbo
INTENSO:
un termine che si riferisce tipicamente ad un certo aspetto di un vino anziché al vino nel suo insieme. “Intenso” è usato quasi sempre in maniera positiva per descrivere un sapore o un aroma più evidente e pronunciato degli altri, nel colore indica la tonalità, nel profumo la forza delle
sensazioni, al gusto la persistenza.
INTORBIDIMENTO:
modificazione della limpidezza del vino dovuta alla formazione di sostanze insolubili causata da alterazioni fisico-chimiche.
INVAIATURA: è la fase in cui gli acini cambiano colore, passando dal verde al giallo o al rosso, corrispondente all'inizio della maturazione delle bacche (acini). A seconda delle varietà e del clima può avvenire tra la metà di agosto e la metà di settembre. Nel corso dell'invaiatura, le pareti delle cellule della polpa delle bacche diventano più elastiche e possono espandersi, consentendo l'accrescimento per distensione delle cellule. A questo punto inizia l'accumulo di zuccheri solubili nelle cellule della polpa e la degradazione dell'acido malico. La presenza degli zuccheri stimola l'afflusso di potassio e sostanze azotate. Negli acini a bacca rossa si accumulano gli
antociani.
INVECCHIAMENTO:
in enologia, il termine è impiegato per indicare che un vino è stato per un certo tempo in botte. Più correttamente si dovrebbe parlare prima di affinamento e poi di conservazione, nonché, al limite, di invecchiamento quando il vino è in bottiglia. Infatti il vino, appena svinato, migliora le proprie caratteristiche organolettiche riposando al buio e al fresco della cantina per un determinato periodo (è la fase di affinamento in botte). Mentre una certa permanenza in bottiglia favorisce la formazione di alcuni composti che possono originarsi solo nell'ambiente ridotto (privo o quasi di aria) della bottiglia (invecchiamento), dando origine a cambiamenti del colore (che assume toni più morbidi), della limpidezza (che aumenta progressivamente), del profumo (grazie alla formazione di esteri ed eteri) e del sapore (diminuzione dell'acidità e formazione di nuove sostanze). Ultimamente si sta rivedendo questo termine, non solo perché è inesatto, ma anche perché ha assunto una connotazione negativa, in quanto si è meglio compreso che la nobiltà di un vino non risiede nella sua vecchiaia ma nella longevità, ovvero la capacità di migliorare le proprie caratteristiche di giovinezza sfidando il passare del tempo.
INVECCHIATO IN BOTTIGLIA: questo è un altro di quei termini di vinificazione che voi trovate sulle retroetichette della bottiglie. Significa semplicemente che il vino è stato invecchiato in bottiglia per lasciarlo maturare e sviluppare. Molte cantine invecchiano il loro vino in bottiglia da poche settimane a molti anni. I vini di alta qualità, specialmente i rossi, una volta acquistati dal consumatore, possono necessitare di ancora un po’ di invecchiamento, mentre la maggior parte dei vini comuni sono fatti per essere bevuti entro poco tempo dopo la loro messa in commercio.
INVERTASI:
è l’enzima che agisce sul saccarosio trasformandolo il
glucosio e fruttosio.
IPERCOLLATURA:
con questo termine si indica la persistenza in un vino di una
certa quantità delle proteine aggiunte per chiarificarlo. Per questo, i
vini ipercollati si presentano velati o torbidi.IRRADIANTE: si dice in genere del finale molto lungo e saporito di un vino di grande qualità. Vedi anche finale.
IPEROSSIGENAZIONE:
è una tecnica moderna nella produzione di vini bianchi. Consiste
nel provocare una violenta ossidazione dei mosti prima della
fermentazione, al fine di provocare l’insolubilizzazione e
l’eliminazione delle sostanze coloranti ed estrattive ossidabili. Lo
scopo è quello di migliorare le qualità organolettiche, la stabilità
e il colore del vino.
IRRADIANTE: si dice in genere del finale molto lungo e saporito di un vino di grande qualità. Vedi anche finale.
ISTITUTO
AGRARIO SAN MICHELE ALL'ADIGE (ISMAA): fondato il 12 gennaio 1874 quando la Dieta regionale tirolese di Innsbruck deliberò di attivare a San Michele una scuola agraria con annessa stazione sperimentale per la rinascita dell'agricoltura del Tirolo. Dal primo gennaio 2002 l'Istituto si articola in tre centri: scolastico, sperimentale, per l'assistenza tecnica. L'Istituto Agrario di San Michele all'Adige effettua e promuove attività di ricerca e sperimentazione scientifica, di istruzione e formazione, di assistenza tecnica, nonché di servizio alle imprese, il tutto finalizzato alla crescita socio-economica e culturale degli addetti all'agricoltura e allo sviluppo del sistema agro-alimentare e forestale, con particolare riferimento all'ambiente e alla tutela del territorio trentino.
ISTITUTO
ITALIANO TALENTO METODO CLASSICO: fondato nel 1975 come Istituto Italiano Metodo Champenois, dai produttori Antinori, Carpené, Contratto, Ferrari, Gancia e La Versa, con lo scopo di promuovere e tutelare la spumantistica italiana di qualità. Il cambio di nome è avvenuto nel 1996, con la registrazione del marchio "Talento", ideato per rappresentare in Italia lo spumante "Metodo Classico", in quanto la menzione "Champenois" è consentita da quell'anno solo nel territorio francese. Fino al 2004 l'Istituto ne aveva l'uso esclusivo, quindi solo le aziende associate potevano fregiarsi della menzione "Talento" sulle proprie bottiglie di spumante. Con il decreto del 30 dicembre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.12 del 17 gennaio 2005 "La menzione "Talento", indicante una qualità superiore ai sensi del regolamento CE n.1493/1999, allegato VIII, sezione E, paragrafo 8, è riservata e protetta esclusivamente per la designazione e presentazione dei vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate (V.S.Q.P.R.D.) e dei vini spumanti di qualità (V.S.Q.) italiani elaborati con il metodo
classico".
ISTITUTO
SPERIMENTALE PER LA VITICOLTURA (ISV): nasce nel 1923 a Conegliano Veneto, come Stazione sperimentale di viticoltura, costituita da tre sezioni: viticoltura, chimica viticolo enologica, fisiologia e patologia viticola. Nel 1933, dopo essere stata trasformata in Regia Stazione sperimentale di viticoltura ed enologia, gli viene affidato il servizio di vigilanza contro le frodi nella preparazione e nel commercio dei prodotti agrari e delle sostanze utilizzate in agricoltura, per le province di Padova, Treviso, Verona e Vicenza. Nel 1951 vengono costituite a Susegana (TV) le collezioni ampelografiche, che dal 1995 è diventata la Sezione di ampelografia e di miglioramento genetico. Dal 1967 la Regia Stazione diventa l'attuale Istituto, con quattro sezioni operative centrali e tre periferiche (Asti, Turi di Bari e Arezzo). Dal 1969 al 1986 gli viene affidata la disciplina e il controllo dei materiali di moltiplicazione della vite. Nel 1970 è nata l'azienda di Tormancina per la raccolta del germoplasma viticolo nazionale. Compiti principali dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura sono l'individuazione delle aree più vocate, la definizione dei protocolli colturali per la qualificazione e la differenziazione delle produzioni, il miglioramento genetico-sanitario e la caratterizzazione dei vitigni.
ISTITUTO
SPERIMENTALE PER L'ENOLOGIA: istituito nel 1872 come Regia Stazione Enologica Sperimentale di Asti, ha oggi il compito di provvedere agli studi e alle ricerche di ordine fisico, chimico e biologico, riguardanti la composizione e la trasformazione delle uve, la preparazione, la conservazione e il miglioramento tecnologico dei prodotti vinicoli, secondo le esigenze poste allo sviluppo della produzione vitivinicola nel contesto dei mercati interni e internazionali.
JEREZ o Xeres o Sherry: Vino liquoroso prodotto nei pressi di Cadice (Spagna). Usa lo stesso metodo di invecchiamento del Marsala
(Soleras). Il vitigno principale è il Pedro Ximenez. Viene classificato in:
- Fino (vino fresco, di pronta beva, tra i 15,5° e i 17°, dall'aroma di mandorla);
- Manzanilla (stessa gradazione del Fino ma più leggero e sapido);
- Amontillado (Fino invecchiato, con più corpo e un colore carico di topazio bruciato, secco, sui 18° e con retrogusto di nocciola);
- Oloroso (è il più robusto, con gusto pronunciato di noce e color mogano);
- Cream (assemblaggio di Oloroso e altri vini ottenuti da Pedro
Ximenez).
JEROBOAM: bottiglia molto grande di vino o di Champagne, più grande di una Magnum, ma più piccola di una Rehoboam. Ci sono due formati a seconda della bevanda: una Jeroboam di vino contiene 4,5 litri o 6 bottiglie normali, mentre una Jeroboam di Champagne (conosciuta anche come doppia magnum) contiene 3 litri o quattro bottiglie normali.
LACCASI:
enzima di origine fungina con potere fortemente ossidante. E’
abbondante nei mosti e nei vini provenienti da uve attaccate dalla muffa
o marciume grigio (Botrytis cinerea). E’ la causa della casse
ossidasica, perchè agendo a contatto con l'ossigeno, catalizza le reazioni di ossidoriduzione biologica. Insieme alla tirosinasi, rappresenta per il mosto e il vino un rischio per le ossidazioni. La laccasi aggredisce sostanze come i
polifenoli e i leucoantociani, determinando una perdita di qualità nei vini
rossi e nei vini bianchi. Il metodo migliore per bloccare l'azione della laccasi è la solfitazione.
----------- Inizio
LACRIME:
archetti.
LADRO: alzavino.
LAMPONE:
è il profumo e il sapore che richiama il frutto e che
caratterizza il bouquet dei vini novelli ottenuti con la tecnica della
macerazione carbonica.
LATITUDINE:
la viticoltura, salvo rare eccezioni, è praticata fra i 30° e i 50° nell'emisfero nord, e tra i 30° e i 40° nell'emisfero sud. Gli unici casi in cui la latitudine supera questi valori sono in California, Messico Marocco e Cina (meno di 30°) e in parte di Gran Bretagna e Germania (oltre i 50°).
LATTES: è il
nome dei lunghi e sottili
listelli di legno dove vengono accatastate le bottiglie durante la maturazione sulle fecce (metodo
Classico). Accuratamente affiancate per non sprecare spazio, le bottiglie si concedono il riposo e la calma stabiliti dallo
chef de cave allo scopo di farle invecchiare tranquillamente sulle loro
fecce per tutto il tempo necessario. Questo tipo di sistemazione, che tollera il
prelievo o la rottura di un'unità senza rischi di cedimento
dell'insieme, neutralizza le spiacevoli conseguenze di eventuali scoppi (sempre possibili)
sull'accurata disposizione del tesoro.
LATTICO: odore e gusto che ricorda appunto il latte, o meno precisamente il burro fresco. È un sentore in genere associato a un certo appesantimento nei profumi e nel sapore.
LATTONI: sono composti formati per reazione di esterificazione interna fra una funzione acida e una funzione alcolica appartenenti ad una stessa molecola; la reazione porta ad un eterociclo ossigenato. I lattoni possono provenire dall'uva; ad es. è stato segnalato il loro contributo nella formazione dell'aroma varietale del Riesling. Alcuni lattoni volatili di origine fermentativa possono contribuire all'aroma del vino. Infine, nel corso della conservazione in fusti, il legno di rovere cede al vino dei lattoni, noti sotto il nome di «lattoni di quercia» o «Whisky lattoni».
LEGGERO: spumante di bassa gradazione alcolica, ma equilibrato e
piacevole.
LEGGIBILE: in sostanza è un sinonimo di pulito. Un vino è "leggibile" quando non ci sono elementi aromatici e/o gustativi che lo rendono velato o sporco all'olfatto e/o al gusto.
LEGNO PER
BOTTI E TINI: è l'elemento indispensabile per la costruzione di vasi vinari per la fermentazione e maturazione dei vini. Il legno di migliore qualità è senz'altro il rovere, nome comune e commerciale di oltre 300 specie di alberi del genere Quercus. In Europa, le specie utilizzate sono la quercia peduncolata (Quercus peduncolata o Quercus Robur) e la quercia sessile (Quercus sessili o Quercus petraea). La quercia peduncolata ha struttura grossolana ed è mediamente ricca di polifenoli facilmente estraibili, mentre la sessile ha maggiore compattezza e grana fine, poco provvista di composti fenolici, molto aromatica e con cessione lenta dei suoi costituenti. Gli alberi più apprezzati, di cui sono molto richieste le famose barriques, si trovano nelle foreste di Allier e Tronçais, nel Massif Central in Francia. Queste querce hanno il legno con anelli sottili, grana molto fine, struttura densa e ricchezza di tannini. Nel Limousin, sempre a ridosso del Massif Central, sono molto numerose le querce peduncolate, con tratti aromatici spiccati e ottima presenza di polifenoli.
LEGNOSO:
è il vino con evidente odore e gusto di legno derivato dalla
permanenza in botti o fusti.
LEGNO FRADICIO:
fradicio.
LIEVITI: microrganismi unicellulari del gruppo dei funghi, i lieviti sono noti da molto tempo come agenti attivi nella fabbricazione del pane, della birra o dei dolci. Veri e propri microbi polivalenti, quelli responsabili della fermentazione alcolica (con la secrezione di
enzimi incaricati di trasformare lo zucchero in alcol) sono stati denominati
"saccaromiceti":
- apiculati (presenti sulle bucce e sui raspi, iniziano il processo fermentativo ma non resistono all'alcol e alla solforosa);
- ellittici (realizzano la fermentazione vera e propria), si riproducono per gemmazione ( il nucleo della cellula si sposta verso la membrana, si distende, si divide, dando origine ad una piccola gemma sulla superficie della cellula; questa cresce rapidamente per dare origine a una cellula-figlia che può o meno staccarsi dalla cellula-madre e che si riprodurrà a sua volta per gemmazione. Un solo lievito può così molto rapidamente produrre milioni di cellule); i più utilizzati sono il Saccharomyces ellipsoideus o cerevisiae (che resiste bene all'alcol e alla solforosa) e il Saccharomyces oviformis o bayanus (ideale nei processi di spumantizzazione, è molto resistente alla solforosa). La disseminazione dei lieviti nel vigneto è dovuta alle drosofile, piccole mosche abbondanti attorno al materiale vinario. Dopo la vendemmia, gran parte dei lieviti muore, tuttavia alcuni sopravvivono allo stato di spore, nel suolo e nei magazzini. La primavera seguente sono "germi" pronti che attendono solo un ambiente favorevole per svilupparsi di nuovo. Grazie ad una vera e propria selezione naturale, si sono create delle "razze" di lieviti per ogni tipo di vino.
LIEVITI SELEZIONATI:
detti anche LSA (lieviti selezionati attivi) sono speciali ceppi di lieviti alcoligeni, selezionati in base
alla necessità di condurre la fermentazione alcolica dei mosti nel
migliore modo possibile. Devono essere in grado di prendere il
sopravvento sui lieviti selvaggi, sulle muffe e sui batteri spontanei;
possedere un’elevata resistenza all’alcol; devono riuscire a
fermentare anche a basse temperature e produrre poco acido acetico;
inoltre avere un elevato potere alcoligeno. Sono appunto questi lieviti secchi attivi (LSA) a essere introdotti nei tini destinati alla fermentazione dei mosti, nonché nella liqueur de tirage
per garantire la presa di spuma. L'operazione, fase molto importante
nell'elaborazione dello spumante classico, viene chiamata levurage
(aggiunta di lievito). Si è anche tentato di racchiudere i lieviti in alcune palline di alginato per agevolare o addirittura eliminare in teoria il
remuage. Le sfere avrebbero dovuto trascinare le fecce direttamente nel collo della bottiglia, impedendo loro di aderire alla parete. Sempre nell'ottica di agevolare il remuage, in attesa di poterlo eliminare un giorno, i ricercatori lavorano attualmente ad alcuni lieviti agglomeranti in grado di agglutinarsi formando una specie di blocco, invece di distribuirsi in strati di particelle. È facile immaginare quello che ne pensano i fabbricanti di macchine per il remuage automatico e gli addetti specializzati.
LIEVITI SELVAGGI:
o lieviti indigeni, sono presenti sulle uve e nei mosti e si trovano allo stato naturale sulla pruina della buccia dell'uva.
In condizioni normali e in
presenza di limitate dosi di anidride solforosa, fin dalle prime ore
dopo la pigiatura vengono sopraffatti dai lieviti alcoligeni che
prendono il sopravvento sugli altri gruppi di microrganismi.
LIGNINA:
è uno dei costituenti del legno più importanti dopo la
cellulosa e contribuisce considerevolmente alle cessioni di sostanze
odorose da parte delle botti.
LIMONENE: composto terpenico che, insieme al citronellolo, conferisce un sentore citrino.
LIMPIDO:
nel gergo enologico la limpidezza si riferisce al livello di pulizia di un vino. Quando è in bottiglia o nel bicchiere, il vino deve essere sempre pulito e privo di sedimenti. Il termine usato per descrivere un vino cristallino è “brillante” o “lucente”. L’opposto (e ciò che voi non desiderate) è un vino il cui livello di limpidezza è leggermente velato, velato o torbido.
LINALOLO:
è un terpene ad aroma floreale che ricorda il mughetto e i semi
di coriandolo. Dà una impronta aromatica fondamentale a gran parte dei
moscati.
LINGUA ARTIFICIALE: è costituita da un array di sensori chimici aspecifici e poco selettivi con una parziale selettività verso diversi componenti in soluzione. Necessita di un adeguato metodo di riconoscimento e di una calibrazione multivariata che consenta l’elaborazione dei dati. E’ fondamentale che i sensori siano molto sensibili e consentano una risposta ad il maggior numero possibile di sostanze; tale risposta deve essere riproducibile. E’ necessario una “allenamento” dello strumento!
LIQUEUR D'EXPEDITION:
Sciroppo ad elevato tenore zuccherino (circa il 75%) che ha la funzione di aumentare la concentrazione degli zuccheri nello Champagne e negli spumanti metodo classico. Viene utilizzato nel dosage, ovvero la fase successiva al dégorgement nel processo di spumantizzazione, tramite apposite macchine dosatrici che operano un rabbocco in funzione della quantità di liquido fuoriuscito dalle bottiglie durante il dégorgement. Lo sciroppo è composto da
vino di annata, distillato di vino e zucchero. Di fatto, l'esatta composizione dello sciroppo rimane segreta,
la
"ricetta" varia da cantina a cantina. Contrariamente a quello di tirage, la sua composizione è tenuta segreta, poiché fa parte della presunta originalità del prodotto di ogni maison.
Questa soluzione dalla formula segreta viene utilizzata subito dopo la sboccatura
per reintegrare nella bottiglia la piccola quantità eliminata con il blocco di deposito congelato. Non appena riempita la bottiglia, vengono applicati il
tappo definitivo, la capsula e la gabbietta. L'operazione termina con un'energica scuotitura, il
poignetage, per omogeneizzare la miscela nella bottiglia.
LIQUEUR DE TIRAGE: è la base del sistema del metodo champenois. Il suo principio, applicato dagli inglesi già nel XV secolo per ripristinare vini che si erano deteriorati con il trasporto, consisteva nell'aggiungere al vino o al presunto vino "enormi quantità di zucchero e di melassa..." cui venivano spesso uniti degli aromi.
Lo scopo era quello di far ripartire la fermentazione in barile al fine di ottenere un "vino" in cui la quantità di zucchero residuo e i prodotti aromatici mascherassero in modo soddisfacente i difetti di gusto. Oltretutto,
l'effervescenza ottenuta in questo modo riusciva a farlo spumare. Quando alcuni osti ebbero l'idea di metterlo nelle bottiglie di vetro spesso e resistente prodotto dalla vetreria inglese dell'epoca, il vino spumò senza difficoltà. Ciò ha indotto qualcuno a dire, in modo un po' sbrigativo, che lo champagne è un'invenzione inglese! Ma non basta che un vino produca spuma per essere uno champagne, deve anche dimostrare di averne le qualità necessarie. Dinanzi al successo ottenuto da questa bevanda, il metodo venne ripreso e perfezionato anche nella Champagne, seppur non ancora in modo preciso, con dosaggi talvolta troppo leggeri e quindi con poca spuma o viceversa con dosaggi eccessivi e
conseguente esplosione delle bottiglie. Al punto che gli operai erano costretti a indossare delle maschere per proteggersi dagli scoppi, finché non venne messo a punto nel 1836 un enometro da parte di un farmacista di Chàlons-sur-Marne: Jean-Baptiste
François. Oggi si sa che occorre aggiungere da 20 a 26 grammi di zucchero per litro di vino per avere un grado alcolico in più e una pressione da 5 a 6 atmosfere al fine di ottenere uno
spumante. Una pressione inferiore (da 3 a 4 atmosfere) darà origine a un crémant.
Oggi la liqueur de tirage si prepara miscelando vino e zucchero raffinato di canna o di barbabietola
circa al 50%. Poiché 4,2 g/l di zuccheri consentono, in seguito alla fermentazione, di produrre 1 atm di sovrapressione in
bottiglia, per ottenere una pressione di 6 atm, cioè la pressione media delle bottiglie di spumante, occorrono 55 ml di liqueur de tirage per litro di
vino, lieviti selezionati del tipo Saccharomyces cerevisiae o Saccharomyces bayanus (nella misura del 2-5%) e sostanze minerali (sali di ammonio, necessari per lo sviluppo dei lieviti).
LIQUOROSO: si dice di un vino che per sapore e gradazione alcolica somiglia ad un liquore.
LISCIVIOSO:
è quel vino in cui si coglie la sensazione sgradevole di
liscivia (acqua di calce) dovuta a scarsa acidità e tannicità. Si
avverte specialmente nei vini che hanno subito una forte
disacidificazione.
LISOZIMA: è un enzima in grado di distruggere i batteri denominati Gram+ , quali i batteri lattici del vino; si tratta di una sostanza naturale cristallizzata che, a basse dosi, è in grado di provocare la lisi dei batteri, cioè la dissoluzione della loro parete cellulare. Il lisozima presenta un interesse per la vinificazione e la conservazione dei vini, anche se esso non consente la stabilizzazione completa nei confronti dei batteri lattici.
LOTTA BIOLOGICA: è la pratica di difesa delle colture che rifiuta l'uso di prodotti di sintesi industriale (eccetto rame e zolfo) a favore di organismi viventi predatori di insetti nocivi e/o anti-crittogamici e anti-settici.
LOTTA CHIMICA: gli insetti e gli acari, che si nutrono delle nostre colture, possono essere combattuti con i pesticidi, più propriamente con gli insetticidi ( o con gli acaricidi se si tratta di acari ). La lotta chimica a calendario prevede che si faccia l'intervento chimico quando si presume che l'insetto dannoso sia presente, e non quando si è riscontrata scientificamente la sua presenza. Molti trattamenti (fino al 50%) risultano così inutili, con danni per l'ambiente, per la salute del produttore e dei consumatore, e con sperpero di denaro. La lotta a calendario è la strategia più grossolana di difesa delle colture dagli insetti, e viene praticata soltanto dove manca una corretta istruzione tecnica.
LOTTA GUIDATA: è una lotta chimica basata su di una soglia economica di densità dell'insetto dannoso su una data coltura. Se questa densità è tale che il danno supera il costo dell'intervento insetticida si fa l'intervento, altrimenti no. La soglia economica viene valutata a vista o raccogliendo materiale (foglie, per esempio) per dei computi di laboratorio, oppure contando gli insetti caduti nelle trappole, e così via. È un sistema infinitamente migliore della lotta a calendario, perché sostituisce una infestazione presunta con una reale, e consente di diminuire il numero degli interventi insetticidi.
LOTTA INTEGRATA: è una strategia nella quale si impiega la soglia economica come nella lotta guidata, ma si sostituiscono molti interventi chimici con interventi biologici (diffusione di entomofagi o di epidemie: lotta biologica classica o moderna). La lotta integrata si fonda su di una armonizzazione tra lotta chimica e lotta biologica. Naturalmente, gli insetticidi usati saranno preferibilmente quelli meno dannosi all'ecosistema.
LUNETTA: parte facoltativa dell'etichetta, a forma di mezza luna posizionata sulla bottiglia. Se presente, può contenere l'annata o il bollino di garanzia del vino.
LUNGO:
si dice di spumanti di qualità che lasciano al palato delle
sensazioni gustative piacevoli e molto persistenti. I suoi sapori evocano una risposta positiva da tutti i vari punti di controllo del gusto nella vostra bocca e continua ad indugiare gradevolmente nella vostra bocca anche dopo che lo avete inghiottito, si dice che il vino ha lunghezza o ha un finale o un retrogusto “lungo”.
La lunghezza delle sensazioni gusto-olfattive, la loro persistenza al palato dopo la deglutizione sono un banco di prova importante
per verificare le ambizioni di un vino, un decisivo parametro di complessità. Quando un vino (o meglio il suo finale) è lungo, c'è da credere che sia un vino riuscito, con buone prospettive di evoluzione.
Questo è uno dei migliori complimenti che si possono fare ad un vino e la lunghezza è un segno sicuro che state bevendo della roba di prima qualità.
MA (MARQUE
AUXILIARIE): o Marque d' Acheteur. Indica a volte una marca proprietà di un'azienda acquirente o venditrice che, per ragioni commerciali, di marketing o d'immagine non vuole apparire o vuole espandere la quota di mercato in settori complementari: ad esempio una grande maison che lancia una M.A. diversa dal marchio tradizionale per la GDO e a prezzi inferiori, evitando effetti negativi sulla propria immagine. In alternativa la M.A. rappresenta il marchio di un ristoratore, enotecaro, albergatore o altro operatore dell'HO.RE.CA. che fa produrre Champagne etichettandolo con il proprio nome. Quando la marca non appartiene a chi elabora lo Champagne ma all'acquirente (per esempio Fauchon, Maxim's), si tratta anche di una marca ausiliaria rispetto a quella principale, elaborata per esigenze particolari o commerciali dell'acquirente o del venditore. Ai prezzi più bassi fa molto spesso riscontro una qualità inferiore. La M.A. è molto diffusa nella GDO britannica, tedesca e
americana.
----------- Inizio
MACERAZIONE:
tecnica per fare il vino, consistente nel mantenere la vinaccia a contatto con il mosto durante la fase di
fermentazione. Lo scopo è di lasciare che l’alcol naturale del vino funzioni come solvente per trarre colore, tannino ed aroma dalle bucce dell’uva.
Quando la macerazione continua oltre il processo di fermentazione, ciò viene fatto per intensificare il colore e l’aroma di un vino e per ammorbidire i tannini più ruvidi
, può durare fino a 30 giorni (macerazione prolungata).
MACERAZIONE A FREDDO:
criomacerazione.
MACERAZIONE
CARBONICA: è un tipo di processo di fermentazione ad acino intero, nel quale grappoli interi di uve rosse non pressate vengono ammucchiati in contenitori riempiti di anidride carbonica (per escludere l’indesiderato ossigeno). I contenitori vengono poi sigillati e le uve sono lasciate fermentare da sole nelle loro proprie bucce. Il risultato tipico è un vino di colore brillante, semplice, fruttato, poco tannico, che dev’essere bevuto giovane e non dev’essere conservato troppo a lungo. Il procedimento di macerazione carbonica guadagnò fama nel Beaujolais, ma è anche eseguito in Italia, Spagna ed Australia.
MACERAZIONE PELLICOLARE:
è la tecnica di vinificazione in bianco che prevede il contatto
del mosto con le sole bucce dell’uva per alcune ore a temperatura
ambiente. Consente un migliore recupero degli aromi varietali (primari)
contenuti nella buccia senza un’eccessiva, pericolosa cessione di
polifenoli.
MACROELEMENTI: elementi minerali di cui le viti necessitano annualmente in quantità elevata (25-250 kg / ha) per la loro nutrizione, come per esempio azoto(N), fosforo (P), potassio (K), magnesio (Mg) e zolfo (S).
MADEIRA: Madeira è allo stesso tempo un tipo di vino fortificato e un’isola sub-tropicale non lontana dalle coste del Nord Africa, dove appunto il Madeira viene fatto. Il Madeira comincia come un vino bianco e dopo essere riscaldato per un minimo di 3 mesi in “estufas” (stanze calde), esso prende un colore ambrato ed un sapore assolutamente unico di caramello bruciato. Perché viene riscaldato? Bene, facciamo un passo indietro nel XVII secolo. Si scoprì allora che il vino di Madeira migliorava veramente se veniva tenuto nelle caldissime stive delle navi da carico che attraversavano l’equatore. Da allora in poi, il vino di Madeira viene riscaldato nei tini a più di 38° C per permettere agli zuccheri di caramellizzarsi. Il risultato è un indistruttibile vino ad alto contenuto alcolico, che può durare oltre la vostra vita. I tagli standard di Madeira sono fatti principalmente con un vitigno locale chiamato Tinta Negra Mole, mentre le riserve di più alta qualità e i Madeira d’annata vengono fatti con uno dei quattro vitigni nobili tradizionalmente usati per fare i Madeira (Sercial, Verdelho, Bual e Malmsey, elencati in ordine ascendente di dolcezza). Tutti e quattro questi nobili vitigni furono distrutti dalla fillossera alla fine del XIX secolo e sono stati ripiantati lentamente sull’isola con una spesa considerevole. I Madeira di qualità più bassa sono usati per la maggior parte per cucinare, ma i pezzi buoni, le annate prima della fillossera dal 1795 fino al 1920, sono trattati ed acquistati dai collezionisti fino a 300$ la bottiglia. Nonostante che l’isola di Madeira sia una provincia del Portogallo, gli inglesi hanno commercializzato ed esportato I suoi vini per secoli.
MADERIZZATO:
uno spumante che è palesemente ossidato (dal nome dei Madera,
vino liquoroso la cui lavorazione prevede un intenso contatto della massa vinosa
con l'ossigeno).
MADERIZZAZIONE:
processo ossidativo dell'alcol etilico nei vini bianchi durante l'invecchiamento. Il vino perde le sue caratteristiche e acquisisce un colore tendente all'ambrato e un odore di svanito o di Madeira. E' causato dalla presenza di acetaldeide o etanale. Nel caso di vini liquorosi come il Madeira, il Marsala o il Porto, l'ossidazione fa parte del processo elaborativo e non è un difetto.
MAGNUM: bottiglia che contiene un litro e mezzo di spumante. E normalmente
considerata il miglior contenitore per questo genere di vino perché il maggior
contatto con i lieviti (rapporto suprtficiedi contatto/volume
ottimale)in una bottiglia magnum fà affinare lo spumante più lentamente, permettendogli di sviluppare un carattere più complesso,
e ne preserva al meglio le caratteristiche di profumo e di
perlage.
MAGRO:
uno spumante debole, povero di corpo e di sostanze estrattive. Un vino che ha alta acidità, poco fruttato e corpo limitato viene definito “magro” (che in enologia come nella vita è l’opposto di grasso).
Un vino magro è di debole consistenza, sottile e sfuggente in bocca, spesso sbilanciato sul versante dell'acidità. E’ un guaio comune ai vini fatti con uve coltivate in climi freddi, dal momento che le uve stesse non tendono a maturare pienamente in queste condizioni. Altre cause includono i vigneti troppo spuntati, troppo umidi o che ricevono poca insolazione.
Sono preferiti da coloro che amano i vini austeri ed acidi.
MAISONS DE CHAMPAGNE: sono le aziende di produzione o commercializzazione dello Champagne, principalmente ubicate nei comuni di Epernay, Reims e Avize, nei quali maggiore è l'estensione delle
caves (vedi).
MALE
DELLA BOTTIGLIA:
- Imbottigliamento-
è quella sensazione di stanchezza e di svanito che si riscontra
in un vino appena imbottigliato. Può essere imputabile alle operazioni
di travaso o di stabilizzazione, con conseguente dissoluzione di
ossigeno; può con il tempo sparire.
-Trasporto- La malattia della bottiglia (o shock della bottiglia) è una temporanea condizione
che comunemente accade durante il trasporto su nave e determina un vino con un aroma confuso e indebolito e/o gusto o puzza di biossido di zolfo (pensate ad un fiammifero bruciato). A seconda della gravità dello shock, il vino ritornerà pienamente se stesso da pochi giorni a qualche settimana.
MALERBE: o erbe infestanti s’intendono tutte le piante erbacee ed a volte anche arbustive (es. rovo) la cui presenza non è gradita nel vigneto, soprattutto per antagonismo idrico e nutrizionale con le viti, nonché ospiti secondarie di agenti di danno.
MALLIGAND:
ebulliometrio.
MANDORLA: è quella sensazione
aromatica molto piacevole che ricorda il frutto ( o fresco o tostato o
amaro).
MANNEQUIN: il cesto di vimini o plastica usato per la vendemmia, nelle versioni tradizionali di circa 80 kg di capienza, oggi ridotta a 50.
MANNOPROTEINE: sono macromolecole costituite da mannosio legato a delle proteine: costituiscono dal 25 al 50% della parete celleulare di
S. cerevisiae. Le mannoproteine di S. cerevisiae hanno pesi molecolari compresi tra 20.000 ed oltre 450.000 Da. Molti lavori di ricerca hanno dimostrato come le mannoproteine derivanti dal lievito siano la classe di polisaccaridi in grado di interagire più efficacemente con altre molecole del vino, apportando sensibili miglioramenti organolettici e qualitativi, a patto che si trovino in forma libera e non più legate ai glucani parietali.
MARC: oltre a significare "vinacce" in francese, il termine indica la quantità di uva - pari a circa 4 tonnellate - contenuta in un torchio tradizionale, il pressoir traditionnel
champenois. Il torchio tondo è detto marmonier, quello quadrato si chiama
Coquard, dall'omonima ditta di Bezannes che ne produce di particolarmente apprezzati.
MARC DE CHAMPAGNE:
nel territorio della Champagne si chiama marc de Champagne il distillato - da alambicchi discontinui - del residuo solido
(marc o gras) costituito dal graspo, dai vinaccioli e dalle bucce conservati dopo la pressatura delle uve prodotte nella regione.
Non è superfluo forse ricordare, per chiarire ogni equivoco, che alcolici come la Fine Champagne o la Grande Champagne non hanno nulla a che vedere con il territorio di
Reims e di Epernay, ma solo con quello del Cognac, in cui il nome Champagne indica un territorio della Charente i cui vini vengono utilizzati per produrre i migliori cognac. Tuttavia, è errato giungere alla conclusione che la Champagne non produca alcolici, anche se si tratta di un'attività marginale. Qualunque fabbricazione di vino prevede la
produzione di vinaccia che contiene ancora una parte di liquido, la cui distillazione produce il marc, che non è quindi, come si ritiene talvolta a torto, un distillato del vino stesso. Se il marc de Bourgogne è riuscito a ottenere una sicura fama, quello di Champagne non ha nulla da invidiargli (tanto più che proviene per la maggior parte dagli stessi
vitigni). Un periodo di invecchiamento in fusti di rovere gli conferirà il colore, la rotondità e la delicatezza che distinguono i grandi
distillati. La potenza dei suoi aromi lo rende adatto sia alla fine del pasto che all'inizio, come long drink e addirittura per la preparazione gastronomica di
piatti.
MARCIUME NOBILE:
Botrytis cinrea.
MARNA: roccia sedimentaria di origine marina e lacustre, costituita da una parte calcarea e da una argillosa.
MARSALATO: se tipico dei vini conciati, come il Marsala; diviene difetto nelle altre tipologie di vini poiché ne altera, col suo gusto marcato, i caratteri organolettici.
MASCOLINO: descrittore per un vino grande, muscolare con stile sicuro ed aggressivo. E' spesso usato per descrivere lo Champagne.
MASTER OF WINE (MW): si tratta della qualifica professionale più famosa e più ambita nell'ambito del commercio del vino. E' veramente un titolo prestigioso: soltanto 200 persone o poco più sono stati nominati Masters of Wine. L'esame dura una settimana ed è svolto dall'Institute of Master of Wine a Londra. I professionisti del vino che hanno meritato il titolo spesso aggiungono le credenziali MW dopo il loro nome.
MATERICO: termine preso in prestito, come molti nel nostro lessico, da altre discipline critiche, in questo caso dalla critica d'arte (come "chiaroscuro", "mezze tinte" e simili). Indica un vino di particolare densità. Vale quindi più o meno come "compatto", "spesso".
MATHUSALEM:
Bottiglia di Champagne di grande formato che contiene l'equivalente di 8 bottiglie
normali da 0,75 litri (6 litri). E' lo stesso formato di un'Imperial, che normalmente viene però usata per i vini fermi.
MATTONATO:
termine utilizzato per definire il colore dei vini. E' corretto in un vino liquoroso come il Marsala o il Madeira, mentre nei vini rossi invecchiati può evidenziare un processo di
decadimento.
MATURATION SUR
LIES: fase che può durare anni, durante la quale avviene una graduale autolisi dei lieviti (morte e successiva rottura delle cellule) mediante la quale si liberano le sostanze aromatiche precedentemente elaborate (metodo
Classico). La maturazione sui lieviti deve durare almeno 9 mesi. Ma molti produttori lasciano maturare molto più a lungo i loro spumanti.
Periodicamente col deblocage o sbancamento le bottiglie vengono scosse per evitare che le fecce si incrostino sulle pareti delle bottiglie.
MATURITÀ
FISIOLOGICA: in viticoltura corrisponde al momento in cui la bacca cessa di ricevere la linfa dalla pianta. Da questo momento inizia il processo di surmaturazione, che comporta la disidratazione dell'acino e l'accumulo di sostanze zuccherine.
MATURITÀ
TECNOLOGICA: in senso lato, riferita all'acino, prende in considerazione il livello di accumulo di antociani e tannini (maturità fenolica), la loro estraibilità e il grado di astringenza (maturità cellulare); in senso più stretto definisce il livello di zuccheri e di acidità nel succo dell'acino. L'accumulo di sostanze aromatiche, come terpeni, norisoprenoidi, pirazine, viene definito maturità aromatica.
MATURO: è uno spumante che ha raggiunto lo stadio ottimale di evoluzione,
sia esso giovane o invecchiato. Un vino maturo, all'opposto di uno giovane, è completamente sviluppato e pronto per essere stappato. Un vino raggiunge la maturità quando i suoi vari elementi hanno raggiunto l'equilibrio attraverso un appropriato invecchiamento, i suoi tannini sono ammorbiditi, la sua acidità si è addolcita e la struttura è ideale. Come le persone, i vini raggiungono la maturità in tempi diversi, ma in generale molti dei vini bianchi d'alta qualità di oggi maturano pienamente in un paio d'anni e la maggior parte dei vini rossi in 4-5 anni.
I migliori vini con la più grande tradizione quasi sempre richiedono un periodo di maturazione più lungo. L'anno in cui il vino è stato imbottigliato non conta, poiché la cuvée è stata probabilmente invecchiata in botti di rovere per un anno o più. Ciò che è importante è l'annata riportata sull'etichetta, che vi dice quando le uve sono state vendemmiate e trasformate in vino.
MELCHIZEDEC:
bottiglia di grandi dimensioni, corrispondente a 40 bottiglie da 0,75 litri (30 litri).
MERCAPTANO:
l' idrogeno solforoso, il gas incolore che puzza come uova marce, è un sottoprodotto naturale della fermentazione (causato dalla reazione dello zolfo a contatto con i lieviti morti o con le fecce dopo la fermentazione alcolica primaria). Normalmente si disperde gradualmente durante il processo di vinificazione ed è facile da rimuovere da un vino giovane, attraverso una semplice agitazione e l'areazione. Esso ha un effetto secondario abbastanza spiacevole, se l'idrogeno solforoso non è stato completamente spazzato via dal vino. Si combinerà infatti con l'alcol per creare etil-mercaptano, un composto organico sulfureo che emette odori
piuttosto sradevoli, che vanno dalla muffetta all'aglio, alla gomma bruciata, alla
cipolla, difficili da eliminare.
MESSA IN PUNTA:
mise sur pointes è un espressione tipica che e si riferisce alla
posizione rovesciata che viene fatta assumere alla bottiglia di
spumante. Il collo ("punta") di ognuna di esse viene infilato
nell'incavo alla base della bottiglia che la sostiene. La bottiglia
matiene questa posizione verticale, che ha lo scopo di non riportare le
fecce in sospensione, a partire dalla fine dell'operazione di remuage
fino al momento del degorgement.
METABISOLFITO
DI POTASSIO: polvere biancastra e cristallina, è un sale
che in soluzione sviluppa anidride solforosa. E' la sostanza più utilizzato in enologia in fase prefermentativa sulle uve e sul mosto, al fine di evitare ossidazioni o alterazioni.
METALLICO:
sensazione gustativa dura e sgradevole che ricorda il ferro o il
rame. Può derivare dal contatto del vino con recipienti o attrezzature
metalliche non sufficientemente protette.
METANOLO:
alcol metilico.
METODI ISOTOPICI: analisi basate sulla determinazione della distribuzione isotopica dell'alcool etilico e dell'acqua contenuti nel vino. vengono impiegati per la ricerca di alcune sofisticazioni quali lo zuccheraggio, definito come l'aggiunta di zuccheri di natura diversa da quelli presenti nell'uva (barbabietola, canna da zucchero, mais e/o loro miscele) e l'annacquamento, definito come l'addizione illecita, di acqua e la pratica dello zuccheraggio-annacquamento. Inoltre si può stabilire anche la zona di provenienza di un vino.
METODO ANCESTALE:
o rurale, indica un metodo e uno stile di produzione di alcuni vini spumanti francesi, che non prevede sboccatura - i vini si presentano pertanto
sur lie - e generalmente conserva un residuo zuccherino più consistente che in altre metodologie. Un'unica fermentazione in tino, interrotta durante il suo corso, senza aggiunta di liquore, precede il trasferimento in bottiglia, dove questa fermentazione riprende e termina a una determinata temperatura. Questo metodo, utilizzato in passato, era dettato dalla natura e soprattutto dalle condizioni climatiche ed è in uso ancora oggi per produrre la Blanquette di Limoux, la Clairette di Die, il perle di Gaillac e i vini di Bugey, in Savoia.
METODO CHAMPENOIS:
metodo classico. L'articolo 6 del regolamento CEE n. 2333/92 del 31 luglio 1992, nel confermare precedenti provvedimenti comunitari, riserva in via esclusiva
l'utilizzo delle espressioni méthode champenoise e similari ai vini prodotti nella regione determinata della Champagne. Trascorso un periodo di adeguamento concesso ai produttori di altre regioni, l'uso
dell'espressione al di fuori della Champagne è fuorilegge dal 31 agosto
1994.
METODO CHARMAT:
tecnica produttiva di spumanti che prevede la presa di spuma in
autoclave. Vedi metodo Martinotti.
METODO CLASSICO: tecnica produttiva
di spumanti che prevede la presa di spuma in
bottiglia. Adottato per la prima volta nella regione francese Champagne e prevede 9 fasi: addition de la liqueur de tirage, mise en bouteille, prise de mousse, maturation sur lies, remuage sur pupitres, degorgément, addition de la liqueur d'expédition, bouchage définitif, habillage.
METODO DI
TRASFERIMENTO: utilizzato per bottiglie con capienza
superiore alle magnum. Dopo che si è svolta la seconda fermentazione in bottiglie normali, lo
champagne/spumante viene trasferito isobaricamente in bottiglia di
grosso formato nella fase di sboccatura.
METODO MARTINOTTI:
(CHARMAT) metodo di spumantizzazione in cui la
rifermentazione del vino base per la presa di spuma, avviene in grandi
recipienti capaci di sopportare pressioni di 6-7 bar (autoclavi) anziché
in bottiglia. Il primo a utilizzare tale metodo è stato Federico Martinotti
(1885), ma la sua diffusione avvenne per merito di Eugène Charmat (1907).
Detto anche dei "grandi recipienti", si differenzia dal Metodo Classico (vedi) soprattutto nella rapidità del processo produttivo, nell'utilizzo di una autoclave per la presa di spuma e nel fatto che tutte le fasi successive alla rifermentazione avvengono in condizioni isobariche. Se ne ottengono spumanti fruttati, molto freschi con gli aromi tipici dei vitigni utilizzati, fra i quali sono ideali il Moscato, il Prosecco e la Malvasia aromatica. Tipici vini prodotti con questo metodo sono l'Asti Spumante e il Prosecco di Valdobbiadene e di
Conegliano.
METODO SOLERA: tecnica enologica di origine spagnola, il cui nome deriva dalla parola suelo, ovvero suolo, impiegata per la produzione dello Sherry e del Malaga. In Italia è utilizzata per il Marsala. Consiste nell'eseguire diversi parziali travasi in botti poste scalarmente, che contengono vini di diverse annate, in modo da ottenere miscele estremamente ricche di aromi e profumi pregiati. Le botti sono piene per i 2/3 del volume e, ad ogni travaso, 1/3 del vino viene prelevato da ciascuna di esse e suddiviso nelle due botti sottostanti.
METOSSIPIRAZINE: composti organici aromatici che si formano con il metabolismo degli amminoacidi. Emanano un odore di tipo vegetale che ricorda i peperoni verdi, gli asparagi e i piselli; la soglia olfattiva è molto bassa. Si può riscontrare facilmente nei vini ottenuti da uve sauvignon, cabernet franc, cabernet sauvignon e più raramente merlot.
MEZZA BOTTIGLIA: è la metà di una bottiglia standard da 750 ml. Contiene 375ml (3/8 di litro). Le mezze bottiglie sono molto comuni da vedere nei ristoranti, specie quando il commensale vuole accompagnare ogni piatto del suo pasto con un vino appropriato senza finire completamente ubriaco. Molti vini da dessert sono confezionati in mezze bottiglie, dal momento che tendono ad essere consumati in piccole quantità.
MICROCLIMA: è la situazione
climatica particolare, propria di un vigneto o di un’area viticola
molto ristretta, capace di influire notevolmente sulla qualità
dell’uva e, conseguentemente, sul pregio del vino che da essa deriva. Una piccola parte di territorio all'interno di una regione vitivinicola, che a causa della sua collocazione assolutamente particolare, vanta un clima assai adatto alla coltivazione di certi vitigni. Un microclima può essere piccolo come il versante settentrionale di una collina, che può avere meno insolazione e vento dell'altro versante, ma più rugiada al mattino ed avere una pendenza più ripida. Un vignaiolo pianterà dunque un vitigno che cresca bene in quel particolare microclima. Pioggia, nebbia, altitudine, brezze oceaniche o marine e temperatura sono tutti fattori del microclima di un
vigneto.
MICROFLORA: si riferisce alla flora batterica reperibile in un dato ambiente o mezzo organico. In
riferimento al vino, i gruppo microbici maggiormente coinvolti risultano essere lieviti (rappresentati dalla specie
Saccharomyces cerevisiae) e batteri lattici, responsabili della fermentazione secondaria (malolattica) e rappresentati principalmente dalla specie
Oenococcus oeni. Ascrivibili alla microflora enologica anche i batteri
acetici, responsabili del difetto conosciuto come "spunto acetico".
MICRORGANISMI:
lieviti, batteri e muffe.
MICROSSIGENATORE:
é una macchina di piccole dimensioni, collegabile a qualsiasi tipo di contenitore, che ha lo scopo di inoculare un minimo quantitativo di ossigeno per consentire una migliore polimerizzazione tra tannini e antociani, con l'effetto di una maggiore morbidezza, fruttosità e stabilità nel futuro vino. E' un sistema che viene adottato per i vini rossi.
MILLESIMATO:
(Millesime)spumante che deriva da vini prodotti in una sola
annata (o almeno per 85%), in
genere particolarmente valida, indicata in etichetta. Gli spumanti millesimati sono quasi sempre
prodotti di qualità superiore alla media e prodotti in annate particolarmente favorevoli e
riflette il profilo dell'annata. Contrariamente ai millesimati, la
maggior parte degli spumanti metodo classico sono s.a. , cioè
senz'annata, in quanto possono essere ottenuti dall'assemblaggio di vini
base di diverse annate. In genere i millesimati sono spumanti di qualità superiore che riposano sui lieviti anche per più di 4/5
anni. Nella Champagne il produttore può vendere non più dell'80 per cento della sua produzione come millesimato - facoltà quasi mai esercitata nei fatti - perché il 20 per cento deve obbligatoriamente essere riservato per migliorare il prodotto di annate più difficili (vedi alla voce
Bloquée). Inoltre, il vino deve superare gli 11 gradi alcolici. Lo Champagne millesimato può essere messo in commercio dopo tre anni dalla vendemmia.
È il produttore a dichiarare il suo Champagne millesimato, tenendo presente la qualità di base e le esigenze del mercato. Il CIVC controlla qualità e produzione degli Champagne millesimati attraverso un apposito registro. In media ogni quattro annate su dieci producono
millesimati.
MILLESIMO:
é riferito all'anno di vendemmia di un vino.
MINERALE: il tipo di suolo sul quale crescono le uve spesso influenza il gusto e l'aroma di un vino.
Dunque, un vino che ha preso sapore o aroma di minerali dal suolo del vigneto viene detto
"minerale" (gusto di pietra focaia). È un'espressione che acquista un significato solo dopo averla associata a una sensazione provata direttamente. Come accade per
il sentore "lattico" può facilmente essere ricondotto a un'esperienza comune (l'analogia con il latte, appunto), mentre per "minerale" mancano o sono molto deboli i riferimenti
analoghi. Comunque è un sentore sapido, quasi salino, che è molto vicino a sentori olfattivi di roccia umida, di mare, di pietra
focaia. Un vino minerale può suonare come disgustoso, ma in verità si tratta di una qualità ricercata per molti vini bianchi.
MISE EN BOUTEILLE:
é la fase del processo di spumantizzazione metodo Classico ( o Champenois) in cui si imbottiglia il vino, dopo aver preparato la cuvée, ovvero la miscela di uve o di vini destinati alla produzione di un determinato tipo di spumante, con aggiunta di liqueur de tirage, per sottoporlo al processo di rifermentazione. Per gli spumanti non "millesimati", cioè con annata in etichetta, è consentita l'aggiunta di una quantità massima del 30% di vino proveniente da vendemmie precedenti. In questa fase le bottiglie vengono chiuse con il tappo a corona, che presenta all'interno un piccolo cilindro di plastica, detto bidule, che servirà per raccogliere meglio le fecce al termine del remuage.
- questa frase è riportata sulle etichette di molti vini francesi. E' normalmente seguita da "au château", "au domain", "à la propriété", tutte espressioni che significano che la cantina riportata sull'etichetta è responsabile di aver fatto e imbottigliato il vino. La frase intende inoltre implicare che il vino ha un livello di consistenza e di qualità più alto di un altro imbottigliato da un commerciante o da altre parti e questo, normalmente, è la verità. Se "mise en bouteille" è seguito dal nome di una persona, ciò significa che il vino è stato curato da un commerciante.
MISTELLA o SIFONE:
prodotto ottenuto da un mosto con gradazione alcolica totale naturale non inferiore a 12° e reso infermentescibile per addizione di alcol etilico o acquavite, per portarlo ad un titolo alcolometrico svolto di 16-22°.
MODERNO: riassume in un aggettivo un concetto più articolato, che più o meno è questo: negli ultimi venti o venticinque anni molte aziende hanno migliorato le proprie tecniche di vigna e di cantina. Si è passati così da vini poco puliti all'olfatto, poco ricchi di estratti, poco fruttati, a vini molto concentrati e di ineccepibile nitidezza aromatica. In questo sforzo di adeguamento ai tempi capita che non pochi vini si presentino fin troppo colorati, fin troppo profumati, fin troppo pieni di note dolci di legno nuovo, fin troppo morbidi nei tannini. Da qui l'uso del termine "moderno" per definire questa tendenza stilistica, più o meno accentuata a seconda delle inclinazioni del produttore.
MOELLEUX: termine francese che sta per vellutato o morbido e si riferisce ad un vino con un livello medio di residuo zuccherino. E' spesso usato riferito ai vini dolci della valle della Loira (Coteaux du Layon, Quarts de Chaume e Vouvray). Il termine per lo stesso vino prodotto in un tipo molto dolce e botritizzato è "liquoreux".
MOLLE:
equivalente di piatto. Nell'esame gustativo, si dice di vino rosso in cui si percepisce una netta sensazione di fiacchezza, dovuta a una troppo scarsa presenza di tannini, tipico dei vini molto evoluti.
MONOCOLTURA: è un tipo di sfruttamento intensivo del suolo agrario, consistente nella coltivazione di una sola specie o varietà di piante per più anni sullo stesso terreno.
MONOVARIETALE: di un vino ottenuto dalla vinificazione di uve di un solo vitigno.
MORBIDO: spumante equilibrato e di una certa rotondità, dovuta
all'abbondanza di alcool e di zuccheri. Attributo generalmente positivo per vini rossi invecchiati che hanno smussato l’angolosità degli acidi e l’amaro dei tannini, rendendoli molto morbidi e gradevoli in bocca. Un vino rosso è morbido quando un sufficiente invecchiamento in bottiglia ha portato tannini, acidità e frutto in equilibrio.
MORDACE: nella tipologia spumante Metodo Classico, è il nome che è stato assegnato allo spumante che non ha ricevuto aggiunta di liqueur d'expedition (pas dosé).
MOSTIMETRO:
è lo strumento che viene utilizzato per determinare, per via
densimetrica, la quantità di zuccheri presente nel mosto d’uva. I più
utilizzati sono: il mostimetro Babo che indica i Kg. di zucchero ogni
100 Kg. di mosto e quello di Guyot che indica i Kg. di zucchero per
ettolitro di mosto nonché il densimetro di Beaumè che indica
approssitivamente il grado alcolico del futuro vino. Vedi anche Babo.
MOSTO:
prodotto che si ricava dalla pigiatura dell'uva fresca. Il mosto è composto in gran parte da acqua
zuccheri e acidi (70-80% acqua, 15-30% zuccheri, 0,5-1,5% acidi). Con la pigiatura il mosto entra in contatto con i lieviti (presenti naturalmente sulle bucce) e inizia la fermentazione alcolica, che trasforma gli zuccheri in alcol, e il mosto diventa vino.
MOSTO CONCENTRATO:
è il mosto di uva non fermentato ottenuto dalla disidratazione
parziale del mosto di uve fresche mediante riscaldamento (a 105 °C per 10 secondi o a 40° C a depressione) o congelamento (a -10° C circa si formano dei ghiaccioli d'acqua facilmente asportabili; il sistema è pressoché
abbandonato) o
per osmosi inversa. Questo mosto contiene il 50-70% di zucchero.
MOSTO
CONCENTRATO RETTIFICATO (M.C.R.):
è il mosto concentrato trattato con resine scambiatrici per
eliminare gli acidi e i sali, teoricamente dovrebbe essere costituito soltanto da zucchero (glucosio e
fruttosio), difatti viene anche chiamato zucchero d'uva. Il prodotto
finale deve avere una densità, a 20°C, non inferiore a 61,7
rifrattometri.
MOSTO COTTO:
é un mosto concentrato a mezzo riscaldamento a fiamma diretta con
parziale caramellizzazione degli zuccheri (può essere usato per il vino Marsala).
MOSTO FIORE: è il succo spremuto dall’uva pressata, prima che le bucce e la polpa subiscano un’ulteriore pressione per spremere il restante succo. Nei vini bianchi, il mosto fiore viene immediatamente separato dal resto del vino. Nei vini rossi, il vino appena fermentato viene spillato dal recipiente di fermentazione prima che il cappello sia spinto giù nel vino. In ogni caso il mosto fiore è considerato la “roba buona”, l’equivalente dell’olio extravergine d’oliva ed usato per fare i vini di più alta qualità.
MOSTO MUTO:
é il mosto di uva mantenuto dolce avendo impedito la
fermentazione con una solfitazione molto spinta. E'
infermentescibile, in quanto è stato trattato con dosi elevate di anidride solforosa, oppure ha subito un'aggiunta di una notevole quantità di alcol etilico (12-15%); è chiamato così perché, non potendo fermentare, non produce il caratteristico rumore delle sostanze in fermentazione.
MOSTO
PARZIALMENTE FERMENTATO: é quello in fase di trasformazione in vino; deve contenere meno del 60% dell'alcol che avrà a fine fermentazione.
MOUSSEUX:
francesismo indicante i vini spumanti.
MUFFA:
equivalente di muffito
é il difetto olfattivo e gustativo di certi vini conservati in
botti alterate da muffe, o provenienti da uve grandinate o ammuffite. E
molto simile all'odore e al gusto di tappo derivato anch'esso dalla
presenza di muffe particolari del sughero (come l' Armillaria mellea). Normalmente
si riconosce un vino muffito un secondo dopo averlo stappato, poiché un odore piuttosto cattivo colpisce direttamente il
naso. Nel caso il fenomeno sia di proporzioni minori si può cercare di dissipare l'odore, aerando il vino per un po', ma molto più spesso non
si può far altro che gettare il vino.
MUFFA GRIGIA:
Botrytis Cinerea
MUFFA NOBILE:
Per quanto possa sembrare strano anche una muffa può avere in sé qualcosa di nobile. Nel nostro caso si tratta della botrytis cinerea, che in particolari condizioni può svilupparsi sull'uva in forma larvata portando a un graduale appassimento dell'acino e quindi alla concentrazione dei suoi costituenti (soprattutto zuccherini). Ciò permette di ottenere vini dolci - generalmente bianchi - di notevole spessore e complessità.
Vedi anche Botrytis Cinerea
MUSCHIATO:
é la sensazione olfattiva e gusto-olfattiva che ricorda l'odore
del muschio, tipica del Moscato, del Brachetto e della Malvasia.
MUSLET: in
francese è la gabbietta metallica che, insieme al disco metallico
(plaque de muselet) che le è fissato, serve per trattenere il tappo dei vini
spumanti. Fu inventato da Adolphe Jacquesson e da lui brevettato nel
1844.
MUTIZZAZIONE: tecnica che permette di bloccare l'attività fermentativa dei microrganismi presenti nel mosto. Può essere eseguita aggiungendo al mosto, alcol, anidride solforosa e altre sostanze antifermentative, oppure ricorrendo al trattamento termico.
MUTO:
si dice di un vino che non ha caratteri da esprimere o di un
mosto mantenuto dolce con determinate dosi di anidride solforosa per
impedirne la fermentazione.
NABUCHODONOSOR:
vero e proprio Titanic delle bottiglie da Champagne, questo ingombrante gigante contiene l’equivalente di 20 bottiglie standard, ben 15 litri di bollicine.
----------- Inizio
NASO:
avete notato che i sommeliers esperti raramente dicono “odore” quando descrivono un vino? Dicono, ad esempio, “Questo Pinot Noir ha un naso abbastanza fruttato”. Tecnicamente, naso è la combinazione di aroma e bouquet e descrive ogni odore che il vino dà. L’uso di questo termine ha dato vita a tutta una serie di frasi del tipo:
“al naso”, “gran naso”, “naso eccellente” e così via.
NASO ELETTRONICO: è un dispositivo in grado di percepire e riconoscere le sostanze volatili. Il principio di funzionamento ricalca il senso dell'olfatto, con un sensore che simula il bulbo olfattivo ed un personal computer che sostituisce l'attività cerebrale. Ad ulteriore analogia, anche il sensore ha bisogno di un momento di pausa tra una misura e l'altra, ed un flusso di aria pulita, per evitare l'assuefazione e permette la "rigenerazione".
NATURE: Pas dosé.
NAUSEANTE: un vino eccessivamente dolce, più del miele diluito è considerato nauseante. Questo termine peggiorativo è usato per descrivere vini da dessert, come il Moscato, che non abbiano abbastanza acidità per bilanciare la dolcezza e in questo modo lasciano una spiacevole, pesante sensazione di saccarina nella vostra bocca.
ND (Négociant-Distributeur): vende con il nome di più marche un prodotto che non è stato elaborato da lui.
NÉGOCIANT: termine francese per commerciante, intermediario o spedizioniere marittimo di vino, che compra e vende vino, normalmente sotto il proprio nome. E’ una pratica normale in Borgogna: il négociant compra le cuvées dai vari vignaioli e dalle tenute all’interno della stessa denominazione, quindi tagli ed imbottiglia.
Sono pochi i négociants che acquistano vino imbottigliato, piazzando la loro etichetta e
spediscono. Sempre di più i négociants acquistato nelle vigne, confondendo il limite che distingue il négociant dal
vignaiolo: il Beaujolais è quasi tutto venduto da négociants. Vedi NM
.
NEMATODI: animali simili a vermi appartenenti al Phylum dei Nematelminti, che vivono nel terreno e che possono danneggiare le radici delle piante coltivate oltre che, indirettamente, trasmettere i virus da una pianta ad un’altra.
NERBO: carattere dello spumante legato all'acidità; rivela corpo e
carattere.
NETTO: si dice di un profumo o di un gusto puliti, franchi e senza difetti.
NEURONI: sono
le cellule del sistema nervoso, che formano il percorso attraverso il
quale si trasmettono gli impulsi al cervello.
NEUTRO:
é uno spumante senza particolari caratteristiche olfattive e gustative.
NEVERS: è un tipo di rovere di alta qualità che viene dalla regione circostante la città francese di Nevers. Quando è impiegato nelle barriques ed usato per fermentare e/o maturare il vino, impartisce una caratteristica gamma di aromi di legno che gli assaggiatori esperti riconoscono come rovere di Nevers.
NITIDO: ha una stretta parentela con "pulito", con qualche sfumatura diversa: un vino è nitido quando non soltanto appare pulito nei profumi e nel sapore (quando cioè non è ridotto, sporco, velato, impreciso), ma ha anche la (rara) virtù di avere dei "contorni" molto precisi e netti all'olfatto e al gusto. Vedi anche contrastato.
NM (Négociant-Manipulant):
sigla utilizzata dai produttori di Champagne per indicare l'azienda che compra le uve dai vignerons e le spumantizza nelle proprie cantine.
A questa categoria appartengono oggi circa 140 maison che rappresentano oltre i 2/3 della produzione (dato aggiornato al 2008), pur possedendo circa il 10 per cento dei vigneti. Un N.M.
può anche avere vigneti di proprietà e miscelare le uve, i mosti o i vini-base prodotti in proprio con quelli acquistati:
manipulant denota infatti il ruolo di elaboratore della seconda
fermentazione. Tutte le grandi marche di Champagne sono NM.
NOLMATURA: recente tecnologia che può essere considerata una pigia-sgrondatura; è molto rapida e consente di ottenere un mosto particolarmente adatto a produrre vini
limpidi.
NON EQUILIBRATO: un vino non equilibrato soffre a causa della sovrabbondanza di un elemento e/o della mancanza di un altro (ad esempio, troppo alcol e non abbastanza tannini).
NON FILTRATO: un enologo talvolta sceglierà di non filtrare un vino particolare se ritiene che il filtraggio gli toglierà carattere o complessità. Sebbene il filtraggio sia una delle più veloci e delle più facili maniere di chiarificare e stabilizzare un vino, qualche enologo eccepisce che esso toglie al vino
i suoi aromi ed i suoi sapori. Se un vino non è filtrato, lo si dichiara usualmente sull’etichetta. Da una parte, anche se un vino può essere non filtrato, esso dovrebbe essere chiarificato. Se nessuno dei due metodi è stato usato, l’etichetta dirà probabilmente “non filtrato e non raffinato”.
NON-VINTAGE (NV): se un vino od uno Champagne viene fatto con più di un’annata (vale a dire che è un taglio di vini di annate diverse), viene chiamato “non-vintage”, dal momento che la maggior parte non è necessariamente composta da una singola annata. Vedrete questo termine in molte bottiglie di Champagne, dal momento che circa l’80-90% degli Champagnes sono fatti con un taglio di tre o più vini di varie annate. I vini NV sono creati per permettere all’enologo di realizzare un tipo di vino corrispondente alle aspettative dei consumatori fedeli. Nella Champagne questo viene chiamato stile della casa. I produttori spesso tagliano un’annata con un altro vino al di fuori di un bisogno economico o di mercato. Per esempio, se l’enologo ha fatto conto su uve di una stagione ed invece è stato un anno particolarmente disastroso per l’uva, la quantità e la qualità dello Champagne ne potrebbe risentire. Molti vini da dessert come lo Sherry, infine, sono anch’essi tagli NV.
NORMALE:
si dice di uno spumante di media qualità senza particolari difetti.
NOTE ANIMALI: sentori olfattivi che ricordano odori animali quali pelliccia, muschio, cuoio, selvaggina. In certi vini molto maturi (in genere con più di dieci o quindici anni d'età) sono presenti come leggere sfumature del bouquet. Se invece si percepiscono in modo marcato il vino è considerato grossolano, non fine.
NOVELLO:
Vino con macerazione carbonica.
I vini novelli sono tipicamente creati in stile fruttato e di pronta beva e poiché non sono stati invecchiati in legno, non mostrano alcun segno d’influenza da parte del legno. Il più famoso dei vini novelli è il Beaujolais nouveau, che viene messo in commercio ogni novembre poco tempo dopo la vendemmia. La maggior parte dei vini novelli dev’essere bevuta nell’anno di
uscita.
NUOVO MONDO: è un termine spesso usato per caratterizzare e comparare i vini del Vecchio Mondo (Europa, Nord Africa, Medio Oriente, bacino del Mediterraneo) e quelli del Nuovo Mondo (Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Sud Africa e gli altri stati scoperti come risultato dell’esplorazione europea). Come regola molto generale, il modo di coltivazione e di fare vino del Nuovo Mondo è basato sulla scienza moderna, le nuove tecniche e la ricerca, mentre invece i metodi di coltivazione e di vinificazione del Vecchio Mondo sono basati più sulla tradizione e sul cosiddetto terroir. Molti dei vini del Nuovo Mondo prendono il loro nome dal vitigno dominante piuttosto che dalla regione di provenienza.
ODORE:
sensazione specifica dell'organo dell'olfatto diversa a seconda delle sostanze da cui è provocata. Linneo ed Haller hanno raggruppato gli odori in nove classi : eterei, aromatici (garofano, lauro), balsamici, ambrosiaci (muschio, ambra), agliacei, empireumatici (affumicato, tostato, catrame), caprilici (animali, sudore), ripugnanti, nauseanti (cucurbitacee).
----------- Inizio
ODORE DI TAPPO: é quell'odore e quel sapore molto fastidioso, che deriva al vino da
tappi fabbricati con sughero alterato da particolari muffe. Per questo
può confondersi anche con l'odore di muffa trasmesso da botti
difettose.
OECHSLE: unità di misura del grado zuccherino (ovvero il peso specifico del mosto) utilizzata in Germania. Ha simbolo Oe°.
OIDIO:
uno dei primi flagelli della vite giunto dall' America intorno al 1850
che distrusse innumerevoli vigneti in Francia prima che fosse scoperto che una mistura di zolfo, calce ed acqua poteva arrestare la sua
diffusione. E una crittogama (Oidium Tukeri, Uncinula necator o
spiralis) che attacca le foglie, i giovani tralci e soprattutto gli
acini, ricoprendoli di polvere bianca di natura fungina. Ancora esiste in tutto il
mondo; molte viti americane autoctone sono resistenti, mentre molte varietà di vitis vinifera europea sono sensibili al fungo polveroso.
Le condizioni ottimali per lo sviluppo della malattia sono quelle di
elevata umidità relativa e di temperatura intorno ai 20-25 °C.
O.I.V. (Office International de la Vigne et du Vin):
E’ l'organismo internazionale creato nel 1924 e con sede a
Parigi, cui aderiscono la maggioranza dei paesi produttori di vino. Si
dedica alla supervisione e alla pubblicazione di studi scientifici,
tecnici ed economici sulla vite e prodotti derivati. Come organismo
ufficiale di controllo pubblica il Codice internazionale delle pratiche
enologiche. Attualmente l'OIV è costituita da una quarantina di Paesi produttori ed è strutturata essenzialmente in gruppi di lavoro. Presiede un Comitato scientifico e tecnico e operano tre Commissioni: Viticoltura, che si occupa di selezione della vigna, fisiologia della vite, uve da tavola e uve appassite, malattie e difesa della vite, zonazione vitivinicola; Enologia, che si ripartisce in tecnologia del vino, microbiologia del vino, codice internazionale delle pratiche del vino, sottocommissione dei metodi di analisi, sottocommissione "vino, nutrizione e salute"; Economia vitivinicola, i cui gruppi si occupano di analisi economica e congiunturale, diritto e regolamentazione, acquavite, alcol e bevande alcoliche di origine vitivinicola, analisi di mercato e della filiera vitivinicola, formazione. Infine, fanno parte
dell'OIV tre gruppi indipendenti: Sicurezza alimentare, Vino e salute e Aspetti sociali del consumo del vino.
OLIGOPEPTIDI: l'azoto oligopeptidico è rappresentato da composti azotati costituiti al massimo da quattro amminoacidi.
OLIO DI FUSELLO: vedi alcol superiori.
OLOROSO: assieme al Fino, l’Oloroso è uno dei due principali tipi di sherry. L’Oloroso puro è di corpo pieno, secco e ricco ed ha un aroma di zucchero caramellato e di frutta secca. Il livello alcolico dell’Oloroso raggiunge dai 18 ai 21% e la gamma dei tipi va da “medium sweet” al dolcissimo “cream sherry”.
ONAV
(Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino):
organizzazione che forma assaggiatori di alto profilo professionale, da indirizzare ad esempio nei concorsi enologici. Gestisce l'Albo nazionale dei soci, per tutelare il titolo di assaggiatore di vino e le sue prerogative. Gli enologi, gli enotecnici e i laureati specializzati in viticoltura ed enologia, che abbiano già maturato 2 anni di esperienza
degustativa, accedono direttamente alla classe degli assaggiatori di vino in qualità di "tecnici assaggiatori".
ONAVISTA:
Assaggiatore di vino appartenente all'ONAV (Organizzazione Nazionale
Assaggiatori di Vino).
OPACO: si dice di un vino non trasparente
e di aspetto non piacente.
OPALESCENTE:
si dice specialmente di un vino bianco nettamente velato.
OSMOSI INVERSA:
processo complesso che persegue gli stessi obiettivi dei concentratori utilizzando una serie di membrane e filtri che hanno l'obiettivo di espellere l'acqua presente nel mosto, che deve essere stato già filtrato e pulito al momento dell'operazione. Le membrane sono così sofisticate da poter essere selezionate in base alla dimensione molecolare di qualsiasi componente della struttura del mosto, col vantaggio di poter scegliere quali altri componenti eliminare dal mosto.
OSSIDATO: uno spumante che a causa dei contatto con l'aria ha perso
freschezza, presenta un colore più scuro dei normale e tende a maderizzarsi. Difetto classico di un vino giunto alla fase finale della sua evoluzione, oppure di un vino lasciato troppo a lungo a contatto dell'aria (per esempio in una bottiglia aperta da giorni). Come accade a una mezza mela rimasta sul tavolo di cucina per ore, il colore si brunisce, i profumi si spengono e il gusto diviene piatto e dolciastro. Può dipendere ahinoi anche da una cattiva vinificazione o da una cattiva tenuta del tappo, ciò che crea una brutta sorpresa appena aperta una bottiglia infelice.
OSSIDAZIONE:
é quel processo di natura chimica che può intervenire nella
vinificazione (uve troppo mature o operazioni di cantina sbagliate) e
nella conservazione dei vini (eccesso di ossigenazione) provocando
notevoli trasformazioni sia nel colore sia nelle caratteristiche
organolettiche. Un processo di lenta ossidazione è considerato
positivo, entro certi limiti, nella fase di invecchiamento in botte di
certi grandi vini rossi, ma una ossidazione violenta è sempre negativa
e spesso causa guasti irreversibili. Un tappo che non tiene bene, per esempio, può trasformare una carissima bottiglia di vino in una carissima bottiglia d’aceto. Un vino che un sapore stantio o caramellizzato e un colore ambrato scuro mostra segni di ossidazione.
OSSIDORIDUZIONE: reazione chimica, conosciuta anche come
"redox", nel corso della quale una sostanza reagente cede elettroni, ossidandosi, a un'altra sostanza reagente che si riduce.
OSSIGENAZIONE:
aumento della concentrazione di ossigeno nei mosti e nei vini grazie a operazioni enologiche come la follatura, il
rimontaggio, la microssigenazione, il travaso, l'imbottigliamento, la colmatura, la centrifugazione ecc.
-Degustazione- Ossigenazione è il processo che permette al vino di “respirare” , esponendolo all’aria prima che voi lo beviate. Ciò viene spesso fatto con eccessiva pompa e cerimonia, ma, ironia a parte, la stragrande maggioranza dei vini rossi di oggi trae un piccolo beneficio dall’ossigenazione. Come regola generale, solo i vini bianchi e rossi di alta qualità migliorano con l’ossigenazione. Dal momento che i vini più vecchi (20 anni e più) hanno ormai ammorbidito i loro tannini attraverso l’invecchiamento in bottiglia, essi normalmente necessitano un’ossigenazione molto piccola. Detto per inciso, solo stappare e la lasciare la bottiglia aperta non serve allo scopo, poiché il vino non riceve abbastanza aria per respirare pienamente. Dovete dunque versare il vino in un decanter od in un bicchiere da vino piuttosto grande.
OSSIGENO: elemento gassoso inodore, incolore e insapore, presente nell'atmosfera come molecola biatomica. E' responsabile di numerosi processi di ossidazione, in cui rientrano le reazioni di combustione e la respirazione. E' anche costituente dell'acqua e di svariati composti organici.
PAGLIERINO: colore giallo che ricorda la paglia.
----------- Inizio
P. A. I. (Persistenza Aromatica Intensa):
é uno dei parametri cruciali nel giudizio sulla qualità di un
vino. Si riferisce al tempo, misurato in secondi in cui, dopo avere
espulso il vino, perdurano stabilmente e diffusamente le sensazioni
aromatiche fondamentali. Riferita anche al “fin di bocca”, la persistenza aromatica intensa è il sapore che permane nella vostra bocca dopo che avete ingerito un sorso di vino. Come regola generale, migliore è il vino, più lunga e più godibile sarà la persistenza aromatica intensa. Quando vedete dei giudici guardare fissi nel vuoto dopo aver sorseggiato un vino, è proprio questa che stanno valutando.
In un grande vino durerà per molti secondi, permettendovi di percepire al massimo la sua ricchezza, la sua complessità, i sapori e gli
aromi.
PACCIAMATURA: copertura del terreno con materiali diversi (paglia segatura, film plastici, ecc.) per contenere lo sviluppo delle malerbe.
PAMPINO: è il nome della foglia della vite.
PARADOSSO
FRANCESE:
situazione posta in luce nei primi anni '90, in cui si è
osservata una bassa incidenza delle malattie cardio-circolatorie in
Francia, nonostante una dieta molto ricca di grassi saturi, da
attribuirsi al regolare consumo di vino rosso.
PARAFFINATURA: il rivestimento interno con paraffina fusa serve ad attenuare il contatto tra vino e legno. Questa pratica era ed è comune per le botti di castagno che, ricchissime di tannini, rendono aleatori i risultati
dell'abbonimento.
PAS DOSE, DOSAGE ZERO, NATURE: spumante
che non ha ricevuto ligueur d'expédition, e perciò secchissimo (0-3 g/l).
PASSATO:
Decrepito
PASSITO:
é quel vino speciale, generalmente dolce e generoso, a volte
aromatico, ottenuto da uve fatte appassire sulla pianta, responsabile il caldissimo clima dell’area di
produzione, o su stuoie in
locali appositi (appassitoi). Le sue particolari caratteristiche
organolettiche derivano talvolta dall'azione sull'uva delle muffe
nobili. E’ considerato generalmente un difetto nei vini da tavola secchi,
PASTORIZZAZIONE:
é la tecnica di stabilizzazione biologica dei vini che consiste
nel sottoporli all'azione del calore (50°-75°C) per neutralizzare
lieviti e batteri che potrebbero alterarli. Se non è ben condotta può
conferire al vino stesso il poco piacevole odore e sapore di cotto.
Molti vini economici vengono pastorizzati prima di essere imbottigliati per proteggerli da possibili danni (questo perché i vini da caraffa stanno a lungo negli scaffali e per essi vengono usati tappi a vite), ma i vini di alta qualità molto di rado vengono pastorizzati perché questa operazione non permette più l’invecchiamento.
PASTOSO:
si dice di uno spumante equilibrato, di buon corpo, di buona
struttura e ricco di glicerina, ma di moderata acidità e che nel
complesso si presenta pieno e piacevole. Questo è un termine positivo che si riferisce
anche ad un vino così spesso e viscoso che si deve quasi masticarlo prima di inghiottirlo.
PEDOCLIMATICO: aggettivo che si riferisce allo studio del terreno, in rapporto al suo sfruttamento agrario e alle condizioni climatiche che su di esso insistono.
PECTINE: composti organici della classe dei polisaccaridi che, insieme con le gomme, vengono dette sostanze pectiche e sono presenti nelle pareti cellulari delle bucce e della polpa dell'uva. Sono presenti anche nel mosto, ma durante la fermentazione alcolica vengono demolite dagli enzimi pectolitici presenti nell'uva.
PENETRANTE:
si riferisce al bouquet intenso e aggressivo di un vino di una
certa gradazione alcolica.
PEPATO: si dice di un vino che ha sapore ed aroma di grani di pepe nero macinati, tipico dei vini ottenuti da vitign come lo Syrah.
PERCEZIONE:
é l'atto con cui si acquisisce, attraverso i sensi, la
conoscenza di una realtà esterna. Durante l'assaggio del vino le
sensazioni stimolano le cellule preposte a coglierle che a loro volta
attraverso i neuroni inviano gli impulsi al cervello. Qui vengono
interpretate, confrontandole con le sensazioni catalogate nella memoria
enoica. Dunque, è importante, attraverso lo studio e l'esercizio,
immagazzinare il maggiore numero possibile di sensazioni, perché ciò
consente di classificare e di precisare sempre meglio gli impulsi che,
con l'assaggio del vino, sono inviati al cervello.
PERLAGE: la cosiddetta "fontanella" di bollicine di anidride
carbonica che si forma nel bicchiere riempito di spumante che partono dal fondo
del flûte. Più sono fini e
continue, migliore è la qualità dello spumante. Talvolta non compaiono: può
essere colpa di un bicchiere lavato con troppo detersivo.
PERONOSPERA:
Malattia della vite giunta in Europa dall'America verso il 1878.
E dovuta a un fungo (Plasmopara viticola), che attacca e distrugge
foglie, infiorescenze, grappoli e acini. Si combatte con la poltiglia
bordolese e con altri prodotti a base di rame.
PERSISTENZA: durata delle sensazioni gusto-olfattive che produce uno
spumante o un vino dopo la deglutizione. Nel gergo professionale è una qualità positiva: più un vino è buono, più è persistente. La persistenza di note sgradevoli (per esempio di un rosso che dopo la deglutizione lascia una lunga sensazione di pneumatico bruciato) non viene presa in considerazione.
Quindi, escluso il caso di difetti organolettici che possono essere molto
persistenti, la persistenza è direttamente proporzionale alla
qualità di un vino. Vedi anche P.A.I.
PERSONALITA':
Carattere.
PERVASIVO : Vedi infiltrante.
PÉTILLANT:
Frizzante
PESANTE:
riferito al profumo di un vino significa mancanza di finezza con
tendenza a sensazioni che disturbano l'odorato, mentre riferito al
sapore vuol dire che in esso è troppo abbondante l'estratto secco.
PESTICIDI: sono delle sostanze chimiche di sintesi utilizzate come fitofarmaci, che si dividono in:
- insetticidi e acaricidi, se vengono usati contro insetti e acari dannosi alle colture,
- anticrittogamici o fungicidi, se servono a curare le malattie delle piante dovute a funghi microscopici ( la peronospora della vite o la ticchiolatura del melo),
- erbicidi, se uccidono le erbacee infestanti.
Tutte queste sostanze vanno usate con estrema prudenza, e solo quando veramente è necessario, perché spesso sono tossiche per l'uomo e per la fauna selvatica, e possono contaminare l'acqua potabile e i prodotti agricoli e zootecnici che giungono sulla nostra tavola.
pH (potenziale idrogenionico): é il simbolo
utilizzato per rappresentare l'acidità reale, ossia la vera forza acida
di un vino. È legato al grado di dissociazione degli acidi presenti nel
vino o nel mosto, a differenza dell'acidità totale o titolabile che,
invece, indica la quantità di acidi presenti. Il pH di un vino, che può
variare tra 2,8 a 3,7 (un liquido neutro ha pH 7) esercita una notevole
influenza sulla sua vita evolutiva e sulle sue caratteristiche visive ed
gusto-olfattive. Il vino bianco tende ad essere più acido del vino rosso della stessa zona e perciò ha un pH più basso, normalmente intorno a 3,3 – 3. Se si va su valori più bassi il vino viene considerato eccessivamente aspro, se si va invece su valori più alti il vino è troppo morbido e fiacco. I vini rossi vanno su valori da 3,3 a 3,6 e questo spiega perché generalmente sono più rotondi e meno freschi dei vini
bianchi.
PIANTO:
fenomeno di gocciolamento della linfa grezza dai tagli di potatura della vite e, in senso stretto, lo stesso succo che fuoriesce e la fase fenologica durante la quale si verifica il fenomeno. Il pianto precede di 15-20 giorni il germogliamento ed è indotto dalla reidratazione della pianta al termine della quiescenza invernale.
PIATTO:
é la sensazione negativa riferibile ad un vino muto con scarsa
acidità e tannicità e senza sapidità. E’ l’opposto di deciso. E’ un termine negativo per un vino che manca di ogni genere di cose, compreso vivacità, profondità, gusto e corpo. Un vino piatto, debole è il risultato di un livello di acidità disastrosamente basso, la quale acidità è decisiva per controbilanciare gli elementi untuosi di un vino e per conferirgli un fresco retrogusto. Piatto è anche usato per indicare un vino spumante che ha perso la sua
effervescenza.
PICCO: il momento del processo di invecchiamento nel quale il vino raggiunge il suo punto migliore. Come “equilibrio”, anche questo termine può essere del tutto soggettivo e dipendere dai propri gusti.
PICURE: parola
francese che indica la parte concava del fondo della bottiglia di
spumante.
PIÈCE: è la botte da vino tipica della Borgogna e contiene 228 litri. Le botti da vino di Bordeaux sono invece chiamate barriques e contengono 225 litri.
PIED-DE-CUVE: tecnica con la quale si moltiplicano i lieviti per attivare la fermentazione del mosto. Consiste nell'attivare la fermentazione del 5-10% dell'intera massa di mosto che si vuole fermentare, si attendono circa 24 ore e, utilizzando circa metà della frazione di mosto fermentata, si inocula l'intera massa del mosto. All'altra metà della frazione si aggiunge mosto nuovo e si ripete il ciclo. In questo modo si potrà sempre disporre di una parte di mosto
"prefermentato".
PIENO: si dice di uno spumante di
corpo ricco, ben equilibrato.
PIETRA FOCAIA:
é la sensazione olfattiva che ricorda l'odore derivato dalla
violenta percussione di pietre silicee con strumenti ferrosi (acciarino),
o quando state tentando di far funzionare il vostro accendino Zippo vuoto e tutto ciò che viene fuori è solo una puzzolente scintilla. Si rileva nel bouquet di vini prodotti da uve di terreni
ricchi di silice. In generale è una caratteristica positiva ed elemento
di riconoscimento. Si presenta nei vini bianchi secchi fatti con uve coltivate in regioni fredde con un suolo ricco di calcare, come il francese Chablis e molti vini bianchi della valle della Loira ( in particolare il Pouilly Fumé). I vini che odorano di pietra focaia spesso hanno anche un gusto minerale.
PIGIATURA: Il torchio utilizzato nella Champagne, detto
coquard, caratterizzato da una grande superficie rispetto allo spessore ridotto, viene utilizzato per produrre un mosto il più chiaro possibile pressando i grappoli interi
(graspi compresi). L'obiettivo è ottenere il più breve contatto possibile tra il succo, le bucce e i graspi (questi ultimi agevolano un deflusso rapido) per evitare l'assunzione di colore e di tannino. Precauzioni, delicatezza e velocità sono le parole chiave del
viticoltore della Champagne. Come tutto ciò che riguarda lo champagne, anche la pigiatura viene eseguita secondo alcune condizioni regolamentate e poiché si effettua su uve intere deve essere svolta in due tempi. La prima torchiatura, detta
cuvée, dà il prodotto migliore. Il succo è più chiaro e più fruttato. Il suo rendimento non deve superare i 2050 litri, ovvero 10 unità da 205 litri. La seconda pigiatura, detta
taille, è più compressa e dà un mosto meno acido e con più tannino. La sua capacità è limitata a 450 litri. Questa
regolamentazione si spiega con la configurazione dell'acino d'uva, formato da tre parti concentriche, ovvero: a partire dal centro, il cuore, la zona intermedia e la zona periferica, con la buccia. Caratterizzate da una diversa resistenza alla pressione (la più fragile è la zona intermedia), queste componenti hanno anche concentrazioni diverse di acido tartarico e malico (che creano l'acidità totale), composti minerali (ad esempio il potassio) e composti fenolici (che si cerca di limitare). Quindi, le condizioni di estrazione dei succhi determinano le caratteristiche analitiche e organolettiche dei mosti.
Il carico di un marc (in questo caso, la quantità di uva caricata sul torchio) è di 4000 kg che dovranno produrre non più di 2500 litri di mosto, ovvero 100 litri per 160 kg di carico. All'uscita dal
barlon (tino di raccolta del succo d'uva), il mosto viene disposto in piccoli tini, essendo ogni pressa separata, e viene raffreddato per evitare qualunque inizio di fermentazione
durante il trasferimento alle cantine.
PINZA: strumento utilizzato per estrarre i tappi a fungo molto
resistenti dalle bottiglie di spumante.
PLACOMUSOPHILE: collezionista di
capsule.
PLC:
Plafond Limit de Classement (o plafond butoir). È la resa massima autorizzata, determinata annualmente da CIVC e INAO, espressa da un incremento fino al 25 per cento del
rendement de base (vedi). La differenza tra PLC e rendement de base deve essere vinificata e conservata senza essere spumantizzata: costituisce quindi la bloquée, riserva di
vin clair da utilizzare solo dietro autorizzazione (déblocage) da parte del CIVC in annate poco favorevoli. Eventuali quantità di uva eccedenti il PLC possono essere vinificate. Il vino che ne deriva, detto
vin ordinaire, va però necessariamente distillato.
POINTE: letteralmente "punta", si trova nell'espressione sur
pointes, cioè in posizione verticale e capovolta, riferita alle bottiglie che hanno terminato il remuage (vedi) e sono pronte per la sboccatura.
POLIFENOLI:
Composti Fenolici.
POLIMERIZZAZIONE: la reazione chimica (essenzialmente a carico dei tannini) che
avviene nei vini rossi in fase di invecchiamento. Molecole fenoliche
semplici si associano per costituire dei polimeri (macromolecole) che
tendono a sedimentare lasciando il vino più morbido e meno allappante.
POLIOLI: sono caratterizzati dalla presenza di diversi radicali «idrossili», più o meno vicini, nella stessa molecola, lineare o ciclica. Come regola generale, l'aumento del numero dei radicali idrossili in un composto, a causa della maggior possibilità di formazione di legami idrogeno, comporta un aumento importante del suo punto di ebollizione, oltre che della viscosità e della proprietà antigelo. Parallelamente si osserva un aumento della solubilità e del sapore dolce. Gli zuccheri sono esempi di
polioli.
POLTIGLIA BORDOLESE:
che è utilizzata nella prevenzione della peronospora; è composta di
solfato di rame e calce spenta diluiti nell' acqua.
Deve il suo nome alla città francese Bordeaux, dove fu sperimentato per la prima volta dal professore Alexis
Millardet.
PORPORA:
é la tonalità di rosso che hanno certi vini giovani o appena
svinati.
PORTINNESTO:
tralcio di vite di specie americana (resistente alla fillossera),
provvisto di apparato radicale su cui si innesta un tralcio (marza) con
una o più gemme di varietà vinifera europea.
POSSENTE:
si dice di un vino che, oltre alla sua notevole struttura, accusa anche
una accentuata alcolicità.
POTATURA: è l'operazione invernale rituale in un vigneto per rimuovere i peduncoli indesiderati. Uno degli scopi principali della potatura invernale è di indirizzare la vite a produrre una minore quantità di grappoli, in modo da esaltare il processo di maturazione dell'uva. In primavera ed estate la potatura riguarda lo sfoltimento (rimozione delle foglie, diradamento dei germogli, ecc.) e la disposizione dell'uva.
POTATURA VERDE:
Cimatura.
POTENZIALE ALCOLICO: il potenziale alcolico di un vino è il contenuto alcolico totale che risulterebbe se tutto lo zucchero fosse trasformato in alcol con la fermentazione. Usando una semplice equazione, gli enologi possono determinare il livello di potenziale alcolico di ogni vino attraverso la quantità di zuccheri naturali che esso contiene (vedi Brix
). Dal momento che i vini dolci da dessert hanno un contenuto di zucchero più alto dei vini secchi, essi hanno anche un altissimo livello di potenziale alcolico. Per esempio, i vini Trockenbeerenauslese tedeschi, con un livello Oechsle di 150, potrebbero avere un livello di potenziale alcolico di 21,5% se fossero fermentati fino a divenire secchi, mentre la maggior parte dei vini da tavola secchi raramente superano 14%.
POVERO:
Magro.
PRATICHE DI
CANTINA: si effettuano prima dell'imbottigliamento. I travasi hanno lo scopo di separare il vino dalle fecce man mano che si depositano sul fondo, oppure di uniformare le partite di vino prodotto. Le colmature, per evitare ossidazioni e sviluppo di microrganismi aerobi, vengono effettuate nel caso il volume del vino all'interno della botte diminuisca (per evaporazione, soprattutto nelle zone calde; per contrazione volumetrica a causa del freddo; per assorbimento dalle pareti delle botti). Per queste si usano i tappi colmatori, che segnalano il livello del vino e permettono una chiusura ermetica del recipiente: il liquido scende nella botte man mano che in essa diminuisce. La scolmatura è il procedimento di diminuzione di parte del liquido per evitare fuoriuscite per aumento di volume.
PRECIPITAZIONE:
Fenomeno fisico-chimico per cui una sostanza disciolta, sospesa o dispersa in una soluzione si separa da questa depositandosi sul fondo. In enologia si possono manifestare precipitazioni tartariche, che consistono nella cristallizzazione dei sali dell'acido tartarico
(bitartrato di potassio), oppure proteiche (casse proteica). Si possono evitare o ridurre con una stabilizzazione del vino a freddo, prima dell'imbottigliamento.
PRECOCE: alcuni vini hanno bisogno di essere invecchiati prima di mettere in mostra il loro pieno potenziale, mentre altri sono costruiti per maturare alla svelta ed essere bevuti mentre sono ancora giovani. Questi ultimi sono chiamati vini precoci, poiché il loro sviluppo è stato accelerato. Vini di questo tipo tendono ad essere molto fruttati, dal momento che i gusti più complessi e sottili non hanno molto tempo per
emergere.
PRE-FILLOSSERA: è un termine spesso usato per indicare vini fatti prima dell'infestazione della fillossera nei vigneti francesi. La maggior parte di questi vigneti furono ripiantati negli anni Venti, quindi questi vini stanno diventando sempre più rari ogni giorno che passa.
PREMIER CRU: è il più alto dei 5 ordini della classificazione delle più importanti cantine del Bordeaux. I cinque châteaux premier crus sono superiori ai 14 second cru e così via.
Nella Champagne sono classificati premier cru i paesi dove l'uva viene venduta
dal 99 al 90% del prezzo di riferimento.
PREMIUM WINE: è un'imprecisa categoria per identificare i vini di qualità negli Stati Uniti. In ordine ascendente questi sono i più usati termini di mercato per identificare vini di qualità negli States: "commercial" (vini di base che vanno da 5$ a 10$), "premium", "ultra-premium" e "connoisseur-level" o "super-premium".
PRENDERE LA BOTTIGLIA: termine di degustazione usato per descrivere i positivi cambiamenti di un vino nel tempo. Per esempio, quando qualcuno dice “Questo Brunello del 1988 ha preso bene la bottiglia”, ciò significa le parti più ruvide del vino, gli aspri tannini e la grezza acidità, si sono stemperate o ammorbidite mentre il vino è invecchiato in bottiglia.
PRESA: un vino rosso che causa una piacevole sensazione astringente in bocca, si dice che ha “presa”. Questo è un termine positivo usato per indicare vini che hanno una struttura solida dovuta ad un giusto equilibrio del tannino (una “presa tannica”, si potrebbe dire).
PRESA DI SPUMA: in francese Prise de Mousse, è la fase , del processo di
spumantizzazione, nella quale il vino fermentando in recipiente chiuso
si arricchisce di anidride carbonica. Nel metodo classico le bottiglie vengono accatastate orizzontali al buio e al fresco; nel giro di qualche mese i lieviti fermentano lo zucchero, con formazione di anidride carbonica e alcol etilico. La fase
termina all'incirca entro 120 giorni con una sovrapressione in bottiglia
minima di 5 atm.
PRESSATURA:
operazione di cantina che consiste nel pressare o torchiare uve intere,
uve pigiate o vinacce, fermentate o non, al fine di estrarre la parte
liquida.
PRIMARI:
sono le sostanze odorose provenienti direttamente dall'uva. Si dicono primari i sentori olfattivi e gustativi derivati dall'uva di base, e per estensione tutti i vini semplici, non ricchi di sfumature, marcati solo da elementari profumi di
frutto.
PRIMEUR (EN):
Vino Novello.
PROCESSO BOURGUIGNON: consiste nello svolgere la fermentazione alcolica ed eventualmente malolattica in barrique, seguite da un affinamento di più mesi sulla biomassa totale per l'elaborazione di vini bianchi.
PRODUZIONE INTEGRATA: si intende una strategia complessiva di difesa delle colture in cui si fa ricorso a pratiche agronomiche (lavorazioni, rotazioni, concimazioni equilibrate, irrigazioni, potature), alla lotta guidata, alla lotta integrata, alla lotta biologica, alla genetica (piante resistenti), all'ingegneria genetica (piante transgeniche), a tutti quegli interventi in grado di rendere sempre più difficile la vita degli insetti dannosi.
PROFONDITÀ: si dice che ha profondità un vino
multidimensionale, che presenta una vasta gamma di gusti e di aromi. E come con le persone, qualcuno che è profondo attrarrà la vostra attenzione molto più a lungo di un tipo superficiale. Voi sentirete spesso i sommeliers rivolgere complimenti come " profondità di gusto", "ricchezza e profondità" o "profondità e complessità".
PROFONDO: è un termine descrittivo che viene quasi sempre usato assieme a dei componenti specifici del vino come colore profondo, concentrazione profonda, bouquet profondo.
PROFUMATO: uno spumante che dà sensazioni aromatiche e odorose molto
piacevoli. La parola viene anche usata per i vini bianchi, assieme ad altri termini di gergo come “fiorito” o “floreale”.
PROFUMO:
insieme delle sostanze odorose del vino che si generano durante il
processo di maturazione e affinamento.
PRONTO: spumante che è adatto ad essere consumato senza ulteriore
invecchiamento.
PROVA ALL'ARIA:
é un esame tecnico per verificare la stabilità all'aria del vino,
particolarmente utile per accertare la tenuta all' ossidazione.
PRUINA: sostanza cerosa che ricopre gli acini d'uva, conferendogli un aspetto vellutato; rende la buccia impermeabile e trattiene i lieviti e i batteri portati dal vento e dagli insetti.
PULITO:
Un vino pulito è quello che non ha alcun difetto distinguibile; vale a dire che non puzza, non ha sapore né aspetto sgradevoli. Questo termine viene usato spesso con descrittori del tipo “fruttato”, “fresco”, “fragrante”, “fresco vivo”. Un vino pulito non è necessariamente un vino interessante o di classe, ma solo un vino che non ha difetti evidenti,
equivalente di "franco".
PUNGENTE:
s'intende quella sensazione che si coglie quando c'è un'eccessiva
presenza di sostanze irritanti. Un vino pungente ha un'aroma deciso e forte, dovuto ad un alto livello di acidità. L'opposto di un vino pungente è un vino inodore, insipido e fiacco.
Vedi anche acidità volatile.
PUNTO PERLAGE: microfessure poste alla base del calice della flûte, ottenute con la tecnologia dell'impatto laser, che favoriscono la nucleazione producendo treni di bolle con un effetto perlage prolungato nel
tempo. Il
fenomeno si verifica quando la fessura ha un raggio maggiore del raggio
critico.
PUPITRES: particolari cavalletti,
composti da due pannelli in legno incernierati alla sommità, caratterizzati da fori sagomati, dove,
nel metodo classico,
vengono poste dalla parte del tappo, inizialmente in posizione quasi orizzontale, le bottiglie per effettuare il remuage o scuotimento (vedi).
PUTRIDO:
Girato.
PUZZE: in enologia il termine si riferisce agli odori nauseanti o scorretti emessi da un vino. I cattivi odori possono venire da un certo numero di fonti, incluse le botti scarsamente pulite, bottiglie non sterilizzate o tappi di cattiva qualità.
QUALITA': la
qualità dei vini è il risultato di una serie di azioni ragionate che
partono dalla vigna e arrivano in cantina. Non esiste una qualità
assoluta, ma sempre rapportata ad altri parametri (es: tipicità,
prezzo, ecc..).
----------- Inizio
QUERCIA: Pianta arborea con foglie caduche, appartenente all'ordine delle
Hamamelidales, famiglia Fagaceae, genere Quercus. La struttura del legno è solida e compatta, ideale per la produzione di botti per la conservazione del vino. Le querce più utilizzate in enologia sono: - Quercus alba (quercia bianca), Quercus petraea (rovere), Quercus robur (quercia inglese) e Quercus suber (quercia da sughero). Vedi legno per botti e tini.
RABBOCCARE: significa semplicemente aggiungere più liquido ad un contenitore per riempirlo fino in cima. Nel caso del vino, questo viene fatto per eliminare lo spazio d’aria che potrebbe anche causare l’ossidazione di un vino. Il vino immagazzinato in una botte evaporerà gradualmente a causa della porosità del legno, così di tanto in tanto le botti vengono rabboccate con vino (ovviamente della stessa annata, dello stesso vitigno e dello stesso vigneto) per impedire all’aria di mescolarsi col vino (questo spiega i piccoli fori nella parte superiore della botte), Altri esempi di rabbocco accadono con lo
Spumante Metodo Classico, che ha bisogno di essere rabboccato con il “dosage” dopo il “degorgement” e le bottiglie molto vecchie, il calo del cui liquido è aumentato fino al punto in cui hanno bisogno di essere rabboccate e tappate nuovamente.
----------- Inizio
RACEMO o grappolo: infiorescenza costituita da un asse centrale su cui si inseriscono i fiori peduncolati.
RAFFINAZIONE: è uno dei metodi usati per chiarificare il vino. In poche parole, dopo la fermentazione un agente di raffinazione (un coagulante come argilla in polvere, chiaro d’uovo montato, latte in polvere e gelatina) viene versato nella botte o nel barile. Mentre lentamente scende verso il fondo, esso attacca le particelle solubili nel vino e le trascina giù. Il vino chiarificato viene quindi spillato. La raffinazione può essere un processo lento e noioso (qualche povera anima deve separare e sbattere centinaia di bianchi d’uovo), ma è anche un metodo tradizionale e venerabile e usato oggi in quasi tutte le regioni vitivinicole. Come il filtraggio e la centrifugazione, la raffinazione ha qualche detrattore, che pensa che il vino dovrebbe raggiungere la chiarificazione in via naturale.
RANCIDO:
é la sensazione non piacevole che ricorda il burro o altri grassi
animali irranciditi. Si coglie in certi vini affetti da alterazioni
microbiche.
RASPO: è lo "scheletro" del grappolo, cioè quello che resta una volta eliminati tutti gli acini.
RASPOSO:
si usa per indicare una sensazione di ruvidità dovuta a un contatto
prolungato del mosto con i raspi.
RATAFIÀ: La sonorità mediterranea della parola "ratafià" non deve trarre in inganno, poiché si tratta di un prodotto autentico della Champagne, la cui parentela con il vino viene ricordata da una gabbietta la cui
funzione è in questo caso puramente simbolica. Il dizionario ortografico Bescherelle del 1848 ricorda che il nome "ratafià" si scriveva un tempo con una "t" finale ereditata dalla locuzione latina
res rata fiat (la cosa è ratificata) che si diceva alla fine di un pranzo d'affari concluso positivamente degustando una specie di liquore, a un'epoca in cui la semplice parola data aveva valore di contratto. Oggi, il ratafià di champagne è un alcolico ottenuto per
mutage (arresto della fermentazione alcolica nel mosto), ovvero per aggiunta di un'acquavite con una gradazione di almeno 90%vol a un mosto d'uva appena estratto dal torchio e proveniente naturalmente dalla zona di produzione dello champagne. L'acquavite ha il compito di bloccare di colpo la fermentazione. Con almeno
l'80% di mosto e una gradazione non superiore ai 18%vol, il ratafià mantiene quindi tutto il sapore e il profumo dell'uva fresca, non essendoci stata fermentazione.
Al pari del vino, deve essere travasato, quindi resta da 12 a 15 mesi in fusti di rovere per acquisire il caratteristico colore ambra e il gusto amabile prima di essere messo in bottiglia, dove non invecchierà più. Generalmente degustato come aperitivo, il ratafià può essere anche un ottimo vino da dessert. Va servito molto freddo, ma è preferibile comunque consumarlo senza ghiaccio. Classificato nella categoria degli aperitivi a base di vino, può essere utilizzato anche in cucina, dove non ha nulla da invidiare al porto e, a quanto dicono nella Champagne, rende altrettanto bene del
pineau.
RAZZA: avete udito espressioni come “di gran razza” e “una razza a parte”? Bene, le stesse possono essere usate anche nella vinificazione. Un vino armonioso è prodotto attraverso un processo attento e selezionato, dalla cura del suolo, delle uve alla precisione del processo di vinificazione. Un vino di razza è il migliore del suo tipo, uno che è considerato quasi perfetto, armonioso, raffinato ed elegante.
RC (Récoltant-Coopérateur):
sigla utilizzata dai produttori di Champagne per indicare il vigneron che consegna le proprie uve alla cantina sociale, che le vinifica e le
spumantizza, facendosi poi consegnare un numero di bottiglie equivalente alla propria produzione e le vende con la propria etichetta. Questa categoria è stata istituita per smascherare molti falsi RM.
R.D.: Recemment Dégorgé, marchio depositato di proprietà della Bollinger. Indica le cuvée che hanno sostato a lungo sulle fecce nobili per acquisire un bouquet particolare, minerale, profondo e fiorito. La più nota è ovviamente prodotta dalla Bollinger, unica maison a poter usare l'attributo di R.D. Alcuni vintage come Krug o la Cuvée Comtes de Champagne di Taittinger, pur non potendolo dichiarare, sono a tutti gli effetti dei R.D.
REATTIVO: un vino reattivo ha slancio e freschezza, tannini ben presenti e maturi (se è un rosso), vitale forza acida. Il contrario di statico.
RECETTORI
SENSORIALI: apparati od organi periferici sensibili agli stimoli e capaci di trasmetterli ai centri nervosi. Sulla lingua ci sono quasi 9.000 recettori sensoriali, raggruppati nelle papille
gustative.
RECOULEUSE: bottiglia che presenta
una leggera perdita di vino attraverso il tappo corona o di sughero.
Negli spumanti è un indicazione negativa perchè fa presupporre perdita
di anidride carbonica.
REFRIGERAZIONE:
si esegue per eliminare eventuali depositi salini (Sali dell'acido tartarico, proteine, sostanze coloranti, cellule di lieviti e batteri, ecc.). Con la refrigerazione il vino diventa più morbido, effetto importante e utile per i vini giovani.
REGIONE: è un’area geografica che fa parte di un territorio o di uno stato già meno specifica di una zona. In Francia, per esempio, il Bordeaux è considerata una regione vinicola e le Graves, che sono all’interno del Bordeaux, invece una zona. Ogni regione di solito è specializzata in vitigni che crescono bene da quelle parti per via del clima e del suolo particolari. Per vostra informazione, i vini le cui etichette riportano solo una regione, come la Borgogna, piuttosto che una zona specifica o una denominazione all’interno di quella regione, come Nuits-St.-Georges, tendono a costare meno dal momento che sono meno esclusive.
REHOBOAM: bottiglia il cui contenuto corrisponde a 6 bottiglie da 0,75 litri (4,5 litri).
REMUAGE
o SCUOTIMENTO:
pratica in uso per gli spumanti metodo classico. E' una rotazione delle
bottiglie capovolte di circa un ottavo di giro eseguita a mano, sulle
pupitres o con appositi macchinari detti giropallets, al fine di far lentamente precipitare i depositi sotto il tappo della
bottiglia, per poi eliminarli con la sboccatura (vedi). A causa dell'immobilità prolungata delle bottiglie, il deposito rimane praticamente incollato, pertanto è il remuage che deve ovviare
all'inconveniente senza rimettere in sospensione le particelle. La finalità dell'operazione consiste nel fare progressivamente spostare queste ultime verso il collo della bottiglia, che viene inclinato verso il basso per gradi. Le bottiglie sono collocate in appositi contenitori (pupitres). L'insieme delle fecce e dei lieviti verrà distaccato poco a poco dalla Gyropalette o dal colpo di polso del remueur che fa eseguire alla bottiglia un quarto o un ottavo di giro, ogni
giorni. Il fondo di ogni bottiglia è contrassegnato da una tacca bianca per facilitarne l'individuazione e una candela accesa consente di controllare la trasparenza. Ogni volta che viene impresso questo movimento, il deposito scende un po' verso il bidule, il
tappo provvisorio che consente di far evacuare il tutto definitivamente al momento della
sboccatura. La rotazione è giornaliera, pari a circa 1/8 di giro e prevede il progressivo aumento dell'inclinazione verso il basso. Alla fine del procedimento, la cui durata varia solitamente da uno a due mesi, le bottiglie sono poste quasi verticalmente. Il remuage tradizionale è praticato da lavoratori specializzati, che riescono a ruotare 15.000/20.000 bottiglie al giorno.
La messa a punto delle macchine, le Gyropalette, grandi scaffali metallici di 504 bottiglie montati su giroscopio e pilotati tramite computer giorno e notte, ha permesso di ridurre considerevolmente i tempi dell'operazione. Attualmente è in fase di sperimentazione un tentativo di utilizzare lieviti imprigionati in perline di alginato per ottenerne la liberazione progressiva.
RENDEMENT DE BASE: è la "resa-base" per ettaro in
Champagne. Costituirebbe, in teoria, la resa di riferimento per la determinazione della quantità massima di prodotto ammessa per ettaro. In realtà ha importanza solo come base di calcolo della resa massima consentita (vedi PLC).
RESA: (per ettaro) è il termine usato per indicare la quantità totale delle uve o il volume del vino che le uve vendemmiate sono capaci di produrre. Come tale, la resa indica anche la potenziale qualità del vino che sta per essere prodotto, dal momento che è opinione comune che rese più basse producano uve di qualità più alta e, di conseguenza, vini di qualità più alta.
Quindi di norma, più elevata è la resa per ettaro e minore è la qualità del vino prodotto, anche se per una valutazione di questo tipo sarebbe sicuramente più corretto fare riferimento alla resa di uva per pianta.
Nelle denominazioni di origine viene limitata - con opportune tolleranze - dal disciplinare di produzione.
La resa viene spesso espressa in ettolitri per ettaro (usualmente abbreviato in hl/ha). I singoli vitigni sono capaci di produrre rese variabili in funzione della loro natura intrinseca. Per esempio, le rese del Pinot Nero saranno circa la metà di quelle che è capace di produrre il Merlot nelle medesime condizioni.
RESERVA: termine spagnolo per “riserva”. Per la legge spagnola, un vino rosso deve passare almeno tre anni di invecchiamento in cantina di cui obbligatoriamente almeno uno in botte, prima di essere messo sul mercato.
RESIDUI DI FITOFARMACI: sono quelle piccole quantità di pesticida che restano nei prodotti trattati, e che il consumatore ingerisce con il cibo senza saperlo. Se l'agricoltore rispetta il tempo che deve intercorrere tra l'intervento chimico e la raccolta, i residui restano nei limiti consentiti dalla legge, e non dovrebbero riuscire dannosi alla salute. Se il lasso temporale non viene rispettato, cosa che succede in un certo numero di casi, il prodotto è fuorilegge, suscettibile di venire ritirato dal commercio, e costituisce un rischio per il consumatore. La lotta guidata, integrata e biologica applicate correttamente consentono di immettere sul mercato prodotti non solo con residui a norma di legge, ma addirittura assenti.
RESIDUO ZUCCHERINO:
E' la quantità di zuccheri che rimane nel vino per una fermentazione non completata ad opera dei lieviti. Secondo la percentuale di residuo rimasta i vini si distinguono in:
- secchi o asciutti,residuo zuccherino inferiore a 4 g/l;
- abboccati, con residuo tra 4 e 12 g/l;
- amabili, tra 12 e 45 g/l;
- dolci, maggiore di 45 g/l.
Negli spumanti la classificazione è la seguente:
- dosaggio zero, con residuo inferiore a 3 g/l;
- extra brut, tra 0 e 6 g/l;
- brut, inferiore a 15 g/l;
- extra dry, con contenuto zuccherino tra 12 e 20 g/l;
- sec, tra 17 e 35 g/l;
- demi-sec, tra 35 e 50 g/l;
- dolce, se il contenuto zuccherino supera i 50 g/l.
RESVERATROLO:
composto del gruppo degli stilbeni, con notevoli proprietà protettivedella
pianta dove ha effetto antibiotico contro la proliferazione di funghi, e nel vino.
È contenuto in
piccole dosi, specie nei vini rossi.
Da recenti ricerche effettuate nell'University of North Carolina, si è scoperto che il RES disattiva la proteina
NF-Kppa-B, che protegge le cellule cancerose dalle cure chemioterapiche rendendone difficile la distruzione. La scoperta aggiunge un ulteriore tassello alle proprietà benefiche del vino
sulla salute, ovviamente se preso con moderazione e quotidianamente.
Ha anche effetto nel confronto delle alterazioni aterosclerotiche.
RETROGUSTO: l'insieme delle sensazioni che si avvertono dopo aver deglutito
lo spumante.
rH: la forza delle sostanze ossidanti e riducenti presenti nel vino determina il cosiddetto "potenziale di ossido-riduzione" o "potenziale redox", che si esprime col simbolo
rH. La scala dei valori rH varia da un minimo teorico uguale a 0 ad un massimo reale, rilevato sperimentalmente, uguale a 42. Nel caso del vino per via del basso pH (mediamente 3-3,5) si raggiunge al massimo un rH=24 o poco più, nelle condizioni di estrema ossidabilità. Nei vini lungamente invecchiati in bottiglia, oppure in fase di attiva fermentazione alcolica, vale a dire al più spinto stato di riduzione, l'rH può scendere a 8-10, eccezionalmente fino a 6 ("potenziale limite"). Nelle condizioni normali di conservazione i vini presentano un rH intorno a 18-21. L'rH assume, nel settore enologico, un'importanza primaria come fattore di previsione e stato di ossidabilità di un vino.
RICCO: termine usato in degustazione per vini che hanno abbondanza di corpo, sapore, aroma. “Pieno”, “grande”, “generoso”, “opulento”, “grasso” e “ridondante”, sono tutti descrittori comunemente associati ad un vino ricco. Attenzione a non confondere la ricchezza con la dolcezza, perché sono due cose differenti, sebbene i vini da dessert possano essere certamente ricchi.
RICOLMATURA:
operazione che consiste nel rabboccare un recipiente riportando il livello del liquido all'altezza originaria. Nei vini destinati a lungo invecchiamento, è un'operazione indispensabile da effettuare periodicamente, quando il liquido nella bottiglia è sceso per evaporazione. La ricolmatura serve per evitare che nel contenitore sia presente una quantità di ossigeno superiore al normale, con il conseguente rischio di ossidoriduzioni e perdita qualitativa del vino.
RIDONDANTE: un vino ridondante è uno che ha abbondanza di frutto, corpo e voluttuosità. Pieno, ricco, maturo, morbido, importante sono tutte caratteristiche di un vino ridondante. Può esse usato anche per indicare un vino da dessert o una “muffa nobile” che ha un lato livello di residuo zuccherino.
RIDOTTO:
sentore tipico dei vini lungamente invecchiati in un ambiente povero
di ossigeno [come la bottiglia], che tende ad attenuarsi a contatto dell'aria. È un termine che viene usato in diverse accezioni. L'espressione più generica (e più comune nelle schede di assaggio) indica un vino non pulito all'esame olfattivo. Questa "velatura" può essere causata da un problema passeggero (in genere eccessiva presenza di solforosa libera, componente essenziale per la conservazione del vino, che attenua la sua forza con l'aerazione) o da vinificazione e/o affinamento mal condotti. In quest'ultimo caso c'è poco da fare, il vino puzza e puzzerà per
sempre.
RIDUZIONE:
vedi Ossidazione.
RIFERMENTAZIONE:
utilizzata per produrre spumanti rimettendo in fermentazione il vino. Può essere effettuata
anche per rendere più vivace il vino o eliminare difetti e malattie (aggiungendo mosto concentrato e lieviti selezionati, o mosto e vinacce fresche, filtrati dolci o mosto muto).
RIFLESSI:
termine impiegato per indicare certe particolari sfumature nella
descrizione del colore di un vino.
RIFRATTOMETRO:
strumento ottico che determina il grado zuccherino presente nelle uve e nei
mosti (BRIX). I rifrattometri passano dagli ultra-precisi strumenti di laboratorio alle versioni tascabili per l’uso sul campo nei vigneti. In parole povere, un rifrattometro funziona misurando la deviazione del raggio luminoso (angolo di rifrazione) quando la luce passa attraverso una soluzione (nel nostro caso il mosto). La deviazione è collegata alla quantità di soluti sciolti in soluzione (nel nostro caso gli
zuccheri). La misura si effettua mettendo alcune gocce di mosto fra i prismi dello strumento.
RIGHT BANK: questo termine è molto usato nel mondo del vino per indicare tutte le denominazioni del Bordeaux situate nella parte settentrionale del fiume Dordogna. Le due più importanti denominazioni della Right Bank sono St.-Émilion e Pomerol e l’intera Right Bank è dominata dal vitigno Merlot. Queste due eccezionali denominazioni producono le più grandi espressioni del Merlot nel mondo.
RIMONTAGGIO:
termine che indica l'operazione con la quale si spinge il cappello nella vasca di fermentazione del mosto di un vino rosso durante la macerazione. La fermentazione di un vino rosso genera una quantità di calore indesiderato. Per raffreddare il processo e per estrarre quanto più tannino e sapore possibile dalle parti solide dell'uva, il cappello (lo strato di bucce, polpa, vinaccioli ed altre parti solide che risalgono naturalmente in cima ad una vasca di fermentazione) deve essere rotto periodicamente. Lo si fa pompando il mosto sopra il cappello oppure spingendo il cappello giù nel
mosto. Si spilla con delle apposite pompe il mosto (1/3-1/4 della quantità totale) dalla parte bassa del fermentatore e lo si spruzza sulla parte alta con lo scopo di omogeneizzare il prodotto e
contemporaneamente raffreddarlo.
RIPRODUZIONE AGAMICA: riproduzione che avviene per moltiplicazione di cellule vegetative.
RISERVA: Se è di buon gusto o quanto meno prudente affermare che non è forse Dom Pérignon ad aver inventato lo champagne, è innegabile che
questo personaggio sta all'origine del concetto dei vini di riserva. I
viticoltori di allora, contadini o religiosi che fossero, non intendevano affatto conservare i vini prodotti, cercavano piuttosto di venderli il più in fretta possibile, ben
sapendo che si sarebbero presto deteriorati. Inoltre, volevano svuotare i barili per la raccolta successiva e, soprattutto, recuperare i soldi investiti. Più lungimirante rispetto ai suoi
contemporanei, frate Pérignon, come veniva spesso chiamato, pensò di produrre dei vini che potessero conservarsi un anno, due anni o più. Mettendo in pratica le sue lunghe riflessioni, arrivò a scoprire il perché e il percome della degradazione del vino, riuscendo a evitarla. Sembra che
all'origine della nuova qualità di questa produzione vi sia stata
l'elaborazione in bianco del pinot, il famoso vino grigio. Ciò significa che Dom Pérignon abbandonò il vitigno bianco di fromenteau a favore dei pinot, continuando tuttavia a praticare gli
assemblaggi delle uve. Le conseguenze furono ben presto evidenti. Naturalmente dovette ingrandire le cantine, comprare dei fusti, ma negli anni in cui la vendemmia era scarsa
o di cattiva qualità, il vino di migliore qualità che aveva saputo conservare non aveva prezzo sul mercato. Oggi, i vini di riserva sono una delle carte vincenti delle
maison. Anzi, ne costituiscono la base, la cultura e la garanzia. Su questi stock di liquidi puntano numerose maisons, non solo per realizzare assemblaggi che permettano di offrire la famosa continuità di sapore così cara al cliente, ma anche, secondo l'intenzione di questo monaco geniale, per premunirsi in caso di cattiva annata.
RISERVA PRIVATA: la dizione "Riserva privata" su un'etichetta indica presumibilmente che si tratta di una limitata produzione del miglior vino della cantina. Se ci pensate bene, comunque, è un po' un ossimoro, perché se si tratta di roba privata di una cantina, come mai ve la vendono? Dal momento che la legge non prevede una regolamentazione della dicitura "Riserva privata", anche cantine di dubbia reputazione possono schiaffare quelle parole sulla propria etichetta (ed in effetti spesso lo fanno). Nella maggior parte dei casi, comunque, una cantina rispettabile che mette sul mercato il suo vino principale come Riserva privata sta offrendo il meglio della sua produzione e lo prezza di conseguenza.
RISONANZA: in acustica, indica (all'incirca) l'intensificazione e il prolungamento di un suono, più o meno accentuati in base alla particolare configurazione di una stanza, di una sala da concerto, o di una cavità in genere. Nel nostro gergo, il termine si avvicina intuitivamente allo stesso concetto: un vino ha "risonanza" quando lascia una lunga scia di aromi e sapori. In questo senso, è pressoché sinonimo di persistenza e di lunghezza.
RM (Récoltant-Manipulant):
sigla utilizzata dai produttori di Champagne che indica il vigneron che elabora nella propria cantina il vino, utilizzando esclusivamente le uve raccolte nei vigneti di sua
proprietà. E' un viticoltore che si occupa anche della commercializzazione della propria produzione. Viene chiamato anche
piccolo produttore rispetto alle maisons. Sono circa 4500 viticoltori, solitamente mediopiccoli, che insieme alle cooperative rappresentano circa un terzo della produzione totale di Champagne. Dei grandi marchi, solo Ruinart vinifica uve da vitigni
propri.
ROBE: parola francese che letteralmente significa “vestito”, ma che nel gergo del vino significa tutto ciò che concerne il colore di un vino.
ROBUSTO: spumante ricco di alcol e di componenti estrattive.
Riferito ad un vino robusto è quello che ha un corpo pieno, vigoroso, ricco di sapore ed alto contenuto alcolico. Il descrittore si applica di regola ai grandi e forti vini rossi.
ROSA:
é la sensazione gusto-olfattiva che ricorda il fiore fresco o
appassito.
ROSATO o Rosè:
indica il colore di uno spumante rosso molto chiaro o
cerasuolo.
Lo champagne rosé, a differenza dei vini nobili con la stessa qualifica, è un vino
bianco cui viene semplicemente aggiunto, prima del travaso, del vino
rosso nella proporzione necessaria a ottenere il colore e il gusto
desiderati (normalmente un 10¬20 per cento proveniente da un vigneto nobile, come ad esempio quello di
Bouzy). La zona della denominazione Champagne è l'unica in Francia e in Europa in cui sia consentita questa prassi. Alcune rare maisons preferiscono elaborare il loro rosato con una macerazione parziale, che dura tradizionalmente dalle 6 alle 8 ore prima della torchiatura.
L'eventuale dicitura saignée, salasso, testimonia del ricorso a tale pratica nella vinificazioni in rosso per ottenere i vini base rosati.
In questo caso si ottengono prodotti con maggiore fragranza olfattiva e
gustativa. In generale, uno spumante rosato ha una minore acidità e per questo motivo deve essere consumato in tempi
più brevi di uno champagne classico. Disdegnato a lungo dalla clientela, che lo considerava un grazioso capriccio (sembra che le prime cuvées, dei Clicquot, risalgano al 1777), questo champagne dall'aspetto rosato è riuscito a ottenere il pieno riconoscimento, forse grazie
all'influenza dei guru che orientano il gusto dei consumatori oppure per via delle cure dedicate alla sua elaborazione e alla qualità così raggiunta.
ROTONDO: spumante morbido per contenuto di zuccheri, di moderata acidità e
di corpo pieno. Il termine rotondo in degustazione indica la struttura di un vino nella vostra bocca. E’ l’opposto di angoloso o duro, come se aveste del marmo in bocca invece di un riccio di mare. Un vino rotondo è liscio e gentile sulla lingua con una piccola o addirittura nessuna punta acida. Un vino acquista rotondità quando tutti i suoi componenti (alcol, acidità, tannino, dolcezza) sono in equilibrio o armonia senza nessuna caratteristica dominante. Ciò non significa necessariamente che un vino sia eccezionale, ma semplicemente che non è difettoso.
ROTTURA:
Casse.
ROVERE: nell'accezione
degustativa - talvolta un po' sbrigativa - il semplice sostantivo "rovere" indica sinteticamente la nota dolce nei profumi e nel gusto che deriva dalla maturazione del vino in botti di rovere di piccole dimensioni. Espressioni quali "il rovere marca molto", o"il vino dovrebbe riassorbire il rovere" vanno quindi intese in questo senso.
ROVERE AMERICANO: una cantina che afferma di usare rovere americano si riferisce al tipo di barrique usata durante il processo di invecchiamento. Tradizionalmente i vini vengono fatti invecchiare in barrique di rovere francese, ma il rovere americano (cioè quercia cresciuta negli Stati Uniti) ha cominciato a divenire sempre più popolare in tutto il mondo sia per il suo prezzo (da 250 a 300
euro per barrique, invece dei 600euro per una barrique francese), sia per i sapori di vaniglia e aneto che conferisce. Alcuni vitigni come lo Shiraz, lo Zinfandel ed il Tempranillo sembrano avere una certa tendenza a preferire la maturazione in rovere americano. Certe regioni vinicole come Rioja in Spagna e molte regioni australiane hanno creato uno stile di vino, che dipende proprio dagli aromi del rovere americano. Solo occasionalmente un enologo francese userà delle barrique di rovere americano, ma sarà un evento veramente raro!
ROVERE FRANCESE: quando una cantina afferma che i suoi vini sono invecchiati in rovere francese, si riferisce alle barriques di legno, fatte con il rovere delle foreste francesi. Le barriques di rovere francese costano più di
600euro l’una, hanno una capacità di 225 litri, sono considerate le migliori al mondo, sono famose per migliorare la struttura ed il carattere di un vino e comunicano aromi di vaniglia, legno aromatico e caramella mou.
ROVERE NUOVO: termine che sta ad indicare barriques nel loro primo anno di uso. Dal momento che le barriques di due, tre, quattro anni cedono un livello decrescente di sapori ed aromi di legno al vino, molti enologi ruotano la loro dotazione di barriques a seconda dell’età di ognuna. Gli enologi che vogliono conferire sapori di legno al loro vino, normalmente scarteranno quelle barriques che sono state usate per più di quattro annate, perché l’interno si è incrostato di depositi che impediscono l’interazione col vino.
ROUTE TOURISTIQUE DU CHAMPAGNE: la "Strada del Vino" della Champagne si sviluppa per 600 km e si articola in sette percorsi.
RUBINO:
é la tonalità che in un vino rosso indica freschezza e buon stato di
conservazione.
RUSTICO: se un vino manca di eleganza e di finezza, è spesso definito come
rustico. Aggettivo utilizzato (in abbondanza!) per indicare un vino di fattura approssimativa e/o di carattere ruvido e grezzo. Per i vini più ambiziosi è un attributo negativo.
Il termine si riferisce anche ai vini fatti alla vecchia maniera, che spesso hanno bisogno di invecchiare per molti anni per ammorbidire ed acquisire equilibrio. I giovani, ruvidi vini rossi che ancora abbisognano di invecchiamento (e hanno il potenziale) sono talvolta indicati come rustici, come se fossero dei vini fatti male e che sono irrevocabilmente grezzi e
pesanti.
RUVIDO:
é un vino che presenta un eccesso di tannini e un'acidità spiccata.
Un vino ruvido è quello che difetta di finezza, ha un sapore aspro una struttura rude.
Ruvidi o rugosi sono appunto i tannini estratti con poca finezza, e caratterizzano un vino spesso in debito non solo di eleganza ma anche di
naturalezza. Un vino fatto con uve eccessivamente pressate, per esempio, avrà una struttura molto più ruvida di uno fatto con uve spremute più
sofficemente. È una sensazione che si può attenuare con l'invecchiamento o con
opportuni trattamenti.
Sabler le champagne:
espressione che si legge o si sente spesso, la quale indica
un'ingestione più o meno cospicua di questa bevanda. Sabler le champagne deve essere interpretato nel senso di bere tutto d'un fiato, alla russa in un certo senso, senza rompere però il
bicchiere... Inutile dire che non è certo il miglior modo di apprezzarlo e che, così facendo, a essere poco apprezzate saranno... le vostre maniere!
----------- Inizio
SABRAGE:
o sabrer, apertura dello spumante o champagne con un colpo di sciabola
(sabre) liberando
il tappo con il vetro, del collo della bottiglia, che lo attornia. Volendo cercarne l'origine, si pensa subito ai focosi cavalieri delle campagne imperiali che non perdevano certo tempo ad allentare la
gabbietta delle preziose bottiglie e risolvevano il problema con il dorso della loro sciabola (sabre), che maneggiavano con grande destrezza. Ora, gli eruditi, non avendo trovato la descrizione di queste maniere nei testi dell'epoca (tanto diffuse quanto inutili da rievocare), confutano questa supposizione e le preferiscono dei modi civili e urbani più recenti. Ma è plausibile che gli ussari della Brigata infernale di Lassalle, con una bottiglia in mano e la sciabola al fianco, non siano stati così impazienti? Pensarlo sarebbe come offenderli! E i prussiani di Bliicher nel 1814 o i cosacchi di Platov nel 1815 saranno stati dunque più civili? Non ci resta che il famoso allievo dell'accademia militare di Saint-Cyr con pennacchio, il quale, al nome di una celebre marca fa saltare il
tappo di una splendida bottiglia e libera con le armi il prezioso liquido prigioniero!
Questo esempio ci offre l'opportunità di descrivere la procedura da
seguire: con una mano si tiene il corpo della bottiglia, con l'altra si fa scorrere con un colpo secco la lama della sciabola sulla parte superiore del fusto appoggiandola con forza, con il lato non affilato di fronte al collo. La lama colpisce così l'anello del collo, che si separa dalla bottiglia trascinando tappo e
gabbietta. Và aggiunto la seguente precauzione: evitare di trovarsi nella
traiettoria. Esiste una "confraternita del Sabre d'or" con più di 3000 membri.
SACCAROMICETI:
lieviti del genere Saccharomyces sono gli agenti responsabili della
fermentazione alcolica.
SACCAROSIO:
é lo zucchero comune ottenuto specialmente dalla barbabietola e dalla
canna da zucchero. Non è direttamente fermentabile, ma per l'azione di
alcuni acidi e ai un particolare enzima prodotto dai lieviti
(invertasi), si trasforma in glucosio e fruttosio prontamente
fermentescibili. Non è ammesso dalla legislazione italiana per
l'arricchimento dei mosti, ma solo per la rifermentazione degli
spumanti.
SALASSO: pratica utilizzata per ottenere una maggiore concentrazione di colore e
ponifenoli: si estrae parte di liquido dal mosto all'inizio della fermentazione; la parte rimasta continuerà il processo di fermentazione alcolica e macerazione con le bucce. E' un metodo utilizzato da molto tempo, che ha lo svantaggio di poter alterare l'equilibrio di partenza delle uve, con conseguenza di un possibile eccesso di tannini. Il vino che si otterrebbe, difficilmente potrebbe raggiungere una buona armonia.
SALATO:
é la sensazione gustativa che si percepisce prevalentemente ai bordi
e al centro della lingua, dovuta alla presenza nel vino di sali minerali
pili o meno dissociati (potassio, sodio, calcio, ferro, magnesio,
manganese) che la vite assorbe dal terreno sotto forma di ioni. Non si tratta di un difetto, è una sensazione di solito connessa alla sapidità di molti dei migliori vini bianchi, anche se non è raro ritrovarla in altre tipologie.
In certe
zone marine il vino può addirittura risultare salmastro.
SALMANAZAR:
bottiglia il cui contenuto corrisponde a 12 bottiglie da 0,75 litri (9 litri).
SALOMON:
bottiglia il cui contenuto corrisponde a 24 bottiglie da 0,75 litri (18 litri).
SANS ANNEE:
se nell'assemblaggio dei vini base sono anche utilizzati vini di annate precedenti a quelli della vendemmia e fino ad un massimo del 30%, si ha uno spumante sans
année, senza quindi alcuna indicazione di annata in etichetta. Normalmente hanno periodi di affinamento più brevi sui lieviti rispetto ai
millesimati, in genere di 2/3 anni. Oltre il 75 per cento dello Champagne è sans année e necessariamente riassume lo stile caratteristico e le qualità costanti di ogni maison.
SAPIDO: spumante ricco di acidità e sali minerali.
Un vino sapido è ricco di sapore (ma va'...), ha reattività e contrasto. E insomma l'opposto di un vino molle e seduto.
SAPORI
FONDAMENTALI: sono le sensazioni che l'apparato orale é in grado di percepire attraverso le papille gustative e sono
7: dolce, salato, acido, amaro, astringente, metallico e umami.
SATÈN:
indica uno spumante Metodo Classico poco meno effervescente del normale
(minor pressione in bottiglia). E' un termine
che si trova solo sulle etichette del Franciacorta, perchè è un
marchio registrato. I francesi lo chiamano crèmant) e che può vantare un gusto decisamente più morbido e rotondo.
Fino al 1995 era possibile chiamarlo crèmant anche in Italia.
SAUTERNES: la denominazione Sauternes, che si trova nella zona delle Graves nella regione del Bordeaux (ed è una delle poche aree in Francia dove la muffa nobile si presenta naturalmente), è famosa per la produzione di alcuni dei vini dolci di più alta qualità al mondo. Il vitigno dominante nel Sauternes è il Sémillon (circa l’80%), che viene normalmente tagliato con Sauvignon Blanc per aumentare il gusto del vino. Pochi châteaux aggiungono anche piccole quantità di Muscadelle. Le migliori annate sono attaccate dalla Botrytis cinerea (la muffa nobile), che si presenta da due a quattro volte ogni dieci anni e dà al vino un retrogusto di miele straordinario, una dolcezza lussureggiante ed intensi sapori di pesca, ananas e spezie. Per fare Sauternes di alta qualità, ogni acino maturo deve essere colto a mano e il vino deve invecchiare almeno da 5 a 10 anni. In breve, è un processo estremamente intenso e complesso e ciò spiega perché i Sauternes sono così cari e tipicamente venduti in mezze bottiglie. Quando le uve del Sauternes non maturano in modo adatto a fare un vino dolce, l’azienda può invece fare del vino secco e venderlo come Bordeaux.
SBATTUTO:
é il difetto che si riscontra in vini appena trasportati o travasati
senza precauzioni.
SBOCCATURA
o DEGORGEMENT: operazione con cui si eliminano i depositi nella
lavorazione dello spumante metodo classico; la sua data, se riportata in
etichetta, è indicativa dell'età per i non millesimati. La sboccatura può
essere eseguita "à la volèe" o "à la glace" . Nel
primo caso, si apre la bottiglia a mano, cercando di non far uscire
tutto il contenuto. Nel secondo caso, molto più diffuso, si gela il
collo della bottiglia immergendolo in un bagno di salamoia a -20 °C
formando così un tampone congelato. Tale procedimento venne messo a punto da Henri Abelé verso il
1880. Quando
si stappa la bottiglia, fuoriesce unicamente la parte solidificata. Questa operazione, che poteva essere eseguita solo grazie all'abilità e al colpo di mano degli addetti che eseguivano la sboccatura con grande rapidità, viene realizzata oggi a macchina in simultanea: togliere il bidule, cioè sboccare, aggiungere la liqueur de dosage o d'expédition che compensa
lil liquido fuoriuscito e ne determina la categoria nella scala di grado
zuccherino e inserire il tappo definitivo. L'epoca di sboccatura viene
normalmente riportata nella retroetichetta.
SCARNO:
nell’arte della degustazione del vino, vi sono tre fasi tra il gustare e l’inghiottire: il primo assaggio, il secondo assaggio ed il finale. E’ come avere dei punti di controllo per l’assaggio in tre parti della vostra bocca. Un vino che è scarno manca il secondo punto di controllo (uno dei più sensibili all’acidità ed al sapore) perché manca di profondità nel secondo assaggio. Se manca tutti e tre i punti di controllo, il vino è considerato
vuoto.
SCATOLA DI SIGARI: è un termine usato per descrivere un vino che ha un'aroma di legno di cedro, dal momento che tutti le scatole dei sigari di alta qualità sono fatti con legno di cedro spagnolo. Il termine può anche essere usato per un vino che ha la fragranza del tabacco di sigaro (quell'aroma celestiale che si sprigiona aprendo una scatola di sigari piena). Questo descrittore viene spesso usato per i Cabernet Sauvignon, specie quelli bordolesi.
SCHEDA
DI DEGUSTAZIONE: E' il documento dove vengono trascritti
tutti i risultati dell'analisi organolettica di un vino devono
comprensibile da qualsiasi persona in qualsiasi Paese. E' indiscutibile
che il risultato indicato nella scheda di degustazione debba
assomigliare, nei limiti del possibile, a una fotografia a colori del
vino analizzato.
SCHIETTO:
Franco.
SCHIUMA:
é formata da quelle bollicine gassose che si sviluppano sulla
superficie del vino appena versato nel bicchiere, può essere pili o
meno persistente.
SCIOLTEZZA (o SCIOLTO): un vino ha scioltezza quando scorre bene al palato, senza "freni" gustativi (quali l'eccesso di astringenza dovuto a tannini abbondanti o duri, l'eccesso di note speziate del rovere, l'eccesso di densità, e simili). Sta quindi più o meno per
rilassato, facile da bere, scorrevole, lineare.
SCORREVOLE:
Beverino, Sciolto.
SECCO: sinonimo di asciutto, ma non di asciugato, un vino si dice secco quando non lascia percepire zuccheri residui. Per un vino spumante, al contrario, le indicazioni Sec o Demi-Sec segnalano curiosamente una relativa
dolcezza. Imparate a memoria questo termine, perché lo sentirete molto spesso. Secco è l'opposto di dolce. Tecnicamente indica un vino che ha meno dello 0,5% di contenuto zuccherino, un contenuto così piccolo che non potete sentirlo, perché la maggior parte degli zuccheri naturali dell'uva sono stati convertiti in alcol durante la fermentazione. Il vino può avere un aroma fruttato, ma le vostre papille gustative non lo registreranno come un fruttato-dolce, quindi non confondete le due cose. D'altra parte, il termine secco è anche usato per indicare vini rossi tannici e astringenti che fanno sentire la vostra bocca secca.
SECONDARI:
sono così definiti gli aromi del vino che si producono durante il suo
processo produttivo, in particolare nel corso della fermentazione
alcolica e della fermentazione malolattica.
SECONDI VINI: il termine “secondi vini”, diverso dall’espressione “super-secondi”, indicano vini che non sono abbastanza buoni da essere considerati i primi o principali vini di una tenuta. Molti enologi in tutto il mondo producono un secondo vino per parecchie ragioni, inclusi i vantaggi commerciali e di marketing. Per esempio, il secondo vino di Château Figeac è Grangeneuve per il quale vengono impiegate uve di vigneti più giovani e meno soddisfacenti. Successivamente, quegli stessi vigneti si saranno molto ben sviluppati col tempo e finiranno nel Grand Vin Figeac. Dunque il marketing di Grangeneuve beneficia dalla sua associazione con Figeac.
SEDIMENTO:
é il deposito formato da sostanze mucillagginose, cristallini di
cremore, pigmenti coloranti che possiamo trovare in una bottiglia di
vino. Se il vino è perfettamente limpido la presenza di sedimento
solido non deve essere considerata un difetto: basta procedere alla
decantazione prima di servirlo.
SELVATICO: sta per sentore e/o sapore deciso, a tratti quasi aggressivo. È in ogni caso usato quasi sempre con significato positivo, sottolineando l'aspetto non "tecnico" e prevedibile di un vino, ma piuttosto un suo lato più autenticamente territoriale.
SEMI-SECCO: il vino bianco ricade normalmente in una delle tre categorie di sapore: secco, semi-secco o dolce. Un vino bianco secco non contiene zuccheri residui, mentre un vino bianco semi-secco contiene giusto un po’ di zucchero residuo (dallo 0,5% all’1,5% circa) da poterlo percepire. Se il contenuto zuccherino è più alto, il vino viene considerato dolce.
SEMPREPIENO:
tipo di vaso vinario, in acciaio o vetroresina, costituito da un serbatoio con coperchio che può abbassarsi o alzarsi in base al livello del vino. Ha come vantaggio quello di evitare ossigenazioni non volute, in quanto non lascia mai scolma la vasca. Il dispositivo di tenuta del coperchio può essere ad aria o a olio enologico, in
quest'ultimo caso è possibile utilizzarlo solo per piccoli contenitori ad uso famigliare, in quanto non è autorizzato dalla legge.
SENSAZIONE:
percezione in parte indeterminata prodotta da uno stimolo esterno,
olfattivo o gustativo.
SENSAZIONE DI BOCCA: termine usato in degustazione per il modo con il quale il vino viene percepito nella vostra bocca. Tutti i vini hanno una struttura che varia dall'acquoso allo spesso (si pensi allo sciroppo) e voi potete sentire questa struttura sulla vostra lingua. Un vino pieno di corpo, per esempio, dà una sensazione pesante in bocca e dunque ha una sensazione di bocca più rilevante di un vino leggero di corpo. "Vellutato", "scabro", "ruvido", "allappante" e "pastoso" sono tutti aggettivi usati per descrivere il modo con cui il vino viene percepito in bocca.
SENTORE DI LIEVITO:
è quell’odore e quel sapore relativo a certi vini appena
fermentati o a vini spumanti che sono stati lungamente a contatto con i
lieviti dopo la rifermentazione. Ricorda l’odore del pane lievitato.
SERBEVOLE: un vino serbevole è quello che ha il potenziale per invecchiare bene, risultando alla fine accresciuto in complessità e con i suoi componenti individuali divenuti più bilanciati. Se un vino invecchierà bene dipende da un certo numero di fattori, come il vitigno, la vendemmia, la qualità delle uve, la severità usata nel selezionare le uve e l’equilibrio tra frutto, tannino, alcol e acidità.
SERCIAL: è il più leggero, come corpo, colore e residuo zuccherino, dei tipi di vino fortificato di Madeira. Una volta Sercial indicava anche che il vino era fatto con questo vitigno, ma adesso questo ormai non è più vero.
SERVIZIO: serie di regole da
rispettare nel servizio dei vini durante un pranzo.
SESTO D’IMPIANTO: disposizione spaziale delle piante arboree sul terreno.
SFECCIATURA:
separazione della frazione liquida del mosto dalle fecce. Viene effettuata normalmente dopo il primo travaso, mediante una decantazione che, per l'azione della forza di gravità, permette di lasciare depositare il materiale fine in sospensione sul fondo del recipiente. Per togliere completamente le fecce fini si ricorre ad appositi filtri. La feccia essiccata viene utilizzata nell'industria per la produzione di acido tartarico.
SFUGGENTE:
si dice di un vino il cui profumo evanescente sparisce senza lasciare
tracce.
SFUMATO: indica un vino non duro e "tutto d'un pezzo", ma capace di offrire sottili gradazioni aromatiche e gustative. Non si discosta quindi troppo dal significato di "complesso" e "articolato".
SGRADEVOLE: un vino che è eccessivamente tannico, acido o di elevata alcolicità, ruvido. Ve ne accorgete quando lo assaggiate: la vostra bocca si raggrinzisce, i vostri occhi lacrimano e la vostra gola vi supplica di non inghiottire.
“Ispido”, “rozzo”, “mordace”, “astringente” sono descrittori comunemente associati ad un vino sgradevole.
SGRONDATURA:
pratica enologica che permette di estrarre, mediante apposite
attrezzature (sgrondatori), il mosto fiore che si separa spontaneamente
dal pigiato prima della pressatura.
SHERRY: è un vino fortificato della regione spagnola di Jerez. Al contrario del Porto, lo Sherry viene fortificato alla fine della fermentazione, che non viene quindi interrotta. Sebbene lo Sherry abbia una vasta gamma di sapori e colori, ci sono due tipi principali di Sherry: il Fino e l’Oloroso. Questi tipi vengono separati nella “criadera” (letteralmente, “sala parto”) a seconda della presenza di un benefico strato di lieviti chiamato “flor”. Quei vini che sviluppano flor sono di regola destinati a diventare il più pallido e leggero Fino, che ha un gusto caratteristico e che è migliore quando viene bevuto giovane. I vini senza flor sono destinati a diventare Oloroso, che è tipicamente secco, è invecchiato più a lungo della maggior parte degli Sherry ed ha un gusto di passito e di frutta secca. Il sistema solera di taglio frazionato gioca un ruolo importante nella produzione dello Sherry. E’ una specie di schema piramidale dove le botti più giovani di Sherry, vengono riempite dalle più vecchie in ordine discendente di età con le più vecchie alla fine. I vini giovani rianimano e rinfrescano la solera, mantenendo viva la benefica superficie di flor, mentre i vini più vecchi aggiungono finezza e carattere al vino giovane. Ci sono molti tipi di Sherry. Elencati dal più corposo al più leggero sono: cream sherry, pale cream, oloroso, palo contado, amontillado, fino e
manzanilla.
SIFONE:
Mistella
SISTEMI DI
VINIFICAZIONE: vinificazione a caldo, vinificazione con macerazione carbonica, vinificazione continua, vinificazione in bianco, vinificazione in rosato, vinificazione in rosso (vedi le singole voci).
SYNDICAT: le associazioni sindacali della Champagne sono varie e bene organizzate. Le più importanti sono l'SGV (Syndicat Général des Vignerons de la Champagne), il Syndicat des Négociants, l'Union des Maisons de Champagne e la Fédération des Coopératives Vinicoles de la Champagne. In particolare,
l'SGV è stato creato nel 1904 e rappresenta tutti i coltivatori e le cooperative della regione. I suoi scopi istituzionali comprendono la difesa della denominazione, l'assistenza ai coltivatori, la razionalizzazione dei vigneti e la promozione dei vini, in particolare quelli dei
récoltant manipulant.
SLOW FOOD: movimento internazionale costituito a Parigi nel 1989 da delegazioni provenienti da tutto il mondo con la sottoscrizione del Manifesto dello Slow Food. Gli obiettivi che il Movimento si prefigge sono lo studio, la conoscenza e la divulgazione della cultura materiale; la salvaguardia del patrimonio agroalimentare dal degrado ambientale; la difesa del consumatore e della qualità produttiva; la ricerca e la promozione del piacere gastronomico e della convivialità. Le origini del movimento vanno però ricercate all'interno di un gruppo di giovani legati all'Arci di Bra, intorno alla metà degli anni '70, che daranno vita negli anni '80 all'Arcigola. Dal 1989 Arcigola assume la denominazione "Arcigola Slow Food", diventando un'associazione internazionale. Il nome "Slow Food" nasce in occasione dell'apertura di un McDonald's in piazza di Spagna a Roma, durante la manifestazione di protesta a cui partecipano molti membri dell'associazione, per criticare un modello economico che tende a omologare i gusti e i sapori, cancellando le singole specificità territoriali.
SMORTO: un vino smorto è esattamente ciò che ci si attende da una definizione del genere: non interessante, noioso, unidimensionale, piatto e che difetta di gusto o di carattere. In rare occasioni, uno smorto brutto anatroccolo di un vino diventerà anni dopo come un elegante cigno. Smorto può anche riferirsi anche alla limpidezza di un vino, indicando che manca di lucentezza e di brillantezza.
SNERVATO:
é quel vino che, avendo perso forza e nerbo in seguito ad
arieggiamento o perché sottoposto a trattamenti (chiarifiche,
filtrazioni) errati o troppo spinti, risulta disarmonico e privo di
carattere.
SOFISTICAZIONE:
impiego di sostanze e processi diversi da quelli dichiarati, che altera gli elementi naturali che caratterizzano un prodotto alimentare. Nella maggior parte dei casi vengono utilizzate sostanze di qualità e valore inferiori a quelli prescritti.
SOLERA: è il tradizionale metodo spagnolo di tagliare i vini fortificati con l’intento di diminuire le differenze tra annate diverse e migliorare la qualità del vino nel suo
insieme, é il metodo classico di preparazione dei vini liquorosi legato al regime delle soleras.
Le botti di vino più vecchio vengono colmate con un vino leggermente più giovane, che rinfresca il vino più vecchio, mentre questo aggiunge carattere, corpo e profondità al più giovane. Questo laborioso metodo è molto famoso ed usato nella regione di Jerez per la produzione
di vini liquorosi tipo Sherry, ma è praticato anche in altre regioni.
SOL DI SILICE:
sospensione acquosa, concentrata e stabile, di colore latteo, a base di
anidride silicica (SiO2) utilizzata in enologia per la chiarificazione dei vini e dei mosti, in abbinamento a proteine, necessarie per il collaggio.
SOLFATI:
Sali dell'acido solforico (SO4-2), che nel vino allo stato naturale sono presenti in piccole quantità, comprese tra 100 e 400 mg/l, sotto forma di solfato di potassio. Con le operazioni di solfitazione, necessaria per la conservazione, la quantità di solfati aumenta.
SOLFITATO:
é il mosto o il vino cui è stato aggiunta anidride solforosa sotto
forma di soluzione solforosa o di metabisolfito di potassio. La
solfitazione ha lo scopo di ridurre il pericolo di ossidazioni e di
difendere il prodotto da alterazioni di origine microbica.
SOLFITI: termine che comprende biossido libero di zolfo, ione solforoso, acido solforico ed altri complessi solforici. I solfiti sono misurati in parti per milione o “ppm”. Pochissimi vini hanno solfiti sotto 10 ppm ed oggi pochi hanno sopra 60
ppm.
SOGLIA DI PERCEZIONE:
indica la quantità minima di stimolazione necessaria perché un
particolare stimolo, possa venire colto e percepito dall' assaggiatore.
Ogni individuo possiede una sua sensibilità e capacità percettiva, che
naturalmente si può migliorare e aumentare con l'esercizio.
SOMMELIER:
vocabolo di francese molto noto nel settore della ristorazione.
Il termine è di origine latina: sagmarius (= conduttore di bestie da soma). Attualmente viene considerata una professione di un certo prestigio dato che il sommelier è un esperto con conoscenze enologiche assai elevate.
Figura classica nei grandi ristoranti, diventato raro altrove, il sommelier svolge diverse funzioni. Innanzitutto, fare un buon acquisto di vini per creare la cantina, in modo che sia equilibrata, attualizzata ed economicamente ragionevole: si tratta di un lavoro tecnico, relazionale, economico, oscuro ma decisivo. In seguito, bisogna proporre al cliente il giusto vino per un determinato menu, o viceversa, con qualche spiegazione appropriata e comprensibile. Infine, ed è l'aspetto più conosciuto, ma senza dubbio il meno importante, il sommelier può essere presente a qualche dimostrazione pubblica e ad alcuni incontri critici essenziali su questo o quel vino.
La parola sommelier in Francia rappresentava un frate che nel monastero aveva il compito di occuparsi della biancheria ma anche del pane e del vino.
Nel periodo dell'Ancien Règime il Re aveva presso la sua corte vari sommelier il cui compito era quello di ricevere il vino che gli era stato consegnato con i “sommier” o bestie da soma.
Durante l'era del Ducato di Savoia viene istituito un ufficiale di Corte con il titolo di “Somigliere di bocca”. Uno dei suoi incarichi principali era quello di acquistare il vino, con “diritto di prelazione”, per la tavola del suo signore.
SOSTANZE OSMOFORE: le molecole inalate che, stimolando i recettori olfattivi e ci consentono di sentire gli odori, vengono chiamate osmofore. Queste molecole "portatrici di odore" sono contenute nei materiali organici più disparati: nei fiori, nei frutti, nelle spezie, nel vino, nei formaggi, nelle sostanze organiche in decomposizione... ecc. Gli odori sono trasportati dall'aria, il cui movimento è un presupposto necessario per veicolare fino al naso le molecole
osmofore.
SOSTANZE
PECTICHE: Pectine, gomme (polimeri a base zuccherina), pentosani (determinano la struttura della polpa poiché cementano le cellule vegetali). Le sostanze pectiche aumentano dopo la maturazione ma diminuiscono dopo la fermentazione. Vedi pectine
SOTTILE:
questo termine è spesso usato per indicare un vino elegante che non ha intenzione di stordirci con il suo aroma ed il suo sapore. Piuttosto esso solletica le vostre papille gustative con le sue caratteristiche di sottofondo, ma già complesse. Uno Chardonnay ben fatto, per esempio, può impressionarvi con il suo sottile aroma di legni.
SOTTOBOSCO:
si riferisce a quel leggero sentore, in certi vini piacevole, che
ricorda i funghi e le foglie del bosco autunnale.
SOVRAESTRATTO: si riferisce a un'estrazione eccessiva o forzata di sostanze soprattutto tanniche (vedi estrazione). Più in generale definisce un vino duro, troppo astringente, quindi difficile da bere.
SPALLA: l’area curva tra il corpo ed il collo di una bottiglia da vino. Le bottiglie di vino che sono evaporate al punto in cui lo spazio tra il tappo ed il vino è in corrispondenza o vicino alla spalla, devono essere trattate con cautela, dal momento che ci sono buone probabilità che il vino sia ossidato a causa di un tappo che non tiene.
SPAZIALITÀ: è la sensazione suggerita da un vino che sviluppa un'articolazione e un'architettura di una certa complessità: la spazialità è dunque prerogativa di vini capaci di offrire una sorta di "tridimensionalità" al palato.
SPESSORE: non va dimenticato che le sensazioni legate alla degustazione sono anche di ordine tattile. Lo spessore avvertito come pressione sulla lingua segna non solo la consistenza di un vino in termini di densità e concentrazione, ma anche la sua tannicità.
SPEZIATO:
é la sensazione olfattiva e gustativa delle spezie che si coglie in
certi vini di particolare qualità.
Il tipo di spezie che il vino comunemente imita comprende cannella, menta, pepe, chiodi di garofano,
noce moscata, vaniglia, cannella, cardamomo. Gewürztraminer, Syrah, Moscato e Zinfandel sono tutti vini che hanno caratteristiche
speziate.
SPIGOLOSO:
si dice di un vino rosso giovane, disarmonico per eccesso di acidità e
tannini, ma che con l'invecchiamento può migliorare.
SPLIT: corrisponde a 1/4 di bottiglia, ovvero 0,187 litri.
SPOGLIATO:
é un vino che per eccesso di maturazione ha perso colore e sostanze
estrattive.
SPREMITURA: è il processo di pigiatura e/o pressatura delle uve affinché rilascino il loro succo.
SPUMA: ciò che
si forma nel bicchiere al momento in cui si versa lo spumante. La sua
importanza e durata sono indice di qualità.
SPUNTO:
é la sensazione pungente propria di un vino difettoso per presenza di
acido acetico. Vedi acescenza.
SPUNTO LATTICO: vedi agrodolce.
SR
(Société de Récoltants): sigla utilizzata dai produttori di Champagne che indica
un impresa costituita da vigneron della stessa famiglia, che spumantizzano insieme il loro vino in un impianto collettivo,
conferendo le uve ed elaborando in partecipazione il vino sfruttando le sinergie e le pur minime economie di scala nella vinificazione,
nell'assemblage e nella commercializzazione. ma poi lo vendono ciascuno con la propria etichetta.
STABILIZZAZIONE:
è una serie di operazioni che avvengono dopo la fermentazione e durante la maturazione per proteggere la stabilità del vino. Esse si dividono in due categorie generali. La prima riguarda la stabilità microbiologica ed è tesa a rimuovere gli effetti indesiderati dei batteri e dei lieviti (come una indesiderata seconda fermentazione causata dai lieviti rimasti nel vino). La seconda riguarda invece la stabilità fisica e chimica ed intende proteggere il vino dagli eccessivi tannini, dal deterioramento dei composti fenolici e dalle proteine instabili. Le procedure di stabilizzazione fisica e chimica comprendono il filtraggio per rimuovere le proteine e la stabilizzazione a freddo per rimuovere i cristalli di tartrato nei vini
bianchi.
STABILIZZAZIONE A FREDDO: è un modo per chiarificare il vino rimovendo gli indesiderati cristalli di tartrato ed assicurare che il vino sia correttamente stabilizzato. E’ una procedura comune per molti vini bianchi ed un metodo relativamente semplice. Il vino viene raffreddato fino al punto di congelamento, causando la precipitazione dei tartrati. Tra parentesi, questi cristalli che voi occasionalmente vedete sul tappo, mostrano che il vino non è stato stabilizzato a freddo, dal momento che questo procedimento elimina i tartrati, che appaiono appunto come piccoli cristalli.
STANCO:
é il vino che ha perso la sua freschezza e la sua energia per cattiva
conservazione o per maturazione precoce.
Come un vecchio signore, un vino stanco ha superato il suo momento migliore ed ha usato tutti gli elementi (compresi freschezza, profondità, sapore e corpo) che ne facevano un buon vino ben equilibrato. Un vino invecchiato troppo a lungo in botte o in bottiglia perderà la sua vivacità e diventerà
stanco.
STANTIO: i vini diventati stantii sono privi di vita, odorano di muffa e sono piatti. Un tappo difettoso che permetta all’aria di entrare nella bottiglia può far diventare stantio un vino, ma può anche darsi che un vino sia invecchiato troppo a lungo ed abbia perso la sua freschezza. Invecchiare un vino che non ne ha l’intenzione o non possiede la giusta struttura per invecchiare, è una via sicura per fare un vino stantio.
STAPPATURA: stappare lo spumante è un'operazione delicata che occorre eseguire con il massimo di precauzioni, tenuto conto del prezzo e delle numerose cure e attenzioni di cui è stato oggetto.
Tenendo la bottiglia ancora a bagno nell'acqua del secchiello di raffreddamento, o ancora meglio dopo averla estratta e posta in piedi su una tavola apparecchiata con alcuni calici a flûte, svincolate il fermaglio della gabbietta metallica senza togliere il manicotto dal collo, quindi, tenendo la bottiglia con la mano sinistra (per i destrimani), senza appoggiarsi alla tavola questa volta, esercitate con la destra una forte e lenta pressione rotatoria sulla sommità del
tappo avvolta nell'insieme capsula e gabbietta, che impedisce alla mano di scivolare. Se sentite il tappo muoversi, siete quasi al termine dell'operazione, ma occorre ancora controllare la sua salita poiché il sughero tende a sfuggire di mano. Accompagnatelo delicatamente fino al bordo del collo, resistendo alla tentazione di farlo saltare. Se i vostri commensali sono dei fini conoscitori apprezzeranno maggiormente un piccolo rumore sordo che un forte scoppio.
Se nonostante i vostri sforzi il tappo resiste (spesso a causa di un soggiorno prolungato nel frigo), posate la bottiglia e, senza mai lasciare la sommità del tappo, tentate di sollevarlo
con una pressione verticale dei due pollici su ciascun lato, allo scopo di allentarlo. Ma attenzione, perché è subdolo. Se questo metodo fallisce vi vedrete costretti a usare le maniere forti: le pinze (da champagne, naturalmente), dopo aver fatto allontanare i commensali però! Un accessorio che può rivelarsi molto utile, se non indispensabile, è un tovagliolo, per asciugare una bottiglia estratta gocciolante dal secchiello in cui era immersa in acqua colma di ghiaccio (il prezioso liquido deve essere servito a una temperatura di circa 10 °C). Un ultimo particolare: il tovagliolo non deve alterare né nascondere
l'etichetta, perché se si tratta di un vino di valore, significherebbe privare i vostri amici di una gioia ulteriore.
Per versare il nettare divino dopo avere accuratamente asciugato il bordo del collo della bottiglia, reggete possibilmente con una mano la
flûte dallo stelo e, inclinandola leggermente, controllate la risalita della spuma nel cristallo. Se invece dovete servire a tavola i vostri commensali seduti, è opportuno prendere la bottiglia per il fondo, introducendo il pollice nella parte cava e versando
lo spumante lentamente e con delicatezza, anche a costo di eseguire l'operazione in due volte per evitare un inopportuno traboccamento (anche se si dice che porti fortuna). Sarà opportuno ricordarsi di asciugare bene il fondo della bottiglia onde evitare che scivoli e vi sfugga di mano!
STARE SULLE BUCCE: un termine enologico per indicare il periodo di tempo che il mosto passa a contatto delle bucce delle sue uve. E’ durante questo contatto, che può durare da poche ore a pochi giorni, che il vino assorbe i pigmenti delle bucce, i tannini, e sapori ed aromi concentrati. Per i vini rossi il contatto con le bucce è il tempo durante il quale il vino sta sulle sue bucce dopo che è già fermentato. Per i vini bianchi (che non hanno fermentato sulle loro bucce) è il periodo di tempo durante il quale il mosto sta sulle sue bucce prima di
fermentare.
STARTER: vedi lieviti selezionati.
STATICO: si dice di un vino magari anche ricco, strutturato, "ambizioso", che però non ha dinamica interna, non è sostenuto da una adeguata freschezza acida e propone un gusto piatto e ripetitivo. Più o meno come mangiare un mezzo vasetto di confettura di prugne.
STIMOLO:
in fisiologia ogni agente o condizione che provochi una modificazione
degli organi di senso.
STOFFA:
termine con cui si riassumono le caratteristiche che fanno un grande
vino (struttura, corpo, colore).
STRUTTURA: l'insieme delle componenti di uno
spumante. Dire che un vino ha struttura significa indicare che esso è ben strutturato: di corpo pieno, ben equilibrato, caloroso e piacevole. Il termine è usualmente impiegato per i grandi vini
. Vini che difettano di struttura sono spesso chiamati magri o molli. La struttura si riferisce all’ossatura di un vino, basata sulla somma dei suoi principali componenti: frutto, acido, tannino, alcol e zucchero (se c’è). Se tutti questi elementi sono nella giusta proporzione così che nessuno prevale e sbilancia il vino, allora altri, più complessi aromi e sapori possono rivelarsi. Un buon vino ha una struttura stabile, mentre un vino che, per esempio, ha poca acidità e risulta fiacco o debole, si dice che manca di struttura. I vini che si vuole invecchiare per parecchi anni, debbono essere fermamente strutturati. Essi devono avere livelli di acidità, alcol, frutto e tannino concentrati ma equilibrati, per impedire che diventino instabili o deboli mentre maturano.
STUCCHEVOLE:
si dice di un vino grossolano, eccessivamente dolce e pastoso tanto da
provocare una sensazione fastidiosa in chi lo degusta.
SUGHERO: materiale vegetale che costituisce il tessuto esterno del tronco (corteccia) della quercia da sughero (Quercus suber), con funzione di protezione contro il disseccamento della pianta e l'attacco degli agenti esterni. Il sughero è costituito da strati compatti di cellule morte di forma esagonale, la cui parete ha uno spessore di circa un micron. Di aspetto disomogeneo, è attraversato da pori e canalicoli detti lenticelle, le cui dimensioni influiscono sulla porosità ed elasticità del sughero. Le lenticelle sono piene di una polvere bruno-rossastra, ricca di tannini, che deve essere eliminata durante le fasi di lavorazione, perché fattore inquinante per i vini. Il sughero viene classificato in base al numero e alle dimensioni delle lenticelle: tanto è più basso il numero di lenticelle e piccola la loro dimensione, tanto migliore è la qualità del sughero.
SULLA FECCIA:
é la pratica enologica riservata a certi vini bianchi non aromatici,
per preservarne la freschezza e una fragranza che ricorda la crosta di
pane o il lievito (in francese sur lies). Un enologo talvolta può consentire al vino di invecchiare con le fecce per parecchi mesi prima di imbottigliarlo direttamente dalla vasca di fermentazione o dalla botte, evitando il processo di travaso e di filtraggio. Questo viene fatto per aggiungere complessità e sapore al vino. Lo Chardonnay viene spesso fatto usando la tecnica “sur lie”, così come il Muscadet.
SUPERTUSCAN: termine introdotto dalla stampa americana di settore, per
identificare i vini rossi toscani di grande struttura e ambizione che non godono di una denominazione di origine.
SURMATURAZIONE: parziale appassimento dell'uva sulla pianta, che viene raccolta in ritardo per ottenere una maggiore concentrazione di zuccheri negli acini.
E' lo stadio in cui l'uva raggiunge una iperconcentrazione di zuccheri
per vendemmia tardiva o per appassimento.
SVANITO:
uno spumante piatto e snervato da una eccessiva esposizione
all'aria.
SVILUPPO: vedi articolazione.
SVINATURA:
é l'operazione di cantina che consiste nel separare il vino nuovo
dalle sue parti solide (fecce, bucce e vinaccioli).
TAGLIO: la mescolanza di vini diversi per vitigno o per età.
La maggior parte dei vini e tagliata, dai migliori Chardonnay al vino da caraffa che si acquista al supermarket. L'enologo merita il suo denaro e la sua fama decidendo quale combinazione di vitigni, vendemmie, vigne, denominazioni, stili e numerosi altri fattori mescolerà insieme per fare il miglior vino possibile. Per esempio, uno dei tagli più classici è mescolare Cabernet Sauvignon e Merlot (insieme ad altre uve) per fare un Bordeaux. Anche molti Champagne sono fatti con due o più vendemmie. Inoltre, sapore e margini di profitto sono altre ragioni per tagliare: diluite un po' di eccellente Sauvignon Blanc con del Sauvignon Blanc mediocre e voi avete un bel po' di Sauvignon Blanc di passabile qualità.
----------- Inizio
TAGLIO BORDOLESE: nulla di cruento. Si tratta semplicemente di un vino ottenuto da uve cabernet
sauvignon, cabernet franc e merlot, come avviene appunto nella zona di Bordeaux e più precisamente nel
Medoc.
TANNICO:
si dice di un vino ricco di tannino, che, per questo dà la sensazione
di ruvido, di astringente, di allappante. Se in equilibrio con le altre componenti del vino è un pregio, in eccesso risulta invece sgradevole.
TANNINI:
Sostanze presenti soprattutto nei vini rossi, che come riflesso gustativo e tattile danno una sensazione di astringenza (si legano a una sostanza presente nella saliva facendola precipitare, da cui un senso di secchezza). Si estraggono dalle bucce e dai vinaccioli, e a seconda del loro grado di polimerizzazione possono essere maturi, non aggressivi, terrosi (vedi), oppure immaturi, taglienti, abrasivi. In certi casi infine si definiscono "freddi" - e non in senso negativo - quando donano un gusto rinfrescante, che invoglia a bere.
Nei vini si ammorbidiscono con l’invecchiamento e nondimeno è un fattore cruciale per la maturazione dei vini rossi.
Se il vino rende la vostra bocca rugosa ed i vostri occhi lacrimano, ciò è normalmente dovuto ad alti livelli di tannino. Molti dei vini rossi commerciali di oggi hanno un preciso equilibrio tannico e necessitano di poco (ma anche nessun) invecchiamento.
TANNINI ENOLOGICI:
miscele di tannini condensati, provenienti dall'uva, e tannini idrolizzabili, a base di ellagitannini e di gallotannini, ricavati dalla quercia, dal castagno e dalla noce di galla; sono solubili in acqua e parzialmente in etanolo. I tannini idrolizzabili sono i più amari, aspri e astringenti, e non conferiscono struttura e corpo al vino. I tannini enologici possono essere aggiunti ai vini giovani per eliminare parte delle proteine in eccesso e per favorire il collaggio dei vini bianchi.
TAPPATRICE:
macchina utilizzata per chiudere le bottiglie con tappi di diverso materiale. Può essere manuale, semiautomatica o automatica. Le più diffuse sono le tappatrici a sughero: il tappo viene compresso per mezzo di morse a una dimensione inferiore al diametro del collo della bottiglia, poi viene spinto all'interno da un pistone verticale. Le tappatrici a corona sono provviste di un dispositivo circolare che, opportunamente pressato, provoca l'aggrappaggio del tappo alla bottiglia.
TAPPO:
ve ne sono di vari tipi:
- di sughero monopezzo, è il tappo più pregiato, ricavato da un unico pezzo di sughero. Un tempo veniva utilizzato per tutti i tipi di vino, oggi, anche a causa dell'enorme richiesta, viene adoperato quasi esclusivamente per i vini di qualità predisposti a un lungo invecchiamento;
- di sughero compensato, ottenuto dall'assemblaggio di piccole parti di sughero, molto diffuso, in particolare il quadripezzo;
- di sughero agglomerato, si ottiene incollando e pressando trucioli di sughero delle dimensioni di qualche millimetro, derivanti dagli scarti di lavorazione dei tappi interi; questo tipo di tappo ha come controindicazione la possibilità che il collante usato possa rilasciare sostanze che contamino il vino;
- di sughero tecnico o rondellato, ha il corpo agglomerato, alle cui estremità sono incollate delle rondelle di sughero intero di alta qualità, per impedire al vino di venire a contatto con i trucioli e i collanti;
- a fungo di polietilene, primo tappo sintetico usato per il vino, realizzato in polietilene ad alta densità, garantisce una tenuta elevata ed è impiegato per vini spumanti di media qualità;
- a corona (detto anche tappo di spumantizzazione), costituito da un disco di metallo al di sotto del quale è posto un disco polimerico che garantisce la chiusura ermetica; è poco usato per l'imbottigliamento dei vini, mentre è utilizzato dai produttori di spumante durante
il tirage;
- a vite, costituito da un cappello di alluminio, internamente filettato, che si avvita al collo della bottiglia; questo sistema gli consente di essere riutilizzato anche una volta aperta la bottiglia;
- sintetico, cilindro di materiale plastico espanso, con dimensioni comprese tra i 38 e i 45 mm di lunghezza e tra 21 e 23 mm di diametro; i materiali di cui è composto sono polimeri termoplastici espansi che imitano la struttura cellulare del sughero; è ideale per i vini giovani e di pronta beva;
- di vetro, a forma di cono, smerigliato, un tempo veniva usato per le bottiglie dei sali, nei vecchi laboratori chimici e nelle farmacie;
- colmatore, utilizzato per effettuare le colmature delle botti, per evitare il contatto diretto del vino con l'aria.
TAPPO DI
SPEDIZIONE: detto anche Bouchon d'Expedition. E' il tappo definitivo per gli Spumanti. Originalmente è un cilindro perfetto, ma poi assume la forma di fungo.
Ha un diametro tra i 28 e 35 mm ed è costituito da una parte agglomerata sulla quale, dalla parte in contatto col vino, sono posti 2 dischi di ottimo sughero. Decisamente più grosso dell'interno del collo della bottiglia in cui viene inserito a forza per tre quarti, assume la forma di un fungo su cui verrà posta una capsula metallica (che reca stampata la marca; oggetto di desiderio da parte dei collezionisti), per proteggerlo dai tagli della gabbietta, un filo di ferro ritorto che ha sostituito l'antica cordicella.
Quando si stappa una bottiglia più il tappo tenderà ad allargarsi e più il prodotto sarà fresco.
I primi tappi, i broqueleix, erano di legno. Cavicchi più o meno affusolati, avvolti da canapa ingrassata, erano copie dei
"cocchiumi" più grossi che tappavano l'apertura sul fianco delle botti. Ma, se erano sufficienti a chiudere una bottiglia di vino
"fermo" conservata in piedi e verosimilmente destinata a essere consumata presto, questi tappi primitivi non riuscirono più a chiudere ermeticamente le bottiglie di vino effervescente, soggetti alla pressione dell'anidride carbonica diluita nella bottiglia. Questo difetto di tenuta venne risolto soltanto con il tappo di sughero, fissato tramite una cordicella che gli impediva di cedere alla pressione. Benché i tappi di sughero fossero già stati utilizzati per tappare anfore fenicie cinque secoli prima della nostra era, sembra che il loro impiego sia andato perduto nel corso dei secoli. Il tappo di sughero fa nuovamente la sua comparsa alla fine del XVI secolo in Inghilterra, dove la produzione del vetro, in anticipo rispetto a quella del continente, mise a punto verso il 1625 una bottiglia di vetro più spesso resistente alla pressione. Queste due novità consentiranno agli inglesi un sicuro vantaggio per la conservazione e il trasporto di questi vini, che venivano, a ragione, chiamati
"salta-tappo" e che saranno di lì a poco definitivamente battezzati "champagne". Si narra che un gruppo di pellegrini, di ritorno da Compostela all'epoca di Dom Pérignon, abbia fatto scoprire e adottare in Francia, in particolare nell'abbazia di Hautvillers, il tappo di sughero sul modello di quello che chiudeva le loro borracce.
TARTRATI:
sono i cristalli che si formano sulle pareti dei recipienti
dovuti alla combinazione dell' acido tartarico con potassio e
calcio presenti nel vino, e anche se essi sono completamente insapori e innocui, la maggior parte dei vini bianchi di oggi vengono raffreddati con un metodo
chiamato stabilizzazione a freddo per rimuoverli. Qualcuno, comunque, ritiene che la stabilizzazione a freddo sia un trattamento troppo duro per i loro vini e permettono ai tartrati di restare.
TASTEVIN: termine francese che indica lo strumento in argento, a forma di conchiglia,
con al suo interno fossette ed altre decorazioni che riflettono la luce
utilizzato tradizionalmente dal sommelier per assaggiare il vino e giudicare colore e
limpidezza. Oggi rappresenta più che altro il simbolo della categoria e viene portato al collo sorretto da una catenella, sempre in argento, durante le manifestazioni o gli eventi legati al vino. In sua sostituzione, per la degustazione del vino, viene utilizzato un calice in cristallo a tulipano, a norme ISO. E' il simbolo dell'Associazione Italiana
Sommeliers.
TATTILE: si riferisce a un componente del vino che ha veramente un impatto fisico sull’assaggiatore. Per esempio, un vino con alti livelli di acidità volatile dà una brusca sensazione di pizzicore passando nel naso, mentre i vini molto alcolici danno una sensazione calda o bruciante nella gola. I vini spumanti hanno un’effervescenza che può essere sentita in modo
tattile.
TATTO: letteralmente, il senso stimolato dal contatto con una superficie fisica. Nella degustazione, la sensazione tattile che si percepisce al palato. Un vino può sembrare quindi vellutato, ruvido, levigato, abrasivo, e simili.
TAWNY: per i vini Porto la parola “tawny” indica che il vino è stato invecchiato nel legno per diversi anni. I semplici Porto tawny devono passare una media di 7 anni in grandi recipienti di legno. Altre categorie di tawny comprendono 10-20 e 30-year-old tawny port. Da un lato il Porto tawny è uno dei più acquistati tra tutti i tipi di vini fortificati. Tawny può inoltre riferirsi ad un vino di colore marrone chiaro.
TCA: è il più comune composto associato con i vini che sanno di tappo. Il nome tecnico di TCA è “2,4,6 tricloroanisolo”.
TECNICO: indica un vino dove la tecnica di vinificazione tende a essere l'aspetto dominante. Questo in una duplice accezione: da un lato positiva, a sottolineare la qualità e la cura della lavorazione; dall'altro meno positiva, a segnalare una certa omogeneizzazione e prevedibilità dello stile.
TEMPERATURA
AMBIENTE: un termine molto inflazionato e poco corretto, soprattutto nel campo della degustazione dei vini. Infatti per "temperatura ambiente" si intende la temperatura ideale, senza uso di impianti di condizionamento, per bere vini rossi, in particolare quelli importanti. Questa temperatura si dovrebbe aggirare tra i 18 e i 22 °C, ma ha poco senso menzionarla, in quanto negli ambienti chiusi (abitazioni, ristoranti ecc.) è estremamente variabile secondo le stagioni e la disposizione dei locali.
TEMPERATURA
DI SERVIZIO: è la temperatura ottimale che deve avere il vino al momento del consumo, variabile secondo la tipologia del vino che si intende servire. E' buona norma, ad esempio per i vini rossi importanti, portarli alla gradazione ottimale in modo graduale, evitando sbalzi che ne potrebbero alterare le condizioni organolettiche. Esistono appositi termometri per identificare la temperatura del vino, alcuni applicabili all'esterno della bottiglia, altri, più classici, all'interno. Nei locali di una certa importanza, dove vengono serviti vini dal costo elevato, è consigliabile l'uso di termometri esterni. In ogni caso, il raffreddamento tramite secchiello con ghiaccio e acqua, o con appositi contenitori raffreddanti, è consentito solo per i vini bianchi.
TENUE:
si dice di un colore o un profumo leggeri e sfumati.
TENSIONE: è un termine positivo, che si attribuisce a un vino di qualità. Un vino che ha tensione gustativa è dinamico, sostenuto da una buona freschezza acida, e di solito lungo e persistente. Da non confondere con l'aggettivo "teso", che invece indica quasi sempre un vino nervoso e non armonico.
TERMOMETRO:
strumento utilizzato in enologia per i locali di vinificazione e conservazione del vino e per verificare la giusta temperatura di servizio. Ne esistono di classici, con un bulbo contenente mercurio e una scala graduata, ma anche a bracciale (si mettono intorno al corpo della bottiglia) elettronici.
TERMOVINIFICAZIONE:
metodo che prevede il riscaldamento dell'uva o del mosto, con lo scopo di distruggere le muffe o, in determinati casi ( uve poco mature), di estrarre sostanze coloranti dalle bucce. La termovinificazione può utilizzare diverse modalità di riscaldamento:
- riscaldamento del pigiato, può essere a ciclo continuo o discontinuo; i sistemi continui utilizzano scambiatori termici che consentono un innalzamento più rapido delle temperature di tutta l'uva; quelli discontinui prevedono la lavorazione di una parte delle uve mediante il rimescolamento della massa per alcune decine di minuti;
- riscaldamento delle uve intere e intatte, per circolazione di vapore acqueo attorno ai grappoli lungo un nastro trasportatore; questo metodo favorisce la riduzione dell'attività degli enzimi ossidasici sulla buccia (il riscaldamento in superficie è di circa 75 °C), mentre all'interno dell'acino, essendo la temperatura inferiore, gli enzimi pectolitici, responsabili dell'illimpidimento del mosto, rimangono pressoché inalterati. I migliori trattamenti per uve sane si ottengono con temperature basse (50 °C) per tempi abbastanza lunghi (60 minuti), mentre con le uve botritizzate, sono preferibili temperature superiori (60-70 °C) e tempi più brevi (10-15 minuti).
TERPENI:
gruppo di composti chimici odorosi, presenti nelle uve, in particolare in quelle aromatiche. I terpeni sono oltre 4.000 e la loro struttura chimica è formata da un numero di atomi di carbonio multiplo di 5. Quelli odorosi hanno 10 e 15 atomi di carbonio, e sono chiamati rispettivamente monoterpeni e sesquiterpeni. Le forme libere di terpeni sono profumante e possono essere percepite anche masticando gli acini di varietà aromatiche (moscato, traminer aromatico, malvasia ecc.). I terpeni presenti nelle uve sono circa 40; fra i monoterpeni, i più profumati sono il linalolo (rosa), presente nei moscati, il geraniolo (rosa), nelle malvasie, il nerolo (rosa), l'alfa-terpineolo (canfora).
TERROIR:
territorio (termine francese), che comprende tutte le varie ed uniche combinazioni di geografia, clima, viticoltura che influiscono sulle uve coltivate in ogni particolare area vinicola (sia un singolo vigneto o un’intera regione), compresi suolo, pioggia, sole, vento, pendenza, irrigazione e drenaggio. Il concetto che sta dietro “terroir” è che due vigneti non sono esattamente la stessa cosa. Dunque, perfino le uve dello stesso esatto vitigno creeranno vini differenti nel gusto, per via dell’unicità del terroir sul quale ognuna è stata coltivata. Di fatto, il principio del terroir spiega perché gli europei chiamino i loro vini con i nomi dei posti dove sono stati prodotti, invece che con i nomi dei vitigni usati per fare il vino, come invece avviene nella maggior parte delle regioni del Nuovo Mondo.
TERROSO:
è un termine usato in degustazione per i vini che hanno aroma o bouquet e gusti che ricordano certi tipi di suolo o di vegetazione, come terra umida, foglie secche e funghi. In questo caso si dice
che "il vino marca (la terra)". Terroso si usa anche per descrivere una particolare "grana" dei tannini, che ricorda come sensazione tattile al palato proprio la terrosità di certi alimenti, come ad esempio quella delle tavolette di cioccolato fondente, è un'accezione
positiva; a molti bevitori di vino piace una piccola dose di questi sapori. Terroso inoltre può anche indicare vini che sono grezzi o che hanno un non invitante e manifesto odore e sapore di minerali e di terra.
TERRITORIO:
indica l'insieme dei fattori ambientali, di clima, terreno e paesaggio che interagiscono con la vite nel determinare le caratteristiche del vino. Più esteso, il concetto coinvolge persone, tradizioni e luoghi, come caratteristiche di specificità e unicità, da cui nascono vini originali e inimitabili. Al concetto di
territorio sono strettamente correlate le Denominazioni di Origine Controllata.
TERZIARIZZAZIONE: dopo gli aromi primari, derivati dall'uva di base, e quelli secondari, dovuti ai processi di fermentazione, con l'affinamento in bottiglia si sviluppano nel vino gli aromi terziari. Perché un vino arrivi a mostrare sentori terziari occorre un buon periodo di tempo, di solito superiore ai sette/otto anni per i bianchi e ai dieci/dodici anni per i rossi. Tipiche della terziarizzazione sono note di burro maturo, foglia appassita, terra umida, sottobosco; note che "confinano" con i sentori classici
dell'ossidazione, ultimo stadio di evoluzione del vino.
TÊTE DE CUVÉE: termine francese per indicare i migliori vini o spumanti di un produttore. Vedrete queste parole molto spesso sulle etichette di costosi Champagne, in particolare gli Champagne millesimati. E’ un po’ l’equivalente di Riserva
Speciale.
TIAMINA: vitamina solubile in acqua, con pH inferiore a 5, stabile al calore e all'ossigeno, la cui presenza è fondamentale durante la fermentazione alcolica, come fattore di crescita per i lieviti. Concorre, inoltre, a ridurre la quota di anidride solforosa che si combina con il vino. La sua aggiunta al mosto o al vino, durante la fermentazione, è consentita sotto forma di dicloridrato di tiamina nel limite di 0,6 mg/l.
TINO: recipiente in legno, di forma tronco-conica, utilizzato per la fermentazione dei vini rossi e lo stoccaggio dei vini. In passato era stato soppiantato da vasche in acciaio, ma ultimamene è stato ripristinato per la produzione di vini di qualità elevata.
TINTO: e la sua forma femminile, Tinta significa “rosso” sia in spagnolo che in portoghese. I nomi di molti vini rossi ed uve di queste nazioni cominciano con questo descrittore, come Tinta Amarela, Tinta Barrica e Tinto de la Rioja.
TIPICITA':
indica la corrispondenza di un vino ai caratteri suoi propri ed è
legata al vitigno, alla zona di provenienza della uve, al metodo di
coltivazione, alla tecnica di vinificazione e alle tradizioni.Ciò che oggi rispecchia regole produttive e caratteri organolettici ampiamente riconosciuti dei vini di una determinata area produttiva. Difficile com'è da circoscrivere, alla nozione di tipicità
si preferisce quella di riconoscibilità: riguarda vini e prodotti che esprimano un carattere di territorio e non siano dunque ripetibili in zone diverse da quella di origine.
TIROSINASI:
enzima contenuto nell'uva che, in presenza di ossigeno, catalizza reazioni di ossidoriduzione biologica. Se si trova nel mosto o nel vino, insieme alla laccasi, comporta un elevato rischio di ossidazione. La tirosinasi è, comunque, meno pericolosa della laccasi in quanto è più instabile.
TITOLAZIONE:
procedimento chimico che, in enologia, serve a misurare l'acidità totale nei mosti, che viene espressa in g/l o meq/l di acido tartarico.
Utilizzato anche per la misura dell'anidride solforosa.
TONNEAU: vaso vinario di legno, di forma simile a una barrique ma di capacità variabili secondo la zona di origine. In Bourgogne misura 228 l, nella Champagne 200 l, nella zona di Bordeaux 912 l, mentre a Montpellier 414 l. In Italia se ne usa spesso un tipo da 500 l.
Hanno una rapporto vino-legno maggiore dei barriques, per cui la cessione dei tannini al vino è leggermente più blanda che nei fusti più piccoli.
TORBIDO:
si usa per indicare un vino non limpido e che ha in sospensione una
notevole quantità di particelle solide o colloidali. Nei vini vecchi, una certa mancanza di limpidezza è prevedibile, ma nei vini giovani è un cattivo segno che indica che il vino può essere rovinato o mal fatto.
TORCHIATO:
è il prodotto ottenuto dalla pressatura delle vinacce. Ha la stessa costituzione del vino fiore, ma risulta meno alcolico, più ricco di estratto secco, di tannini, di antociani, di sostanze pectiche e di acidità volatile. Il torchiato può essere destinato alla distillazione, o aggiunto al vino fiore, per facilitare la fermentazione malolattica.
TOSTATURA:
Fase del processo di produzione delle barrique che consiste nell'esporre al fuoco la superficie interna delle doghe di
legno durante la loro curvatura. In America la tostatura viene effettuata a fiamma viva all'interno della botte, in Europa si utilizza un braciere che, posto a terra al centro del cerchio delimitato dalle doghe, sprigiona fiamme e calore. In base al tempo di permanenza della fiamma a contatto con il legno, si ottengono diversi livelli di tostatura, riportati sulle barrique messe in
commercio . Può
contribuire alla formazione del bouquet particolare di certi vini.
TOSTATO: a seconda di quanto le doghe sono state riscaldate, il legno cederà un sapore ed un aroma tostato al vino contenuto al suo interno, cioè il vino avrà l’odore del legno riscaldato o leggermente carbonizzato. Qualcuno dice anche che il vino odora di pane tostato o carne affumicata. Voi sentite questo termine usato in degustazione, riferito ai vini bianchi che sono stati invecchiati in
barrique.
TRALCIO: ramo di vite di un anno di età. Nel passaggio da germoglio a tralcio avviene la lignificazione.
TRAMOGGIA: macchina dalla forma tronco-piramidale capovolta, posta a monte della pigiatrice, che viene utilizzata per convogliare l'uva attraverso una vite senza fine nella pigiatrice stessa.
TRANQUILLO:
è un vino che ha terminato la fermentazione e non presenta
tracce di anidride carbonica.
TRAPPOLA SESSUALE: contenitore in cui è collocata una capsula contenente particolari sostanze chimiche
(ferormoni)
in grado di attirare i maschi di farfalla. In base al numero di maschi catturati si potrà quindi stabilire il momento migliore per intervenire.
TRASPARENTE:
é il vino limpido, che non riflette i raggi luminosi che lo
attraversano.
TRAVASO:
operazione di cantina con la quale si trasferisce un vino da un
recipiente all’alto con lo scopo di separarlo dal suo deposito.
formatosi sul fondo dei vasi vinari. Il travaso può essere effettuato all'aria, lasciando colare il vino in un recipiente e poi recuperandolo con una pompa per ritravasarlo in un altro recipiente. Oppure può essere travasato da recipiente a recipiente direttamente mediante pompe collegate. Il primo metodo è utilizzato solitamente per i vini giovani, per garantirne una buona ossigenazione, facilitare la fermentazione dei lieviti sugli zuccheri residui e ridurre l'anidride solforosa in eccesso. Il travaso al chiuso, al contrario, è preferibile per i vini invecchiati o sensibili all'ossidazione.
TROCKEN: termine tedesco per “secco”. Questi vini per legge non possono avere un livello di residuo zuccherino più alto dello 0,4%. Tuttavia, i vini con più alta acidità possono abbassare la percezione di dolcezza. Così un vino per essere etichettato come Trocken deve avere un livello zuccherino che può essere alto 0,9%, se l’acidità totale del vino è all’interno dei 2 grammi per litro del livello zuccherino. I limiti per i vini spumanti (Sekt) variano. In ogni caso, quando vedete Trocken sull’etichetta, state prendendo qualcosa di relativamente secco.
TROCKENBEERENAUSLESE: per capire questa lunghissima parola, è di aiuto spezzarla: trocken/appassiti; beeren/acini; auslese/raccolti. Spesso confusi con i Trocken, questi vini vengono fatti con acini appassiti, ultra-maturi che sono raccolti individualmente. Questo è il più alto titolo di Prädikat, al di sopra di Eiswein e Beerenauslese. Queste uve concentrate e mielate sono usate per produrre vini da dessert dolcissimi e perfettamente untuosi. Come i vini Beerenauslese, questi vini sono prodotti raramente (2-3 annate ogni decennio), ma hanno abbastanza acido e zucchero da invecchiare per moltissimi anni.
TUTORE: palo in legno, cemento o altro materiale atto a sostenere la pianta.
U.M.C.: acronimo di Union des Maisons de Champagne,
l'associazione dei négociant.
----------- Inizio
UNGHIA:
é quel riflesso, diverso dal normale colore del vino, che si coglie
nel punto di contatto del vino stesso con la parete del bicchiere. Per
esempio può essere violacea, aranciata o ambrata.
UNIONE ITALIANA VINI: Organizzazione sorta a Milano nel 1895 per iniziativa di un gruppo di commercianti di vino, con l'intento di combattere il dazio e le frodi e diventare la principale organizzazione del settore agroindustriale. Offre consulenza tecnica e legale sulla legislazione vitivinicola, nazionale e comunitaria, sulla disciplina del commercio, sulle leggi sanitarie, sulla prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro; consulenza fiscale e consulenza di marketing. Svolge anche un'importante attività editoriale (Corriere vinicolo, Enotria, monografie e codici, ecc.), organizza manifestazioni fieristiche del settore.
UNTUOSO:
sinonimo di grasso è un termine di degustazione per un vino che è ricco, dolce, spesso, pieno di corpo, molto alcolico e con frutto concentrato. E’ spesso usato per descrivere vini da dessert dolci ed assai morbidi come Sherry e Sauternes.
UOVA MARCE:
é quella sgradevole sensazione olfattiva e gustativa dovuta alla
presenza nel vino di acido solfidrico o di sue combinazioni.
UVAGGIO: miscela di due o più varietà di uve nella stessa vasca di fermentazione.
È una tecnica di assemblaggio di uve provenienti da differenti vitigni, messe insieme in percentuali predefinite prima della
vinificazione che daranno un unico vino. Si usa per conferire al vino particolari caratteristiche organolettiche. Si distingue dal
vinaggio, taglio di due o più masse vinose.
VANIGLIA:
è la sensazione gusto-olfattiva tipica di certi vini rossi maturati
in botti di rovere nuove o in barriques.
----------- Inizio
VARIETÁ:
in viticoltura è sinonimo di vitigno. Nel caso di pianta selvatica viene utilizzato il termine per suddividere le sottospecie. Per le piante coltivate, in particolare per la vite, la varietà (più precisamente "cultivar") rappresenta un gruppo tassonomico con caratteristiche di omogeneità, stabilità ed ereditarietà dei caratteri morfologici e fisiologici.
VASCA: termine generico per indicare un vaso vinario in acciaio o cemento, utilizzato per lo stoccaggio del vino e la fermentazione delle uve.
VASO VINARIO:
qualsiasi recipiente destinato alla fermentazione, alla vinificazione, allo stoccaggio e al trasporto del vino. Può essere in acciaio, vetroresina, cemento, legno o plastica alimentare (PVC).
VECCHIO:
é la sensazione gustativa, poco piacevole, di uno spumante che ormai ha
superato la maturità. E’ la fase che prelude al decrepito.
V.F.Q.P.R.D.:
é la sigla UE per indicare i Vini Frizzanti di Qualità Prodotti in
Regioni Determinate.
VEGETALI:
sono le sensazioni olfattive che ricordano principalmente l’erba
fresca, ma anche altri odori legati al mondo vegetale. Questo termine, che si sente usare frequentemente, indica un vino, che ha sapore o aroma di erbe, come aneto, timo o menta. Lo si può anche usare per un vino che ha un definito aroma erbaceo. Il Sauvignon Blanc, in particolare, tende ad essere vegetale, ma anche i vitigni come il Cabernet Sauvignon ed il Merlot possono acquisire queste qualità, specialmente quando le uve non sono ben mature e difettano di fruttato. Un vino vegetale non è necessariamente considerato difettoso, se i sapori ed i profumi erbacei appaiono con moderazione, ma, così come con molte erbe, il troppo non è buona cosa. Se sono in eccesso, il vino è da considerare difettoso. I vini vegetali sono, di norma, un risultato di uve coltivate in vigneti che hanno una resa eccessiva.
VELATO:
si dice di uno spumante non perfettamente limpido, per la presenza di
piccolissime particelle in sospensione.
VELLUTATO:
indica, in uno spumante, l’insieme di sensazioni gustative in armonia e con
una piacevole morbidezza. Questa sensazione può derivare da piccole
quantità di zuccheri residui e da un buon tenore di glicerina che gli
conferisce una struttura setosa e morbida. Bere un vino vellutato è qualcosa di simile a passare la vostra mano sopra il velluto, una sensazione morbida, piacevole e attraente.
Anche i vini rossi spessi, ricchi, corposi, dove tutti gli elementi di tannino, acidità ed alcol sono in equilibrio, possono avere una struttura ed un gusto vellutati.
VENDANGEOIR: stazione di pigiatura, spesso di proprietà dei
négociant, generalmente sita nelle vicinanze dei vigneti.
VENDANGE TARDIVE: termine francese che significa "vendemmia tardiva" ed è usata molto spesso in Alsazia per classificare alcuni vini di prestigio. Gli enologi in Alsazia hanno prodotto prevalentemente vini bianchi secchi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale per distinguere il loro stile di vino da quello dei vini tedeschi, che quasi sempre hanno alti livelli di residuo zuccherino. La categoria della Vendange Tardive permette ai produttori alsaziani di diversificare i loro stili, come i vini tedeschi trocken (secchi) ed halbtrocken (semi-secchi) permettono ai vignaioli tedeschi nuovi approcci di mercato.
VENDEMMIA: operazione di raccolta, eseguita manualmente o meccanicamente, al momento della maturazione delle uve. Insieme alla potatura, è l'operazione che ha maggiore incidenza nei costi di gestione del vigneto.
La vendemmia è il periodo di tempo nel quale vengono raccolte le uve destinate a diventare vino. Non solo occorre che le uve siano fisiologicamente mature, ma il vignaiolo deve anche considerare la minaccia di possibili cattive condizioni del tempo, la logistica tra la vigna e la cantina (incluse, in mezzo a molte altre variabili, la disponibilità di braccia da lavoro e l’equipaggiamento della cantina), la temperatura delle uve durante la raccolta ed il trasporto alla cantina ed il metodo di raccolta delle uve (a mano o a macchina). Importante è anche il tipo di vino da fare. Per esempio, se si vuol preservare un alto livello di acidità naturale, essenziale per i vini spumanti,
le uve deputate alla loro produzione, vengono raccolte normalmente prima delle stesse uve che vengono usate per fare vini fermi. Avvertimento per i viaggiatori: la vendemmia è probabilmente il peggior momento per fare una gita in una regione vinicola, se voi desiderate un buon servizio presso la cantina, a meno che voi non abbiate previsto prima di dare una mano per la
vendemmia.
VENDEMMIA TARDIVA: quando questo termine appare nell’etichetta di un vino, significa che le uve sono state lasciate su certe viti selezionate dopo la vendemmia principale per far raggiungere loro livelli di maturazione e di contenuti zuccherini più concentrati (se avete assaggiato un uva sovramatura o appassita, sapete quanto potente essa sia). Il risultato è un vino molto intenso, ricco e dolce, da servire come vino da
dessert.
VÉRAISON: in francese indica il cambiamento di colore che si verifica durante la maturazione dell'uva sulla vite
(invaiatura).
VERDE:
nel linguaggio del vino, “verde” ha molti significati, tutti i quali sono normalmente riferiti ai vini bianchi giovani. “Verde”
é quella sensazione gustativa che si coglie in certi vini giovani eccessivamente
acidi, duri o erbacei, un vino fatto con uve acerbe, aspro e privo di fruttato o un vino che ha un colore verdognolo dovuto alla sua giovinezza.
La percezione può attenuarsi o scomparire con l’affinamento.
VERDOLINO:
é quella tonalità di colore giallo con piacevoli riflessi erbacei
che hanno molti vini bianchi giovani per la presenza di tracce di
clorofilla.
VESTIZIONE: al termine di tutte le operazioni di cantina si completa la vestizione della bottiglia o habillage, con la capsula sotto la gabbietta, l'etichetta (anteriore) e la controetichetta (posteriore).
VETRORESINA:
materiale costituito da una materia plastica rinforzata da fibre di vetro, che gli dona una grande resistenza meccanica. I vasi vinari costruiti con questo materiale hanno il vantaggio di essere leggeri, duraturi, isotermici ed esenti da rischi di cessioni di materiale nei confronti dei prodotti contenuti.
VIBRAZIONE: un termine vicino al significato che ha nel mondo della musica. Ogni vino ha una vibrazione interna, che nasce dalla presenza dei componenti che stimolano l'olfatto e il gusto: freschezza acida, intensità dei profumi, ricchezza e finezza dei tannini, e così via. Più un vino è vivo e tonico, più ha vibrazione interna; e viceversa.
VIEILLES VIGNES: espressione francese che significa "vigne vecchie". Occasionalmente potete vedere queste parole sull'etichetta di alcuni vini
francesi. Sebbene in generale si sia d'accordo sul fatto che le viti debbano avere almeno 25 anni di età prima che un vignaiolo possa usare il termine "vieilles vignes", non c'è attualmente una regolamentazione che ne limiti l'uso sulle etichette dei
vini.
VIEILLISSEMENT SUR LIES: invecchiamento sulle fecce. Al completamento della presa di spuma inizia la fase di affinamento degli Champagne
e Spumanti metodo classico, che ne arricchisce la struttura aromatica e gustativa generando caratteri evolutivi propri e originali, derivanti dall'autolisi dei lieviti e differenti da quelli originari del mosto.
VIGNAIOLO: è il nome del contadino che coltiva il materiale grezzo (es. le uve) che serve per fare il vino. In Francia è chiamato “viticulteur” o “vigneron”; nei paesi anglosassoni
“grower”.
VIGNE MÈRE: espressione francese che significa "vite madre" o "clone madre" ed è spesso usata per indicare il vigneto madre. Il termine si riferisce al vigneto o alle vigne (normalmente la migliore selezione) dalle quali altre viti vengono riprodotte o clonate.
VIGNETO: terreno coltivato a vite. Per l'iscrizione al catasto di un vigneto è necessario indicare la varietà coltivata e l'eventuale iscrizione a una denominazione di origine o indicazione geografica.
VIGNOBLE: vigneto in francese.
In alternativa denota l'intera zona titolata a produrre un determinato vino.
VIGOROSO: un vino che è grande, robusto, di corpo pieno e caldo viene detto vigoroso. Il termine è usato quasi sempre per indicare vini rossi che hanno un alto contenuto alcolico.
VINACCIA:
comprende le parti solide dell’uva (bucce, vinaccioli, frammenti di
raspi) che rimangono dopo la separazione del mosto per spremitura
(vinaccia vergine) per i vini bianchi, o dopo la separazione del vino nuovo (vinaccia
fermentata) per i vini rossi. Dalla sua distillazione si ottiene la
"grappa" in Italia o "marc" in Francia.
VINACCIOLO:
é il seme della vite, ha forma piriforme e presenta una parte arrotondata e una appuntita che corrisponde alla base del seme. Il vinacciolo è costituito da tegumenti esterni e interni lignificati, da un endosperma ricco di olio e
dall'embrione. Ogni acino ne ha due e insieme alle bucce sono una vitale fonte di tannino per i vini rossi. I vinaccioli sono raramente usati per far crescere nuove viti (oggi si usa l'innesto per questo), sebbene questo sistema sia stato usato per circa 10mila
anni.
VINAGGIO: vedi uvaggio.
VIN CLAIR: è il nome, in champagne, dei vini base, ottenuti dalla prima fermentazione (alcolica) e da quella malolattica (se svolta), disponibili per l'assemblaggio e la seconda fermentazione.
VIN DE GARDE: espressione francese usata per indicare che un vino è fatto per invecchiare e maturare piuttosto che per un consumo
immediato.
VIN DE PAYS: alla lettera questa espressione francese significa "vino di paese". Questi vini sono ritenuti essere un gradino sopra il semplice "vin de table" (vino da tavola) francese, poiché il "vin de pays" è spesso etichettato a seconda del vitgno, disdegnando la denominazione controllata. Questa pratica dell'etichettamento varietale è fatta per facilitare l'inserimento sul mercato dei vins de pays, dal momento che la grande maggioranza di questi vini sono di qualità e prezzo che li rendono molto competitivi rispetto ai vini, anch'essi etichettati secondo il vitigno, del Nuovo Mondo (che sono i bersaglio economico di questa categoria di vini). Ci sono tre categorie per i vins de pays: regionale, dipartimentale e
locale.
VIN DE RESERVE: vino di riserva,
vino di annate precedenti di elevata qualità. Viene impiegato
nell'assemblaggio per la formazione delle Cuvée per dare maggior
completezza e corpo. Normalmente il 20% dei vini delle annate migliori
viene posto in riserva per gli assemblaggi degli anni seguenti.
VIN DE TABLE: termine francese per "vino da tavola", spesso riferito ad un vino ordinario. Il vin de table rappresenta quasi un quarto di tutto il vino prodotto in Francia. Molto del vino semplice, di bassa qualità, viene prodotto da vigneti con alte rese e vitigni come Carignan, Aramon e Alicante Bouschet, di cui una grande quantità viene distillato in alcol per altri usi. Tutte circostanze che concorrono a dar credito al detto che "la Francia ha il peggior vino da tavola del mondo".
VIN MOUSSEUX: termine in francese che si riferisce un qualunque vino spumante all'infuori dello champagne.
VINI AROMATIZZATI:
vini speciali prodotti partendo da un vino bianco base neutro (almeno 10°) al quale vengono addizionati alcol etilico o acquavite, zucchero, estratti o infusioni di erbe e spezie.
VINI DA DESSERT:
sono quei vini speciali, più o meno alcolici, dolci, aromatici o non
che, per le loro caratteristiche organolettiche si adattano ai dessert. E' un'ampia categoria di vino abitualmente dolci. Porto, Sherry, Sauternes e Madeira sono tutti considerati vini da dessert. In realtà il termine è abbastanza fuorviante, perché non tutti i vini da dessert hanno un gusto dolce o hanno intenzione di seguire il loro piatto d'ordinanza (per esempio, basti pensare alla sublime combinazione del foie gras, un antipasto, con il Sauternes, tradizionalmente considerato un vino da dessert).
VINI
DI QUALITÁ (diciture CEE):
- V.Q.P.R.D. = Vini di Qualità Prodotti in Regione Determinata
- V.L.Q.P.R.D. = Vini Liquorosi di Qualità Prodotti in Regione Determinata
- V.S.Q.P.R.D. = Vini Spumanti di Qualità Prodotti in Regione Determinata
- V.F.Q.P.R.D. = Vini Frizzanti di Qualità Prodotti in Regione Determinata
VINI FRIZZANTI:
vini da tavola o V.Q.P.R.D. con titolo alcolometrico effettivo non inferiore a 7° e complessivo non inferiore a 9°. Conservati alla temperatura di 20 °C in recipienti chiusi, di capacità massima di 3 litri, devono dare una pressione compresa tra 1 e 2,5 atm. Sono prodotti con il metodo Charmat, ma i tempi di rifermentazione sono più brevi e la sovrapressione finale è inferiore. I vini frizzanti artificiali sono, invece, addizionati di
CO2.
VINI LIQUOROSI:
sono prodotti da un vino base ed addizionati di mistelle, alcol etilico, acquavite o mosto concentrato. I più famosi sono il Marsala, il Porto, Il Madeira e lo
Jerez.
VINI PASSITI:
si ottengono da uve appassite naturalmente o artificialmente. Fra i vini passiti naturali i più famosi sono i Sauternes, il Tokaji ungherese e i Trockenbeerenauslese (tutti e tre subiscono l'attacco della muffa botrytis cinerea); il Picolit (Friuli) è prodotto con uve che subiscono l'acinellatura o aborto floreale (vedi). L'appassimento artificiale è prodotto dopo la vendemmia esponendo le uve al sole o sui graticci (tipici i Vin
Santi).
VINI SOTTO VELO: sono i Vini la cui caratteristica principale è di essere sottoposti a un periodo d'affinamento biologico a contatto dell'aria, mediante sviluppo di un velo di lieviti tipici sulla superficie libera del vino, dopo fermentazione alcolica del mosto. Il vino può essere addizionato di acquavite di vino o di alcol rettificato alimentare o di alcol viticolo, in questo caso, il titolo alcolimetrico svolto dal prodotto finito deve essere uguale o superiore a 15% vol. Lo Xérès (Sherry in inglese, Xérès in francese) è il vino sotto velo più conosciuto. I vini gialli del Jura costituiscono un altro esempio di vino sotto velo ben conosciuto.
VINI SPECIALI:
vini aromatizzati, vini liquorosi, vini spumanti, mistelle.
VINIFICAZIONE: il processo di trasformazione del mosto in vino, attraverso la fermentazione.
VINIFICAZIONE
A CALDO O TERMOVINIFICAZIONE: sistema continuo che permette una produzione rapida e può essere utilizzato anche per uve immature o ammuffite, trattate direttamente o dopo la pigiatura/sgrondatura. Il mosto liquido viene scaldato a circa 90 °C e poi versato sulla parte solida delle vinacce, per ottenere una temperatura attorno ai 65 °C. Con questa tecnica si ottiene un vino con un buon corredo di antociani, composti esterificati e un minor contenuto di metanolo; le caratteristiche organolettiche sono standard e di qualità non elevata.
VINIFICAZIONE
CON MACERAZIONE CARBONICA: si usa per produrre i vini
novelli. Si mettono le uve in vasche entro le quali si crea una piccola
sovrappressione immettendo anidride carbonica; le uve permangono per un periodo di 5/20
gg. La temperatura è di circa 30 °C per favorire una autofermentazione all'interno delle cellule degli acini, con produzione di glicerina e sostanze profumate. La fermentazione seguente sarà di 4/6 giorni e l'imbottigliamento deve avvenire entro il 31 dicembre dell'anno di vendemmia.
VINIFICAZIONE
CONTINUA: viene applicata ai vini rossi, non di pregio. Ha il vantaggio di estrarre un grado alcolico leggermente superiore, di effettuare una fermentazione malolattica anticipata, di dare un colore più intenso e una minor percentuale di metanolo. L'autovinificatore che è una vasca di acciaio inox o vetroresina di grandi dimensioni (fino a qualche migliaio di ql di capienza), viene alimentato dal basso con mosto fresco e, man mano che si trasforma in vino, tenderà a stratificarsi in alto dove verrà estratto. L'inizio della trasformazione degli zuccheri in alcol etilico viene facilitato dall'addizione di lieviti selezionati (starter).
VINIFICAZIONE
IN BIANCO: assenza di macerazione (contatto mosto-vinacce), tranne per vini ricchi di alcol e destinati all'invecchiamento. Si esegue prima la diraspatura, poi la sgrondatura; poi si effettuano decantazione, filtrazione e/o centrifugazione (per illimpidire il vino); questo tipo di vinificazione si effettua a 18-22 °C.
VINIFICAZIONE
IN ROSATO: Vinificazione in bianco di uve rosse, oppure mescolando uve bianche e rosse, oppure effettuando la macerazione (blanda) di una parte delle uve.
VINIFICAZIONE
IN ROSSO: é caratterizzata dalla macerazione, cioè dal contatto delle vinacce (bucce e vinaccioli) con il mosto che si sta trasformando in vino, allo scopo di estrarre da queste le sostanze che caratterizzeranno il prodotto finale (colore, tannini, aromi ecc.). La pigiatura viene eseguita in modo soffice (soprattutto per i vini pregiati), per evitare di estrarre dalle vinacce troppi tannini e sostanze amare, e per ridurre la formazione delle fecce che intorbidirebbero il vino.
VINO: é una miscela di acqua (85-90%), alcol etilico (5-15%) e altre sostanze (tannini, acido lattico e tartarico, glicerina, esteri ecc.) che gli conferiscono specifiche caratteristiche
organolettiche. E' interessante sapere che è la sola bevanda alcolica che può essere fatta da sé: basta gettare grappoli d'uva in un grande vecchio contenitore, pressarli, lasciare che il succo si trasformi come per magia. Se esaminate dell'uva non lavata, potrete notare una piccola patina bianca sulla buccia. Questi sono i lievi naturali dell'uva. Ci sono anche zuccheri naturali nell'uva, chiamati fruttosio e glucosio. Quando l'uva viene schiacciata gli zuccheri vengono in contatto con i lieviti e la fermentazione naturale comincia. Ecco perché molta gente ritiene il vino l'unica bevanda alcolica naturale. L'arte di fare un vino gradevole, comunque, è un processo complicato, che concerne una giusta selezione dell'uva, la fermentazione, il filtraggio dei sedimenti, l'invecchiamento e dozzine di altri procedimenti da quelli tradizionali ai metodi
sperimentali.  
VINO BARRICCATO: semplicemente è un vino che è stato invecchiato in una barrique di rovere dopo essere passato attraverso il processo di fermentazione. Spesso il termine “passato in barrique” appare sulla retroetichetta dei vini di qualità ed indica con buona probabilità che il vino ha preso alcuni aromi caratteristici della barrique come la vaniglia, il burro e così via. L’invecchiamento in barrique dà inoltre al vino un colore più intenso ed ammorbidisce i suoi tannini mentre l’ossigeno penetra lentamente attraverso i pori del legno. Quando l’enologo stabilisce che il vino è stato invecchiato abbastanza a lungo nella barrique (perché si può sovresporre il vino agli effetti del legno), esso viene imbottigliato e, in qualche caso, lasciato ancora ad invecchiare un po’. Molte cantine usano una combinazione di barriques nuove, vecchie di uno, due, tre anni. Esse tendono a rimpiazzare le loro barriques di rovere dopo quattro o cinque vendemmie, dal momento che all’interno si formano incrostazioni che impediscono l’interazione tra il legno ed il vino.
VINO BASE: gergo prettamente spumantistico. E' il vino
ottenuto dopo la prima fermentazione, lenta e regolare, svolta a 18°C, in genere in contenitori di acciaio ,della durata di circa un mese. Il vino è conservato a basse temperature (-3 °C) per stabilizzarlo ed evitare ossidazioni. I vini base delle diverse annate sono in parte tenuti in cantina per gli assemblaggi degli anni successivi e conservati in tini di acciaio e in parte fatti riposare in piccole botti di legno per arricchire profumi e struttura dello spumante finale.
VINO BIOLOGICO: Come con molti altri cibi e bevande, un numero crescente di cosiddetti vini biologici sta entrando sul mercato. I vini biologici sono fermentati da uve coltivate senza l’uso di fertilizzanti chimici, pesticidi o erbicidi. Tuttavia, come tutti i vini, i vini organici contengono ancora solfiti, dal momento che una piccola quantità di essi viene naturalmente prodotta durante il processo di fermentazione. Le regole ed i metodi per produrre uve e vino biologici dipendono dal paese d’origine e dall’ente incaricato della certificazione. La coltivazione biodinamica dell’uva e la vinificazione è un’altra scuola di pensiero biologico (in Francia viene chiamata “biodynamie”): essa riguarda gran parte della pratica biologica standard, ma include anche le applicazioni omeopatiche nel vigneto per il controllo degli insetti nocivi e delle malattie. Nicolas Joly, francese della Valle della Loira, è il capofila dei sostenitori dei
"vini biodinamici".
VINO DA COLLEZIONE: qualche cantina espone nella sua sala di degustazione una gamma delle sue annate per mostrare agli ospiti come I loro vini si sono evoluti e sono maturati (si spera) anno dopo anno. Usualmente questi vini da collezione sono venduti solo presso la cantina, ma occasionalmente una cantina può commercializzare un particolare vitigno come vino da collezione.
VINO DE MESA: vino da tavola in spagnolo.
VINIFICATORI:
Fermentini
VINO DA TAVOLA:
vino la cui produzione non è soggetta ad uno specifico disciplinare. Deve avere un titolo alcolimetrico volumico minimo non inferiore a 8,5% vol, un titolo alcolimetrico volumico totale non superiore a 15% vol e un'acidità totale, espressa in acido tartarico, non inferiore a 4,5 g/l. In Italia, con il progredire del vino di qualità, il vino da tavola sta lentamente scomparendo a vantaggio di vini a indicazione geografica tipica o a denominazione di origine controllata.
VINO DI TORCHIO: quando le uve sono vendemmiate e pressate, il mosto che ne risulta viene chiamato prima spremitura. Le bucce e le polpe sono quindi spremute di nuovo per tirar fuori il liquido rimanente, che viene chiamato "torchiato" o vino di torchio. Questo succo ha un colore, un sapore e tannini più concentrati della prima spremitura (c'è la stessa differenza tra succo di limone e limonata). Il vino di torchio rosso differisce dal bianco in quanto non è pressato una seconda volta fino a che non ha terminato la fermentazione (dal momento che il vino rosso è fermentato con bucce e vinaccioli). Il vino di torchio viene spesso riversato nella prima spremitura per aggiungere
struttura.
VINO FERMO:
Tranquillo
VINO FORTIFICATO: un vino è considerato fortificato se vie è stato aggiunto dell’alcol. Un vino non fortificato ha circa da 11% a 14% gradi alcolici e l’aggiunta di brandy o di alcol naturale fa innalzare il livello da 15% a 21%. L’alcol viene aggiunto per molte ragioni:
1) per fermare il processo di fermentazione, quindi aumentando il contenuto zuccherino;
2) per stabilizzare il vino, rendendolo assai meno esposto al rischio di rovinarsi, anche quando rimane stappato;
3) per dargli un po’ di vigore.
I vini fortificati più popolari (conosciuti anche come vini da dessert o vini liquorosi) sono il Porto, il Madeira e lo
Sherry.
VINO KOSHER: come tutti i prodotti kosher, il vino kosher deve essere strettamente conforme alle leggi bibliche ebraiche ed essere prodotto sotto la supervisione di un rabbino (anche i lieviti devono essere kosher). Nel Nord America, il vino kosher viene usualmente fatto con le acide uve Concord ed in seguito addolcito con zucchero per abbassare l’acidità. Oggi i vini kosher sono ampiamente migliorati ed usano vitigni e metodi di vinificazione standardizzati, ma sono ancora parte integrante del cerimoniale ebraico, come nella consacrazione sabbatica o nella celebrazione della
Pasqua.
VINO NOBILE: i vini nobili sono il meglio del meglio. Gli enologi fanno tutto il possibile per creare i vini di miglior qualità possibile. Perfetta armonia, eleganza, equilibrio e complessità sono tutti i segni caratteristici di un vino nobile.
VINO NOVELLO: la menzione può essere utilizzata solo per i vini I.G.T. e V.Q.P.R.D.; i vini novelli possono essere immessi al consumo dal giorno 6 novembre dell'anno di produzione delle uve e devono essere comunque imbottigliati entro il 31 dicembre dello stesso anno. Devono avere titolo alcolometrico volumico totale minimo di almeno 11° e residuo zuccherino non superiore a 10 g/l. Almeno il 30% deve essere ottenuto con macerazione carbonica e l'85% deve essere prodotto nella stessa annata. L'annata in etichetta è obbligatoria.
VIN ORDINAIRE:
Vedi Vin de table.
VINO ORGANICO: vedi vino biologico.
VINOSO:
profumo che ricorda l'odore del mosto in cantina, poco
positivo.
VINSANTO:
é un vino da dessert, più o meno dolce e generoso, ottenuto da uve
appassite lungamente in ambienti secchi e ventilati, che si presta a un
lungo invecchiamento. E’ tipico della Toscana e del Trentino.
VINO SPUMANTE: è un termine che indica una vasta categoria di vini (incluso lo Champagne) che hanno avuto una seconda fermentazione o in bottiglia (metodo champenoise ) o in autoclave (metodo Charmat ), per mezzo dell’aggiunta di zucchero e lieviti, che successivamente hanno prodotto l’anidride carbonica responsabile della gradevole effervescenza. I consumatori ed i professionisti del vino spesso fanno lo stesso comune errore di chiamare Champagne tutti i vini spumanti. Molto semplicemente, se non viene dalla Champagne, regione geografica della Francia, il vino spumante non è Champagne. Ci sono parecchi metodi per produrre vino spumante, fatto in una larga gamma di stili e, a seconda delle sue origini, di nomi. Crémant (Francia), Cava (Spagna), Spumante (Italia) e Sekt (Germania ed Austria) sono vari stili di vini spumanti. Il vino spumante economico è fatto addirittura iniettando semplicemente anidride carbonica direttamente nel vino. Per vostra informazione, sebbene tutto lo Champagne sia vino spumante, pochissimo vino spumante è
Champagne.
VINTAGE: termine inglese che significa "vendemmia", con il quale si indicano i vini che riportano l'annata di produzione in etichetta.
VINTNERS QUALITY ALLIANCE (VQA): un sistema di denominazione d'origine sviluppato da un'unione di produttori di vino, legislatori governativi e istituzioni di ricerca, che identifica i vini basandosi sull'origine delle uve con le quali sono prodotti. Con questo sistema il Canada si aggiunge agli altri paesi produttori di vino nello sviluppare un sistema di regolamentazioni e di standards per i suoi vini. Come le AOC francesi, ogni regione canadese detta le proprie regole sui vitigni consentiti ed i livelli zuccherini alla vendemmia. Diversamente dai vini AOC francesi, i vini VQA sono analizzati da un gruppo di esperti indipendenti e solo quelli che raggiungono o superano gli standards VQA hanno diritto alla denominazione. Questi vini possono esibire sulla bottiglia la medaglia
VQA.
VIRUS: microrganismo, formato da un rivestimento proteico contenente una molecola di DNA o RNA, che può riprodursi solo all’interno di altri organismi viventi.
VISCOSITA':
si riferisce alla fluidità di un vino e si valuta esaminando la
forma e l’ampiezza degli archetti che si formano sulle pareti del
bicchiere.
VITE: pianta della famiglia delle Vitaceae che, seguita dall'aggettivo "europea", indica la Vitis vinifera, ovvero la pianta da cui si ottiene l'uva da vino. Esiste in forma spontanea (Vitis vinifera silvestris) e coltivata (Vitis vinifera sativa).
La vite è un arbusto rampicante selvatico che striscia sul suolo fino a trovare un supporto a cui aggrapparsi. Il
viticoltore ne è stato in un certo qual modo il domatore. Basta vedere le cure che le dedica in qualsiasi momento e i risultati che ottiene. Per lui è un vero e proprio vincolo, che molto spesso passa anche davanti agli obblighi familiari; la vigna, con le sue esigenze, non può aspettare. Soggetta al ciclo vegetativo, la vite reclama ogni anno la propria parte di lavoro e di attenzioni per concedere i suoi frutti al momento della vendemmia.
Occorre saper combinare tutto il sapere accumulato attraverso la tradizione e il progresso dei metodi moderni per compiere ogni anno il miracolo: mutare la vite in vino. Non è quindi invano che il viticoltore ha percorso chilometri di filari per potare, legare, scacchiare, palizzare, sfogliare, controllare e curare, spesso sospendendo ogni altra attività, l'oggetto delle proprie attenzioni, con qualunque tempo. Privata dei tralci, la vite comincerà il proprio ciclo con un pianto
(forse per intenerire il suo giardiniere), che dovrà smettere presto. Poi, la germogliazione e la crescita culmineranno nella fioritura, sede di impollinazione e di fecondazione per ottenere la nascita e lo sviluppo degli acini e la loro invaiatura (cambiamento di colore). Infine, l'agostamento sarà il preludio della vendemmia, così come la senescenza (caduta delle foglie) sarà quello del riposo invernale, la quiescenza. Così passano i mesi e gli anni, in cui vite e viticoltore invecchiano insieme. E tutto questo solo per delle
bollicine!
VITICCIO:
organo prensile del germoglio di vite in grado di avvolgere i sostegni.
VITICOLTURA:
l'insieme delle scelte e delle decisioni che vengono prese dal viticoltore per realizzare un vigneto e, in senso più ampio, studio e insegnamento della vite.
VITICOLTURA MONTANA: si intendono tutte quelle forme colturali caratterizzate da difficoltà strutturali permanenti come la forte pendenza o le condizioni orografiche difficili, come:
- coltivazioni di vigneti su pendenze del terreno maggiori del 30% o altitudine superiore ai 500 m s.l.m., ad esclusione dei sistemi viticoli in altopiano;
- sistemi viticoli su terrazze o gradoni;
- viticolture delle piccole isole.
VITIGNI CLASSICI: il termine comprende 9 vitigni considerati classici per la loro alta qualità e per la loro capacità di essere coltivati nelle più varie condizioni geografiche e climatiche, mantenendo un loro carattere varietale sempre identificabile ed una qualità significativa. I bianchi classici sono lo Chardonnay, lo Chenin Blanc, il Riesling, il Sauvignon Blanc ed il Sémillon, mentre i rossi sono il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Syrah ed il Pinot
Noir.
VITIGNI NOBILI: come l’Inghilterra ha la sua propria aristocrazia, così le dozzine di vitigni impiegati per fare vino hanno la loro nobiltà, una singolare classe di vitigni, che producono alcuni dei vini di più alta qualità nei vigneti di tutto il mondo. In questa lista d’élite ci sono: Cabernet Sauvignon, Syrah, Pinot Noir, Merlot, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Riesling, Chenin Blanc e Sémillon. Quindi ci sono i vitigni maggiori, che per poter dare il loro meglio sono coltivati soltanto in aree specifiche (mentre i classici danno risultati notevoli un po’ in tutto il mondo), come il Sangiovese toscano o il Tempranillo di Rioja. Assieme, i vitigni classici ed i vitigni maggiori compongono questo gruppo esclusivo conosciuto come vitigni nobili. Ricordate comunque che i vitigni nobili non danno automaticamente come risultato un nobile vino.
VITIGNO: imparate questo termine , perché lo sentirete spesso. Il vitigno è una certa specie di uva con la quale viene fatto il vino. Se il vino viene fatto con uve Chardonnay, il vitigno usato è appunto lo Chardonnay. Ogni nazione ha delle precise regole per stabilire la percentuale minima di una certa uva con la quale il vino viene fatto ed alcuni vini sono fatti interamente con la stessa varietà d'uva. La maggior parte dei vini in commercio vengono chiamati con il nome del vitigno usato per fare il vino (es. Chardonnay, Merlot, ecc.) o del posto in cui le uve sono state coltivate (es. Bordeaux, Chianti, Rioja, ecc.). Negli Stati Uniti la maggior parte dei vini ha nomi di vitigni, mentre i vini europei quasi sempre vengono chiamati con i nomi della regione o della denominazione da cui
provengono. Vedi anche
Varietà.
VITIGNO INTERNAZIONALE: termine piuttosto generico utilizzato per indicare quei vitigni che godono di diffusione mondiale e che vengono utilizzati soprattutto nella produzione di vini monovarietali. Cabernet sauvignon, chardonnay e, in tempi più recenti, merlot sono senza dubbio i più conosciuti e i più utilizzati.
VITIS VINIFERA: è la specie di vite europea con la quale sono fatti quasi tutti i vini. Per esempio, tutti i classici e maggiori vitigni come lo Chardonnay ed il Cabernet Sauvignon sono
"vitis vinifera".
VIVACE:
vino fresco con presenza di anidride carbonica.
VIVAIO: appezzamento di terreno destinato alla riproduzione e all’allevamento delle piante arboree, prima della messa a dimora.
V.L.Q.P.R.D.:
é la sigla UE per indicare i Vini Liquorosi di Qualità Prodotti in
Regioni Determinate.
VOLPINO:
é il profumo e sapore di selvatico proprio dei vini ottenuti da
uve americane o ibridi produttori diretti di cui è vietata la
commercializzazione. Vedi anche Foxy.
V.S.:
Vino Spumante.
V.S.Q.:
Vino Spumante di Qualità.
V.S.Q.P.R.D.:
Vino Spumante di Qualità Prodotto in Regione Delimitata.
V.S.A.Q.P.R.D.: come sopra, ma in questo caso si tratta di spumanti da uve aromatiche.
VUOTO:
si usa per definire un vino povero al palato che non lascia
tracce per scarsa presenza di estratto secco.
WINE BAR: locale caldo e accogliente in cui si può degustare vino, spesso accompagnato da piatti freddi e musica di sottofondo.
XERES: vedi Jerez.
ZOLFO: lo zolfo, nelle sue varie forme, è uno dei migliori amici dei vignaioli e degli enologi, per il motivo che ha numerosi benefici usi. Una mistura di zolfo, calce ed acqua viene cosparsa sulle uve per prevenire, muffe, oidio e malattie. E’ usato per pulire e sterilizzare le attrezzature enologiche. Il biossido di zolfo
è aggiunto al vino come conservante e per prevenire l’instabilità microbiologica durante il processo di vinificazione. Inoltre lo zolfo previene indesiderate fermentazioni secondarie nei vini dolci. Piccole quantità di solfiti esistono naturalmente nelle uve e in molti altri frutti e la loro forma gassosa (il biossido solforoso) è un naturale sottoprodotto della fermentazione. Tuttavia un enologo normalmente aumenta la quantità dei solfiti presenti durante le varie fasi del processo di vinificazione con aggiunte di biossido solforoso (nonostante si tenti di usarlo il meno possibile). Dal momento che un certo numero di persone sono allergiche ai solfiti, il governo degli Stati Uniti ha stabilito che se il vino contiene 10 ppm (parti per milione) o più di solfiti (e quasi tutti i vini le contengono), la sua etichetta deve riportare “contiene solfiti”. Pochi vini sono fatti senza solfiti e quelli devono riportare in etichetta “nessun solfito aggiunto”. Un vino etichettato come “organico”, tuttavia, non garantisce che sia libero da solfiti. Luogo comune: “sono i solfiti nel vino rosso a provocarvi un mal di testa”. Realtà: “i vini rossi in realtà contengono molti meno solfiti dei vini bianchi; i responsabili possono essere i composti istaminici ed altre sostanze derivate dalle bucce delle uve e dai tannini, ma nessuno lo sa per certo”. Notizia sorprendente: la maggior parte della frutta secca e delle patatine fritte contengono livelli più alti di solfiti rispetto alla maggior parte dei vini.
----------- Inizio
ZONAZIONE:è lo studio dei rapporti che si instaurano tra i vitigni coltivati, le caratteristiche ambientali e l'azione dell'uomo, mirante a valutare le potenzialità produttive e qualitative dei diversi ecosistemi viticoli, attraverso schemi di interpretazione
innovativi.
ZUCCHERAGGIO:
é la pratica enologica, che consiste nell’arricchire i mosti
poveri di zucchero con l’aggiunta di zucchero prima o durante la fermentazione per aumentare il livello alcolico di un vino. Viene fatto normalmente per compensare la produzione di uve non ben mature nei climi più freddi, come quelli che si trovano nell’Europa settentrionale. Nella maggior parte dei casi lo zucchero viene aggiunto per elevare il contenuto alcolico da 1% a
2% e non rende il vino più dolce, poiché tutto lo zucchero viene convertito in alcol. L’intero processo è strettamente controllato dalla legge, ma è considerato illegale in Italia, Germania, nel sud della Francia ed in California (dove peraltro non ce n’è mai bisogno).
ZUCCHERI:
detti anche idrati di carbonio in quanto presentano la formula
bruta Cn(H2O)m , rappresentano
una classe importante di composti organici naturali presenti nella
frutta. Nell'uva sono presenti essenzialmente glucosio e fruttosio che si possono considerare
tra i componenti più importanti dei mosti, mentre il saccarosio
(zucchero comune) è presente solo in tracce. Il glucosio (destrosio) e fruttosio
(levulosio) vengono fermentati dai lieviti naturalmente presenti nel mosto con produzione di alcol; quando la fermentazione è terminata non sono più presenti o si ritrovano in tracce. Secondo il tenore di zuccheri presenti i vini vengono classificati come secchi, amabili, dolci, ecc. Glucosio e fruttosio nel mosto si trovano inizialmente in quantità pressoché uguali per cui il loro rapporto è prossimo all'unità. Nel caso di una normale fermentazione alcolica di un mosto, il glucosio viene fermentato per primo; ciò comporta una sua diminuzione e il rapporto fra i due zuccheri, al procedere della fermentazione, si allontana sempre di più dall'unità. Nel caso di vini dolci e nei casi in cui non è consentita la dolcificazione, il valore di questo rapporto può rappresentare un elemento di controllo della genuinità.
Nel vino completamente
fermentato, sono sempre presenti piccole quantità (1÷2 g/L) di zuccheri
non fermentescibili (pentosi). Nel vino non è naturalmente presente saccarosio. Piccole quantità di questo disaccaride (qualche grammo/litro) si trovano nell'uva all'atto della spremitura, ma spariscono rapidamente nel giro di qualche ora. Nei casi sospetti la ricerca del saccarosio nel vino, effettuata tramite varie tecniche analitiche, è uno dei parametri di controllo della genuinità.
Sempre nell'ambito del controllo della genuinità, un elemento di notevole valore diagnostico è costituito dalla presenza di due composti che vengono collocati nel "quadro zuccherino" naturale dei vini: meso-inositolo e scillo-inositolo. La determinazione del contenuto di questi due polialcoli ciclici e il rapporto fra le loro concentrazioni assume un significato rilevante agli effetti del controllo della genuinità.
ZUCCHERO D'UVA:
è chiamata così la miscela di glucosio e fruttosio presenti in grande quantità nelle
uve. Si ottiene per concentrazione (mosto concentrato - MC) e rettifica
(Mosto concentrato rettificato - MCR) del mosto d'uva. Durante la
maturazione dell'uva il contenuto in zuccheri aumenta; inizialmente il
glucosio prevale sul fruttosio (glucosio/fruttosio>1), in seguito, a
maturazione avvenuta, è il fruttosio che prevale sul glucosio
(glucosio/fruttosio<1).
ZUCCHERO RESIDUO: è la quantità di zucchero rimasto nel vino dopo la fermentazione quando è pronto per essere
imbottigliato.
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