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Nessuno si stupirà del fatto che la bottiglia che contiene lo champagne
e spumante sia chiamata champagnotta (in francese champenoise). Lo spessore del vetro, visibile dal collo, garantisce la resistenza necessaria alla pressione provocata dalla bevanda carica di anidride carbonica (da 5 a 6 atmosfere), impossibile da sopportare per le altre bottiglie da vino, molto più leggere. In effetti, la sua reale resistenza permetterebbe di affrontare una pressione di 10 atmosfere. La sua origine è indubbiamente inglese. Agli albori del XVII secolo, l'industria del vetro d'oltremanica era all'avanguardia e i suoi forni decimavano le foreste. Tale sviluppo era dovuto in gran parte agli artigiani vetrai protestanti della Lorena, esiliati verso il 1580, i quali, in cambio dell'abiura avevano ottenuto asilo e monopolio.
A partire dal 1615, l'ammiraglio Robert Mansell, cosciente dei pericoli incombenti sulle costruzioni e riparazioni navali, vitali
per la potenza inglese, ottenne dal re Giacomo I il divieto di utilizzare il legno come combustibile peri forni dei vetrai e in contemporanea la soppressione del monopolio di questi ultimi. Il carbone sostituì il legno e ciò fu provvidenziale. Con una temperatura più elevata, i forni riuscirono a cuocere un vetro più spesso, quindi più resistente. È proprio grazie a queste circostanze che gli inglesi inventarono il cristallo un secolo prima dei francesi. L'anno 1662 vide l'uscita di un brevetto di H. Holden e J. Colenet che definiva questo tipo di bottiglia ora fabbricata in serie: "a corpo spesso e collo lungo". Sarà proprio la bottiglia "in vetro inglese" a essere importata da Dom Pérignon, molto ben informato di quanto accadeva in Inghilterra tramite le comunità benedettine che vi risiedevano e... possedevano delle vetrerie! Tra l'altro, sorge spontaneo chiedersi perché avrebbe dovuto importare queste bottiglie se avesse prodotto solo vino
fermo! Nel 1735, un'ordinanza reale stabilì che la bottiglia per champagne doveva contenere una pinta secondo la misura di Parigi, ovvero 93
cl, e non pesare meno di 25 once, ovvero 764 g. Oggi ha una capacità di 75
cl e un peso di 895 g. La forma è cambiata molto nel corso del tempo e presenta tre parti distinte perfettamente calibrate: il collo con l'anello per tenere la
gabbietta, il corpo cilindrico collegato a questo da un imbuto poco pronunciato, allo scopo di agevolare lo scivolamento del deposito durante le operazioni di remuage, e infine il fondo, che presenta una profonda "impuntura", un incavo che facilita la presa da parte del remueur
(addetto al remuage) o per il servizio a tavola. È indispensabile inoltre, secondo un testo di Mme Sérobe, dottore in storia all'IUT di Reims, per la conservazione delle bottiglie al momento del posizionamento in
punta.

Le bottiglie
di spumante offrono comunque un'ampia varietà di capienza (vedi
animazione sottostante). |