| LA DEGUSTAZIONE DEGLI SPUMANTI | |
| La degustazione degli spumanti presenta delle caratteristiche peculiari che la differenziano sensibilmente da quella dei vini tranquilli. | |
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Parlando di "degustazione degli spumanti"
è necessaria. innanzitutto un'osservazione riguardante la manualità
per una corretta stappatura della bottiglia al tavolo, in particolare
durante un pranzo. Strappato adeguatamente il capsulone, limitatamente
alla zona corrispondente al tappo, e tolta la gabbietta, è buona norma
sbloccare sempre il tappo mediante un movimento oscillante a leva tra
sughero e vetro a mezzo della apposita tenaglia leva-tappi, senza
ricorrere possibilmente ad una rotazione del tappo, serrato tra le
ganasce della tenaglia stessa, onde non creare presupposti per lo
spezzamento di un tappo grippante. Avuta la netta sensazione
dell'avvenuto suo sbloccaggio dal vetro, afferrare il tappo con la mano
sinistra tenendo saldamente con la mano destra la bottiglia
adeguatamente inclinata. Tenendo ferma la mano sul tappo, ruotare con
fermezza la bottiglia sino a sensazione precisa che il tappo stia per
fuoruscire. Ovviamente, trattandosi qui di degustazione di vini
spumanti, la maggior parte delle considerazioni va incentrata su
argomentazioni inerenti l'anidride carbonica, essendo invece gli altri
parametri più o meno comuni a tutti i vini di pregio. |
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Per quanto riguarda il colore, una prima
importante suddivisione subito si impone: quella tra spumanti
Charmat corto (e derivati) o invece Champenois e derivati (o Charmat
lungo). Va evidenziato cioè che il colore negli Charmat corto
bianchi deve essere un paglierino scarico, o anche molto scarico,
senza peraltro sconfinare nel bianco carta. Tonalità questa
parzialmente condannabile in quanto sospetta di derivare da
trattamenti decoloranti che possono anche impoverire
qualitativamente il vino. Tale paglierino molto scarico è poi
giustificato in quanto forma prudenziale contro lievi incupimenti
nel tempo di conservazione del prodotto finito, i quali potrebbero
altrimenti condurre ad un paglierino troppo dichiarato e pertanto
giustamente non gradito. Per quanto riguarda poi il colore dei rosati, è abbondantemente noto che un rosato razionale deve presentare anche leggere sfumature violacee, ma non assolutamente sfumature aranciate. Poiché le sfumature violacee sono sintomo della irrinunciabile gioventù di questi vini, contrariamente a quelle aranciate che ne denunciano invece la relativa decrepitezza, ne consegue che i rosati, a nostra opinione personale, devono essere riservati agli Charmat corto e costituiscono invece un non senso negli Champenois (o negli Charmat lungo), metodi che ovviamente non possono prescindere da un adeguato invecchiamento, il che li rende improponibili per i rosati in quanto toglie ad essi ogni caratteristica di freschezza. Il colore così non ne potrà derivare che aranciato smorto.
Negli spumanti rossi, sempre Charmat corto ovviamente, in quanto impensabili qui altri metodi a lungo invecchiamento, il colore deve essere un rubino vivace, senza alcuna cessione al rosso granato. Solo il rubino difatti è sintomo di gioventù, condizione appunto sine qua non per una validità di questi spumanti legati ad una vivace giovinezza. L'intensità di questo rubino è variabile. Piuttosto leggera in un Lambrusco, più carica in un Barbera o in un Freisa, nettamente più carica in un Recioto della Valpolicella. |
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Per quanto riguarda ora i vari aspetti della CO2, caratteristicamente contenuta in quantità molto elevate nello spumante, vi sono parecchie considerazioni da fare. La CO2 (che fra l'altro dà luogo al
caratteristico perlage, cioè allo sviluppo di coroncine gassose
in seno allo spumante versato nel calice) va considerata sia sotto
l'aspetto della durata della spuma che si sviluppa alla
superficie del vino nel momento in cui questo viene versato, sia sotto
quello del diametro delle singole bollicine che così si svolgono
nel calice, sotto l'aspetto del numero totale di queste in una data unità
di volume del vino e della durata complessiva del fenomeno stesso,
quindi sotto l'aspetto dell'entità di formazione di spuma,
artificiosamente causata a notevoli distanze di tempo dal momento del
versamento nel calice (il prezioso fenomeno cioè dell'inerzia del vino
a cedere il gas contenuto in sovrasaturazione), e infine sotto l'aspetto
dell'influenza organolettica sul degustatore.
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In
merito a detta spuma possiamo accettare come tempo ottimale
per la sua scomparsa (essa cioè si riduce rapidamente ad un anello
di bollicine in superficie in corrispondenza della circonferenza del
bicchiere) un valore compreso tra i quattro e gli otto secondi. Meno di
quattro secondi denunciano una spuma troppo fugace; più di otto
denunciano una spuma troppo persistente, derivante da una tensione
superficiale anomala per eccesso di carica colloidale o per altri
squilibri compositivi del vino. |
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Per valutare il diametro delle bollicine del
perlage va posta anzitutto attenzione sul fatto che inizialmente
esse di regola si presentano molto grosse. Ovviamente il degustatore non
deve tenerne conto, ma attendere un tempo minimo di due minuti prima di
valutarne il diametro definitivo. Tale valore difatti va diminuendo
rapidamente nel tempo e si stabilizza sui diametri minimi solitamente
dopo tre - quattro minuti dal versamento. E intuitivo che la temperatura
del vino non deve frattanto variare sensibilmente poiché è
universalmente noto che il diametro delle bolle gassose è direttamente
proporzionale alla temperatura del liquido. Quindi, non si tocchi il
corpo del flûte con le mani!
A proposito del diametro di queste bollicine, va
evidenziato che esperienze condotte dall'autore hanno dimostrato
l'infondatezza di un luogo comune secondo cui gli Champenois avrebbero
un perlage più minuto di quello degli Charmat. Ciò non corrisponde
alla realtà dei fatti; i diametri sono del tutto simili. Quello che può
invece far variare tale parametro non è il metodo di spumantizzazione,
bensì le differenze individuali da spumante a spumante,
indipendentemente dal metodo stesso. |
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Com'è noto, la finezza e la durata del perlage
dipendono da un 'equilibrata carica colloidale del vino e dai valori
della sua viscosità, nonché da una centrata temperatura in fase di
presa di spuma Altre considerazioni importanti vanno fatte ora su
quanto concerne la "durata di spumabilità", cioè a dire in
pratica, la valutazione dell'altezza della spuma che può essere
provocata artificiosamente a lunga distanza di tempo in uno spumante già
versato in flûte. Ciò naturalmente è un indice diretto del prezioso
fenomeno che lo spumante presenta: quello cioè, già sopra accennato,
di trattenere lungamente il gas in esso disciolto anche in forte
eccesso, sempreché (e questo è di importanza fondamentale) il vino non
venga agitato, permanga a temperatura costante e, se presente in una
serie di flûtes, sia stato versato dalla stessa mano e con modalità il
più possibile uniformi.
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Negli Champenois difatti è reputato carattere di
pregio (non peraltro obbligatoriamente per qualsivoglia tipo di
Champenois) la presenza in dose equilibrata del così detto "feccino",
termine questo abbastanza frequentemente usato in Italia per definire
quel particolare profumo che ricorda quello dei migliori formaggi
aromatici a pasta molle. Non è ancora sufficientemente attribuito tale
profumo a questo o a quell'altro composto chimico, o a determinati
raggruppamenti di composti. Certo che un tempo esso veniva attribuito
particolarmente ad aminoacidi, ipotesi che oggi sembra diminuita di
importanza. Comunque il feccino non è certo da includersi nel gruppo
dei profumi fruttati e floreali e fa sí che uno Champenois o uno
Charmat lungo siano da considerarsi anche come validi spumanti da
pranzo. Negli Charmat corto invece il pregio corrisponde
spesso a vini dotati di profumi fruttati e floreali (ad esempio nel
Prosecco, o Cartizze che sia), o invece aromatici (il delizioso aroma di
moscato dell'Asti Spumante), profumi legati sia alla gioventù di questi
spumanti, sia ad un loro sufficiente residuo zuccherino, cui i profumi
suddetti e gli aromi sono indubbiamente legati. Da ciò la nostra scarsa
simpatia ad esempio verso un Prosecco brut. Non ne vediamo la
giustificazione, e consideriamo che ciò porti ad una ingiustificata
rinuncia alle tanto gradite caratteristiche di questo vino. È inutile,
sempre secondo la nostra opinione, ricorrere ad un Prosecco per farne
uno spumante brut; si può benissimo ricorrere ad un altro vino bianco a
tale scopo e lasciare il Prosecco entro il suo ambiente così unico e
così gradito se legato ad una moderata amabilità A maggior ragione poi
se si parli di Moscato (a puro titolo di curiosità enologica, esiste in
realtà qualche rarissimo esempio di Moscato secco, molto adatto nel
particolarissimo caso dei cibi affumicati, difficilissimi diversamente
da accostare a qualsiasi vino). Nel caso di un Lambrusco (ovviamente preferibile
come Charmat corto) è ben gradito il suo profumo di viole. Nel caso di
un Recioto della Valpolicella, il suo evidente profumo di vaniglia che
lo rende pressoché unico vino accostabile ai dolci al cioccolato. |
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A proposito del contenuto zuccherino, la CEE
presenta i seguenti limiti. Pas dosé: limite non precisato; brut:
inferiore all'1,5%; extra dry: dall'1,2 al 2,0%; sec:
dall'1,7 al 3,5%; demi sec: dal 3,3 al 5,0%; demi doux:
limiti non precisati; doux: oltre il 5,0%. A nostra opinione personale peraltro, non
condividiamo il fatto che un brut possa superare uno 0,8%, attestandosi
invece preferibilmente su uno 0,5-0,6%. Nel caso degli spumanti rossi, questi in linea
generale devono organoletticamente essere dolci. Il motivo è dovuto
alla presenza di tannini, in dose inequivocabilmente superiore a quanto
non si verifichi per i bianchi, tannini che creerebbero incompatibilità
degustativa con la CO2, da cui la necessita di ammorbidire il
contrasto ricorrendo alla presenza di notevoli dosi di zuccheri. Lo
stesso può non valere peraltro per il Lambrusco, stante la povertà
costituzionale in tannini di tale vino. Importante in sede degustativa un'acidità vivace e
sostenuta (si ricorre talvolta a tale scopo, ad anticipi sul momento di
vendemmia), quale effettivo "polso" dello spumante. È chiaro
che un ritocco in tal senso mediante acidificazione diretta in cantina
ottiene risultati inferiori a quelli già presenti in un vino base
sufficientemente dotato di acidità naturale. Limiti non sono qui
agevoli: comunque proponiamo di non scendere sotto un 7 ‰ (o più
realisticamente di non superare un pH di 3,1), considerando ben spesso
ottimali i valori sul1'8,0-8,5 ‰ (o un pH di 3,0). Un discorso a parte ancora per la CO2
che in bocca deve dare una sensazione come di nebbia burrosa e non di un
assieme di punte che punzecchino la nostra cavità orale. Come
accostamenti un pas dosé o un brut Champenois sono adattissimi su un
pranzo impostato su portate leggere (molluschi, crostacei, pesti a
sapore delicato non però preparati in umido, formaggi); ma non certo
sul dessert, di qualsiasi tipo esso sia. Per
uno spumante fruttato l'accostamento ideale è sulla macedonia di frutta
o su dessert poco dolce. Per uno spumante dolce, aromatico di moscato,
su panettone o pandoro. Per i dessert dolci, al cioccolato, come già più
sopra detto, un rosso dolce, evidenziante la vaniglia. Da tutto quanto sopra, emerge finalmente come la degustazione degli spumanti presenti indubbiamente proprie particolari esigenze, aggiuntive a quelle necessarie per vini tranquilli di pregio. L'importante è poter così valutare le alte qualità degli spumanti e riconoscere loro i grandi meriti che effettivamente posseggono. |
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